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Anticipo Pensionistico Volontario: ecco come funziona l’APE in attesa del decreto attuativo del governo

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La legge n. 232 del 2016, articolo 1 commi 164 e seguenti (legge di bilancio 2017) ha introdotto nella legislazione italiana, l’Anticipo Pensionistico - Ape. L’Anticipo Pensionistico può essere volontario o sociale; può essere richiesto da lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e a forme sostitutive o esclusive, con almeno sessantatré anni di età e venti di contributi.
All’Anticipo, per chi ha aderito a una forma pensionistica complementare o integrativa, si può aggiungere la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata - Rita. La misura è sperimentale, fino al 1° gennaio 2019 e sarà prorogata alla luce dei risultati ottenuti. Sono esclusi i lavoratori assicurati alle casse professionali. L’Ape, almeno quello volontario, non prenderà il via, come previsto, il 1° maggio 2017, non essendo stati emanati i decreti attuativi.

APE VOLONTARIO
L’Ape volontario, più esattamente «anticipo finanziario a garanzia pensionistica», è un finanziamento d’importo scelto dal lavoratore, assistito da un’assicurazione rischio morte, per anticipare il momento della quiescenza. Il prestito deve essere rimborsato raggiunto il regolare periodo di quiescenza, con trattenuta, effettuata dall’ente previdenziale, sulla pensione mensile. Il lavoratore per accedere all’Ape deve aver compiuto 63 anni, versato almeno 20 di contributi e avere un periodo residuo massimo di 3 anni e 7 mesi per il raggiungimento della pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio. La pensione residua, corrisposte le rate di ammortamento dell’anticipo, dovrà essere di almeno 702,65 euro, pari a 1,4 volte il trattamento minimo Inps.
Per i lavoratori precoci il periodo contributivo effettivo, in considerazione dei contributi figurativi e i riscatti precedenti il compimento del 19esimo anno di età, deve essere di almeno dodici mesi. Questi lavoratori potranno andare in pensione con 41 anni di anzianità, anziché i previsti 42 anni e 10 mesi, se abbiano utilizzato da almeno tre mesi l’indennità di disoccupazione (Naspi). La pensione non è cumulabile per un periodo pari all’anticipo goduto, con reddito da lavoro subordinato o autonomo.
La domanda per accedere all’Ape deve essere presentata all’Inps. Secondo le disponibilità assegnate, 660 milioni, le domande possono essere presentate dal 1° maggio 2017, ma si avrà un rinvio. La scadenza è fissata al 30 giugno 2017; altre domande saranno in seguito accettate solo alla luce delle disponibilità residue.
La domanda di accesso all’Ape non è revocabile salvo il rispetto delle regole imposte dal Testo Unico Bancario in materia di credito ai consumatori e dal Codice del Consumo in materia di recesso (14 giorni dalla sottoscrizione e consegna del contratto di finanziamento). I requisiti per ottenere il finanziamento devono richiesti dal lavoratore per via telematica o attraverso i patronati una volta ottenuto lo Spid, all’Inps, che eseguirà la certificazione e indicherà anche l’importo minimo e massimo dell’anticipo ottenibile.
L’Inps mette a disposizione dei lavoratori anche un simulatore; in questo modo il richiedente potrà verificare che il costo da sopportare per l’anticipo non sia superiore al trenta percento della pensione futura, massimo consentito dalla legge, compresi altri eventuali impegni finanziari (ad esempio, mutuo per la casa o prestito). Solo dopo la risposta dell’Inps, il richiedente invierà la domanda definitiva contenente la richiesta di finanziamento, di copertura assicurativa e di pensionamento posticipato. Il lavoratore per accedere all’anticipo deve dotarsi di Spid, il Sistema pPubblico di Identità Digitale, che permette di accedere ai servizi on line della Pubblica Amministrazione con un’unica Identità Digitale.
