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il comitato popolare dei megaeventi denuncia il governo brasiliano: tutte le azioni illegittime, una per una - QUARTA PARTE

Il gruppo di 13 favelas appartenente al Complexo do Alemão,  e, in primo piano, il «Teleférico», primo sistema di trasporto con cavi in Brasile, realizzato da un gruppo privato Il gruppo di 13 favelas appartenente al Complexo do Alemão, e, in primo piano, il «Teleférico», primo sistema di trasporto con cavi in Brasile, realizzato da un gruppo privato

Rioma si addentra ancora una volta nell’analisi del Dossier «Megaeventi e diritti umani a Rio de Janeiro», pubblicato dal Comitato popolare per i Mondiali e le Olimpiadi di Rio de Janeiro, un lavoro molto attento e crudo sulle ingiustizie compiute dal potere pubblico e dalle imprese private appaltatrici ai danni dei cittadini. Nei numeri precedenti di Specchio Economico abbiamo parlato di favelas, occupazioni abusive, rimozioni coatte, soprusi ambientali, monopoli commerciali e così via. La constatazione fatta dal Comitato è che il gioco sia attuato da pochi e grandi giocatori. Nonostante siano spesso operative anche in forma consortile, le società interessate si presentano a volte come concorrenti nelle licitazioni pubbliche; è stata denunciata tra l’altro, (dal giornale Folha de São Paulo), l’irregolarità nella licitazione delle opere del Pac ovvero Piano di accelerazione della crescita nelle favelas del Complexo do Alemão, Manguinhos e Rocinha: ad esempio, lo stesso documento presentato per l’appalto del Complexo do Alemão è stato impiegato per accedere alla licitazione nelle altre due favelas.
Il dominio di tali imprese lascia sospettare la creazione di un vero e proprio cartello, infrazione amministrativa soggetta a multe a livello civile e, a livello penale, costituente reato per il quale è comminata la pena carceraria. Oltre all’elemento soggettivo delle licitazioni, è anche il contenuto delle azioni: sono fatti notare gli abusi commessi dalle imprese vincitrici dei vari appalti, che apportano revisioni nelle previsioni di bilancio relative alle opere appaltate, aumentando i costi molto al di sopra degli importi di aggiudicazione. Spetta al competente Ministero e agli organi pubblici posti a difesa della concorrenza verificare tali presupposti.
Oltre a ciò, il Dossier ricorda che è la Banca dello Stato a finanziare i giochi, mediante risorse stanziate, esenzioni fiscali o il generoso e voluminoso finanziamento delle banche pubbliche, in particolare della Bndes (Banca nazionale di sviluppo economico e sociale): il denaro pubblico alimenta una concentrazione di potere economico che, a sua volta, si alimenta con denaro pubblico. Oltre all’abuso di denaro pubblico, alcune imprese facenti capo ad un gruppo sono state accusate di essere responsabili di gravi violazioni di diritti della popolazione, con rimozioni arbitrarie, speculazione immobiliare, aumento delle tariffe del trasporto e dei servizi ed altro, come già evidenziato nelle altre pagine di Specchio Economico. Le rivolte verificatesi in Brasile, ed in modo particolare a Rio, hanno dimostrato che la popolazione non vuole più assistere a questo gioco dagli spalti, ma vuole entrare nella partita.

Informazione e partecipazione
Il diritto alla trasparenza e al controllo sociale si consolida via via attraverso il riconoscimento da parte dello Stato e delle organizzazioni non governative a diversi livelli. Uno dei maggiori contributi a tale processo è quello dato dalla Convenzione interamericana dei diritti umani, firmata dal Brasile, il cui articolo 23.1 stabilisce il diritto di tutti i cittadini a «partecipare alla conduzione delle questioni pubbliche». Altro momento di consolidamento è quello impresso nella stessa Costituzione brasiliana che, all’articolo 37, garantisce che «l’amministrazione pubblica diretta e indiretta, di qualunque potere dell’Unione, degli Stati, del Distretto federale e dei Municipi, obbedirà ai principi di legalità, impersonalità, moralità, pubblicità ed efficienza». Lo stesso prevede lo Statuto della Città, del 2011, che è responsabile della definizione dei parametri per la politica urbana nazionale quando, tra le linee guida, riconosce la «gestione democratica per mezzo della partecipazione della popolazione e delle associazioni rappresentative dei vari segmenti della comunità nella formulazione, esecuzione ed accompagnamento di piani, programmi e progetti di sviluppo urbano».
