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Da EXPO 2015 a RIO 2016, l’amicizia tra l’Italia e il Brasile si gioca con agonismo, filosofia, partecipazione

Incalza ex abrupto Ricardo Neiva Tavares, carioca, ambasciatore del Brasile in Italia: «Mi congratulo con tutti voi che avete contribuito ad intensificare i nostri legami: sappiamo che questo non è stato facile ma siamo riusciti a promuovere notevoli sviluppi delle nostre relazioni». Inizia così, con un apostrofo sulla collaborazione, l’intervento del padrone di casa al convegno organizzato il 17 dicembre 2015 dall’Associazione di amicizia Italia-Brasile, fortemente voluto dal suo presidente, l’onorevole Fabio Porta  (deputato presente anche nella Commissione parlamentare Italia-Brasile guidata dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni, e presidente del Comitato italiani nel mondo e promozione del sistema Paese della Camera).
Il sottosegretario generale dell’AAIB, la brasiliana Bartira Da Silva, spiega a Rioma: «Il 2015 e il 2016 sono due anni importantissimi per quanto riguarda l’Italia e il Brasile, per l’Expo milanese e le Olimpiadi carioca. A Milano il nostro padiglione è stato il più visitato e ha prodotto un grande successo per il Brasile all’estero, confermando le affinità con il Belpaese. L’Italia condivide tale successo in quanto, attraverso di esso, fotografa una personale riuscita per un evento che non ha mancato di suscitare polemiche ma che ha ricevuto un folto pubblico visitante dall’inizio alla fine. Anche questo connubio è stato vincente».
Futuro prossimo: nel 2016 il Brasile ospiterà le Olimpiadi, e con questo spunto Porta ha attivato le energie per fare il punto della situazione, un punto colto, nel quale convergono l’ambasciatore del Brasile a Roma, a casa propria in quanto mette a disposizione la transitoria sua dimora per questo brainstorming; il professore Domenico De Masi, sociologo dalla cittadinanza carioca ad honorem per il quale è il Brasile a presentare il modello che, meglio di altri, risponde alle esigenze contemporanee (tradotto in portoghese, il suo libro «Ozio creativo» sta riportando un grande riscontro); il ministro «agricolo» Maurizio Martina, con delega all’Expo; Laura Coccia, ex atleta paralimpica campionessa italiana nei 100 metri, affetta da tetraparesi spastica contratta dopo la nascita ed oggi deputata del Pd; Alfredo Accatino, italiano, l’organizzatore ufficiale della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Rio 2016; Michelina Borsari, presidente del Festival della Filosofia di Modena, per il collegamento con il nuovo tema 2016: l’agonismo nella filosofia; Dario Pellizzari, architetto e progettista per lo Studio Mosae (Padiglione Brasile Expo 2015); Athos Schwantes, campione brasiliano di scherma.
Premessa dell’ambasciatore: il presidente brasiliano Dilma Rousseff ha visitato l’Italia e il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è appena rientrato dopo proficue viste in Brasile accompagnato da oltre 30 imprenditori, un anticipo della visita ufficiale che il premier Renzi farà in Brasile nel 2016; in Italia sono venuti centinaia di studenti brasiliani per studiare nell’ambito del programma «Scienze senza frontiere», finanziato dal Governo brasiliano; sono stati registrati alti investimenti italiani nel settore dell’energia; infine l’Italia, oltre a riprendere la crescita, ha ospitato uno degli eventi internazionali più importanti, l’Expo 2015, mentre il Brasile, dopo aver organizzato i Mondiali di calcio, si sta preparando alle Olimpiadi 2016.


