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FOCUS LAVORO - Anpal. dal sussidio ai percorsi di vita e lavoro: le politiche attive

Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia  nazionale per le Politiche attive del lavoro Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro

L’Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro (Anpal) ha come principale obiettivo il coordinamento delle politiche del lavoro a favore di persone in cerca di occupazione e la ricollocazione dei disoccupati in Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), in Dis-Coll per collaboratori e precari mediante la predisposizione di strumenti e metodologie a supporto degli operatori pubblici e privati del mercato del lavoro. Per l’attuazione delle nuove politiche attive del lavoro l’Anpal realizza il sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, in cooperazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, le Regioni e le Province autonome, l’Inps e l’Inapp (ex Isfol). L’Anpal coordina la Rete nazionale formata dalle strutture regionali per le politiche attive del lavoro, dall’Inps, dall’Inail, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Anpal Servizi (ex Italia Lavoro), dall’Inapp e dal sistema delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, dalle università e dagli altri istituti di scuola secondaria di secondo grado.
È guidata dal presidente Maurizio Del Conte, che rilascia a Specchio Economico questa intervista.

Domanda. Che cosa è cambiato dal 1 gennaio di quest’anno con la trasformazione di Italia Lavoro in Anpal Servizi?
Risposta. Il disegno di trasformazione societaria era iniziato a settembre scorso con l’Agenzia nazionale per le Politiche attive che subentrava nella proprietà delle azioni di Italia Lavoro spa e la conseguente assunzione da parte mia del ruolo di amministratore unico. È un passaggio determinante nella costruzione di una regia centrale per la rete nazionale delle politiche attive del lavoro; negli anni Italia Lavoro ha sviluppato know how e un’importante azione di supporto anche alle Regioni per lo sviluppo dell’occupazione, realizzando progetti anche attraverso la costruzione di una rete tra pubblico e privato a favore di coloro che cercano lavoro o devono ricollocarsi, contribuendo così a costruire quel cambiamento culturale che sottende all’intera riforma: legare le politiche passive - dunque il sussidio di disoccupazione - alle politiche attive, dove al centro è la persona e la sua ricerca di nuova occupazione. Le competenze e l’esperienza maturata negli anni da Italia Lavoro sono valorizzate in Anpal Servizi, che diventa così il braccio operativo di Anpal; l’obiettivo è parlare semplicemente dell’Agenzia nazionale, è all’interno di essa che - con i diversi contributi - si realizzano le politiche attive.
D. Secondo l’Istat, solo il 47,2 per cento delle donne lavora (dato 2015). A cosa è dovuto?
R. I dati Istat sull’occupazione sono molto preoccupanti e non dovrebbero essere presi alla leggera. Significa che in Italia permangono ostacoli molto forti allo sviluppo e alla liberazione delle energie delle donne. Liberazione che non va intesa come un vantaggio solo per le donne, ma, al contrario, come un vantaggio per l’intera società. La «Womenomics», l’economia al femminile, genera infatti veri e propri moltiplicatori che producono effetti di crescita nel settore dei consumi, dei servizi, degli investimenti e dell’innovazione, contribuendo allo sviluppo dell’intero sistema economico. Per conoscere e affrontare il problema abbiamo anche il progetto «EQuIPE 2020», che propone un nuovo modo di affrontare la questione dell’occupazione femminile. Supera la logica della «tutela per le donne» e sperimenta misure che generano un legame diretto tra l’occupazione femminile e il recupero della competitività delle aziende, che si traducono anche in una maggiore partecipazione delle donne al lavoro.
D. Un milione di famiglie invece è senza lavoro, soprattutto al sud. Come si riesce ad uscire da questa vera e propria emergenza?
R. Il Governo è consapevole dell’urgenza del tema nelle regioni del Mezzogiorno; per favorire nuova occupazione è stato introdotto un nuovo incentivo per l’assunzione di soggetti disoccupati che dichiarino la propria immediata disponibilità allo svolgimento di un’attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politiche attive del lavoro, concordate con il Centro per l’impiego. L’incentivo riguarda i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro entro un massimo di 8.060 euro annuali per ciascun lavoratore assunto. Certamente la misura non è sufficiente da sola a creare nuova occupazione, l’obiettivo deve essere la crescita economica del Paese nel suo complesso, ma aiuta le imprese a scommettere sul futuro, a investire in capitale umano anche per il recupero della produttività. A questo proposito è un incentivo che ben si integra con le opportunità offerte da Industria 4.0.
D. Come combattete la disoccupazione giovanile? Quali le misure e gli incentivi?
R. Il programma Garanzia Giovani - attivo dal 2015 - ha raggiunto oltre un milione e 300 mila giovani. Nel dettaglio le misure previste a livello nazionale e regionale sono l’accoglienza, l’orientamento, la formazione, l’accompagnamento al lavoro, l’apprendistato, il tirocinio, il servizio civile, il sostegno all’autoimprenditorialità, la mobilità professionale all’interno del territorio nazionale o in Paesi UE, il bonus occupazionale per le imprese e la formazione a distanza. Un insieme di misure che ha l’obiettivo di ridurre il tempo - troppo ampio in Italia - che intercorre dalla fine degli studi e della formazione all’occupazione. I destinatari sono i cosiddetti «Neet», i giovani che non studiano e non lavorano: a differenza di quanto spesso si sente in giro, è un gran successo essere riusciti per la prima volta a raggiungere e registrare un così alto numero di soggetti. Un piano straordinario per il 2017 stanzia 200 milioni per favorire l’assunzione di giovani, con una decontribuzione di fatto totale per le imprese che assumono. L’altro obiettivo che abbiamo davanti è mettere in stretta relazione il mondo della scuola e della formazione e il sistema delle imprese e la domanda di lavoro che esprime. Attualmente le due realtà non dialogano, è una delle maggiori cause della disoccupazione giovanile. Per questo è uno dei compiti prioritari dell’Agenzia.
