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FOCUS ambiente energia sostenibilita' - Carlo Bollino: Aiee, in Italia il sistema e' frenato dal fisco, che e' privo di una logica energetica

Carlo Andrea Bollino, presidente dell’Associazione italiana economisti dell’energia (AIEE) Carlo Andrea Bollino, presidente dell’Associazione italiana economisti dell’energia (AIEE)

L’AIEE è stata fondata nel 1989 come sezione italiana della IAEE - International Association for Energy Economics, prestigiosa associazione, con sede negli Stati Uniti, che opera dal 1977 in 70 Paesi, con oltre 3.500 membri e 29 consociate. Associazione no-profit che svolge funzioni di referente indipendente, aperta a tutti coloro che si occupano di energia al fine di favorire tra essi l’incontro, il dibattito e lo sviluppo culturale, l’AIEE è composta da soci sostenitori aziendali, soci individuali e soci «giovani», tutti anche membri dell’Associazione internazionale. Contribuendo attivamente allo sviluppo del dibattito energetico, ha organizzato più di 140 conferenze nazionali ed internazionali su tematiche energetiche. L’Associazione fornisce consulenze specifiche mettendo a disposizione anche i suoi servizi: l’Osservatorio Energia ed il Servizio Previsione Energia e Prezzi

L’Associazione italiana degli economisti dell’energia riunisce coloro che sul piano professionale si occupano di problemi riguardanti l’energia, al fine di favorire tra essi l’incontro, il dibattito e lo sviluppo culturale. Non ha scopo di lucro, i suoi proventi derivano dalle quote di iscrizione, da contributi per studi e ricerche ricevuti da enti e società interessate, dalla cessione di pubblicazioni ed atti, da quote di partecipazione a congressi ed altre iniziative, nonché da donazioni o da contributi in genere. Svolge funzioni di referente indipendente per i problemi della politica energetica italiana nei confronti di organismi nazionali ed internazionali cui fornisce pareri, e svolge una intensa attività di carattere informativo e di stimolo nei confronti di enti ed organismi preposti alla definizione della politica energetica in Italia con i quali ha spesso incontri e dibattiti. Promuove inoltre la conoscenza dei problemi energetici in ambito universitario e post universitario, direttamente con l’organizzazione o il patrocinio di corsi di specializzazione e masters e, indirettamente, attraverso borse di studio che assegna a laureati in campo economico energetico. Facilita, inoltre, la partecipazione di giovani studenti che vengono invitati ai seminari e convegni con quote ridotte.
L’AIEE fornisce analisi approfondite e scenari di breve, medio e lungo termine che costituiscono la base per lo sviluppo di strategie, valutazione di investimenti e decisioni commerciali a livello globale e regionale. Gli esperti discutono di questioni che riguardano l’industria energetica con compagnie operative a livello nazionale ed internazionale e rappresentanti di Governo, e può contribuire a sviluppare strategie sostenibili per valutare investimenti ed iniziative. In grado di fornire punti di vista innovativi combinando rigore analitico con profonde conoscenze industriali e geopolitiche, l’AIEE è presieduta da Carlo Andrea Bollino, autore di circa 200 articoli e pubblicazioni, che ha ricoperto diversi incarichi e ruoli, sia nell’ambito della ricerca e consulenza scientifica nel settore economico, sia presso società ed enti vari.
Domanda. Sull’argomento energia si sono formati due «schieramenti»: uno è quello degli «idealisti», sicuri che la rivoluzione energetica delle rinnovabili sia ormai avviata, e quelli che potremmo chiamare «scettici» che credono che non ci sia nessuna rivoluzione o che questa sia impossibile. Lei da che parte sta?
Risposta. Credo che i due schieramenti cui lei fa riferimento siano riconducibili al solito gioco di interessi di parte. Esiste poi un interesse collettivo, suggerito dalla comunità scientifica, che è quello di trasformare il sistema energetico mondiale per abbassare il rischio collegato ai cambiamenti climatici. Il decisore pubblico ha di fronte una scelta: intervenire in maniera diretta o lasciare fare al mercato. Gli interventi non sono mancati, ma il principio di efficienza forse è stato poco rispettato a favore di iniziative nate sotto pressioni di tipo ideologico.
D. Qual’è l’attuale situazione della transizione energetica? Il sistema energetico è aperto o no alla trasformazione?