Ricardo Neiva Tavares

Spiega l’ambasciatore: «Il Brasile e l’Italia sono stati al centro degli eventi più importanti di questi ultimi 2 anni, e il Brasile ha presentato nei 6 mesi dell’Expo la propria capacità tecnologica per aumentare la produzione di alimenti e rispondere alle domande mondiali di sostenibilità, approfondendo alcuni dei più importanti dibattiti globali sulla questione della fame e del nutrimento della popolazione del pianeta».
Il padiglione del Brasile ha contato oltre 8 milioni di visitatori, tra i 3 padiglioni più visitati dell’Expo, e ha dato il modo di conoscere un Brasile in trasformazione, moderno e consapevole del proprio ruolo di protagonista nella lotta contro la fame nel mondo. «Infatti, il Brasile è il primo produttore ed esportatore mondiale di caffè, zucchero, etanolo, succo d’arance, ma è anche il più grande esportatore di soia, latte, carne di manzo e pollo–specifica il carioca–. I risultati positivi si sono visti, il padiglione brasiliano ha ricevuto il premio per la sostenibilità creato dal Ministero dell’Ambiente italiano e la menzione d’onore per le architetture di Expo Milano 2015. In entrambi i casi sono state riconosciute le preoccupazioni per la sostenibilità e l’efficienza energetica dimostrate dal Paese nel processo di costruzione e di manutenzione del nostro padiglione».
Per quanto riguarda le Olimpiadi, secondo l’ambasciatore ospitare i Giochi del 2016 rappresenta un’opportunità per approfondire i legami con i Paesi partecipanti e divulgare l’immagine di una società inclusiva che riconosce i valori della diversità culturale e la pratica sportiva. La conquista dell’Olimpiade offre l’occasione per una nuova fase di sviluppo delle strutture sportive in Brasile, per migliorare le infrastrutture per nuove iniziative nell’ambito dello sport educativo, per l’incremento del sostegno all’atleta e per migliorare le prestazioni di ogni modalità sportiva. «Sono sicuro che saranno le più belle Olimpiadi di tutti i tempi», sentenzia l’ambasciatore.    


Fabio Porta

Al di là delle formali esternazioni di simpatia reciproca e di amicizia tra i due Paesi, esiste una grande ignoranza sulle reciproche opportunità: se da un lato gli italiani non conoscono il Brasile, dall’altro i brasiliani non conoscono l’Italia, e la reciproca conoscenza è superficiale e influenzata da vecchi stereotipi che mal favoriscono lo sviluppo di effettive iniziative di collaborazione basate su solide fondamenta. Per questo Porta ha fondato l’Associazione d’amicizia Italia-Brasile come strumento per risvegliare, valorizzare e sensibilizzare le imprese, le istituzioni, le università, i giovani, per conoscere ancora di più il Brasile ma anche perché il Brasile conosca di più l’Italia, Paesi complementari e speculari, e nella maniera più corretta possibile. L’associazione è privata, non riceve fondi pubblici e non ha nessun rapporto organico con il Parlamento. Esistono gruppi di amicizia parlamentari, ma questa si rivolge a tutti e va al di là della legislatura; un’associazione è uno strumento molto più semplice, veloce e snello, e meno burocratico. «Sebbene non abbiamo le risorse e le strutture che hanno i grandi enti, dalla nostra abbiamo la vivacità e la leggerezza di una forma associativa privata».
Non a caso il convegno organizzato coincide con l’assemblea annuale dei soci dell’Aaii: «Ciò ci consente di fare un bilancio dell’anno trascorso e delle iniziative realizzate, ma non solo: ci dà la possibilità di socializzare, di sentire la confraternita e la cultura, di dare corpo e anima a quell’amicizia tra Italia e Brasile che è nel simbolo e nel nome della nostra associazione». Secondo il deputato del Pd, l’Expo di Milano del 2015 è stato un successo non soltanto per la partecipazione del pubblico ma anche per l’importante contenuto. «Non vogliamo che l’Expo finisca. Vogliamo che da Milano 2015 a Rio 2016 ci sia un percorso virtuoso. Iniziative specifiche con il patrocinio delle Nazioni Unite e della Fao metteranno al centro delle Olimpiadi anche il tema della salute e dell’alimentazione, per crescere e progredire anche a livello di diritti umani e civili. L’evento, che è agonistico, deve essere anche un momento di fraternizzazione e di pace».
Le relazioni tra Italia e Brasile sono, dicono, eccellenti: recenti la visita del presidente brasiliano Rousseff, quindi quella del ministro degli Esteri Mauro Luiz Iecker Vieira. «Siamo fiduciosi e crediamo che il 2016 possa essere l’anno di altre visite istituzionali da entrambe le parti», conclude Porta­.    


