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amb. amr helmy: lo sviluppo della cooperazione italo-egiziana rende sicuro il mediterraneo

Amr Mostafa Kamal Helmy, ambasciatore dell’Egitto in Italia

Il 30 giugno 2013, il presidente della Repubblica egiziana Mohamed Morsi veniva deposto dopo una fase di contrapposizione con un vasto movimento popolare. La Costituzione veniva sospesa, Adli Mansur diveniva presidente della Repubblica ad interim e si invitava la popolazione ad affrontare una nuova elezione, da determinarsi da parte del Governo provvisorio. Dall’8 giugno 2014 il generale Al-Sisi è il sesto Presidente egiziano. Dinanzi a quest’ultimo, a Villa Madama a Roma lo scorso novembre, il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi affermava: «Sono assolutamente convinto che, se è vero che il Mediterraneo non è la frontiera ma il cuore dell’Europa, non possiamo che vedere nell’Egitto il partner strategico per affrontare insieme le questioni di quest’area». E su suggerimento dello stesso Renzi, sono stati ripristinati i vertici annuali tra i due Governi; nel mese di febbraio il vice-ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sarà al Cairo con una nutrita delegazione di imprenditori italiani.
Secondo Renzi, due sono le questioni prioritarie: «Dobbiamo bloccare il pericolo terrorista, evitare che possa propagarsi dalla Libia. Vale per gli oltre mille chilometri di confine con l’Egitto e vale per l’Italia, perché il 97 per cento degli sbarchi in essa avviene dalla Libia, dal mancato controllo delle coste libiche; e abbiamo la necessità nel medio periodo di assicurare una Libia unita, che viva nel rispetto di tutti e non costituisca un pericolo e una minaccia». Così l’Italia e l’Egitto collaboreranno per garantire la sicurezza dell’area del Mediterraneo di fronte alla minaccia terroristica. Come? Specchio Economico l’ha chiesto ad Amr Mostafa Kamal Helmy, ambasciatore dell’Egitto in Italia.
Domanda. Il presidente del Consiglio Renzi auspicava che, dopo la visita del presidente egiziano Al-Sisi e il Business Council Italia-Egitto del novembre scorso, si sarebbe avviata la «Fase 2» dei rapporti bilaterali, riguardante il sostegno dell’Italia in molti aspetti dell’economia egiziana. È accaduto questo?
Risposta. Una delegazione italiana, sotto la guida del viceministro Carlo Calenda, si recherà in Egitto dal 22 al 24 febbraio per discutere, con la parte egiziana, sui settori comuni di collaborazione quali petrolio, gas, energia rinnovabile, ma anche su altri settori quali tecnologia, industria automobilistica, tessile, petrolchimica e alimentare. Gli investimenti italiani in Egitto sono stimati intorno ai 6 miliardi di dollari. Durante la visita del presidente sono stati firmati contratti d’investimenti per circa 540 milioni di dollari, e un contratto con la società Italgel riguardante l’energia eolica in Egitto. E sono stati aumentati gli investimenti della Pirelli da 180 a 240 milioni. L’Italia è il primo partner economico per l’Egitto in ambito europeo; in ambito mondiale è il terzo dopo la Cina e gli Stati Uniti, perciò è molto importante per noi sviluppare i rapporti economici fra Egitto e Italia soprattutto nei rapporti bilaterali. E noi auspichiamo la partecipazione della parte italiana al congresso economico che ci sarà a Sharm El Sheik dal 13 al 15 marzo.
D. C’è interesse da parte degli imprenditori italiani?
R. Considerati i settori in cui si può investire in Egitto, tanti hanno dato una risposta positiva. Un esempio: Mauro Moretti, presidente della Finmeccanica, è il presidente del consiglio di business italo-egiziano. Già da molto tempo i nostri rapporti sono buoni e la Finmeccanica sta sviluppando molti progetti in Egitto.
