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vaqif sadiqov: scambi e investimenti tra azerbaigian e italia

Vaqif Sadiqov, ambasciatore dell’Azerbaigian presso lo Stato italiano

a cura di
GIOSETTA CIUFFA

 

Nominato dal presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ambasciatore presso la Repubblica italiana nell’ottobre del 2010, Vaqif Sadiqov detiene la stessa carica per Malta e per San Marino, ed inoltre è rappresentante permanente presso la Fao, il Wep e l’Ifad, organizzazioni internazionali che hanno sede a Roma. Laureato in Istruzione e Formazione di Lingua inglese, è stato assistente nell’Istituto di Lingue straniere a Baku. Cominciata la carriera diplomatica nel 1992 nel Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, ha partecipato a riunioni dell’Osce, del Consiglio di Cooperazione Nord Atlantico e della Comunità degli Stati Indipendenti; a negoziati ed eventi internazionali in materia di gestione dei conflitti, questioni politico-militari, sicurezza regionale e controllo su armi convenzionali. È stato ambasciatore in Austria. Dal 2004 al 2010 è stato viceministro degli Esteri del proprio Paese.
Domanda. Come sono i rapporti che attualmente intercorrono tra l’Azerbaigian e l’Italia?
Risposta. Prima di tutto vorrei sottolineare che le relazioni tra i nostri Stati sono molto buone, in tutti i settori: economico, politico e culturale. Così pure intensi sono i rapporti diplomatici. In campo economico i due Paesi collaborano sotto molti aspetti. Le aziende italiane hanno molto interesse in Azerbaigian in vari settori e in particolare negli ultimi anni tale interesse è andato aumentando. Ogni mese sono circa 600 le persone che si recano per affari a Baku, ove riteniamo esistano molte opportunità. Oggi l’Azerbaigian è uno dei maggiori fornitori di petrolio dell’Italia, siamo al secondo posto ma desideriamo collaborare anche in altri settori. Per questo il 13 novembre scorso a Baku è stato organizzato l’Azerbaijan-Italy Business Forum al quale hanno partecipato 130 imprenditori italiani. La manifestazione ha riscosso grande interesse e sono stati instaurati nuovi contatti tra le aziende italiane e azere.
D. In che campo principalmente?
R. Soprattutto infrastrutture, agricoltura, industria alimentare, tecnologie informatiche, edilizia, protezione ambientale, turismo. È importante che le imprese italiane partecipino nel settore non energetico, nel quale l’Italia ha molta esperienza. Queste sono le aree di maggior possibile cooperazione.
D. Vi sono già degli accordi?
R. Tra i due Paesi vigono già i maggiori accordi in campo economico, quali quello sulla doppia tassazione o sulla reciproca protezione degli investimenti. In Azerbaigian gli uomini d’affari italiani si sentono come in una qualsiasi città italiana. Questo posso dire riguardo al numero potenziale, ma sono molte le aziende italiane che già vi lavorano. Tuttavia desideriamo che ne vengano di più.