Domenico De Masi

Dieci anni fa il Brasile era all’undicesimo posto nella graduatoria dei Paesi per Pil, mentre noi eravamo al settimo posto. Oggi siamo noi ad essere al decimo posto e il Brasile al settimo. Domenico De Masi, sociologo, professore che ha insegnato ininterrottamente dal 1961 ad oltre 5 mila studenti, già assessore alla cultura e al turismo del Comune di Ravello, dove ha condotto una tenace battaglia per la realizzazione dell’Auditorium dell’amico brasiliano Oscar Niemeyer che gliene aveva regalato il progetto, scrittore noto in Brasile, che ne traduce i libri, dal 2010 ha la cittadinanza onoraria di Rio de Janeiro.
«Il Brasile ci ha superati nel Pil, ma ne siamo felici. È interessante–nota De Masi–il fatto che l’associazione Italia-Brasile colga l’occasione degli eventi, perché l’evento è qualcosa di fortemente post-industriale: siamo abituati a organizzazioni come la catena di montaggio dove tutto è previsto e dove il lavoro è praticamente tutto esecutivo. Gli eventi, invece, sono un qualcosa di straordinario e proprio per il loro essere effimero sono fortemente post-industriali. Sono però una forma organizzativa estremamente difficoltosa proprio perché non hanno la prevedibilità che è propria delle organizzazioni industriali: due musicisti, Liszt e Wagner, sostenevano che l’evento deve essere unico nel suo genere, e cioè non deve avere le caratteristiche che sono proprie della fabbrica».
«Tutto questo–prosegue il sociologo molisano­–riguarda quattro eventi: il Campionato mondiale di calcio, le Olimpiadi 2016, l’Expo, e speriamo a Roma le Olimpiadi successive, una ghirlanda di eventi mondiali che ci legano fortemente. L’Italia ha già sperimentato i grandi eventi, basti pensare alla storia romana, alla Chiesa, che è una grandissima organizzatrice di eventi. Ma il Brasile fa altrettanto: la più grande festa del mondo è il carnevale, e quello brasiliano è un prodigio, migliaia di persone sfilano soltanto con lo stimolo e la motivazione della musica. È un miracolo straordinario, compiuto in assoluta felicità. E non è vero che avvengono dei delitti durante quel periodo, anzi: è il periodo più sicuro per andare in Brasile».
La differenza tra evento italiano ed evento brasiliano? Eccola, per De Masi: il Brasile ha una propensione alla festa che è straordinaria, è la fondamentale differenza con l’evento milanese, appartenente ad una società fortemente industriale, quindi «triste» e portata al lavoro. Il milanese è felice quando dice: «Oggi è stata una giornata d’inferno»; invece alle Olimpiadi di Rio si aggiungeranno le caratteristiche del popolo brasiliano, cioè l’allegria, l’accoglienza, la solidarietà e la sensualità, che in Europa ormai sono diventati 4 peccati mortali e che in Brasile invece sono ancora delle grandi virtù. «Credo che con tali virtù la grande idea delle Olimpiadi sarà quella di un’Expo felice: non che l’Expo sia stata infelice, ma è stata milanese, quindi ‘composta’, mentre in Brasile si arriverà alla giusta ‘scompostezza’, che è alla base della felicità».
Sottolinea anche il fatto che gli organizzatori di Rio 2016 siano italiani: «Guardate quanto sono straordinari i brasiliani, che hanno un senso di fede nell’impossibile: affidano non ai tedeschi, ma agli italiani l’organizzazione, perché l’italiano fa le automobili senza trucco». L’agonismo, tema che tratterà quest’anno il Festival della filosofia di Modena con Michelina Borsari, «è più bello della competitività: questa, tipica del mondo industriale comporta che il concorrente soccomba, invece nell’agonismo si è felici anche di non essere arrivati primi, purché vi sia stata partecipazione». Questo è l’incredibile De Masi.   


