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alessandro di battista: ambiente, basta «tangentifici» e corruzione

Alessandro Di Battista, deputato del M5S

Alessandro Di Battista, romano, 36 anni, un passato nella cooperazione, fa parte del Direttorio del Movimento 5 Stelle che si è distribuito compiti e competenze. Con il collega Roberto Fico, da metà gennaio è responsabile dell’area Meetup. Parla correntemente inglese, spagnolo e portoghese.
Domanda. Lei è in III Commissione Affari esteri e comunitari. Perché è entrato nell’area Ambiente per firmare insieme a Dell’Orco l’interrogazione a risposta scritta al ministro Lupi in merito al progetto del nuovo porto di Fiumicino?
Risposta. Sono stato in più occasioni a Fiumicino e, dopo aver ricevuto alcune richieste da parte dei cittadini e dei nostri attivisti, ho deciso di approfondire la questione. Il nostro lavoro principale deve essere quello di far arrivare all’interno delle istituzioni le istanze e le richieste che ci vengono dal territorio. Poi, insieme a Dell’Orco, ho studiato le carte e messo insieme le informazioni.
D. Non avete trovato atti che dovrebbero essere accessibili, quale l’accordo quadro tra Palazzo Chigi, enti locali e l’Autorità portuale di Fiumicino che chiarirebbe il progetto?
R. Oltre all’accordo quadro, anche un documento di valutazione dell’Ispra non risulta pubblicato on-line. Non sappiamo se siano stati volutamente occultati; certo è una strana coincidenza che, quando si parla di appalti da milioni di euro, che con tutta probabilità danneggeranno l’ambiente e la salute dei cittadini, la trasparenza venga messa all’ultimo posto.
D. Qual è, secondo lei, il lato peggiore del progetto ?
R. Difficile trovarne uno solo; forse direi la sottovalutazione dei rischi per la salute dei cittadini e per l’ambiente, collegata ad uno sperpero di risorse pubbliche. La realizzazione del porto abbasserà sensibilmente il livello della qualità dell’area, densamente popolata e già distrutta dalla presenza della discarica di Malagrotta e da tutti gli impianti inquinanti della Valle Galeria. Sono poi sicuri i danni da erosione della costa, considerando che Fiumicino è già tra i Comuni maggiormente interessati da questo fenomeno. Non bisogna poi sottovalutare un altro aspetto. Proprio durante i sondaggi e i carotaggi effettuati in vista della realizzazione del porto, sono apparsi alcuni fenomeni di geyser con fuoriuscita di gas, potenzialmente mortali, tra cui l’acido solfidrico e l’anidride carbonica, provenienti da una falda acquifera situata a 40-50 metri di profondità.
D. Cosa pensa di questa vicenda?
R. È incredibile come, nonostante siano certi i danni per la collettività, il sistema vada sempre e comunque dritto per la propria strada, senza ripensamenti, senza dubbi, senza interpellare minimamente i cittadini. Siamo di fronte alle solite colate di cemento nell’interesse di pochi.
D. Quale critiche muove al ministro Lupi riguardo a questa vicenda e, più in generale, in merito alle Grandi Opere?
R. Ovviamente Lupi e il suo Ministero svolgono un ruolo centrale innanzitutto perché presso il Ministero delle Infrastrutture sarà istituito un Comitato per la portualità e la logistica che supporterà il Governo nella definizione del piano strategico nazionale. Senza contare che a Lupi spettano le nomine di dirigenti e funzionari che svolgono ruoli delicatissimi nell’assegnazione di appalti pubblici. Già in un’altra interrogazione gli abbiamo chiesto di revocare ad Ercole Incalza l’incarico di capo della struttura tecnica di missione, organismo che decide la sorte di tanti miliardi di fondi pubblici. Si tratta di vicende emerse dalle intercettazioni sul Mose e sull’Expo 2015, e nel corso di indagini sulla Tav di Firenze su ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso d’ufficio, e in affari immobiliari che ricordano quello di una casa acquistata da un ex ministro con capitali forniti da persone a lui sconosciute.
D. Tra tutti i vari disastri ambientali, gli appalti delle Grandi Opere ed i fatti di cronaca che ne conseguono, qual’è la vicenda che più non le va giù e perché?
R. Tutte le grandi opere sono in pratica «tangentifici», basta vedere gli ultimi scandali del Mose o dell’Expo; si tratta dei soldi delle nostre tasse che vanno ad alimentare un sistema ormai marcio composto da politici, imprenditori, criminali. L’opera più odiosa e priva di senso è sicuramente il Tav in Val di Susa. Un tunnel di 57 chilometri dal modico costo di 20 miliardi di euro, che devasterà un intero territorio e che sarà totalmente inutile poiché una tratta ferroviaria in Val di Susa esiste già e, ogni anno, diminuisce il traffico delle merci trasportate. Chi ha tutto l’interesse a traforare sono le solite imprese collegate alla politica come la cooperativa di muratori e cementisti di Ravenna, spesso coinvolta in opere di cementificazione del territorio nazionale.
D. Ha lavorato molto in Sudamerica e in Africa per la cooperazione. Quali sono i problemi dell’Italia?
R. Tra la situazione in Sudamerica e in Italia ci sono più similitudini di quanto si pensi. Sfruttamento del territorio e delle risorse a favore di pochi e a danno della cittadinanza; corruzione dilagante e senza controllo; criminalità che penetra all’interno delle istituzioni ad ogni livello. Dall’ultimo rapporto di Transparency International emerge che l’Italia è prima per corruzione tra i Paesi Ue e si trova al 69esimo posto della classifica generale, dietro Sud Africa e Kuwait.
D. Qual’è la migliore ricetta per risolvere i problemi di corruzione?
R. Tutelare l’ambiente significa evitare che sul territorio possano agire indisturbatamente mafie e criminali che corrompono, cementificano, inquinano. Non sto parlando delle patetiche parole al vento di Renzi sul «daspo ai corrotti», ma di una serie di norme sull’autoriciclaggio, sul falso in bilancio, sul whistleblowing, sul conflitto di interessi, sulla prescrizione che stiamo proponendo già da molti mesi ormai. E poi bisogna invertire subito la rotta; bisogna tornare a fare tante piccole opere diffuse nel territorio che distribuiscano ricchezza e lavoro e che vadano nell’esclusivo interesse dei cittadini. Non è più tempo di grandi opere calate dall’alto, ma si faccia un dibattito pubblico in vista di ogni nuova opera. E che siano poi i cittadini a pronunciare l’ultima parola.  

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