Già al momento della pianificazione dei megaeventi, l’ampliamento della partecipazione popolare e della trasparenza è previsto da diversi documenti legali come punto centrale per evitare, o almeno minimizzare, la violazione dei diritti che avviene con molta frequenza. In modo specifico, la Risoluzione n. 13 del 2010, emanata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, raccomanda alle autorità nazionali e locali di «assicurare l’opportunità della partecipazione nel processo di pianificazione, a partire dalla fase della licitazione, a tutti coloro che saranno toccati dalla preparazione dell’evento, e di considerare realmente le loro opinioni».
Oltre a ciò, la stessa Convenzione suggerisce al Coi - Comitato olimpico internazionale, che ha firmato nel 2009 un contratto con la Prefettura di Rio de Janeiro insieme al Comitato olimpico brasiliano - e alla Fifa di assicurare che i candidati ad ospitare i giochi realizzino processi aperti e trasparenti di pianificazione e licitazione, con la partecipazione della società civile, in particolare delle organizzazioni che rappresentano i diritti collegati alla casa.
Nonostante la forma, tali diritti sono molto lontani dall’essere garantiti nella pratica. Negli ultimi anni la pianificazione urbana, ripresa per i Giochi panamericani del 2007, i Mondiali 2014 e le Olimpiadi del 2016, è stata molto negligente in tali termini, caratterizzata da molte violazioni non solo per quanto concerne la disponibilità delle informazioni, ma anche la garanzia del controllo sociale da parte della popolazione sulle azioni poste in essere.
L’assenza di trasparenza e di dialogo è uno standard mantenuto in tali azioni, soprattutto nei casi di avvisi, relativi alle rimozione delle abitazioni popolari, comunicati solo poche ore prima che fossero poste in essere. Altra caratteristica comune è stata la carenza di motivazioni chiare e soddisfacenti per i residenti, assieme all’indisponibilità dei dettagli dei progetti che avrebbero giustificato le suddette rimozioni. Gli esempi sono molti, alcuni dei quali già indicati nei nostri precedenti articoli su Specchio Economico; essi sono tutti aggravati dall’inesistenza di tentativi concreti del potere pubblico di dialogare con i residenti delle comunità rimosse coattivamente, e di pianificare insieme alternative valide. Ciò è ancora in atto, giacché sono ancora in corso azioni di rimozione.
L’assenza di trasparenza è denunciata anche sull’uso delle risorse: la divulgazione della notizia dell’aumento delle spese avviene - quando avviene - spesso molto tempo dopo tale uso, e in molti casi è totalmente carente. In risposta a tali critiche i Governi federale e municipale hanno creato siti internet, che hanno dimostrato che esiste più la preoccupazione di creare un’immagine pubblica adeguata che l’intento di fornire un’informazione sufficiente; è il caso, citato nel Dossier, del sito www.transparenciaolimpica.com.br, che forniva solamente dati generali senza dettagli, e che oggi è fuori dalla rete.
Le entità responsabili delle decisioni relative ai megaeventi sono le seguenti. Il già citato Coi è l’istituzione deliberativa preponderante, rappresentata dalla sua Commissione di coordinamento per i Giochi 2016, che si relaziona direttamente alle entità nazionali. I principali interessi che esprime sono le possibilità lucrative legate alla vendita dei diritti di trasmissione delle Olimpiadi o ai programmi di marketing, in genere il lato commerciale dei megaeventi.
Ente di riferimento di natura pubblica è l’Autorità pubblica olimpica, consorzio composto dalla Prefettura di Rio de Janeiro, dal Governo statale e da quello federale, mentre il Cob-Comitato olimpico brasiliano, ed il Cojo-Comitato organizzatore dei giochi olimpici 2016, sono i principali interlocutori di tipo non-governativo del Coi a livello nazionale. Altre entità hanno responsabilità di tipo esecutivo rispetto alle decisioni di quelle deliberative; sono l’Impresa olimpica municipale, la Commissione di valutazione dei progetti olimpici, la Compagnia di sviluppo urbano della regione portuaria.
Infine, le entità consultive: il Consiglio del «legadômetro», che ha il compito di analizzare l’opportunità e gli impatti risultanti dagli interventi proposti attraverso un «legatometro», ossia uno strumento di valutazione del legato olimpionico; il Consiglio della Cdurp, ossia la Compagnia di sviluppo urbano della regione del porto di Rio de Janeiro; il Consiglio del legato, che raccoglie cinque rappresentanti della Prefettura, uno del Governo e altri rappresentanti dei Comitati organizzativi dei megaventi.
