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claudio contini: da telecom italia digital solutions, servizi innovativi per imprese, p.a. e cittadini

Claudio Contini, presidente e amministratore delegato di Telecom Italia Digital Solutions

Incontriamo Claudio Contini, presidente e amministratore delegato di Telecom Italia Digital Solutions, società del Gruppo Telecom Italia incaricata di indirizzare e sviluppare le principali opportunità di mercato create dall’economia digitale.
Domanda. Come nasce Telecom Italia Digital Solutions?
Risposta. TIDS è l’evoluzione di una società di scopo nata negli anni 90 come strumento per gestire i contratti con la Pubblica Amministrazione. Telecom Italia l’ha rilanciata nell’autunno del 2013, dandole un compito nuovo e operativo dall’inizio del 2014, quello di portare sul mercato la leadership e l’esperienza acquisita dal nostro Gruppo su tutto ciò che oggi rappresenta l’innovazione digitale, come le soluzioni Machine-to-Machine (o M2M) ed Internet of Things, il Digital CRM Multicanale, le applicazioni del Cloud Computing, di Business Intelligence, di Social Reputation, di identità digitale e di sicurezza dei dati.
D. Quali sono i vostri clienti e la vostra attività centrale?
R. Il nostro target primario è costituito proprio dalle aziende e dalla Pubblica Amministrazione che, a loro volta, si rivolgono ai cittadini, secondo una relazione cosiddetta «B2B2C» cioè business-to-business-to-consumer. In realtà il mondo delle soluzioni digitali è amplissimo e in questo ambito abbiamo deciso di operare con chi necessiti di un cambio di passo per sostenere l’innovazione tecnologica in atto sotto i nostri occhi, e che promette di disegnare un futuro tutto diverso.
D. Come si esplica il vostro rapporto con la Pubblica Amministrazione? Cosa fate per loro?
R. Ci proponiamo di arricchire il meccanismo delle convenzioni e dei rapporti di fornitura realizzando progetti che abilitino le Pubbliche Amministrazioni ad erogare ai loro clienti-cittadini dei servizi del tutto innovativi. Tra questi c’è, ad esempio, la fornitura di soluzioni in grado di abilitare il modello migliore di «smart cities», cioè città intelligenti, soluzioni quindi che creino un rapporto di interazione tra Pubblica Amministrazione locale e cittadini nei servizi quali, per esempio, la gestione dei parcheggi, la raccolta della spazzatura, la misurazione delle utenze gas/luce/acqua, il presidio della sicurezza e del territorio.
D. Quali sono le grandi trasformazioni dell’industria dell’informatica e telecomunicazioni, nota come ICT?
R. Sono tre. La prima è quella legata alla mobilità in cui l’attore primario è il nostro smartphone con il quale in remoto, cioè attraverso una connessione internet, accediamo alla email, compriamo, interagiamo con le aziende e controlliamo da lontano ad esempio gli apparati di sicurezza in casa. La seconda è la trasformazione indotta dal cloud o nuvola informatica, e dalle applicazioni connesse, cioè quando i dati non sono più sul server di casa o dell’ufficio ma dentro la rete di internet; questo ci dà garanzia di sicurezza, continuità di servizio e leggerezza, perché spendiamo meno non dovendo sostenere investimenti onerosi per avere quei servizi. Il terzo trend riguarda la pervasività della Rete riguardo all’internet degli oggetti; ad esempio, i vestiti che, almeno in ambito industriale, «dialogano» con la rete per segnalare il loro livello di sporcizia o la localizzazione, i contatori che segnalano via internet quanto consumiamo o anche l’attivazione degli elettrodomestici a distanza. Tutte queste applicazioni, di cui abbiamo iniziato ad intravedere le potenzialità, sono destinate a travolgere e cambiare le nostre vite. E in meglio.
D. Perché i grandi operatori del settore digitale, in gergo Over the Top o OTT, tra cui Google, Facebook, Microsoft, Amazon e Apple, stanno riscuotendo tanto successo? E qual è la vostra posizione al riguardo?