È stata prevista la creazione di un Fondo di Garanzia statale che coprirà l’80 per cento del finanziamento e dei relativi interessi, per gli eventuali casi di mancato rimborso delle rate, di premorienza o di fallimento dell’assicurazione. Intermediari bancari e assicurativi, potranno aderire volontariamente agli accordi sottoscritti tra ministro dell’Economia, delle finanze e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Associazione Bancaria Italiana, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici e altre imprese assicurative primarie.
Il finanziamento sarà commisurato alla quota di pensione: 75 per cento della pensione netta per anticipi di almeno 36 mesi, 80 per cento per anticipi tra 24 e 36 mesi, 85 per cento per anticipi tra uno e due anni, 90 per cento per meno di un anno. L’importo minimo mensile della rata dovrà essere di 150 euro.
Il tasso d’interesse nominale sarà, almeno, del 2,75 per cento , il premio assicurativo, massimo il 30 per cento dell’anticipo. Sugli interessi e sul premio assicurativo sarà applicata una detrazione fiscale del 50 per cento. Prevista una commissione dell’1,60 per cento dell’ammontare del finanziamento per l’accesso al Fondo di garanzia. La domanda deve contenere i dati dell’intermediario finanziatore e dell’assicurazione per la copertura del rischio di premorienza. L’intermediario deve inviare la domanda all’Inps, anche in caso di rifiuto alla concessione: possibilità per cui decade, automaticamente, la domanda dell’Anticipo. L’Istituto è anche l’unico interlocutore del lavoratore e avrà l’ulteriore funzione di fornirgli la documentazione necessaria per la stipula del prestito e dell’assicurazione.
Il prestito decorre entro trenta giorni dalla sottoscrizione del contratto e il lavoratore percepisce la somma prescelta in tante mensilità quanti sono i mesi mancanti per il raggiungimento dell’età di vecchiaia, ora, a livello generale 66 anni e 7 mesi. Gli importi ricevuti mensilmente non concorrono al reddito imponibile. Il finanziamento dovrà essere rimborsare il finanziamento mensile, per un periodo massimo di venti anni e 260 rate, salvo estinzione anticipata.
Il finanziamento potrà essere rifiutato, oltre per le previsioni di legge, in caso di debiti scaduti e non pagati, di protesti, di referenza creditizia negativa del richiedente. In caso di richiesta di estinzione anticipata del finanziamento, la domanda dovrà essere presentata all’Inps che entro 30 giorni deve comunicarla alla banca finanziatrice. L’assicurazione, in questo caso, dovrà rimborsare al debitore la parte di premio non goduta.
Le previsioni sulla riduzione della pensione percepita sono di circa il cinque per cento per ogni anno di anticipo. I costi del finanziamento e gli altri aspetti tecnici, concernenti, il funzionamento dell’Ape, saranno regolati da un Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri ancora in via di emanazione.
In particolare, oltre alla fissazione dell’entità minima e dell’entità massima di Ape richiedibile dal lavoratore, il provvedimento dovrà stabilire le modalità di estinzione anticipata dell’Ape nonché di tutte le modalità di attuazione e gli ulteriori criteri, condizioni e adempimenti per l’accesso al finanziamento. Le imprese del settore privato, gli enti bilaterali e i fondi di solidarietà settoriali potranno, con l’accordo del lavoratore richiedente l’Ape, aumentare il montante contributivo maturato dal lavoratore con il versamento all’Inps, al momento della richiesta di accesso, in unica soluzione, un contributo pari, al minimo, alla retribuzione percepita dal dipendente prima del pensionamento, per ogni anno o frazione di anno precedente il diritto di questi a percepire la pensione di vecchiaia. Una possibilità che consentirebbe al lavoratore di ridurre gli oneri di rimborso.
Infine, l’Ape volontaria, per chi ha sottoscritto una forma previdenziale integrativa, può essere abbinata a Rita attraverso il prelievo, totale o parziale, di quanto accantonato, oppure all’Ape sociale per finanziare la quota aggiuntiva della pensione lorda superiore a 1.500 euro il mese.