C’è un ulteriore Consiglio, quello della città, creato non specificamente per i Giochi ma che li racchiude nel proprio obiettivo collegato alla revisione del Piano strategico di Rio; in esso la partecipazione popolare è pressoché nulla, poiché è formale; esso è composto da 150 celebrità, come attrici, conduttori televisivi, proprietari di squadre di calcio ed altri, fatto che mostra solo l’intento di legittimare dinanzi alla società decisioni già prese, piuttosto che la realizzazione di un reale dialogo, quindi una vera e propria simulazione.
Il 19 dicembre 2012 è stata approvata dal Governo statale la legge n. 6363, nota come «Lei da Copa», la legge dei Mondiali, pur essendo le sue disposizioni estese alle Olimpiadi. Tale legge è espressione di un potere di intervento pubblico che si distingue per autoritarismo ed eccezioni, queste ultime dettate per trasferire alla Fifa, al Coi e agli altri enti decisionali il potere di gestione degli spazi pubblici.
In realtà tali eccezioni si sono estese non solo alle competizioni sportive, ma anche a tutto ciò che le riguarda, come congressi, cerimonie, seminari, concerti e via dicendo, ossia qualunque tipo di attività della Fifa e del Coi durante il periodo di organizzazione e realizzazione dei megaeventi; all’accesso, entrata e permanenza nei locali ufficiali, che non implicano solo gli stadi ma anche i centri di allenamento, i locali dedicati alla stampa, le aree ufficiali destinati alle attività ludiche dei fan e così via, attuando praticamente una privatizzazione degli spazi pubblici, sebbene transitoria, a favore di istituzioni private e dei loro partner commerciali; alle attività di sicurezza, incluse quelle negli aeroporti di accesso; alla divulgazione di loghi, distribuzione, vendita, pubblicità o propaganda di prodotti e servizi, nonché commercio di alimenti e bibite, in un’area di mille metri a partire dalla facciata esterna del Maracanã.
Oltre a tali eccezioni, il potere pubblico interviene nella lotta contro l’uso di loghi e simboli legati al megaevento, così assicurando il monopolio della Fifa e del Coi nella divulgazione e nella vendita di prodotti e servizi. Inoltre, Fifa e Coi sono esentati dal pagamento di tasse statali per la prestazione dei servizi e di quelle relative alla concessione di autorizzazioni, licenze e altro necessario per l’esercizio di attività commerciali all’interno del territorio.
La subordinazione del potere pubblico agli interessi privati è molto più evidente nella riformulazione del calendario scolastico, interamente mutato per garantire che il periodo delle ferie coincidesse con il periodo di realizzazione degli eventi, con la motivazione di facilitare lo spostamento di atleti, spettatori e partecipanti. Anche il calendario comune è stato modificato, istituendo, ad esempio, giorni festivi (il 18 e il 25 giugno a partire da mezzogiorno, e il 4 luglio 2014), o revocando tutte le autorizzazioni concesse tra il 22 maggio e il 18 luglio 2014 allo scopo di garantire l’esclusività di cui si è detto. ­­  

Bilancio e finanze
Le informazioni disponibili sugli investimenti pubblici in Brasile sono ancora molto limitate. Nei siti del Governo federale creati, come si accennava, con l’obiettivo di dare trasparenza all’uso delle risorse pubbliche per i Mondiali di calcio e le Olimpiadi, le informazioni sono insufficienti e superficiali, a volte non aggiornate e contraddittorie, rendendo difficili il controllo sociale e un’analisi approfondita relativa alle spese pubbliche. Con riferimento alla Coppa del Mondo, il 13 gennaio 2010 il ministro dello Sport Orlando Silva, insieme a 11 prefetti e a 12 governatori, ha firmato un documento, la «Matriz de Responsabilidade», che definisce le responsabilità di ogni ente (Unione federale, Stato, Distretto federale, Municipio) in relazione alla preparazione dell’evento nelle varie aree prioritarie, come aeroporti, porti, mobilità urbana, stadi, hotel.
Dal momento della firma si è verificata la costante modifica delle previsioni di investimento in quasi tutti gli Stati considerati. Solo a Rio de Janeiro il totale degli investimenti ha superato, secondo il Dossier pubblicato a giugno 2014, la previsione iniziale del 65 per cento, passando da un valore di 2,2 milioni di milioni di reais a quasi 3,4 milioni. Il maggior investimento si è avuto per la realizzazione dell’infrastruttura di mobilità urbana (54,6 per cento), seguito da quelli per la ristrutturazione del Maracanã (30,7 per cento in più). Del totale delle risorse stanziate per Rio, circa 1,5 milioni di milioni di reais provengono dal finanziamento federale, con la Bndes come principale istituzione creditrice. Le altre sono risorse non onerose, a fondo perduto, divise tra Governo federale, statale e municipale.
