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victor megido: ied, ecco come l’europa del design e della moda entra a rio de janeiro e san paolo

Victor Megido, direttore dello Ied Brasil Victor Megido, direttore dello Ied Brasil

L’ Istituto Europeo di Design nasce nel 1966 grazie all’intuizione di Francesco Morelli, ed è oggi un’eccellenza internazionale di matrice completamente italiana, che opera nel campo della formazione e della ricerca, nelle discipline del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione. Lo Ied è un sistema formativo in evoluzione, un laboratorio capace di pensare e ripensarsi con una missione chiara e condivisibile: offrire ai giovani creativi una formazione completa, una cultura del progetto che li accompagni per tutta la vita. Proprio per questo processo di creazione costante è un centro in cui prendono forma professionalità di nuova generazione, una fucina di idee che sviluppa creatività attraverso l’offerta di corsi post diploma, master e specializzazione.
«Abbiamo fondato lo Ied nel 1966 sull’idea che il sapere e il saper fare devono crescere insieme–commenta Morelli, fondatore e presidente–. Nel rispetto delle logiche del mercato e dei principi della formazione di alto livello, abbiamo scelto una cultura del progetto più autentica e attuale. Abbiamo concepito, pianificato e costruito la scuola del progetto. Sappiamo che cosa significhi portare avanti un’idea fino a vederla realizzata e l’insegniamo ai giovani creativi di tutto il mondo». In Italia lo Ied è un’istituzione privata, autorizzata a rilasciare titoli di studio nel comparto dell’Alta formazione artistica nelle sedi di Milano, Roma, Torino e Cagliari. Molti corsi sono riconosciuti dal Ministero dell’Università come diplomi di primo livello. La presenza in Spagna consolida la forza europea di questa istituzione.
Ma il Brasile è giunto fin qui. O l’Europa è giunta fin lì? Con una prima sede a San Paolo, capitale dell’economia verde-oro, ora si espande anche a Rio de Janeiro in un’area che è proprio sotto il Pan di Zucchero, nella meravigliosa Praia Vermelha, la spiaggia rossa di Urca. Scelta romantica da una parte, ma anche concreta: infatti, è il leggendario Casinò di Urca ad ospitare lo Ied, un luogo storico che merita una digressione. Il «Cassino» nacque come hotel per ospitare i visitatori dell’Esposizione internazionale del 1922, la quale andava a celebrare il centenario dell’indipendenza brasiliana; ma mai riuscì a convertirsi in quel grande hotel voluto, e non riuscì la maggior parte degli alberghi che sorsero in quella che allora era una zona fuori dal centro carioca, come l’area di Urca. Nel 1930, divenne un casinò.
Il Casinò di Urca riunì un insieme di divertimenti per accompagnare il gioco, ivi inclusi spettacoli di artisti nazionali e internazionali, fino al 1946, quando la legge vietò l’azzardo nel Paese, e ciò interruppe le attività. Negli anni 50 l’edificio di Urca venne di nuovo occupato per divenire la sede dell’emittente televisiva TV Tupi, che si trasferì dal centro al casinò fino al luglio del 1980, quando il Governo non rinnovò la concessione per andare in onda.
L’edificio è rimasto vuoto per altri anni fino al 21 novembre del 2006, quando lo Ied ne ha affittato gli spazi per 50 anni tramite concessione governativa, investendo 17 milioni di reali, con l’intenzione di fare di quel luogo un’incubatrice di progetti per pensare a Rio. Ma al funzionamento della scuola si sono opposti gli abitanti del quartiere di Urca appoggiati anche da una decisione giudiziale del Ministero della Funzione pubblica giustificata dall’assenza di numerose autorizzazioni facenti leva sugli studi di impatto. Oltre a ciò, la regolamentazione della zona di Urca vieta di per sé l’insediamento di stabilimenti di istruzione superiore. Nel dicembre del 2012 una nuova decisione salva lo Ied carioca e acconsente all’apertura delle porte scolastiche del design europeo. I corsi sono iniziati formalmente nel 2014 e lo Ied Rio è stato ufficialmente inaugurato il 27 maggio 2014.