R. La trasformazione è in atto sotto i nostri occhi, e negli ultimi anni compie i maggiori progressi proprio lì dove c’è ancora la maggiore concentrazione di emissioni di CO2. Secondo gli ultimi dati dell’AIE, l’Agenzia Internazionale Energia, il più forte calo delle emissioni di CO2 nel 2016 è avvenuto negli Stati Uniti, che hanno così raggiunto il livello più basso di emissioni di questo gas climalterante dal 1992.
D. Da tempo si parla di «green economy»: un’economia sostenibile che crea posti di lavoro, profitti, riduzione dell’impatto ambientale. Che ruolo assume l’Italia nelle attività di ricerca e innovazione in questo ambito?
R. Nel settore dell’efficienza energetica il nostro Paese è tra i più avanzati, anche grazie a tecnologie e tecniche gestionali sviluppate al suo interno e spendibili anche all’estero. Nelle rinnovabili siamo partiti in ritardo nella produzione ma non nell’utilizzo. Ciò costituisce un problema di non difficile soluzione, ma rimane una sfida per il futuro.
D. Secondo quali linee deve realizzarsi il dialogo tra le imprese e i decisori pubblici per andare verso un nuovo modello di business e di transizione energetica?
R. Il decisore pubblico ha in mano due grosse leve: una è la normativa e l’altra, strettamente correlata, è quella della fissazione di livelli minimi di qualità energetica per gli apparecchi che producono e trasformano l’energia e per gli apparecchi per l’utilizzo dell’energia.
D. Le rinnovabili in Italia hanno avuto un periodo di sviluppo seguito da una fase di stallo, dovuto a numerosi provvedimenti normativi penalizzanti. Come si giustifica questo gap, che sta avendo conseguenze disastrose sulle aziende?
R. Non è vero. Come Paese, l’Italia si piazza ai primi posti in Europa per efficienza ed ha raggiunto nel 2015 l’obiettivo sulle rinnovabili al 2020 con un costo che dobbiamo ancora ammortizzare. Inoltre, la domanda di energia è in corso di ridimensionamento anche per la crescita economica piuttosto modesta. Non dimentichiamo che esiste anche un problema di competitività. Al momento, le aziende italiane pagano l’energia elettrica molto di più dei concorrenti anche a causa dei pesanti oneri di sistema, tra cui quelli che vanno a finanziare gli incentivi alle fonti rinnovabili, oggi non più proponibili.
D. Gli obiettivi dell’UE sulla riduzione delle emissioni di gas serra rischiano di penalizzare ulteriormente le imprese italiane, già costrette a competere in condizioni svantaggiose per via dell’alto costo dell’energia. Come variare i sistemi di produzione di energia tenendo conto dell’assetto tecnico-tecnologico e di quello del business?
R. Qualsiasi confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei non può partire dall’attenzione al peso della fiscalità sull’energia che grava su tutti i prodotti in modo rilevante e privo di una logica energetica, dettato soprattutto da un’esigenza di massimizzare il gettito. Cambiare questo modello in senso meno distorsivo e più legato agli aspetti di carattere ambientale è possibile ed auspicabile, ma richiede una visione d’insieme a livello di Paese. Tra l’altro, questa logica potrebbe trovare riscontro anche negli obiettivi perseguiti dall’Unione Europea.
D. Grazie all’utilizzo delle fonti rinnovabili dovremmo dipendere molto meno dal prezzo delle materie prime: perché ciò non si è tradotto in un risparmio in bolletta? Tra le cause dei rincari ci sono anche gli incentivi per le fonti rinnovabili?
R. Dal 2008 al 2016 la bolletta energetica stimata dall’AIEE è scesa di 30 miliardi di euro. Tale riduzione è dovuta, per 24 miliardi, al crollo dei prezzi delle «commodities», e per la restante parte al minor esborso, alle minori importazioni grazie all’apporto delle fonti rinnovabili innovative, solo fotovoltaico ed eolico. Un ulteriore risparmio, che l’AIEE ha stimato in un massimo di 3-4 miliardi di euro all’anno nei suoi scenari di sistema, potrebbe venire dalle prossime azioni da implementare per la decarbonizzazione al 2030. L’utente finale ha, invece, visto, tra il 2008 ed il 2015, la sua bolletta elettrica aumentare del 14 per cento per quanto riguarda il settore domestico e dell’11 per cento per l’industriale. In pratica, il calo della componente energia, che effettivamente si è verificato, è stato compensato dall’aumento delle altre due componenti: costi per i servizi di rete ed oneri di sistema, per la gran parte rappresentati dagli incentivi alle rinnovabili elettriche.
D. Secondo l’AIEE, quale sarà lo scenario futuro dell’energia?
R. Sarà un sistema molto più equilibrato, attento all’ambiente e dove i consumatori avranno un ruolo molto più importante di adesso.   

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