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Bioenergia: il brasile invita l’italia a partecipare alle trasformazioni ambientali che lo coinvolgono

Trasformare il verde in oro, ovvero coniugare la crescita della domanda energetica e la sostenibilità ambientale richiede il superamento di alcune difficoltà legate allo sviluppo infrastrutturale e alla semplificazione normativa. Riuscirà il Brasile a vincere anche questa «sfida mondiale»? Quali esperienze maturate nel nostro Paese potranno aiutarne l’espansione?
Questi gli interrogativi al centro dell’incontro organizzato dalla società Safe in occasione della cerimonia di apertura della XV edizione del Master in Gestione delle Risorse Energetiche presso l’Ambasciata del Brasile a Roma. Hanno aperto i lavori l’ambasciatore del Brasile in Italia Ricardo Neiva Tavares e il presidente della Safe Raffaele Chiulli. Sono intervenuti gli amministratori delegati dell’Enel Green Power, Francesco Starace, del Cesi Matteo Codazzi, di Terna Plus Alessandro Fiocco, di RenEn Orazio Privitera. Hanno concluso i lavori, infine, il direttore generale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Corrado Clini e il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico Guido Bortoni. Presente anche l’amministratore delegato dell’Acquirente Unico spa, Paolo Vigevano.
Con un prodotto interno pari a circa 2 mila miliardi di dollari il Brasile, pur rallentato negli ultimi due anni dalla crisi economica e impegnato a ridurre un tasso di povertà ancora elevato, rappresenta attualmente una delle principali economie mondiali e con le maggiori prospettive di espansione per gli anni a venire. Ricco di risorse energetiche, sta affrontando con impegno due dei più importanti programmi che caratterizzano i Paesi emergenti: assicurare l’accesso all’energia elettrica alla totalità della popolazione e sostenere la crescita della domanda energetica con un sempre più elevato ricorso alle fonti rinnovabili.
«Benché avanzata, la rivoluzione dei biocarburanti è ancora in corso–ha sottolineato l’ambasciatore brasiliano Neiva Tavares–. Siamo concentrati nella preparazione di biocarburanti capaci di sfruttare i residui della canna da zucchero per la produzione di quello che è conosciuto come etanolo celluloso. Questo nuovo traguardo permetterà al Brasile di raddoppiare la produzione di alcol, con effetti sul prezzo del prodotto finale e sulla sua competitività. Nel 20esimo secolo il Brasile ha visto lo sviluppo ostacolato dalla dipendenza del petrolio importato, sempre soggetto ad inaspettate crisi: la ricerca di fonti diversificate di energia ha orientato la pianificazione brasiliana».
Il rappresentante brasiliano in Italia sfata anche dei miti relativi all’etanolo. Il primo riguarda la presunta competizione della canna da zucchero con la produzione di alimenti: l’area coltivata con canna da zucchero in Brasile occupa poco più dell’1 per cento del territorio nazionale, modesta proporzione che non ha impedito al Brasile di affermarsi come il maggior produttore mondiale della canna. Tale produzione tradizionalmente è stata divisa in termini del 50 per cento tra zucchero ed etanolo, e rende il Brasile il maggior produttore di entrambi. Un altro mito da sfatare è il presunto rischio che la cultura della canna rappresenti per l’Amazzonia: la principale zona produttrice, infatti, si troverebbe a nord di San Paolo, distante migliaia di chilometri dalla foresta (la distanza tra Roma e Copenaghen). Il Brasile si domanda: a che serve che un veicolo emetta zero, se viene emesso carbonio a monte? «L’etanolo è una realtà che può essere prodotta in condizioni simili in altri Paesi, specialmente Africa e America Latina, configurando così anche nuove prospettive economiche per essi e la possibilità di diversificare i fornitori globali di energia, con il risultato di ridurre in tal modo l’instabilità del mercato energetico internazionale», è la risposta. Il Brasile promuove già cooperazioni tecniche con tali Paesi in quest’area, che può essere oggetto anche di cooperazione trilaterale con i Paesi europei. Nell’ambito della Globo By Energy partnership sono in corso progetti per aumentare produzione e uso sostenibile di biocarburanti.
L’ultimo mito sfatato dall’Ambasciatore è associato alle recenti scoperte di petrolio e gas della Petrobras: il fatto di poter sfruttare tali risorse subacquee ha portato gli analisti a dubitare dell’impegno del Brasile nella rivoluzione bio. Se il Brasile si è scoperto detentore di una delle maggiori riserve di petrolio e gas naturali del mondo, come manterrà la politica di difesa dei biocarburanti? «L’impegno del Brasile è certo– risponde Neiva Tavares–, le risorse ridurranno la dipendenza brasiliana dai biocombustibili fossili importati, oltre a destinarsi alla produzione dei raffinati del greggio e di altri prodotti che intendiamo esportare. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’Energia, il Brasile sarà il maggiore contribuente all’aumento di biopetrolio nel mondo dei prossimi 10 anni. Oltre ad essere economicamente vantaggiosa, la produzione di biocarburanti è frutto di una decisione politica del Governo brasiliano che tiene conto di criteri quali sicurezza energetica, restituzione del reddito ai piccoli produttori e soprattutto preservazione ambientale. Un esempio dell’impegno brasiliano per la questione dell’ambiente, aldilà del nostro attivismo internazionale come nella conferenza di Rio de Janeiro, sta nel fatto che il Brasile non ha sfruttato la maggior parte delle proprie riserve di carbone». Tali riserve equivalgono a una volta e mezzo le riserve di petrolio brasiliane, specifica.
Il Brasile può concedersi il lusso di mantenere energia sepolta. Cosa può offrire l’Italia allora? La risposta dell’Ambasciatore è: «molto». Sotto forma di investimenti, tecnologie, conoscenze, principalmente partnerships. L’obiettivo brasiliano di diversificare le proprie fonti di energia contempla anche fonti pulite, innovative, come l’energia eolica, l’eneriga solare, in cui l’Italia è fondamentale.
Francesco Starace, amministratore delegato dell’Enel Green Power, sottolinea: «Siamo molto concentrati in Brasile nella produzione di energia eolica, con investimenti che aumentano soprattutto nel Nord-Est. Dal 2007 al 2013 la capacità installata di generazione proveniente da fonte eolica è cresciuta quasi 10 volte». Attive sono anche le altre società presenti all’incontro. La Cesi con Matteo Codazzi si propone nel trasporto di energia, in quanto i grandi bacini idroelettrici sono molto distanti dai centri di consumo quanto Lisbona da Mosca; Alessandro Fiocco di Terna Plus e Orazio Privitera di RenEn sottolineano la necessità di innovazione. Il direttore generale ed ex ministro del Ministero dell’Ambiente Corrado Clini parla dell’ambizione degli obiettivi europei di diminuzione dei gas serra, che puntano sul 40 per cento al 2030, «ma come si fa ad arrivarci senza adeguate politiche?», e ricorda che l’obiettivo del protocollo di Kyoto per l’Italia ancora non è raggiunto: «C’è ancora una certa distanza. La riduzione che c’è stata–spiega–è dovuta soprattutto alla crisi. In Europa ci sono misure diverse da Paese a Paese che non hanno permesso di creare un mercato». Clini vede nel Brasile aspetti molto interessanti: «A San Paolo stiamo lavorando per rafforzare o creare sistemi di generazione distribuita che valorizzino le fonti rinnovabili e le reti intelligenti». Infine il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Guido Bortoni, mette in evidenza il problema attuale di occupazione e ristrettezza economica, facendo presente le potenzialità del Brasile.   

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