Maurizio Martina

Scenari completamente diversi, Rio e Milano. Maurizio Martina, dal 22 febbraio 2014 ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali con delega ad Expo, vi trova un legame profondo: «Il Brasile ha portato a Milano una carica e un modo di fare che ci ha aiutato a rendere il nostro un evento speciale, e lo ha fatto con l’intelligenza di una proposta architettonica che ha lasciato il segno. Più delle nostre parole conta la parola di tanti, soprattutto i più giovani, che negli anni ricorderanno come il padiglione migliore sia stato quello del Brasile. I brasiliani sono stati parte fondamentale del racconto di Expo». Il Paese verdeoro ha interpretato al meglio il messaggio architettonico ed il percorso educativo per comunicare correttamente il tema «Nutrire il pianeta. energie per la vita», compiendo la missione con un’originalità e un modo di fare che fa la differenza.
«Brasiliani eccellenti hanno aiutato il mio Ministero ad interpretare fino in fondo quel tema in una scommessa completa, quella di caricare l’esposizione universale di un significato politico, istituzionale, civile più profondo delle ultime edizioni dell’Expo. Noi concepimmo proprio a San Paolo quello che poi è stato uno degli appuntamenti più importanti dell’Expo, e cioè il Forum globale sull’agricoltura realizzato a giugno, anche alla presenza di Lula: questo è stato e rimane oggi uno dei passaggi fondamentali che il Brasile e l’Italia hanno sviluppato insieme e che ha consentito all’Expo di caratterizzarsi marcatamente sul piano istituzionale e civile. È stato anche uno degli eventi preparatori di quanto accaduto qualche settimana fa a New York: la votazione definitiva dei nuovi obiettivi del millennio, in particolare quello di azzerare la fame nel 2030. Questi passaggi sono parte fondamentale del lavoro che abbiamo fatto insieme e sono soddisfatto che eccellenze italiane lavorino in questa nuova occasione».
C’è chi ha detto che eventi di tale portata ormai sono superati, specialmente l’Expo: che senso ha l’Expo nel 2015 quando ormai l’innovazione si trova in un click? «Credo che il passaggio di Milano sia stato cruciale nella storia delle esposizioni universali: nella sua austerità e laboriosità Milano ha aiutato a rileggere la funzione di questi appuntamenti centrandola sul fatto che le esposizioni da generaliste sono diventate più tematiche. Milano segna una grande novità rispetto a Shanghai 2010, che è stata più una vetrina monotematica sulla Cina», conclude il ministro.  


Alfredo Accatino

«Dietro ai grandi eventi ci sono tante storie, e sono storie di tante persone che hanno tante storie da raccontare». Direttore creativo esecutivo e partner della Filmmaster Events-Filmmaster Group, Accatino è l’autore di molti eventi celebrativi e istituzionali, spettacoli dal vivo, programmi televisivi, progetti multimediali, eventi aziendali. Nel 2009 ha organizzato, nello stadio di Cesena, il maggiore corporate show realizzato in Italia, con 11 mila ospiti provenienti da tutte le regioni. Ha firmato apertura e chiusura dei XX Giochi olimpici invernali Torino 2006, la Flag Handover Cerimony a Salt Lake City nel 2002, l’apertura dei IX Giochi paralimpici invernali, della Dubai World Cup 2007-2009 e dei XVI Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, e l’apertura e chiusura dell’Expo di Milano 2015. Ora è pronto per Rio 2016.
«Dietro questi grandi eventi ci sono notti di fatica–spiega Accatino–. Ho firmato l’Expo, eravamo in ritardo, davanti a un Paese che non aveva fiducia, ma noi ce l’abbiamo fatta. Oggi abbiamo vinto la gara per tutti gli eventi olimpici di Rio (torcia, apertura e chiusura): è la prima volta che una società organizza sia le Olimpiadi invernali che quelle estive, ed è la prima volta che lo fa un’italiana. Il giorno prima della cerimonia torinese eravamo preoccupati perché tutto il mondo ci guardava, in un evento che l’Italia non ha capito: la Rai non ha fatto nemmeno un promo di quello che poi sarebbe stato l’evento più visto nella storia della televisione. Ma un’ora prima della cerimonia ero sereno perché più di quello non era possibile fare: abbiamo lavorato per due anni, studiato tutte le cerimonie ed esibito un sistema organizzativo complesso, chiamando anche un australiano. Siamo sereni in Brasile perché la forza di quest’avventura nasce da un’intuizione».
La società di Accatino ha gareggiato contro colossi americani, inglesi, australiani, e il maggior concorrente è stato il responsabile dell’insediamento di Eisenhower alla Casa Bianca. «Tutti si sono presentati con i loro progetti creativi per la gara internazionale avendo ingaggiato grandi nomi per coreografie, balli ed altro–prosegue il creativo–. Noi ci siamo presentati con umiltà, dicendo che sappiamo fare cerimonie, che devono essere brasiliane, e che lavoreremo per permettere al Brasile di presentarsi al meglio».
È nata così la CC2016 Cerimônias Cariocas, joint venture tra la Filmmaster e la brasiliana Sercom, nella quale le posizioni chiave delle direzioni artistiche sono state affidate a figure brasiliane «perché soltanto un brasiliano può raccontare il suo Paese», e questa scelta è stata vincente «perché l’umiltà paga sempre». CC2016 unisce l’identità italiana a quella brasiliana in un’amicizia.
«Miliardi di persone vedranno la cerimonia. Sceglieremo 18 mila volontari, li formeremo, con migliaia di costumi e migliaia di ore di prove: se dovesse valorizzarsi il lavoro dei volontari, le Olimpiadi non avrebbero prezzo». E poi: «Esser volontario è una delle cose più straordinarie, racconteremo l’anima brasiliana al mondo, e l’identità del Sud America il giorno dopo sarà ancora più forte. Penso che il sogno delle Olimpiadi renderà i brasiliani migliori, e per quei giorni anche il mondo un po’ migliore».   


