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Raffaele Trombetta: l’ambasciata italiana a Brasilia, una cooperazione che e' sorella di Romolo e Remo

Raffaele Trombetta,  ambasciatore italiano a Brasilia Raffaele Trombetta, ambasciatore italiano a Brasilia

La prima capitale del Brasile fu Salvador. Fu sostituita da Rio de Janeiro ma solo sino al 21 aprile 1960, quando fu, infine, trasferita a Brasilia al fine di spostare il centro decisionale del Paese dalla costa verso le regioni dell’interno, praticamente spopolate, e verso i territori settentrionali. La prima menzione del nome di Brasilia per la futura città appariva in un foglio anonimo del 1822. Fu Juscelino Kubitschek de Oliveira, presidente della Repubblica federale brasiliana dal 1956 al 1961, ad attuare la norma costituzionale che, nel 1891, prevedeva la costruzione della futura capitale nella regione Centro-Ovest; all’interno dello Stato di Goiás il presidente mineiro diede inizio nel 1956, su progetto di Lúcio Costa, alla costruzione di Brasilia, ultimata nel 1960 da Oscar Niemeyer. La città si sviluppa lungo due assi stradali che si incrociano dando la forma di un arco con la freccia incoccata, o di un aereo.
Intorno alla fine del 1958, Juscelino donò dei lotti di terreno di uguale dimensione, non superiore ai 25 mila metri quadrati, ai Paesi amici, affinché vi costruissero le proprie Ambasciate. L’Italia, oltre ad essere la terra d’origine di milioni di brasiliani, commemora l’anniversario della fondazione lo stesso giorno di Brasilia: il 21 aprile, «Natale di Roma». Per questo il Governo italiano donava a Brasilia una copia della scultura della Lupa romana che allatta i gemelli Romolo e Remo, posta di fronte a Palazzo Buriti, sede del Governo del Distretto federale brasiliano.
L’allora ministro consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Rio de Janeiro, Carlo Enrico Figlioli, scelse nel novembre del 1959 il lotto 30 del quartiere numero 807 del settore delle ambasciate, che sarebbe stato destinato all’Italia, donazione formalizzata il 18 agosto dell’anno seguente. Fu così edificata su quel terreno la prima costruzione simbolica, una piccola casa per il custode. L’Italia, come gli altri Paesi, attese che l’Itamaraty (il Ministero degli Affari esteri brasiliano) fosse trasferito da Rio de Janeiro a Brasilia, alla fine del 1966, per iniziare i lavori di costruzione della nuova sede. Fu l’italiano Pier Luigi Nervi a progettare la costruzione; dopo l’elaborazione del progetto preliminare e della redazione del progetto esecutivo tra il 1970 e il 1973; il 23 aprile 1974 venne stipulato il contratto con la ditta brasiliana Irfasa sotto la diretta supervisione dello Studio Nervi, rappresentato a Brasilia dall’architetto Marcello Piacente. L’opera fu consegnata all’ambasciatore Maurizio Bucci nel gennaio 1977. Il primo ricevimento ufficiale in Ambasciata fu realizzato il 2 giugno, e il 24 ottobre dell’anno seguente concessa l’agibilità definitiva. Recentemente i fratelli Humberto e Fernando Campana, designer brasiliani di origine italiana, hanno ristrutturato la parte interna della struttura.
Oggi è l’ambasciatore Raffaele Trombetta a fare gli onori di casa nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia. Dopo l’anno intenso di eventi «Itália na Copa», ad aprile ha ospitato i lavori del VI Consiglio di Cooperazione Italia-Brasile, presieduto dai sottosegretari ai Ministeri degli Esteri Sergio França Danese per il verdeoro e Michele Valensise per la Farnesina. Quest’ultimo sottolinea nell’occasione di Brasilia «la profondità e le potenzialità dei rapporti tra Italia e Brasile» e, dopo aver incontrato il ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira, conferma «l’interesse del Governo brasiliano a una più stretta collaborazione con l’Italia e a contatti politici di alto livello, a partire dalle prossime settimane». Ossia il BelPaese sarà, in questi mesi, più verdeoro.