R. Un elemento importante è rappresentato dalla «customer experience» che hanno saputo dare ai fruitori delle loro applicazioni in termini di innovazione, semplicità e condivisione dell’esperienza con gli altri. Però i limiti di questa azione sono probabilmente legati ad un uso spinto, a volte spregiudicato, di informazioni private. Perché i social network sono gratis? Tra l’altro, perché incassano soldi vendendo le nostre informazioni ad aziende che ne fanno un uso commerciale. Esiste poi il problema, che riguarda le informazioni riservate e i temi della privacy, della archiviazione di questi dati fuori o dentro il territorio nazionale: la maggior parte degli OTT non dà alcuna garanzia in tal senso. E questo aspetto essenziale, da loro oltrepassato, non è sempre ben compreso dall’opinione pubblica. Noi crediamo che su questi aspetti così rilevanti ci sia bisogno di una riflessione matura che permetta ai clienti di trarre vantaggio dal condividere le loro informazioni, valorizzandole, ma che al contempo metta tutti gli attori dell’offerta sullo stesso piano, inclusi gli OTT.
D. Un altro ambito del mondo digitale è lo sviluppo del «go-to-market». Può illustrarlo meglio?
R. TIDS opera a fianco delle aziende, grazie ad esempio ai benefici indotti dal cloud, per aiutarle a portare sul mercato le loro offerte e i loro servizi in una logica vicina a quella degli Over The Top; quindi indirizza verso soluzioni di semplice fruizione da parte dell’utilizzatore per operare in rete e promuovere gli acquisti online. Questo perché le imprese spesso rimangono prigioniere del loro passato in merito ai sistemi informatici e gestionali, con enormi difficoltà a trasformare la loro tecnologia. Noi li accompagniamo fornendo gli strumenti più semplici, di rapido uso ed economici per rinnovarsi nel mercato.
D. Quante sono le aziende che oggi hanno adottato il cloud per gestire le loro reti informatiche?
R. Oggi più della metà delle aziende utilizza soluzioni cloud, e l’80 per cento pensa di adottarle nel giro di un anno. Questo indica una fortissima trasformazione in corso. Recenti dati di Confindustria ci dicono che attualmente l’ICT, insieme delle tecnologie che consentono il trattamento e lo scambio delle informazioni in formato digitale, è un comparto che anno dopo anno registra un leggero calo, ma mette in luce due fenomeni distinti: l’informatica tradizionale non cloud, che decresce dell’8 per cento, mentre quella cloud based cresce invece del 9 per cento. Nei prossimi 2 anni si prevede il definitivo sorpasso in valore.
D. Può spiegare, in parole povere, cos’è il Machine-to-Machine, altrimenti detto M2M? E come vi opera la sua azienda?
R. È un altro modo per indicare l’arrivo dell’Internet delle Cose, un mondo fatto da oggetti che dialogano via internet tra loro o con le aziende che li hanno realizzati. Ad esempio la centralina di un’autovettura moderna può collegarsi alla casa madre, che magari è all’estero, per comunicare dati, anomalie e conferme di regolare funzionamento. Tale sistema, poi, può anche segnalare sullo smartphone che nel forno di casa il pollo ha terminato la cottura o che la lavatrice, dopo un nostro comando da remoto, ha cominciato a lavare i panni. Fino ad oggi, tradizionalmente, abbiamo usato le sim card per questi «dialoghi» tra macchine, d’ora in poi e sempre più nel futuro, gli oggetti comunicheranno con la rete anche grazie al Wi-Fi, al Bluetooth, e ad altre tecnologie come lo ZigBee. L’M2M rappresenta un settore che sarà in grado di stupire, nella sua evoluzione, d’ora in poi, anche noi addetti ai lavori.
D. Alcuni dati riferiscono che una persona su 4 smarrisce lo smartphone almeno una volta all’anno, e molti osservatori lanciano grida di allarme in merito alla gestione dei dati personali. Ma i dati sono sicuri tenendoli nella «nuvola»?
R. Nel cloud le nostre informazioni sono maggiormente al sicuro; studi dimostrano che la principale fonte di perdita di controllo dei dati o di furto degli stessi sono le stesse persone che hanno accesso alle informazioni, usandole per fini propri. Concentrando allora i dati nella «nuvola» si restringe all’essenziale il personale che ne ha accesso, riducendo così il problema ai minimi termini. Per inciso, però, non esiste un sistema che, in linea di principio, non possa essere violato. È un dato con il quale dobbiamo convivere e che è simile al dato di mortalità nei trasporti, settore nel quale, nonostante i mezzi siano sempre più sicuri tecnologicamente, gli incidenti si verificano ugualmente. Quindi, nel paragone con i trasporti, se l’aereo è statisticamente più sicuro di un autoveicolo, parallelamente il cloud lo è nei confronti dei sistemi informatici precedenti.
