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Brasile. Megaeventi, il comitato popolare denuncia il governo

Romina Ciuffa nella favela della Rocinha Romina Ciuffa nella favela della Rocinha

PRIMA PARTE - Il Comitato popolare dei Mondiali e delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, collettivo di gruppi e individui contro le violazioni dei diritti umani nei megaeventi, pubblica la terza versione del dossier «Megaeventi e diritti umani a Rio de Janeiro». La prima, lanciata a marzo del 2012, profilava un quadro delle violazioni dei diritti umani connesse agli interventi per i Mondiali e le Olimpiadi, chiamando in causa anche le questioni relative ai seguenti temi: diritto alla casa, mobilità, lavoro, sport, sicurezza pubblica, informazione, partecipazione ed economia. Trascorsi solo due anni da quella edizione, si è constatato un grande peggioramento delle situazioni denunciate. In questo articolo non si fa riferimento al calcio e ai suoi risultati, bensì alle possibilità di accogliere eventi di tale portata in un Paese che ha altre priorità. Le rivolte che hanno avuto luogo a partire dal giugno 2013 hanno tratto spunto dalla contestazione delle tariffe dei trasporti e hanno chiamato in causa l’aumento generico del costo della vita: la questione dell’inversione delle priorità provocata dai megaeventi e dai grandi progetti urbani che li accompagnano, insieme alla lotta contro le violazioni dei diritti umani, hanno preso forza.

Diritto abitativo

La coalizzazione delle forze politiche, sommata agli interessi delle grandi imprese, ha accelerato, in Brasile, la «pulizia sociale» delle aree valorizzate della città, così come l’apertura di nuovi fronti lucrativi per alti investimenti. Ciò si è tradotto in una politica di rilocalizzazione dei poveri nella città a servizio degli interessi immobiliari e delle opportunità imprenditoriali, accompagnata da azioni violente e illegali. Sono state cacciate molte comunità dalle loro favelas e da altre aree, quali Barra da Tijuca e Recreio, o Vargem Grande, Maracanã, Centro, Jacarepaguá, Curicica, aree di espansione del capitale immobiliare nelle quali la Prefettura opera come «macchina di distruzione di case popolari». Lo studio mostra come esse siano state minacciate attraverso incertezza, assenza di informazioni ed un vero e proprio terrorismo psicologico promosso dalla Prefettura come strategia per attuare la rimozione: i progetti non sono resi noti, le famiglie non hanno accesso alle informazioni ufficiali nemmeno quando la forza pubblica si presenta all’ingresso di casa per lo sgombro immediato, con la negazione dello stesso diritto di difesa.
Gli investimenti per implementare il trasporto pubblico hanno privilegiato aree di alto valore, moltiplicando le opportunità di altri investimenti e di ritorno finanziario nella successiva costruzione di case per la classe media ed alta e nella produzione di immobili per fini commerciali; quanto alle aree già destinate agli atleti e alle apparecchiature sportive, dopo gli eventi esse saranno trasformate in centri residenziali di lusso e commercializzate dalle imprese associate al Governo municipale e statale. Già le strutture abitative prodotte dal programma «Minha Casa Minha Vida» per le vittime degli sgomberi non sono localizzate nelle aree che hanno ricevuto i benefici degli investimenti, bensì nelle zone periferiche di Rio, prive di servizi pubblici e di infrastruttura urbana. In molti dei casi, inoltre, la carenza o precarietà di tali servizi sarà causata proprio dall’arrivo di un contingente elevato di persone senza il corrispondente ampliamento dei servizi.
Solo alcuni esempi tra troppi: la storica Scuola di Samba Vizinha Faladeira, istituita nel quartiere di Santo Cristo dove ha operato nell’intera storia del Carnevale carioca, prima a portare una bandiera nera e unico luogo per donne bianche, è stata cacciata a Gamboa per compiere le opere del Porto Maravilha. Invece il principale centro dei giochi olimpici sarà un’area di 1,18 milioni di metri quadrati a Jacarepaguá, e per la costruzione dell’infrastruttura e di parte delle installazioni la Prefettura ha emesso concessione amministrativa pubblico-privata a scadenza quindicennale: l’unica proposta presentata, pertanto vincitrice, proviene dal Consorzio «Rio Mais», al cui interno vi è anche la Carvalho Hoscken, principale proprietaria dei terreni intorno al Parco Olimpico e dunque beneficiaria della valorizzazione immobiliare derivante dalle grandi opere a carico della popolazione. Il Consorzio riceve fondi di 250 milioni di reais al mese, 250 milioni alla conclusione, oltre a terreni pubblici per un valore di 850 milioni di reais. Il Parco Olimpico è realizzato in assenza di studi sull’impatto ambientale, comunque richiesti dalle leggi federale e statale. Dopo i giochi, il 75 per cento dell’area del Parco Olimpico sarà destinata ad investimenti residenziali di lusso. Rio Mais ha anche ottenuto la concessione per rimuovere illegalmente la comunità di Vila Autódromo.
Sono 4.722 le famiglie già sgombrate a Rio, 16.700 persone di 26 comunità, di cui solo 3.507 famiglie (12.275 persone di 24 comunità) secondo un piano di opere legato ai megaeventi; le restanti sono sotto minaccia, per la promozione della Città Olimpica, a volte solo con la giustificazione di situazioni di rischio presunto o interesse ambientale che non sono confermate. Secondo gli indicatori della Fondazione Istituto delle ricerche economiche, il metro quadrato a Rio de Janeiro costa più di ogni altra città brasiliana: nel gennaio 2014, 10.250 reais rispetto agli 8.146 del Distretto Federale e 7.839 di San Paolo, con un aumento del 65,2 per cento tra il 2011 e il 2014. Per gli affitti, nel medesimo periodo la valorizzazione è stata del 43,3 per cento.

