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FOCUS ambiente energia sostenibilita' - MFM: policlinico Sant’Orsola di Bologna modello «verde» di efficienza energetica

Aldo Chiarini, amministratore delegato di MFM. A destra, fase dei lavori al Policlinico Sant’Orsola Malpighi Aldo Chiarini, amministratore delegato di MFM. A destra, fase dei lavori al Policlinico Sant’Orsola Malpighi

Manutencoop Facility Management spa è il principale operatore italiano del settore dell’Integrated Facility Management, ovvero l’erogazione e la gestione di servizi integrati rivolti agli immobili, al territorio e a supporto dell’attività sanitaria. Ha sede direzionale a Zola Predosa (Bologna), ed altre distribuite sul territorio nazionale, con oltre 20 mila dipendenti. Nel 2016 ha registrato un fatturato pari a 929,1 milioni di euro

Circa 2.200 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) di energia primaria risparmiate e una riduzione del 14 per cento delle emissioni di gas inquinanti: sono questi i primi benefici che l’Azienda ospedaliera Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna ha già ottenuto in soli 9 mesi dall’entrata in funzione della nuova centrale di cogenerazione progettata e realizzata da Progetto Isom, società di scopo «capitanata» da Manutencoop Facility Management.
Un beneficio per l’aria cittadina pari a quello che si sarebbe ottenuto spegnendo per un anno 1.900 caldaie da appartamento. E con l’entrata in funzione della trigenerazione, in estate, i benefici saranno ancora più consistenti, pari allo stop di 3 mila caldaie, rendendo il Policlinico bolognese una della strutture ospedaliere più «verdi» d’Italia dal punto di vista energetico. Ma i benefici ambientali non sono l’unica caratteristica che rende l’impianto del Policlinico bolognese un vero e proprio caso-scuola nel panorama della riqualificazione energetica e dell’impiantistica in ambito sanitario.
Spiega Aldo Chiarini, amministratore delegato di MFM, primo operatore italiano del settore: «Questa centrale termica può rappresentare un modello sviluppabile in tutto il Paese e non solo per i risparmi che consente in bolletta e sulle emissioni nocive, ma anche per il pionieristico project bond che la supporta e le soluzioni tecnologiche adottate, che ci hanno permesso di lavorare per i tre anni di realizzazione del più grande impianto di trigenerazione ospedaliero in Italia, senza mai causare disagi all’operatività quotidiana di medici e pazienti».
La nuova centrale, infatti, «consente di produrre contemporaneamente, attraverso un unico impianto alimentato a metano, sia l’energia elettrica che l’energia termica necessaria al fabbisogno del Policlinico. Di norma in una centrale termoelettrica solo circa il 30-35 per cento del combustibile è trasformato in energia elettrica, mentre la parte rimanente finisce per disperdersi sotto forma di calore, ovvero energia termica. Al Sant’Orsola, in estrema sintesi, attraverso la cogenerazione si recupera e riutilizza questa energia distribuendola nell’intero Policlinico per soddisfare i fabbisogni energetici e, in estate, per la produzione di acqua refrigerata mediante l’utilizzo di una centrale frigorifera con gruppi assorbitori (trigenerazione)».
Quando in estate entreranno in funzione anche i gruppi ad assorbimento, il sistema produrrà elettricità, riscaldamento e refrigerazione. La riduzione dei consumi di energia primaria a regime raggiungerà così il 27 per cento (4.863 TEP/anno) e quella delle emissioni di gas a effetto serra il 22,2 per cento (1.589 t CO2 eq/anno). L’intervento, avviato nel gennaio del 2012 e frutto della visione della Direzione del Policlinico, è stato realizzato in regime di project financing per un valore complessivo di 36 milioni da Progetto ISOM, società di scopo guidata da Manutencoop Facility Management di cui fanno parte anche Siram e Sinloc. Inoltre, è stato finanziato per 26 milioni con un project bond integralmente sottoscritto dal Fondo europeo per l’Efficienza energetica (EEEF), innovativa partnership tra pubblico e privato nata per finanziare interventi di efficienza energetica. Primo esempio in Italia di «obbligazioni di progetto», l’opera è stata presentata come esempio di «best practice» durante la XXI Conferenza Mondiale sul Clima (COP21), tenutasi lo scorso dicembre a Parigi.
I lavori avviati nel 2012, sebbene abbiano comportato il rifacimento delle reti fluidiche primarie in un contesto complesso e soggetto a vincoli come il Policlinico Sant’Orsola Malpighi, sono stati realizzati senza alcuna interruzione del normale svolgimento delle funzioni sanitarie: complessivamente sono stati stesi 15 chilometri di tubi ed impiegate circa 750 persone e 60 ingegneri e progettisti. L’iter amministrativo ha previsto anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), la medesima richiesta, ad esempio, per i grandi complessi siderurgici.    

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