D. Come vengono trattati gli investimenti stranieri?
R. Siamo molto interessati ad essi per cui la nostra legislazione li favorisce. Non c’è una normativa a parte, investitori locali e stranieri hanno gli stessi diritti: questi ultimi però godono di semplificazioni, ad esempio abbiamo eliminato le limitazioni nel settore bancario. Per registrare una società a Baku occorrono uno o due giorni lavorativi; adempiuto ciò, si può iniziare immediatamente l’attività. Il risultato di questa politica è questo: l’Azerbaigian è oggi il Paese leader nel settore degli investimenti. L’ammontare totale negli scorsi anni è stato di 160 miliardi di dollari, nel 2012 invece sono stati investiti 22 miliardi di cui 13 miliardi interni. Siamo molto interessati agli investimenti nella produzione, nella manifattura, nell’industria più che nel settore commerciale. Oltre ai settori elencati, il nostro obiettivo è sviluppare investimenti nelle nuove tecnologie e nel know how, e l’Italia ha molto da proporre in questi campi. Abbiamo grandi progetti, persino più grandi di quelli italiani, ma vorremmo che le aziende italiane partecipassero. Per esempio Baku White City, ossia la costruzione di un’area residenziale dall’estensione di 221 ettari, nella quale le ditte italiane di edilizia, elettronica e attrezzatura in generale potrebbero partecipare. Sarà un nuovo quartiere provvisto di tutto: uffici, scuole, ospedali, abitazioni. E volendo farne una smart city, abbiamo bisogno di nuove tecnologie. Un altro progetto dell’importo di molti miliardi riguarda Khazar Islands, nuova area residenziale su isole artificiali nel Mar Caspio, a 40 chilometri da Baku; è già in costruzione e ospiterà un milione di persone. In lingua azera «Khazar» significa «Caspio». Stiamo sviluppando anche i parchi industriali: abbiamo il parco chimico-industriale di Sumgayit, distante da Baku circa 30 chilometri, specializzato nell’IT e nella chimica. Anche questa è un’area estesa che presenta numerose possibilità di costruire fabbriche, impianti e prodotti industriali. Siamo aperti a società e investimenti locali e esteri, senza differenze nel trattamento. Questi sono i nuovi progetti che possono interessare gli stranieri. Nello stesso tempo l’Azerbaigian a sua volta è diventato investitore all’estero. Negli anni passati abbiamo investito più di 6 miliardi di dollari Usa in particolare in Turchia, Ucraina, Romania, Bulgaria, Serbia, Russia, Kazakhstan, Svizzera. Ora le aziende azere sono solide, non tutte ma alcune lo sono abbastanza da andare all’estero. Vorremmo invitare le aziende italiane a stipulare joint ventures per andare insieme a lavorare all’estero. Anche questo è un fenomeno nuovo.
D. Si sta già verificando?
R. Per il momento abbiamo joint ventures tra aziende italiane e azere in Azerbaigian ma non all’estero, e vorremmo che ciò avvenisse con gli amici italiani.
D. Dove crede sarebbe più facile?
R. Nel Medio ed Estremo Oriente, in Africa e Sudamerica. Non in Europa perché adesso la situazione non è molto buona. Sia l’Italia sia l’Azerbaigian hanno buone relazioni con il Medio Oriente, oppure si potrebbe andare in Africa, dove c’è bisogno di tecnologie e finanziamenti italiani.
D. Qual è il vostro tasso di crescita?
R. Come ha detto, il Paese si sta sviluppando velocemente, È una delle economie che crescono più in fretta. Il prodotto interno lo scorso anno è ammontato a 69 miliardi di dollari. E abbiamo aumentato gli investimenti nel settore non energetico. Il tasso di crescita del settore non energetico l’anno scorso è stato del 9 per cento, ma se consideriamo settori singoli, è stato anche più alto: per esempio nell’edilizia è stato del 20 per cento e nei trasporti del 12 per cento. La nostra politica economica è già riconosciuta dalle comunità internazionali; per esempio, il rapporto «Doing business» del 2013, stilato dalla Banca Mondiale, ci colloca al 67esimo posto tra 183 Paesi. Secondo la classifica del Forum Economico di Davos, l’Azerbaigian è ora al 39esimo posto nella competitività economica. Dal gennaio al settembre 2013 la crescita è stata del 5,4 per cento e l’inflazione del 2,3 per cento. Il reddito della popolazione è cresciuto del 7,6 per cento, le riserve del Governo di denaro straniero raggiungono ora 49,4 miliardi di dollari Usa. Il debito estero è tra il 7 e l’8 per cento del prodotto interno.