D. Secondo una ricerca di Srm, Centro Studi di Banca Intesa e Alexbank, controllata egiziana del gruppo, dopo la Germania è l’Italia il secondo Paese, in Egitto, dell’area euro per numero di imprese, prevalentemente nei servizi, manifattura, turismo ed edilizia: sono 878 e fatturano 3,5 miliardi. Cosa si può fare ancora per accrescere questa presenza?
R. Stiamo elaborando una nuova legge per gli investimenti stranieri in Egitto, che contiene agevolazioni per le aziende e le società che vogliono operare in Egitto. Abbiamo risolto molti problemi che incontravano le aziende italiane. Il clima dell’investimento è sempre in sviluppo in Egitto, e il nostro obiettivo è quello di attirarne di nuovi per il nostro Paese. Abbiamo tre grandi progetti essenziali ora in Egitto: il primo è lo sviluppo dell’asse del Canale di Suez. Vogliamo trasformare tutta l’area, e ci sono tanti progetti da parte italiana. Ci sono inoltre otto nuovi progetti per costruire aeroporti in Egitto, ed una costante collaborazione con la Federpesca per lo sviluppo del patrimonio marino in Egitto.
D. Farete delle gare internazionali o un accordo con l’Italia?
R. Dipende dalla collaborazione. Ci sono a volte progetti dedicati e rivolti solo alle società italiane; per esempio l’Italcementi ha investito oltre un miliardo di euro in cinque progetti, mentre l’Eni ha vinto due nuove gare, sia nel Mediterraneo sia nel deserto Ovest dell’Egitto. Questi investimenti hanno priorità. Se una società italiana lavora già in Egitto può espandersi; inoltre ci sono anche società nuove che vogliono entrare nel mercato egiziano. Anche l’instabile situazione libica ci favorisce, perché tante società hanno abbandonato il mercato libico e stanno cercando di entrare in un mercato nuovo in Medio Oriente. L’Egitto consta di 90 milioni di abitanti, i prodotti fatti in Egitto non saranno solo riservati al mercato egiziano, ma anche ai mercati dei Paesi africani e arabi che hanno già delle convenzioni con l’Egitto per importare i prodotti realizzati in Egitto. La Pirelli, ad esempio, esporta circa il 60 per cento dei prodotti da essa creati in Egitto nei Paesi confinanti; anche gli alimentari possono essere introdotti nei Paesi limitrofi, e l’Egitto partecipa anche nel mercato dell’energia sostenibile e rinnovabile, tramite l’energia sia solare sia eolica. Tre anni fa non c’erano ancora investimenti in questo settore, e per questo abbiamo parlato di 440 milioni che l’Italgel investirà in questo progetto. E potremmo anche allargare l’investimento ad altre società italiane.
D. Voi parteciperete, per quanto riguarda il settore alimentare, all’Expo 2015?
R. Sì. Ora si sta costruendo il padiglione egiziano e l’Egitto parteciperà con le grandi società nazionali.
D. Il presidente Al-Sisi ha esortato a compiere una «rivoluzione religiosa» verso la reale natura tollerante dell’islamismo, e ha poi partecipato alla messa svoltasi in occasione della vigilia del Natale copto. Come procede il dialogo inter-religioso?