Con riferimento, invece, alle Olimpiadi, il Dossier della Candidatura a Rio 2016, documento usato nel processo di selezione della città ospitante, prevedeva 12.518,24 milioni di milioni di dollari americani in investimenti, collegati principalmente alle installazioni sportive e alla logistica dei giochi. Ma sin dall’inizio la Prefettura annunciò un insieme di opere vincolate a quello che venne poi definito come «legato sociale», senza fornire dettagli dei costi e impedendo  così di poter avere una visione globale delle spese olimpioniche. Solo nel gennaio 2014 il Potere pubblico municipale ha divulgato la Matriz de Responsabilidade e il bilancio aggiornato, contemplando tutti i costi associati alle Olimpiadi (3,6 milioni di milioni di dollari) ripartiti tra il Comitato organizzatore Rio 2016 (Cojo) per le spese dei giochi, l’alimentazione e il trasporto degli atleti; la Matriz de Responsabilidade, per la costruzione delle installazioni sportive; il Piano delle politiche pubbliche, chiamato anche «Piano del legato».
Ma alle fine dei conti, l’importanza di Mondiali ed Olimpiadi sarebbe meno legata alla realizzazione dei megaeventi in sé, e più al processo di ristrutturazione dello sviluppo urbano della città di Rio, legittimato e reso possibile dal discorso sulle opportunità di sviluppo economico e del legato che questi eventi potrebbero lasciare. Come si è detto, l’impiego di tali risorse non è stato accompagnato da un’amplia discussione democratica, e così gli eventuali effetti positivi tendono a scomparire sopraffatti dall’autoritarismo che li ha contraddistinti, in violazione delle direttrici dello Statuto della città (legge n. 10.257 del 2001), il cui secondo articolo stabilisce il diritto alla partecipazione della popolazione alla definizione dei piani, dei programmi e dei progetti di sviluppo urbano.
Inoltre, gli investimenti previsti e in corso sono concentrati in alcune aree della città, soprattutto nella Barra da Tijuca, nella Zona Sul e nel centro di Rio, sottolineando in tal modo la subordinazione delle decisioni relative ai grandi interessi immobiliari. Il progetto olimpico prevede il vero e proprio passaggio di denaro pubblico nelle mani di agenti privati, sia nella contrattazione delle grandi opere sia nella fissazione delle modalità di partnership pubblico-privata, con molti processi di mercantilizzazione della stessa città di Rio de Janeiro ad opera di pochi.
È importante sottolineare che, quando la città carioca venne scelta per ospitare i Mondiali, le autorità avevano annunciato che ciò sarebbe avvenuto attraverso l’iniziativa privata per il tramite di un «appello commerciale»; eppure ad oggi si sa che circa l’85 per cento è stato attinto da risorse pubbliche, specialmente del Governo federale, includendo le banche pubbliche. Svolge un ruolo essenziale il Bndes, terzo maggiore investitore con il 18,4 per cento degli investimenti nelle opere relative ai Mondiali, come confermato dalla Corte dei conti brasiliana.
La trasformazione strumentale della città di Rio è ancora in corso per le Olimpiadi 2016: il progetto di una città globale è stato perseguito sin dai preparativi dei giochi pan-americani del 2007. Nel caso del programma del Bndes «Pro copa Turismo», sono stati solo tre su nove i progetti pronti per i Mondiali; uno di essi riguarda la ristrutturazione del Gloria di Rio, hotel di lusso che ha ottenuto il finanziamento della Banca nazionale di sviluppo economico e sociale. Il suo vecchio proprietario, Elke Batista, cedette il controllo dell’albergo al Fondo svizzero Acron nel corso della crisi che l’ha portato al fallimento.
Così il 2013 sarà ricordato nella storia per le mobilitazioni popolari che si sono svolte contro lo stesso Paese, che hanno alzato bandiere rivendicative dei diritti sociali collegati al «diritto alla città», quali la mobilitazione urbana per la diminuzione dei costi del trasporto pubblico; l’educazione di qualità sostenuta dallo sciopero dei professori nel mese di ottobre; la casa degna contro le rimozioni coatte e a favore di migliori infrastrutture nelle comunità povere; la migliore qualità nella salute e così via. Più venivano represse con l’uso della violenza le cosiddette «Giornate di giugno» iniziate contro gli aumenti dei biglietti degli autobus, maggiore era l’afflusso dei partecipanti alle successive. Tutto questo non ha trovato un appiglio nello Stato, e i poveri continuano a pagare i giochi di un gruppo di sportivi e di imprese. Se la matematica non è un’opinione, vale un’unica equazione: megaeventi uguale megaviolazioni.   

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