Athos Schwantes

Terza generazione di schermitori Schwantes: suo nonno ha insegnato a suo padre e suo padre ha insegnato a lui e a suo fratello. Ecco perché si chiama Athos, la spada maschile, il campione di scherma del Paranà. «Mia madre mi disse che se volevo girare il mondo dovevo diventare un bravo schermitore, perché soldi non ne avevamo. Mi sono dedicato alla scherma sfruttando anche la fase di crescita economica del Brasile e gli impianti sportivi rimasti dai Panamericani del 2007».
Muta il Brasile a causa di tanti grandi eventi? «Gli eventi disputati in Brasile hanno portato a un cambiamento di mentalità, modificato il modo di vedere lo sport. Faccio parte di un gruppo di atleti aventi uno sponsor privato, altri hanno sponsor pubblici. Non possiamo competere con la scherma italiana ma siamo molto avanti rispetto a 10 anni fa. Con questo cambiamento il Brasile ha ora una struttura sportiva, l’85 per cento dei lavori sono conclusi e Rio 2016 sarà una stupenda occasione per conoscere gli sport ed insieme la bellezza del Brasile».
Italia e Brasile nella scherma: «Sono venuto ad allenarmi in Italia perché qui ci sono gli schermitori più forti del mondo. Mi alleno tutti i giorni con l’ex campione mondiale Paolo Pizzo; Valentina Vezzali al pari è una grandissima campionessa. Questo scambio sportivo è frequente, nella scherma, tra Italia e Brasile per un accordo tra le federazioni. Il mio maestro, Filippo Lombardo, mi ha dato una preparazione eccezionale con la quale mi presenterò a Rio. Sono fortunato a vivere questo momento, importante per la scherma e per il mio Paese. E mi sto preparando per vincere, perché il Brasile non ha mai avuto questa medaglia».   