D. Lei, recentemente, ha dichiarato che, per contrastare il fenomeno dei virus malware negli smartphone, la sua azienda ha sviluppato una tecnologia «esoterica». Può illustrarla?
R. Gli smartphone sono a tutti gli effetti dei piccoli computer, infettabili quindi da virus o da applicazioni dannose, i malware, che lavorano subdolamente. Li scarichiamo infatti nell’apparecchio a nostra insaputa, semplicemente aprendo un sms o attraverso una componente chiamata «client» o da altro. Noi, attraverso una nostra società dedicata, la Telsy, che ha un’esperienza sul campo di 40 anni, abbiamo sviluppato una tecnologia innovativa che offre un trattamento di base sul microfono dell’apparecchio, impedendo che possa essere oggetto di cattura da parte di un malware. A questo si aggiunge un servizio di criptatura della conversazione nella rete per tutta la durata della chiamata. Tale nostra soluzione è dedicata a chi fa un uso veramente consistente delle informazioni, come le grandi aziende e il mondo delle Istituzioni, perché il costo di questa particolare applicazione è giustificato dal valore di ciò che si deve difendere.
D. Qual è il suo pensiero, da manager e da genitore, in merito al fenomeno degli adolescenti che fanno scelte di tendenza, che scartano gli sms in favore di app, ossia applicazioni per condividere foto e video, nonché al tempo giornaliero che vi dedicano, problemi entrambi presenti oggi in casa con i nostri figli?
R. Sono padre di due figli sotto i dieci anni. Ormai i nostri ragazzi, cosiddetti «nativi digitali», valutano e usano smartphone e tablet con occhi del tutto diversi da quelli dei genitori. Mentre in passato la telefonia mobile era un’innovazione imposta dall’industria dell’offerta che pianificava quell’evoluzione, oggi queste nuove soluzioni nascono dall’idea imprenditoriale di start up, che poi si evolvono o muoiono in funzione dell’accettazione da parte dei consumatori. Quando c’è semplicità di impiego e apprezzamento del valore, si diffondono e diventano pervasive. In questo caso, ritengo che inibirne ai giovani l’accesso o l’uso sia sbagliato da parte di un genitore. Sono d’accordo quindi nel concederne l’utilizzo, mantenendo sempre però l’occhio vigile e imponendo poi, eventualmente, la condizione della «modica quantità».
D. Anche la Santa Sede si affida ormai al web, a cominciare dal Papa, eccezionale comunicatore che esterna su Twitter. Come giudica questa moderna commistione tra fede e tecnologia?
R. Personalmente mi piace molto la comunicazione del Vaticano attraverso l’uso di uno strumento quale Twitter, perché la modalità della comunicazione risulta diretta, si diffonde viralmente, risultando molto efficace. La recente metafora usata da Papa Francesco sul dilemma di cosa rispondere a un marziano sceso sulla Terra, che chiedesse il sacramento del Battesimo, è un messaggio molto potente e che sottolinea quanto Papa Bergoglio sia un maestro della comunicazione.
D. Come vede il mondo dell’ICT nel nostro Paese, in vista del prossimo semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea? Questo gioverà alle nostre telecomunicazioni?
R. L’Italia nell’ICT ha un patrimonio culturale ed imprenditoriale che non ha eguali. Stiamo molto più avanti a dispetto di quello che indicano le statistiche sul comparto. Più in generale, le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo. Su un totale di 5.117 prodotti censiti, nel 2012 l’Italia è stata tra i primi tre Paesi in ben 935 (dati Istat, Eurostat; Un Comtrade). E tale primato non ha eguali. Penso quindi, da cittadino, che l’adesione convinta esistente nel nostro Paese, una volta trasferita nelle istituzioni europee, darà un impulso fondamentale allo sviluppo dei temi dell’Agenda Digitale.   

Tags: Giugno 2014

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