D. Quali sono l’andamento attuale e le prospettive del turismo?
R. Il turismo è una delle aree più importanti, il Paese è pieno di luoghi storici e archeologici Quindi vogliamo svilupparlo, ma occorrono molte risorse. Il 2011 è stato l’anno del turismo in Azerbaigian, avviando molti investimenti. Ogni anno riceviamo approssimativamente da un milione a due milioni di turisti; naturalmente, paragonati a quelli che visitano l’Italia non sono molti, ma l’Italia ha 60 milioni di abitanti. Il numero degli hotel in Azerbaigian è raddoppiato negli ultimi cinque anni. Il 18 novembre scorso abbiamo organizzato a Roma il primo Forum del Turismo Italia-Azerbaigian, cui hanno partecipato circa 140 operatori del settore, e in occasione del quale sono stati firmati accordi volti a aumentare il numero dei turisti da e per i due Paesi, come già sta avvenendo. Voli diretti della durata di circa 4 ore collegano Baku a Roma e a Milano più volte alla settimana, eseguiti dall’Azerbaijan Airlines,moderna compagnia aerea dotata di Boeing e di Airbus.
D. Che vi attendete dalla prossima edizione dei Giochi Olimpici Europei?
R. Lo scorso anno è stato annunciato che nel giugno del 2015 Baku ospiterà le prime Olimpiadi europee. Sarà una grande opportunità per noi e si stanno già erigendo edifici sportivi; lo sarebbe anche per le imprese italiane che partecipassero alla costruzione di tali strutture.
D. Per trasportare il gas naturale dal Mar Caspio, a scapito del gasdotto Nabucco, è stato scelto il TAP, Trans Adriatic Pipeline. È ritenuto strategico perché renderebbe l’Italia un hub energetico nel Mediterraneo?
R. Il TAP è importante per varie ragioni: prima di tutto, perché è il primo gasdotto verso l’Europa che, unendosi al Trans Anatolian Pipeline turco e al South Caucasus Pipeline azero, arriva in Puglia passando attraverso la Grecia e l’Albania, e non la Russia attualmente monopolista, permettendo quindi di diversificare l’offerta. Alla fine del 2018 o all’inizio del 2019 porteremo il gas azero in Europa tramite l’Italia: esso consentirà al vostro Governo di avere maggiore sicurezza e flessibilità nello stabilire prezzi e nel distribuire gas. Il 17 dicembre scorso si è svolta a Baku la cerimonia ufficiale per la firma della decisione finale di investimento del Consorzio Shah Deniz; ora si è pronti all’effettiva costruzione del gasdotto.
D. In occasione del terzo Summit del Partenariato Orientale, è stato siglato un «visa facilitation agreement»; sarà più facile ed economico viaggiare dall’Azerbaigian nell’area Schengen e viceversa?
R. L’accordo, che semplifica per alcune categorie di cittadini l’ottenimento dei visti, è determinante perché, quando si hanno molte relazioni, si ha bisogno di viaggiare senza tanti preavvisi; con l’Italia abbiamo scambi economici, politici, culturali, dal settore oil ai programmi studenteschi. Generalmente occorrono al massimo tre giorni lavorativi, ma siamo in grado di procurare visti anche in un giorno solo. Le procedure di Schengen richiedono più tempo ed ecco perché si è giunti a questo accordo: dopo negoziazioni con l’Unione Europea è stato stipulato a Vilnius lo scorso 29 novembre. Per ora sono facilitati studenti, atleti, personaggi dell’arte e della cultura, ma l’obiettivo finale è eliminare del tutto la necessità del visto. Per esempio, oggi non hanno bisogno di visto i passaporti diplomatici italiani e di servizio, anche se mi rendo conto che questi sono solo un numero ridotto, ma in generale, anche se sarà necessario un po’ di tempo, intendiamo eliminare tutte le limitazioni. In ogni caso anche ora non vi sono problemi nel rilascio di un visto per l’Azerbaigian: si può inviare il passaporto per posta e, se si richiede un visto turistico, si può ottenerlo in via digitale, non c’è neanche bisogno di spedire il passaporto all’Ambasciata. Inoltre i turisti pagano tasse ridotte per l’ottenimento del visto, circa 20 euro per un tempo massimo di un mese, rispetto ai 60 euro di quello normale.