R. Noi ora abbiamo un problema: il terrorismo, il fanatismo, il radicalismo. Il mondo deve trattare questi argomenti con saggezza, e noi, come Egitto, trattiamo l’argomento dal nostro punto di vista secondo la nostra posizione regionale e mondiale. Quando il presidente Al-Sisi ha invitato a fare una rivoluzione religiosa intendeva combattere i concetti estremisti con cui conviviamo tutti i giorni. Anche per questo il Governo sta rivedendo tutti i programmi scolastici, per garantire che non trasmettano nessuna idea estremista e non siano contro altre religioni. Dobbiamo innanzitutto rispettare la donna, consentendole un modo di vivere uguale all’uomo. L’Islam è sempre stato attaccato a causa delle erronee interpretazioni, date solo da alcuni, ai versi e testi del Corano, molto lontane dalla nostra visione che invita sempre a dialogare con le altre culture e religioni. Lo dimostra la visita del presidente Al-Sisi alla cattedrale egiziana. La civiltà egiziana è divisa in tappe, dalla civiltà faraonica alle civiltà greco-romana, copta cristiano-egiziana ed islamica. E poi c’è l’Egitto moderno .Il Cristianesimo faceva parte della civiltà egiziana in maniera significativa, l’abbiamo conosciuto anche prima dell’Occidente. Gesù e Maria hanno anche vissuto in Egitto, per quello dopo è nata la chiesa copta egiziana: è tramite l’Egitto che l’Occidente ha conosciuto il Cristianesimo. L’Egitto è un misto di civiltà e non dobbiamo permettere agli estremisti di agire contro altre religioni, stiamo cominciando una fase nuova, completamente diversa, la rivoluzione del 30 giugno contro i Fratelli Musulmani voleva eliminare il fascismo religioso dall’Egitto, il radicalismo e l’estremismo di quel Gruppo. L’Occidente e l’Italia devono capire che la reazione del popolo egiziano non è stata causata dal fallimento dei Fratelli Musulmani, ma dal rifiuto del fascismo religioso che essi portano avanti.
D. Cosa pensa di quello che è accaduto a Parigi?
R. Condanniamo qualsiasi tipo di violenza, ma nello stesso momento dobbiamo rispettarci e, come ha detto anche papa Francesco, non dobbiamo offendere le altre religioni, ma avere tolleranza nel dialogo per poter andare avanti. Non dobbiamo cercare uno scontro che può portare solo all’odio e ad altre vittime, ma combattere queste derive radicali sia da una parte che dall’altra.
D. Il 15 gennaio scorso al Cairo la Lega araba ha parlato della possibilità di creare una forza d’intervento rapido, anti-terrorismo. Quale può essere la politica comune di contenimento del jihadismo?
R. Per contenere questi gruppi terroristici sono necessarie due fasi: una culturale e l’altra di sicurezza. Per la prima, stiamo revisionando tutti i programmi scolastici, dobbiamo eliminare qualsiasi metodo di insegnamento che porta gli studenti a seguire derive estremiste. Questo non è solo compito dei Governi, ma anche di tutte le persone, soprattutto degli insegnanti e degli uomini di cultura. La Lega Araba, anche con l’Europa, sta studiando il modo per costruire questa forza rapida per combattere il terrorismo.
D. Poiché l’insegnamento si ha dalla prima età, è necessario intervenire sulla mentalità sbagliata che hanno molti e ripartire dagli asili.
R. Il popolo egiziano è felice dei nuovi programmi scolastici, aveva bisogno di un’iniziativa di questo genere. Ora più che mai dobbiamo revisionare il sistema per eliminare qualsiasi concetto sbagliato o malinterpretato. Anche l’Occidente ha una grande responsabilità, non deve sfruttare gruppi radicali per eliminare i regimi «dittatoriali».
D. Anche le televisioni devono cambiare e mostrare non solo il lato negativo, ma anche quello positivo delle società. Non è così?
R. È vero. È ovvio che per risolvere il problema attuale tutti devono lavorare insieme: istituti religiosi, media, giornali, televisioni, seminari culturali. Cambiare un’opinione pubblica non è facile, è un percorso lungo, ma lavorando insieme forse in futuro si potrà fare.
D. E invece in cosa consiste la fase della sicurezza a cui ha accennato?
R. Per combattere i gruppi terroristici dobbiamo aumentare i nostri rapporti e la nostra collaborazione, e stare attenti ai fondi che giungono per finanziarli. Come vediamo alla televisione, i terroristi hanno di tutto; da dove gli vengono i soldi per comprare armi, auto, missili? Ci sono Paesi che li sostengono senz’altro, Paesi conosciuti, non nascosti, che permettono ai terroristi di transitare ed attraversare il loro territorio. Siamo convinti di poter combattere il terrorismo facendo pressione anche internazionale su questi Paesi.