Mobilità

La mobilità urbana è un aspetto essenziale del diritto alla città, che si inquadra all’interno del diritto alla casa il quale, a sua volta, include il diritto ad avere un luogo in cui dormire ma anche una comunità sicura per vivere in pace, dignità e salute fisica e mentale. Ciò implica anche la necessità che vi siano, nella zona di residenza, opportunità per lo sviluppo economico, culturale e sociale, ossia offerta di impieghi e fonti di reddito, mezzi di sopravvivenza, trasporto pubblico, supermercati, farmacie, posta e altro. Deve inoltre essere dato accesso alla mobilità urbana, che non si restringe alla localizzazione residenziale e include il costo dei biglietti, le modalità di trasporto, mezzi pubblici sicuri, comodi e sostenibili.
Le città brasiliane hanno ricevuto in questo periodo fondi quanti non ne hanno mai avuti nella storia da investire in infrastrutture di mobilità urbana. A Rio de Janeiro, oltre alla costruzione di infrastrutture, sono promosse alterazioni nel sistema di traffico e di circolazione degli autobus, e investimenti nella mobilità ciclabile, in un insieme di progetti definiti dalle autorità e dai media «rivoluzione nei trasporti», che includerebbe lo sviluppo del BRT (Bus Rapid transit), l’allungamento della linea 1 della metro ed altro. Molte di tali opere sono in estremo ritardo, alcuni progetti sono stati abbandonati. La questione riguarda non solo la destinazione dei fondi stanziati, ma anche se in effetti dette opere costituiscano la soluzione definitiva per i grandi problemi carioca, causando peraltro una forte violazione dei diritti umani. Infatti, la previsione di infrastrutture non implica la garanzia e il rispetto di questi ultimi.
La rete di trasporti può promuovere o meno la giustizia sociale. Nel caso di Rio, vi è una forte concentrazione di investimenti nelle zone metropolitane, e ciò induce a immaginare modifiche nella struttura urbana conseguente che conducano a ulteriori diseguaglianze nella metropoli. Le aree che presentano i peggiori indicatori di mobilità non sono state, del resto, toccate da tali investimenti. Come si è visto, non si tratta solo dell’assenza di infrastrutture di collegamento, ma della stessa rimozione coatta di comunità intere dal proprio territorio, con una violazione del diritto abitativo garantito dai trattati internazionali. Inoltre, sono assenti opere per il trasporto senza motore.
Oltre a compiere tali rilievi, il dossier sottolinea un aumento dei prezzi dei biglietti che ha superato qualunque indice di inflazione. Alcuni aumenti non sono stati nemmeno preannunciati, come quello, nel gennaio 2012, del costo del biglietto dell’autobus da 2,50 a 2,75 reais, un aumento del 10 per cento, seguito, a inizi 2013, da un ulteriore aumento sino a 2,90 reais (5,4 per cento), che non si realizzò fino al mese di giugno, ma che fu portato a 2,95 reais. A causa delle rivolte popolari di quei mesi caldi, la Prefettura ha sospeso quest’ultimo aumento. Ma il 2 febbraio del 2014 il costo del biglietto è passato a 3 reais (+9,09 per cento). Anche il biglietto della metro ha avuto passaggi da 2,80 reais a 3,10 e 3,50 (in quel momento il più caro nell’intero Paese). Dopo la notifica, da parte della Segreteria statale di Difesa del consumatore, di molte irregolarità (vagoni pieni, non funzionamento dell’aria condizionata, problemi di ventilazione nelle stazioni, rottura di ascensori per disabili, scale mobili in manutenzione e pochi impiegati nelle biglietterie), il biglietto della metro è sceso a 3,20 reais, per poi risalire a 3,50 il 19 maggio 2014. Anche gli utenti dei treni hanno gravi problemi, con un aumento da 2,80 a 3,20 reais.