La città di Rio è stata scelta per il suo legame tra design e creatività, per la grande integrazione esistente tra i settori delle arti e dello spettacolo che sempre di più accolgono i professionisti del design. Il mercato del design brasiliano è in grande crescita e muove annualmente circa 50 bilioni di reali. Grandi nomi della moda e del design carioca si stanno facendo strada nazionalmente e internazionalmente, ed è richiesta una sempre più solida formazione. Lo Ied si è andato a insediare, nel tempo, in città che fossero in sintonia con il modello di sviluppo sostenibile che l’istituzione persegue, comprendendo il contesto locale e regionale attraverso l’identità, promuovendo il dialogo con le altre culture, trasmettendo la capacità di una visione internazionale, recuperando patrimoni storici nelle varie città e restituendoli alle popolazioni, aggiungendo così un plusvalore culturale alle proprie attività.
La collaborazione dello Ied con la prefettura di Rio de Janeiro ha l’obiettivo di recuperare completamente il patrimonio storico e culturale della città carioca, rivitalizzandolo e trasformandolo in uno strumento di ristrutturazione urbana. In questo modo l’edificio che ospitava il leggendario «Cassino da Urca» viene riqualificato, anche nell’ottica della prefettura carioca di inserire l’antico «bairro» di Urca e l’intera città di Rio de Janeiro in una rete mondiale di città che nella cultura vedono uno strumento di sviluppo. In Brasile tutti i corsi universitari Ied sono regolati dalle linee direttive del Programma nazionale del Mec, il Ministero dell’Educazione, e, nel caso di diploma universitario, tutti i corsi hanno una durata di 2 mila ore (ad eccezione di quello sui gioielli con 2.200 ore) in tre anni.
Dal febbraio 2014 dirige lo Ied brasiliano Victor Megido, con una forte esperienza internazionale (Bocconi di Milano, Esade Business School di Barcelona,  Sapienza di Roma), 15 anni trascorsi in Italia e cinque con il sociologo italiano Domenico De Masi.
Domanda. Cos’è lo Ied?
Risposta. L’Istituto europeo di design è una rete internazionale di scuole di design, attiva nei settori dell’educazione e della ricerca, nelle discipline del design, della moda, delle arti visive e della comunicazione. Lo Ied è presente in 11 città distribuite in tre Paesi differenti: in Italia, con sedi a Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Como e Cagliari; in Spagna, con sedi a Madrid e Barcellona; e in Brasile. Abbiamo già formato oltre 120 mila allievi provenienti da circa 90 Paesi, con programmi di formazione professionale da uno a tre anni e in diversi corsi post-lauream e specializzazioni. In Brasile, la facoltà è divisa in tre aree: Moda, Design e Arti visive.
D. Perché lo Ied, che è europeo anche nel nome, ha deciso di aprire in Brasile?
R. Nel 2003 lo Ied fu invitato a partecipare insieme al Sebrae a progetti significativi in Brasile, afferenti l’area del design. Questa esperienza ha reso possibile percepire il grande potenziale del Brasile come Paese e, insieme, come presenza rilevante in America Latina. Pertanto, nel 2005 lo Ied ha deciso di scommettere sul Brasile e quindi di stabilire una presenza fissa con la creazione di una Facoltà e non più soltanto attraverso i nostri progetti e la ricerca.
D. Come si distingue lo Ied Brasil da quello europeo?
R. Abbiamo molti elementi di unione e di accordo. Una distinzione è indubbiamente data da questo principio: cerchiamo di lavorare ricercando sempre il «genius loci» di ogni città in cui abbiamo una sede.
D. Quali iniziative ha lo Ied Brasil, per oggi e per il futuro?
R. In un primo momento, dal 2003 al 2005, in quella che chiamiamo «Fase 1» della prospettazione e della consulenza, abbiamo operato, attraverso il Cried-Centro Ricerche, in collaborazione con i Governi, le istituzioni e le imprese. Nella fase successiva dell’avvio, dal 2006 al 2010, abbiamo prima aperto una scuola con corsi liberi di breve e lunga durata. Seguendo la domanda del mercato, ci siamo accreditati presso il Mec, il nostro Ministero dell’Educazione, trasformando lo Ied di San Paolo in una facoltà con corsi di laurea, post-laurea, specializzazioni. Questa terza fase, iniziata nel 2011, è quella del consolidamento e dell’espansione. È un momento molto forte, che include l’apertura nell’antico Casinò di Rio de Janeiro, già sede della TV Tupi, praticamente una cartolina postale della capitale fluminense.