Michelina Borsari

La filosofia ci è stata consegnata dalla tradizione con due aggettivi: ascetica (seria e pesante) e mentalista (perché razionale). Michelina Borsari è il direttore scientifico del Consorzio per il Festivalfilosofia, manifestazione che guida fin dalla prima edizione, e spiega: «Quando circa 15 anni fa ci è venuta l’idea che il mondo avesse bisogno di ricominciare a pensare, e non soltanto di muoversi, non volevamo fare riferimento esplicito a una tradizione ascetica, che era la filosofia bagnata nelle acque del cristianesimo, e neanche a quella troppo razionale bagnata dalla razionalità illuministica, bensì fare appello a una filosofia che avesse a che fare con l’esperienza di tutti e che s’interrogasse sul senso delle questioni che attraversano il tempo presente, e magari riuscisse a leggere queste questioni che sono quelle tradizionali della filosofia senza passare attraverso quel vestitino che l’accademia ha imposto alla filosofia».
Insomma, una filosofia che fosse in grado di fare un discorso senza noie e senza gergo: «Doveva essere in grado di riacquistare la sua anima greca per diventare una forma di vita comune e di tutti, e non soltanto una disciplina scolastica. Abbiamo immediatamente colonizzato le piazze delle città, e l’abbiamo fatto scegliendo un tema tutti gli anni. La filosofia è conosciuta come l’elogio all’inutilità e a scuola ci viene presentata come quella disciplina con la quale o senza la quale il mondo resta rigorosamente tale e quale, ma noi abbiamo dimostrato che non è così: il mondo non resta tale e quale quando noi ci affidiamo alle risorse del pensiero e l’Occidente di matrice greco-latina ha nella filosofia la risorsa migliore. La filosofia ce l’avrebbe fatta da sola, ma noi volevamo andare in piazza e dovevamo trovare degli aiuti e delle ancelle: le arti, i corpi, la danza, la musica, la cucina».
Così i nuovi filosofi hanno fatto un mix in cui si occupano del loro visitatore da quando arriva a quando parte, costruendo per lui una città che non ha mai visto, vuotandola della macchina. «Non ci sono in giro banchetti ma si mangia nei ristoranti con la cucina filosofica, la sera ci si siede dove si vuole perché ci sono spettacoli per tutti ed è tutto rigorosamente gratuito. Ha funzionato, abbiamo scelto bei temi come la felicità, la bellezza, la vita, e sotto Expo abbiamo scelto l’eredità, cioè qual è il rapporto tra tradizione e innovazione».
Cosa c’entra, allora, il Brasile? Quest’anno il tema è l’agonismo; l’agon è uno dei temi centrali con cui la filosofia nasce in Grecia, non a caso anche le Olimpiadi sono nate in Grecia, e la parola filosofia si dice sia stata coniata su «filopponia», l’amore per il sudore, quello delle palestre e dei ginnasi, perché i greci non distinguevano tra l’esercizio mentale e intellettuale e l’esercizio fisico. «L’uno è possibile solo se c’è l’altro, e a noi sembra che questo sia stato dimenticato–sottolinea la Borsari–, lo sport di oggi è fatto solo di corpo e manca il pensiero. Il nostro compito sarà quello di mettere in scena la possibilità di capire che i corpi pensano, che i pensieri sono sempre incorporati, che lo sforzo fisico è anche un esercizio spirituale».   


Laura Coccia

Cosa ci fa un politico a parlare di sport? Se lo chiede Laura Coccia, deputata del Pd, affetta da tetraparesi spastica ma atleta: nel 1998 i Giochi sportivi studenteschi insieme alle ragazze normodotate, dall’anno successivo gare per disabili. Correndo controlla meglio la sua spasticità. A giugno 2003 i Campionati italiani assoluti della Fisd nei 100 metri e il suo primo titolo italiano, quindi gare di 100, 200 e 400 metri. Nel 2005 è convocata in Nazionale per i Campionati europei (quinto posto), e intanto alle elezioni del 2013 è eletta deputata nella circoscrizione XX Campania 2 per il Partito democratico. Nel 2014 presenta la proposta di legge per introdurre i laureati in scienze motorie nella scuola primaria, e la proposta di legge per la parità di genere nello sport professionistico; nel 2015 riceve la delega come responsabile del settore Calcio per il Pd. A settembre 2015 pubblica una sua foto in bikini su un social network, nella quale è visibile una delle tante sue cicatrici, per esortare a vivere la propria vita libere dagli stereotipi sul corpo. Tra le condivisioni anche quella di Matteo Renzi che la ringrazia pubblicamente.
«I politici di solito non parlano di sport–sottolinea­ dinnanzi agli amici di Italia e Brasile–per il sacro principio dell’indipendenza dello sport dalla politica. Eppure lo sport è stato ed è uno straordinario strumento di messaggi politici, basti pensare alle Olimpiadi di Berlino del 1936, a Città del Messico del 1968, all’attentato di Monaco di Baviera del 1972, al boicottaggio del 1980, a Seul 1988, a Sochi 2012. Pur essendo uno strumento straordinario, la politica non ne parla mai, delegando e nascondendosi dietro questa autonomia. Ma lo sport è uno strumento sociale straordinario, perché le sue regole valgono per tutti: lo sport è la cosa più democratica che esista, non importa il colore della pelle e la religione, e si impara moltissimo guardando una competizione. Dallo sport la politica può imparare molto».
«Del simbolo dei Giochi di Rio mi piace il cerchio dell’amicizia, che ricordo il quadro di Matisse, l’armonia dei popoli. Questo è il senso profondo dello sport, a partire dalla pace del mondo greco in cui le Olimpiadi erano una cosa sacra. Mi auguro che i Giochi di Rio possano essere un momento di amicizia tra tutti i popoli, e che questo messaggio straordinario arrivi a tutto il mondo», e davvero non c’è altro.    

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