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Enasarco, unica cassa di previdenza privata dotata di regolamento per la gestione delle risorse finanziarie

Carlo Bravi, direttore generale della Fondazione Enasarco

Il Regolamento per la gestione delle risorse finanziarie di cui è stata dotata la Fondazione Enasarco va ad inserirsi nell’ambito di un più ampio sistema di regole e di procedure che essa si è autoimposta, con l’obiettivo di incrementare il grado di trasparenza e di efficacia dei controlli interni, soprattutto con riguardo agli investimenti: un iter durato un anno, un lavoro importantissimo e complesso che, per la prima volta, colma un vuoto legislativo ventennale.

Lo scorso 10 aprile i Ministeri vigilanti e la Covip hanno annunciato l’approvazione del «Regolamento per l’impiego e la gestione delle risorse finanziarie» della Fondazione Enasarco. Trattandosi di un atto fondamentale e innovativo per una Cassa privatizzata, abbiamo chiesto al dottor Carlo Bravi, direttore generale della Fondazione, di fare il punto su questa vicenda.
Domanda. Attraverso quale percorso si è arrivati alla situazione attuale?
Risposta. Innanzitutto posso esprimere, da parte mia e del management della Fondazione, grande soddisfazione. L’Enasarco, infatti, è stata l’unica Cassa di previdenza privatizzata a dotarsi di un Regolamento per la gestione delle risorse finanziarie, che va ad inserirsi nell’ambito di un più ampio sistema di regole e procedure che la Fondazione si è autoimposta con l’obiettivo di incrementare il grado di trasparenza e di efficacia dei controlli interni, soprattutto con riguardo agli investimenti. La recente nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, insieme al parere tecnico della Covip, ha comunicato l’approvazione del Regolamento che, ricordo, era stato deliberato dal nostro Consiglio d’amministrazione il 14 marzo 2013. Questo iter è durato un anno, ma ciò non deve stupire: si è trattato di un lavoro importantissimo e complesso e che, per la prima volta, colma un vuoto legislativo ventennale. All’inizio degli anni Novanta, infatti, il Parlamento approvò alcune leggi storiche sia per la previdenza obbligatoria, inclusa la cosiddetta privatizzazione degli enti previdenziali che non godevano di contributi statali, sia per i Fondi pensione complementari. Ebbene, per regolare le attività finanziarie dei Fondi pensione complementari il Governo emanò un dettagliato regolamento, contenuto nel decreto del ministro del Tesoro n. 703 del 1996, ed istituì un apposito organo di controllo, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip). Tuttavia quest’importante attività non riguardò gli enti previdenziali privatizzati, che pure avevano un patrimonio totale molto superiore rispetto a quello dei Fondi pensione, ma anche assai complesso e perciò più difficile da regolare. Per comprendere questa complessità basti pensare che tali enti all’epoca dovevano svolgere la funzione - che sarebbe spettata piuttosto agli Istituti case popolari - di ammortizzatori sociali per il problema abitativo, mentre all’opposto il decreto ministeriale 703 del 1996 proibisce ai Fondi pensione l’acquisto diretto di beni immobili, perché sono beni «illiquidi» e scarsamente remunerativi.
D. Per colmare questo vuoto legislativo, siete intervenuti autonomamente?
R. Esattamente. Quest’assenza di norme specifiche per le attività finanziarie degli enti previdenziali privatizzati è durata e dura fino ai giorni nostri, con tutte le conseguenti incertezze e difficoltà operative che si sono manifestate nella diffusione generalizzata di investimenti in prodotti strutturati e simili. Mi preme sottolineare che abbiamo stabilito questo insieme di regole al nostro interno: come è noto, in Italia c’è un sistema giuridico che sorregge l’attività dei Fondi pensionistici complementari, mentre è assai più carente la normativa dall’alto che regola l’attività degli enti previdenziali. Ecco, quindi, la necessità di autoregolamentazione dal basso che, in qualche misura, è utile anche in considerazione della peculiare storia di ciascun ente. Perciò quando, nel marzo dello scorso anno, il Consiglio di ammministrazione della Fondazione ha deciso di autodisciplinare la gestione della finanza, ha finito anche per coinvolgere gli organi vigilanti (Covip, Ministeri del Lavoro e dell’Economia) in un lavoro inedito che, si spera, sarà comunque un’esperienza utile anche per la futura emanazione di un Regolamento ministeriale per la gestione finanziaria degli enti previdenziali privatizzati.
D. Quale ruolo, in questo contesto, ha svolto il Ministero del Lavoro?
R. Come è giusto, il Ministero del Lavoro, anche in base alle analisi della Covip che ora ha un ruolo di controllo anche sugli enti previdenziali privatizzati, non si è limitato ad approvare il nostro testo ma ha formulato specifiche osservazioni per il miglioramento di alcune disposizioni, che sono già in corso di modificazione e che saranno sottoposte quanto prima, nella nuova versione, all’approvazione del Consiglio di ammministrazione. Il fatto di maggior rilievo, tuttavia, è che le autorità di vigilanza hanno colto perfettamente che il nuovo Regolamento non è un atto isolato ma si colloca in un quadro di scelte tutte «volte ad una complessiva revisione della politica e delle procedure di investimento, tra cui l’adozione degli atti deliberativi in argomento», come ben sottolineato dalla Covip nell’allegato tecnico.
D. Cosa prevede in particolare il Regolamento della finanza?