APE SOCIALE
L’Ape sociale è un sussidio versato dallo Stato al lavoratore in presenza di determinate condizioni, con un tetto massimo di 1.500 euro. Il lavoratore nel caso di Ape sociale non avrà alcuna riduzione della pensione.
Possono accedere all’Ape sociale i lavoratori disoccupati, gli invalidi con trenta anni di contributi, con almeno il 74 per cento d’invalidità riconosciuta, quelli che hanno svolto un lavoro pesante, riportato in 11 categorie specifiche, con almeno 36 anni di contributi, che abbiano lavorato, in modo continuativo, almeno sei degli ultimi sette anni; infine, chi assiste un parente disabile.
Le domande potranno essere presentate, salvo l’ormai certo slittamento dell’avvio, dal 1° maggio al 30 giugno 2017. L’assegno, secondo una priorità che vede come primi percipienti i soggetti più anziani di età, sarà percepito dal lavoratore dal 1° ottobre 2017. Le domande che arriveranno dopo il 30 giugno sino a fine novembre potrebbero essere respinte, se i 300 milioni stanziati dal Governo (e studiati per 35 mila richieste) fossero esauriti; comunque avrebbero l’Ape solo nel 2018 inoltrato.

RENDITA INTEGRATIVA TEMPORANEA ANTICIPATA
Una terza possibilità di finanziamento dell’anticipo del pensionamento per vecchiaia è la «Rendita Integrativa Temporanea Anticipata» (Rita). La Rendita temporanea può essere concessa agli stessi lavoratori cui è concedibile l’Ape volontaria, se hanno sottoscritto una forma di previdenza complementare fondo pensione o piano individuale pensionistico (Pip). Il richiedente l’Ape potrà utilizzare il montante accumulato in una delle forme citate, così da evitare, totalmente o in parte, di accendere un prestito.
La certificazione prevista per l’Ape è conforme anche per Rita. La volontà del legislatore è stata di ridurre, quando possibile l’onere che il lavoratore deve sopportare nel rimborso dell’anticipo. Al prelievo sarà applicata una ritenuta fiscale del 15 per cento ridotto dello 0,30 per cento per ogni anno d’iscrizione alla previdenza complementare eccedente il 15esimo anno, con un massimo del 6 per cento. Una possibilità più vantaggiosa rispetto ad altre forme di anticipo.
Come spesso accade, tra la volontà di dare soluzioni a situazioni difficili e ridurre i guasti del recente passato in tema pensionistico e i risultati conseguibili c’è una differenza enorme. Si chiami pensione anticipata o anticipo finanziario a garanzia pensionistica, le conclusioni sono le stesse: è un’operazione con una riuscita molto difficile sia per il costo sia per le difficoltà burocratiche.
Positiva è certamente la possibilità della flessibilità in uscita che ora è sostanzialmente impossibile, la scelta del periodo di anticipo scelto dal lavoratore, le condizioni finanziarie più basse di quelle di mercato, la possibilità d’integrazione da parte del datore di lavoro, la detrazione fiscale e, molto importante, una soluzione per i lavoratori precoci o che abbiano svolto lavori pesanti.
Il punto è se questi punti positivi siano sufficienti a bilanciare quello negativo di dover pagare un importo non indifferente, fino al 15 per cento della pensione, per un periodo di venti anni, per soldi che il lavoratore ha accantonato negli anni, su cui ha già pagato le tasse. Non solo: l’importo minimo della pensione «garantita» è di poco superiore a settecento euro. Un importo inferiore alla soglia di povertà per un single. Infine, al momento non si conosce la soluzione con l’aumento dell’età pensionabile nei prossimi anni (2-3 mesi ogni biennio, dal 2019), che potrebbe creare paradossi come quelle degli esodati.
Ciò porta alla domanda: quanti sono coloro che potranno accedere all’Ape? Pochi se si prendono a riferimento i pensionati con un emolumento inferiore a mille euro, circa il 40 per cento del totale. Percentuale destinata, probabilmente, ad aumentare con l’adozione dell’Ape. Per l’Ape sociale gli utilizzatori potrebbero essere ancora meno, considerata la richiesta di una dimostrazione che in alcuni casi è impossibile da dare. Il rischio da evitare è che l’Ape si riveli un vantaggio solo per chi ha una pensione elevata, chi ha o pensa di avere un nuovo lavoro e, la cosa più grave, per chi svolge lavoro nero. Sarà opportuno che il periodo sperimentale sia utilizzato per verificare tutti gli aggiustamenti che l’attuale normativa deve sicuramente avere.    

Tags: Maggio 2017

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