D. Cosa risponde a chi ritiene che il Governo di Al-Sisi sia autoritario, censore e chiuso?
R. Dobbiamo dare un’occhiata alla situazione in tutta la regione. La Libia sta attraversando una situazione molto difficile, che potrebbe trasformarla in una nuova Somalia. Abbiamo anche il conflitto permanente tra israeliani e palestinesi. E la situazione non è stabile, anzi è esplosa nello Yemen; abbiamo il problema dell’Isis in Siria e in Iraq e 7 milioni di siriani rifugiatisi in altri Paesi. Abbiamo la nuova Costituzione egiziana ed è stato approvato un referendum popolare che garantisce varie opportunità per tutto il popolo e riconosce i diritti della donna. Il nostro compito è quello di mantenere l’unità dello Stato egiziano. Abbiamo davanti a noi scelte eccezionali e per questo dobbiamo prendere determinate misure. L’esercito francese è sceso nelle strade per garantire la sicurezza, il Belgio ha fatto lo stesso e quasi tutti i Paesi europei oggi hanno adottato misure straordinarie; lo stesso avviene negli Stati Uniti e in tutti i Paesi occidentali. Per sfide eccezionali abbiamo bisogno di attuare misure eccezionali. Ora c’è libertà di comunicazione tramite l’uso di Internet, ma l’Europa chiede il controllo per far sì che il web non venga usato dai terroristi: quando un Paese viene minacciato nella sua sicurezza, fermo restando il rispetto dovuto ai diritti dell’uomo, non bisogna abbassare la guardia. Rispettiamo tutte le libertà essenziali, ma queste non devono portare a minacciarci e a ledere la nostra sicurezza. Quanto accaduto il 30 giugno scorso rappresenta la volontà di tutto il popolo egiziano, sia musulmano che cristiano. Stiamo attraversando una fase di stabilità, la situazione migliora e stiamo rispettando sempre di più il diritto dell’uomo.
D. Come pensa che gli egiziani affronteranno le prossime elezioni politiche di marzo, ultimo passaggio della transizione dalla deposizione del Presidente Morsi?
R. Dopo il referendum sulla nuova Costituzione egiziana, la «road map» egiziana è composta da tre fasi: la prima è quella della Costituzione, che abbiamo compiuto. La seconda è quella delle elezioni presidenziali. L’ultima tappa riguarda le elezioni parlamentari del 21 marzo prossimo. A quel punto avremo completato il nuovo assetto delle istituzioni egiziane. Tutti i partiti egiziani parteciperanno a queste elezioni, speriamo nella successiva stabilità politica in Egitto.
D. Come sono i rapporti istituzionali tra i nostri Paesi?
R. Sono molto lieto del nostro rapporto di collaborazione. Negli ultimi tre mesi sono stati in Egitto il presidente del Consiglio Renzi, poi due volte la rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e per la Politica di sicurezza Federica Mogherini, i ministri della Difesa Roberta Pinotti e dell’Interno AngelinoAlfano, il deputato Fabrizio Cicchitto.
D. Con i Governi precedenti non accadeva questo?
R. Con il Governo Letta non è accaduto. Invece da parte egiziana hanno fatto visita in Italia i nostri ministri degli Affari esteri, della Difesa e della Cultura, e il presidente Al-Sisi. E oggi abbiamo la visita in Egitto del ministro dell’Agricoltura italiano. Questa è la dimostrazione che l’Italia e l’Egitto vogliono stringere ancora di più i rapporti.
D. Questo è sinonimo che l’Italia e l’Egitto vogliono stringere ancora di più il rapporto.
R. Certo. Ci sono tanti progetti che abbiamo in comune: l’interesse del Mediterraneo, l’immigrazione clandestina, la lotta al terrorismo, e molto altro da discutere tra l’Egitto e l’Italia.   

Tags: Febbraio 2015

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