R. Regole precise in merito a procedure, controlli e limiti delle attività per l’impiego e la gestione delle risorse finanziarie della Fondazione Enasarco. Per quanto riguarda le procedure e i controlli, è stabilito un percorso in quattro tappe: verifica delle opportunità di guadagno (attraverso il Servizio Finanza, con il ricorso ad «advisor» finanziari solo nel caso di operazione complesse e solo come strumento di sostegno e non sostitutivo delle responsabilità degli uffici); verifica di compatibilità dei rischi finanziari (attraverso la Funzione Controllo del Rischio); approfondimento della proposta definitiva d’investimento (a cura di un ristretto Comitato Investimenti); decisione finale del Consiglio di ammministrazione. Inoltre, per gli investimenti sono previsti anche significativi «limiti di concentrazione», in modo da ridurre l’esposizione verso singoli gestori o per specifici prodotti d’investimento, che troveranno applicazione per tutte le nuove operazioni, mentre per quelle passate che eccedessero uno o più limiti di concentrazione è prevista una progressiva riduzione affinché siano ricondotti all’interno di tali limiti entro pochi anni dallo scadere dei vincoli di «lock up».
D. Quali altri interventi normativi avete adottato?
R. Per proseguire nel cammino intrapreso, fatto di autodisciplina e trasparenza, a quello della finanza ha fatto seguito una serie di altri Regolamenti di cui ci siamo dotati: quello del Comitato di investimenti, ovvero la struttura all’interno del Consiglio di amministrazione che analizza le proposte pervenute dagli uffici; quello dei flussi informativi, ormai a pieno regime, che da un lato ci consente di disciplinare tutte le regole attraverso le quali gli uffici inviano informazioni agli organi (che a loro volta impartiscono indicazioni agli uffici stessi), e dall’altro fissa le regole per dare informazioni all’esterno; infine quello per la gestione dei conflitti di interesse. Nella stessa direzione va considerata anche la decisione del Consiglio di amministrazione di una prossima revisione dello statuto della Fondazione. Tra questi interventi, tuttavia, il Regolamento della finanza ha sicuramente un ruolo centrale e, perciò, decisivo per la vita di Enasarco, tanto è vero che la stessa Covip lo indica come strumento essenziale per il superamento delle criticità emerse nel recente passato e, in quanto tale, oggetto di futuro e specifico monitoraggio nella sua concreta applicazione.
D. Il 2013 può essere considerato un anno di svolta per la Fondazione?
R. Assolutamente sì. Un anno di grandissimo impegno, con circa 60 progetti avviati di cui 20 già conclusi, ma che ci ha anche riempiti di soddisfazioni. Questo lavoro, a mio avviso, ha portato a risultati importanti, che sono motivo di orgoglio per l’intera struttura della Fondazione, e ha determinato cambiamenti di indirizzo e di gestione senza precedenti. Abbiamo valorizzato ciò che di positivo e di valido era stato già avviato o era parte integrante della migliore tradizione dell’istituzione, dando un netto e deciso taglio a tutto ciò che di improduttivo o poco trasparente si era sedimentato nei decenni.
D. Un’autoriforma in piena regola: quali i suoi ambiti più significativi?
R. Senza elencare le decine di misure, interventi e soluzioni nuove attuate, è opportuno dare il senso della complessiva autoriforma in corso nelle grandi aree in cui si è svolta e si sta svolgendo la diffusa azione di rinnovamento. Il primo ambito di azione ha riguardato e riguarda la maggiore efficienza ed efficacia dei processi e dei servizi offerti dalla Fondazione: ne sono esempio concreto la Carta dei servizi, che certifica i tempi di definizione e liquidazione delle prestazioni, e la revisione della polizza agenti. Il secondo tocca la trasparenza delle scelte e dei meccanismi decisionali che sovrintendono ad esse. Il riferimento è in primo luogo a quell’insieme di nuove regole, fissate in specifici e innovativi regolamenti che, come detto, presiedono al delicato settore della finanza. Non meno di rilievo è l’azione rivolta alla riorganizzazione interna della Fondazione, con la definizione del nuovo organigramma e delle relative e connesse funzioni e responsabilità, mansioni e compiti, per dirigenti, quadri e impiegati. Un’azione messa in cantiere non solo per recuperare produttività e ridurre i costi di gestione, ma pure per valorizzare al meglio le risorse umane e professionali presenti nella nostra istituzione. Efficienza e trasparenza sono stati gli obiettivi indicati dagli Organi all’intera struttura, quali presupposti indispensabili per ogni successiva azione di risanamento, di crescita e di sviluppo in ogni ambito operativo della Fondazione. E tali obiettivi sono stati perseguiti con attenzione e determinazione costanti, da tutto il management e con esso anche dalla gran parte del personale.
D. Sempre a proposito di rinnovamento, che cosa riserva il futuro?
R. Tutto ciò, anche nel contesto di un cambiamento profondo, si traduce in decine di progetti finalizzati a un miglioramento della nostra organizzazione. Il seminario sulla governance dell’autunno scorso ha rappresentato un punto di arrivo importante ma è stato, al tempo stesso, un punto di partenza perché costituisce il momento di passaggio, almeno per quanto riguarda le strutture interne della Fondazione, da una visione ristretta ad una che cerca di guardare alle esperienze più consolidate e ampie di altre realtà, nazionali e internazionali. In questo senso, posso assicurare l’assoluto impegno nell’intraprendere e migliorare ulteriormente il percorso avviato.   

Tags: Giugno 2014 Fondazione Enasarco

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