Si è parlato di prezzi e deficienze. Ma si sono verificate tragedie annunciate, a dimostrazione della precarietà del trasporto pubblico. Gli autobus si sono trasformati in vere e proprie «macchine assassine». Solo nel 2011, 5 grandi incidenti. Il primo, il più famoso, quello del «Bonde de Santa Tereza» (nella foto a sinistra), uno dei più significativi e famosi mezzi di trasporto carioca, che passava sopra i famosissimi «archi di Lapa» dando un’emozione unica. Il 27 agosto 2011 questo tram cadde facendo 6 morti e una cinquantina di feriti. Il 12 giugno 2012 un mezzo di trasporto privo di controllo invadeva la stazione degli autobus di Caju (zona nord della città), causando la morte di 5 persone e il ferimento di 21 altre. Nell’aprile 2013 un autobus della linea 328 (che collega la Ilha do Governador con il centro della città), cadeva da un viadotto da un’altezza di 10 metri e uccidendo 8 persone. Nell’agosto del 2013, altro autobus, altro viadotto a Itaguaí, con 6 morti. Ancora, un autobus della linea 854-A investì 6 persone uccidendone 3 a Guaratiba. Sono solo alcuni esempi: gli autobus di Rio de Janeiro corrono spietatamente veloci.
Un caso estremo è quello della Favela della Rocinha, a sud di Rio. L’opera della teleferica fu definita prioritaria senza consultare i «moradores» della comunità; il progetto fu valutato in 253 milioni di reais, su ispirazione colombiana già sperimentata per la teleferica costruita in un altro complesso di favelas, quello di Alemão. I residenti della Rocinha non sono d’accordo con tale priorità, affermando la necessità di altre opere, a partire da quelle sanitarie e dalla costruzione di nidi. José Martins, che vive nella Rocinha da 47 anni militando nei gruppi «Rocinha sem Fronteras» e «SOS Rocinha», spiega che la comunità è venuta a conoscenza del progetto della teleferica solo attraverso gli organi mediatici. Ciò costituisce violazione della legge federale n. 10.257 che esige l’inclusione della popolazione nei processi decisionali relativi alle opere pubbliche. I rari incontri realizzati hanno avuto carattere informativo e non consultivo o deliberativo.
Il consorzio responsabile della costruzione della teleferica nel Complexo de Alemão (Rio Melhor) è stato accusato di aver agito con frode nelle procedure di appalto del Pac (Programa de Aceleração do Crescimento ) di Rio de Janeiro. Gli abitanti delle favelas interessate non riferiscono di aver tratto giovamento dalla teleferica inaugurata nel 2011. È carente anche uno studio su altre opzioni alternative adottabili, più adeguate, che potrebbero causare un impatto minore sulla comunità della Rocinha (ha un buon sostegno il «Plano Diretor da Rocinha», elaborato da Luiz Carlos Toledo: un piano inclinato che aiuterebbe i disabili, permetterebbe il ritiro di rifiuti solidi e avrebbe un costo dell’80 per cento inferiore rispetto a quello della teleferica prevista dal Governo). Il movimento «Rocinha sem Fronteras» sta realizzando azioni di resistenza e ha intrapreso un’azione giudiziale contro il Ministero della Funzione pubblica (Ministério Público do Estado) di Rio, il Governo di Rio e gli altri enti coinvolti.