A proposito di verde: l’Ambasciata italiana è la prima sede diplomatica in Brasile a usare energia rinnovabile per il proprio fabbisogno energetico, un’idea del precedente ambasciatore Gherardo La Francesca che, nel corso del 2010, avviò uno studio tecnico con l’Enel Green Power in collaborazione con l’Agenzia nazionale per l’energia elettrica (Aneel) e la Compagnia energetica di Brasilia (Ceb). 405 pannelli fotovoltaici installati sull’edificio generano 86 MWh con un risparmio di 7,6 tonnellate di CO2 all’anno; l’impianto fotovoltaico è collegato alla rete elettrica di Brasilia e consente la cessione dell’energia prodotta in eccesso durante le ore diurne alla Ceb.
A proposito di oro: se il tema dell’Expo 2015 è «Nutrire il pianeta, energia per la vita», il Brasile è chiamato in causa più di altri Paesi come uno dei maggiori produttori agricoli del mondo, con un’attività agroindustriale prospera e rinomata e una capacità tecnologica utile a produrre questo notevole rendimento. La partecipazione all’evento milanese, con un padiglione di 4.133 metri quadrati è l’occasione per mostrare al mondo le attività di ricerca e i modelli di produzione e consumo di cibo. Un invito più che esplicito agli italiani, che sognano la meta sudamericana ed oggi più che mai la inseriscono concretamente nel portafoglio degli investimenti. Sì, ma quali? I brasiliani, guidati da David Barioni, commissario governativo brasiliano per l’Expo, giungono a Milano, a partire dal 1° maggio, a presentare tutte le opportunità.
Al tema dell’Expo, attrattore e attraente, è stata data ampia descrizione negli incontri di Brasilia ed è stato dedicato un evento di presentazione in Ambasciata, con un occhio di riguardo al padiglione brasiliano. Questo ed altri sono i punti chiave del sesto consesso di cooperazione. La presenza di una commissione scientifica traduce la già intensa collaborazione interuniversitaria in progetti concreti su nanotecnologie, fisica, ricerca in ambito spaziale ed astrofisica; il gruppo di lavoro economico-commerciale è servito a dare una panoramica sul commercio bilaterale, scambiare informazioni sui rispettivi sistemi di imprese e cooperazione per il sostegno istituzionale alle aziende, presentare le riforme economiche italiane e un piano per attrarre gli investimenti, delineare opportunità di investimento in Brasile, evidenziare progetti di cooperazione in materia di protezione ambientale e sviluppo sostenibile. Il gruppo di lavoro sociale, consolare e giudiziario si è occupato del memorandum sulle politiche in materia di lavoro, collaborazione per il reciproco riconoscimento delle patenti di guida, previdenza sociale.
L’ambasciatore Trombetta è dal 7 gennaio 2013 a Brasilia, ennesimo passo di una lunga carriera diplomatica che da Napoli, città d’origine, l’ha condotto a Bogotà, Londra, Pechino, in Asia, Oceania, Pacifico, Antartide. È oggi chiamato in prima linea a rendere conto delle nuove sinergie che l’Expo Milano 2015 potrà attivare nel Paese che lo ospita, in cui il verde e l’oro si uniscono in maniera strategica e diplomatica e al quale l’Italia può dare molto in fatto di esperienza.
Domanda. Cos’è il Consiglio di cooperazione tra Italia e Brasile e quali sono stati i temi del 2015?
Risposta. Nato nell’ambito di un accordo di partenariato tra l’Italia e il Brasile, esso tocca tutti i temi della collaborazione ed è presieduto dai segretari generali dei Ministeri degli Esteri dei due Paesi, nel nostro caso dall’ambasciatore Michele Valensise. L’abbiamo diviso in tre tavoli di lavoro, uno sulla promozione e la cooperazione commerciale tra i due Paesi, il secondo sugli aspetti sociali e quelli che riguardano più direttamente le comunità dei migranti italiane e brasiliane, il terzo sulla collaborazione in materia di difesa. Quelli della commissione scientifico-tecnologica hanno costituito un tema aggiuntivo. Un quinto ambito è stato quello del dialogo politico: il segretario generale Valensise ha preso parte a una lunga riunione con Sergio França Danese, suo speculare brasiliano, sui vari temi della cooperazione bilaterale e dell’agenda politica internazionale.
