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Carceri dolci, letture, pedalate rieducative: Brasile dietro le sbarre

Un centro Apac Un centro Apac

Quattro giorni di carcere in meno per ogni libro letto: è la formula che hanno assunto quattro penitenziari brasiliani per contrastare il sovraffollamento delle carceri e la scarsezza di fondi. Non è l’unico esperimento. Nel carcere di Santa Rita do Sapucai, per ogni tre giorni di pedalate sotto il controllo di guardie armate, la pena si riduce di un giorno: ciò è finalizzato alla produzione di energia elettrica, immagazzinata in batterie e usata di sera per illuminare la passeggiata lungo il fiume, zona al buio e abbandonata dagli abitanti. Eppure il ministro della Giustizia José Eduardo Cardozo ha dichiarato che preferirebbe morire piuttosto che finire in una prigione brasiliana. Ma i privati si fanno avanti, come nelle iniziative di rieducazione: nello Stato di Minas Gerais è in corso di costruzione un penitenziario PPP, ovvero Public Private Partnership, il Ribeirão das Neves, con una capacità di oltre tremila detenuti, che sarà gestito dalla Gestores Prisionais Associados: 300 dipendenti pubblici si occuperanno della parte criminale e disciplinare, e 800 dipendenti privati si occuperanno del resto. Nel medesimo Stato operano anche gli Apac, «carceri dolci» che in Brasile esistono da ben quarant’anni. Quando è nata all’interno di un’esperienza di pastorale carceraria, la sigla significava «Amando il prossimo amerai Cristo»; oggi è l’Associazione per la protezione e l’assistenza ai condannati, che si prodiga in forme di detenzione ad alto contenuto rieducativo, sul principio che «entra l’uomo, il reato resta fuori»: costano meno, si pranza con posate di metallo e nessuno tenta di scappare, «perché non si fugge da chi ti vuole bene».

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