Lavoro

La creazione di impieghi di lavoro è una delle principali giustificazioni usate dal Governo per convincere l’opinione pubblica della necessità di grandi investimenti correlati a megaeventi sportivi. Il Comitato popolare dei Mondiali e delle Olimpiadi di Rio de Janeiro ha considerato anche questo rilevante punto. Risulta, infatti, la generazione di lavoro sì, ma precario, in violazione dei diritti umani, promossa dai consorzi di imprese e associata all’assenza di un controllo fiscale. Nel caso delle opere nello stadio del Maracanã, ad esempio, si è assistito a grandi paralisi, come lo sciopero del 17 agosto 2011 a seguito di un incidente nel cantiere, o quello del 22 agosto legato all’esplosione di un tunnel con prodotti infiammabili; quindi il primo settembre, i lavoratori si fermavano poiché erano loro serviti cibo scaduto e insalate con insetti. Nell’azione giudiziale intentata dal Sindacato dei lavoratori dell’industria di costruzione pesante (Sitraicp) contro il Comune di Rio de Janeiro e la Guardia municipale, si allegavano anche l’impiego di armi e strumenti offensivi nelle operazioni della Segreteria di Ordine pubblico e la pratica della violenza soprattutto da parte della Guardia municipale, e ciò fece eliminare la possibilità dell’uso delle armi.
Altro punto, quello della proibizione ai venditori ambulanti di lavorare in un’area di 2 chilometri dagli stadi e dai luoghi delle manifestazioni, e il divieto, in tutta la città, di commercializzare la vendita di souvenir o altro che presentino i simboli degli eventi e dei patrocinatori, pena il carcere. Tale tipo di commercio può essere realizzato solo dalla Fifa o dalle persone fisiche e giuridiche da essa autorizzate. Molte licenze ai venditori ambulanti sono state revocate, con assenza di trasparenza e in violazione dei diritti già acquisiti, e i venditori cacciati dalle aree in questione.
Durante il Carnevale 2014 anche gli spazzini scioperavano chiedendo un aumento dai loro 806 reais a 1.200, e il Tribunale del lavoro, su ricorso della Prefettura, dichiarava l’illegittimità dello sciopero. Il prefetto Eduardo Paes la definiva una «sommossa», ed era imposto ai lavoratori di rientrare al lavoro dispensando coloro che non l’avessero fatto attraverso un messaggio sul cellulare. Con tonnellate di spazzatura accumulate nella città, il presidente della Comlurb, Vinicius Roriz, denunciava il gruppo di sciopero, che veniva definito «delinquente» dal prefetto, mobilitando il Batalhão de Choque de Polícia militar (legittimato a usare la violenza). Dopo 8 giorni di sciopero, gli spazzini ottenevano un aumento del 37 per cento del minimo salariale, che arrivava a 1.110 reais. I mass media hanno tolto l’appoggio agli scioperanti, in questo e in tutti gli altri casi, facendo apparire al mondo l’immagine di uno scontro politico fra opposizione e Prefettura e incolpando la categoria di arrecare pregiudizio al turismo, all’immagine della città, al Carnevale.
Altri scioperi si sono verificati con i lavoratori nei trasporti, autisti e impiegati a bordo. Anche in questi casi, si faceva ricorso alla giustizia perché dichiarasse colpevoli gli scioperanti, piuttosto che riconoscere il diritto di sciopero. Paes ha dichiarato: «Non so dove andremo a prendere questi 400 milioni di reais», nonostante l’accusa di abusi nell’impiego dei fondi per i megaeventi, l’approvazione di un aumento del 300 per cento degli stipendi mensili dei membri del Consiglio di amministrazione della Comlurb, i quali accumulano cariche e salari in varie imprese pubbliche. Lo sciopero non può essere negato anche solo per la sua natura di fatto sociale quando si presenti un disaccordo tra i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. Ciò che si è osservato è, in generale, la disapplicazione delle norme costituzionali e dei diritti fondamentali nel corso dei megaeventi che hanno costituito occasione di trasgressioni gravi.