D. Cosa si è detto ai tavoli del commercio bilaterale, della promozione, del coordinamento e dell’azione commerciale?
R. Abbiamo fatto uno scambio illustrativo tra la situazione economica italiana e la situazione brasiliana. Da parte nostra grande enfasi è stata posta sull’Expo Milano 2015 che è l’evento mondiale dell’anno. Abbiamo avuto modo di presentarlo la sera in Ambasciata in occasione dello stesso Consiglio, anche con Armando Monteiro, ministro dello Sviluppo economico, Industria e Commercio brasiliani, il suo viceministro Ivan Ramalho, e David Barioni, presidente di Apex Brasil, l’agenzia brasiliana di promozione delle esportazioni e degli investimenti, anche commissario governativo brasiliano Expo 2015. Sono stati proiettati filmati sull’Expo, sul padiglione brasiliano e su quello italiano, di cui è commissaria Bracco, abbiamo valutato l’interscambio commerciale e posta molta enfasi su quello che possiamo fare con e intorno all’Expo, abbiamo presentato tutte le opportunità in programma in Italia nei prossimi mesi e indirizzato le delegazioni brasiliane dei vari settori e comparti economici italiani. Abbiamo descritto le nostre pratiche soprattutto con riferimento alle piccole e medie imprese, sulle quali cade un grande interesse da parte brasiliana. Alcune discussioni sono state dedicate ai progetti d’investimento.
D. L’energia è un tema tipicamente brasiliano, come dire che all’Expo italiano il Brasile si sentirà a casa. Ma l’Italia non è da meno.
R. Tra le aziende italiane erano presenti l’Italferr, per l’attenzione alle possibilità d’investimento nel settore ferroviario, l’Enel Green Power che ha una diffusa presenza in Brasile, quindi rappresentanti della direzione generale del nostro Ministero dell’Ambiente a significare tutta la nostra esperienza in materia di energie rinnovabili. La stessa sede dell’Ambasciata a Brasilia è «verde», abbiamo più di 400 pannelli solari, un sistema di depurazione delle acque reflue, delle micro turbine eoliche, e tutto questo è tecnologia italiana che, in questo modo, viene anche conosciuta e diffusa.
D. E gli affari sociali e culturali?
R. Una particolare importanza ha avuto la discussione sullo scambio di studenti. L’Italia partecipa al programma «Scienze senza frontiere» promosso dal Governo brasiliano negli ultimi 4 anni, che dovrebbe portare complessivamente nel mondo circa 100 mila studenti brasiliani, in Italia approssimativamente 6 mila. Abbiamo di recente elaborato il testo di un’appendice del programma, «Lingua senza frontiere»: insegneremo l’italiano nelle università brasiliane sia online che con presenza in aula per studenti che in gran parte saranno poi inseriti nel programma «Scienze senza frontiere».
D. Com’è la situazione reciproca in tema di riconoscimento dei titoli di studio?
R. Di ciò non abbiamo parlato in questa circostanza, ma è un problema che cerchiamo di affrontare a livello europeo. 
D. E il tema delle politiche del lavoro?
R. I due Paesi hanno di recente firmato un accordo di cooperazione in materia di politiche di lavoro; durante gli incontri di Brasilia si sono tenute discussioni sulla previdenza sociale valutando la possibilità di firmare un nuovo accordo generale in materia di previdenza.
D. Gli italiani in Brasile prenderanno la pensione?
R. Per quanto riguarda i pensionati italiani abbiamo ottenuto una cosa importante: che le pensioni maturate in Brasile degli italiani residenti in Italia possano essere riscosse direttamente in Italia attraverso la filiale di una banca brasiliana. Ciò è stato il frutto di un lungo negoziato diretto con il Ministero brasiliano della Previdenza sociale.
D. Come si risolve il problema della doppia tassazione delle pensioni?
R. È un tema particolarmente delicato che purtroppo penalizza i nostri pensionati, i quali non sono ancora riusciti con i brasiliani a trovare una formula per non pagare due volte le tasse sulla pensione. È un negoziato difficile, lo stiamo portando avanti con molta convinzione.
D. I temi della scienza sono rientrati nei vostri colloqui?
R. La Commissione tecnico-scientifica ne ha affrontati tre: la cooperazione spaziale, l’innovazione, la nanotecnologia, e ancora i temi dell’Expo.
D. Avevo intervistato nel 2011 il suo predecessore Gherardo La Francesca, in occasione dell’Anno dell’Italia in Brasile. È un’iniziativa che ha un seguito?