D. A che punto è il contratto di ricollocazione? Come pensa si possa sviluppare?
R. Da pochi giorni ha preso avvio la sperimentazione, che coinvolge circa 30 mila destinatari individuati tra i percettori di NASpI - la Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego - da almeno 4 mesi, i quali avranno a disposizione un buono fino a un massimo di 5 mila euro per servizi di assistenza intensiva alla ricollocazione, presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro privata accreditata. C’è da sottolineare che l’assegno non viene erogato direttamente all’utente ma agli operatori attraverso un meccanismo fortemente incentivante, perché l’operatore sarà retribuito solo a risultato raggiunto, cioè alla firma di un contratto di lavoro da parte del disoccupato. L’AdR è di fatto la prima misura nazionale di politica attiva, e rappresenta per il Paese un radicale cambio di prospettiva. Non si tratta di un sussidio alla disoccupazione, bensì di un buono per accedere a un percorso personalizzato di accompagnamento al lavoro, seguito da un tutor dedicato. A regime il bacino dei destinatari è di circa 400 mila disoccupati: la sperimentazione è importante sia per individuare eventuali correzioni da fare nel processo sia per registrare la risposta dei disoccupati alla proposta. Bisogna sottolineare che l’adesione è volontaria.
D. Come sono i rapporti con le Regioni?
R. L’Italia è un Paese complesso, con forti differenze a livello territoriale, che sfuggono anche alla tradizionale divisione tra nord e sud. I rapporti con le Regioni sono buoni, l’accordo Stato-Regioni che sancisce la nascita dell’Agenzia nazionale è precedente al referendum costituzionale dello scorso dicembre. Questo significa che il dialogo è continuo, a volte il confronto è serrato ma sempre costruttivo, nella consapevolezza che solo con un proficuo dialogo tra Stato centrale e istituzioni decentrate - comprese le Città metropolitane - si possa rispondere alle problematiche dei cittadini, soprattutto in tema di occupazione, dove spesso siamo di fronte a crisi aziendali che si identificano con un preciso territorio. È il caso di Almaviva e degli oltre 1.600 licenziamenti avvenuti nel Lazio: la risposta è stata costruita insieme da Regione Lazio, Ministero dello sviluppo economico, Ministero del Lavoro e naturalmente Anpal, che ha la regia dell’intervento.
D. Come si può migliorare l’attività dei centri pubblici per l’impiego, in particolare al sud, dove esistono maggiori difficoltà?
R. Il piano di rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro predisposto insieme dall’Anpal e dalle Regioni sta per vedere la luce; in particolare si vuole migliorare la qualità dei servizi offerti attraverso l’implementazione e l’evoluzione di strumenti quali la metodologia di profilazione dell’utente, gli standard di servizio in relazione a ciascuno dei servizi e misure di politica attiva, la definizione di costi standard unitari, la messa a regime del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro. È inoltre previsto un incremento delle risorse, oltre a un aggiornamento professionale che si sta già svolgendo. L’Anpal si propone di realizzare un servizio dedicato agli operatori dei Centri per fornire una mappa geo referenziata delle imprese che presentano una maggiore propensione all’assunzione di personale. Il servizio, disponibile on line, consentirà a ciascun operatore abilitato di navigare tra le imprese presenti nel bacino del proprio centro, potendo selezionare le aziende in base al settore produttivo, alle tipologie di contratto adottate, ai profili professionali richiesti, all’età e al genere. Questo dovrebbe consentire agli operatori di sviluppare delle vere e proprie strategie di marketing delle politiche del lavoro - incentivi, politiche di attivazione, opportunità di formazione - rafforzando quindi i rapporti con le imprese. È uno strumento determinante per mettere i Centri pubblici in grado di collaborare e competere con le agenzie private per il lavoro nell’erogazione dei servizi, quali quelli previsti dall’assegno di ricollocazione.
D. Quali sono le prossime iniziative di Anpal Servizi?
R. Come accennavo prima, un intervento forte nella transizione scuola-lavoro: la nascita dei tutor, che aiuteranno scuole e università nella costruzione di rapporti stabili con le imprese e nell’erogazione di servizi che facilitino la progettazione e la realizzazione di percorsi di alternanza scuola/lavoro, di tirocini, di apprendistato di primo livello e di alta formazione e ricerca. Il tutor consentirà allo studente, a partire dal terzo anno della scuola secondaria di secondo grado, di pianificare un percorso personale di ingresso nel mondo del lavoro. L’intervento intende coinvolgere gradualmente 5 mila istituti, oltre a università e istituti tecnici superiori. Inoltre l’azione per Almaviva, sopra citata, è un esempio di come l’Agenzia intende agire, con la creazione di una task force interistituzionale in grado di affrontare le crisi che si presenteranno, un vero cambiamento culturale, un approccio che oltre alla garanzia del sussidio per chi resta disoccupato propone percorsi di vita e di lavoro.   

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