Turismo sessuale

In Brasile la prostituzione è un’occupazione riconosciuta dal Ministero del Lavoro nella Classificazione brasiliana delle occupazioni, dal 2022 (CBO, n. 5198-5). La creazione di impieghi di lavoro è una delle principali giustificazioni usate. Come gli altri lavoratori, anche costoro hanno inteso incrementare il proprio lavoro durante i giochi, e ciò ha causato confusione con il tema dei diritti umani. Ossia, non può essere definito illecito lo sfruttamento della prostituzione, se quest’ultima è lecita.
Durante i processi di «igienizzazione» delle città sede dei Mondiali, le aree di prostituzione sono state oggetto di mobilitazione di agenti, missionari e militanti abolizionisti che, data la crescita esponenziale del lavoro di prostituzione nel periodo in questione, hanno colto la palla al balzo per denunciare, anche in maniera brutale, quello che è a tutti gli effetti l’esercizio di un diritto. Le prostitute attive e militanti nel Comitato nazionale contro il traffico di persone (Conatrap) hanno pubblicato delle raccomandazioni rivolte alle istituzioni (maggio 2014): «In Brasile, si teme che vengano compiute azioni repressive contro la prostituzione di adulti e adulte nelle varie città dei Mondiali. La preoccupazione è che tali azioni siano ricollegabili a progetti di igienizzazione urbana contrarie ai principi democratici del nostro Paese, e ferisce il diritto delle persone di prostituirsi, stigmatizzando e rendendo vulnerabile la categoria».
Infatti, molte prostitute sono state cacciate dalle loro zone e anche incarcerate, e le stesse hanno scioperato più volte denunciando l’azione arbitraria operata dalla polizia senza mandato. Senza considerare i molti e pesanti abusi sessuali compiuti sulle stesse donne da parte degli agenti. È intervenuta nella questione anche l’Aba, Associazione brasiliana di antropologia, contrariata dalle politiche «migratorie» del Governo che utilizzerebbero la scusa dell’immoralità della prostituzione per compiere, invece, i propri progetti di mobilitazione volti alla criminalizzazione dell’immigrazione. Anche negli altri Mondiali si era verificato tale estremo ma, ad esempio, in Sud Africa, nella previsione dei 40 mila lavoratori stranieri importati a fini di prostituzione, non se ne rinvenne un caso. La verità è che queste azioni rispondono a un progetto di pulizia e rivalorizzazione delle città dei megaeventi che impone un modello esatto di donna, e colpiscono prostitute, «favelados», negre.

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