D. Crede che ciò sia la base per lo sviluppo di più ampie relazioni?
R. Certo, con tutti i Paesi per cui l’accordo è valido; è importante per noi quanto riguarda l’Italia, perché è maggiore il numero di visti richiesti e perché con essa abbiamo solide relazioni.
D. Ganja è stata nominata capitale europea della gioventù per il 2016. Cosa offre il Paese a bambini e adolescenti, specie se disagiati, e alle loro famiglie?
R. È un Paese giovane, e il Governo è attento alle politiche per l’infanzia e all’istruzione mediante un Ministero apposito con molte risorse. Lo scorso anno il Governo ha finanziato un programma speciale di attività culturali e formative, che realizziamo con partner tra cui l’Italia. La città di Ganja è la seconda città azera, precedente capitale, e l’European Youth Forum l’ha scelta come capitale della gioventù nel 2016. Investiamo molto nel sistema scolastico: negli ultimi anni sono state costruite duemila scuole. È obbligatoria la frequenza per 11 anni, per cui l’alfabetizzazione è del 99,5 per cento. Il Governo inoltre finanzia l’istruzione dei giovani all’estero con 20 milioni di dollari l’anno per alloggio, assicurazione, corsi. Generalmente l’istruzione scolastica e universitaria è gratuita. Abbiamo 36 università statali e 15 private.
D. Come si trova in Italia?
R. La conosco bene, vi sono venuto per la prima volta nel 1992. I nostri Paesi hanno molti elementi in comune, le persone sono disponibili, cordiali e amichevoli. Questo perché, trovandosi nella stessa latitudine, sono simili: sole, mare, paesaggio, cultura, storia e buona cucina. Tutto rende la popolazione amabile.
D. Soprattutto nel settore energetico, come si prospetta la collaborazione tra i due Paesi nel prossimo anno?
R. Portiamo avanti una collaborazione perché forniamo il petrolio all’Italia e nel 2019 forniremo anche il gas. Il vostro contributo può aumentare specialmente nell’industria chimica correlata all’oil & gas. Una cosa è vendere mille tonnellate di petrolio, un’altra mille tonnellate di prodotti chimici. L’Italia ha esperienza, tecnologia, know how e un alto potenziale nei settori non energetici.
D. Qual è il problema del Nagorno Karabakh?
R. Dal 1992 l’occupazione militare da parte dell’Armenia del territorio dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno-Karabakh ha costretto cittadini azerbaigiani di quest’ultima ad abbondanare le proprie case e a vivere in una condizione di «profughi interni». Oggi in Azerbaigian vivono oltre un milione di profughi: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia storicamente prima del 1988, quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati.
D. Che cosa vuole l’Armenia?
R. Prima del conflitto la popolazione nel Nagorno Karabakh era mista, armeni e azeri, ora solo armeni che desiderano l’indipendenza per creare una seconda repubblica armena. L’alternativa è l’annessione all’Armenia. L’Azerbaigian non può accettare queste due ipotesi; quello che può fare è prevedere per la comunità armena un alto livello di autonomia, come in Alto Adige, a condizione che la popolazione azera torni in questi territori e si riprenda a vivere insieme. Trattative sono in corso da 20 anni nell’ambito dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. La legge internazionale ci assiste: risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa, della Nato hanno auspicato l’integrità del territorio dell’Azerbaigian ed il ritiro delle truppe armene.
D. Qual’è la situazione attuale?
R. Il 20 per cento del nostro territorio è occupato dall’Armenia e circa un milione di profughi azeri vivono nei campi o in dormitori: il Governo ha trovato loro dove stare, la loro situazione economica non è negativa ma vogliono tornare nelle proprie case. Questo con l’Armenia è il nostro unico problema di politica estera, e non si assiste a passi avanti. Se l’occupazione finirà, si avrà uno sviluppo migliore del Paese e i rapporti tra i due Stati riprenderanno. L’Armenia è un paese povero, l’aiuteremo fornendo petrolio e gas, perché il nostro contrasto non è con il popolo degli armeni ma con la politica estera del loro Governo. 

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