D. Com’è la situazione del design in Brasile?
R. Stiamo vivendo una fase di riscoperta del design e di ampliamento del mercato collegato. Purtroppo, il design è ancora troppo associato solo ai segmenti del mobile e grafico. Uno dei compiti dello Ied è quello di assistere il mercato brasiliano in questo percorso, rivelando il design come un comportamento e non come un reparto. Progettare come attività e non solo come decorazione.
D. C’è crescita o crisi?
R. È un settore che stiamo scoprendo. Noto un’espansione graduale ed ancora timida, ma un potenziale addormentato che è gigantesco. Nell’area della moda, il mercato è molto avanti e il São Paulo Fashion Week è la quarta fiera internazionale del settore della moda.
D. Quali sono i progetti dello Ied?
R. Abbiamo appena realizzato nella zona dell’Acre un progetto che ci ha profondamente coinvolto. Abbiamo condiviso il sapere con l’artigianato locale, con i «seringueiros», ossia i guardiani della foresta amazzonica, per lo sviluppo di scarpe di lattice. Abbiamo portato i risultati anche al Salone di Milano. È stato un momento di intenso apprendimento di come il «made in Italy» può lavorare collaborando con la creatività brasiliana. Nel 2015 celebreremo i 10 anni dello Ied in Brasile e promettiamo un calendario di grandi commemorazioni ed eventi.
D. Quali sono i grandi nomi del design brasiliano?
R. Sono molti, e in varie aree. Molto in evidenza al momento sono i fratelli Campana e Gustavo Piqueira, e i pionieri Sergio Rodrigues, Alexandre Wollner, Ari Rocha, per citarne solo alcuni. Senza contare il settore della moda, nel quale abbiamo molti e importanti nomi, tra cui Ronaldo Fraga e Almir Slama.
D. Cosa ispira il Brasile del design?
R. Credo che sia il mix, l’incrocio delle razze, caratteristiche uniche della cultura brasiliana.
D. Che linea intende dare allo Ied Brasil durante il periodo della sua dirigenza?
R. Vorrei che sia compiuto un lavoro rigoroso nell’area accademica, con qualità ed un occhio anche alla redditività. Dobbiamo sviluppare molto l’area della ricerca e, soprattutto, rendere lo Ied ancor più internazionale, ossia stimolare i viaggi dei nostri allievi tra le sedi del gruppo, portare più professori italiani e spagnoli qui e inviare i nostri brasiliani a compiere esperienze altrove, quindi intensificare la nostra presenza in Brasile attraverso il sapere e attraverso il saper fare.
D. Quali sono le scelte legate all’apertura sul mercato fluminense?
R. Rio è una delle capitali della creatività non solo del Brasile ma di tutta l’America Latina, e un importante polo internazionale. Come antica capitale federale ed uno dei centri culturali più forti del Paese, Rio è una scelta imprescindibile per una seconda sede. Pensiamo anche al suo robusto potenziale come indirizzo ricettivo per un nuovo segmento turistico, che sta crescendo molto: il turismo legato allo studio.
D. Il mercato di San Paolo è diverso dal mercato di Rio de Janeiro?
R. Molto. Abbiamo alcune somiglianze negli interessi tematici, ma solo lì. Manterremo una coerenza nella nostra proposta didattica, con gli ovvi adattamenti locali allineati con le tendenze imposte dal «mood» carioca.
D. Intendete aprire altre sedi?
R. Il progetto di espansione in Brasile prevede l’azione in altre capitali regionali e convegni e accordi di cooperazione con partners locali, come ciò che stiamo facendo nella zona di Acre e che già abbiamo fatto a Brasilia con il centro universitario dello Iesb. Intanto, vogliamo consolidare le nostre attività a San Paolo e Rio de Janeiro ed espanderci in Brasile a partire da esse.    

Contatore AC aprile 2017

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