R. Si ripete nelle varie iniziative della nostra Ambasciata. In occasione dei Mondiali di calcio abbiamo organizzato «Itália na Copa», oltre 100 eventi con un bilancio complessivo di circa mezzo milione di euro completamente autofinanziato da sponsorizzazioni di base brasiliana. Proseguiamo sulla scia del «Momento Italia-Brasile» perché la collaborazione culturale è uno dei grandi strumenti che abbiamo, considerando il grande apprezzamento dei brasiliani per la cultura italiana. Siamo ora impegnati su un’iniziativa che intende portare per un periodo di circa due anni vari «pezzi unici», cioè grandi opere italiane da esporre alcuni mesi, quindi da sostituire con altri «pezzi unici», non una vera e propria mostra bensì una grande opera alla volta che rappresenti il massimo della cultura italiana.
D. Ha accennato ai Mondiali: essi hanno generato occasioni d’investimento anche per gli italiani in Brasile? C’è stata un’accelerazione?
R. Non so se l’accelerazione sia legata ai Mondiali, che in realtà sono stati un motivo per compiere investimenti soprattutto negli stadi. Quello che registro è una presenza italiana sempre più forte, siamo arrivati a ben 900 stabilimenti produttivi italiani. Durante il Consiglio di cooperazione abbiamo parlato di investimenti nei programmi e nei progetti infrastrutturali brasiliani, e vedo molto promettente anche il settore delle energie rinnovabili, nel quale abbiamo una forte esperienza. Abbiamo poi le solide presenze tradizionali, quelle della Tim, della Fca e di altri grandi gruppi.
D. Burocraticamente per un italiano è facile arrivare ed investire in Brasile?
R. Dire che è facile forse sarebbe eccessivo. Siamo impegnati, come Italia e come Unione europea, a rimuovere una serie di ostacoli, del resto anche in Italia si lavora molto per facilitare gli investimenti stranieri. Ma una presenza tanto massiccia di imprese italiane dimostra che, se anche ci sono ostacoli, non sono tali da impedire alle imprese italiane una buona penetrazione e collaborazione.
D. Nel 2013 è uscito l’ultimo «Modello di sviluppo industriale del sistema Italia in Brasile» volto a facilitare l’italiano a muoversi nel mercato brasiliano. Avete altri progetti di questo tipo?
R. Noi abbiamo una pubblicazione attraverso la quale mettiamo a disposizione i nostri dati sullo scambio commerciale; online usiamo il sito www.infomercatiesteri.it, realizzato per soddisfare la richiesta di informazioni sui mercati esteri proveniente dagli operatori economici nazionali, che aggiorniamo in continuazione per la nostra competenza sulla presenza italiana in Brasile e le opportunità che si presentano. Questo sito non tocca solo il Brasile, ma tutti i Paesi in cui l’Italia è presente. Il Brasile è in cima alle richieste d’informazioni.
D. Come sono i rapporti dell’Ambasciata con il vecchio e il nuovo Governo Dilma? I rapporti sarebbero cambiati se avesse vinto un altro candidato?
R. I rapporti sono ottimi e non sarebbe cambiato nulla. Noi siamo qui in primo luogo per rappresentare l’Italia e ci rapportiamo con il Governo che rappresenta il Paese che ci ospita; per noi quindi le cose non cambiano. Sono certo che se ci fosse stato un diverso risultato avremmo avuto comunque modo di stabilire dei rapporti proficui. Questo perché guardiamo al Brasile nel suo insieme, e alle sue enormi possibilità.
D. E il Governo italiano presta attenzione al Brasile?
R. Sì, la stessa riunione che abbiamo tenuto in occasione del Consiglio, con la partecipazione dei vari rappresentanti italiani, è una dimostrazione a livello governativo che tocca i vari ambiti della cooperazione.
D. Questo anche per merito vostro?
R. È il nostro compito più che un merito e sarebbe stato un demerito se non l’avessimo fatto. Ci auguriamo ulteriori momenti di contatto a partire dall’Expo di Milano, occasione di rafforzamento della collaborazione, con delegazioni brasiliane e incontri anche fra le autorità. Il tema è molto brasiliano, l’energia è Brasile, ma soprattutto l’alimentazione è Brasile, la stessa Fao in Italia ha un direttore generale brasiliano, José Graziano da Silva, un’ulteriore dimostrazione di sinergia.
D. Molti brasiliani stanno tornando in Brasile, gli italiani vi fuggono: forse non stiamo facendo troppo per invogliare i brasiliani a rimanere in Italia, e gli stessi italiani a rimanere.
R. Non so se sia una fuga o un rientro, del resto può essere un fenomeno normale: il Brasile è cresciuto ed è diventato più attraente per i propri connazionali e non solo. Ma non lo configurerei come un fenomeno straordinario o preoccupante.    

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