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Rayed Khalid A. Krimly: Arabia Saudita, un progresso stabile e continuativo, ma graduale

Rayed Khalid A. Krimly, ambasciatore  dell’Arabia Saudita in Italia

Rayed Khalid A. Krimly è ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia. Dopo aver conseguito la laurea, un master e un dottorato di ricerca in Scienze politiche e aver intrapreso l’attività accademica a Riyadh, nel 2002 inizia la carriera diplomatica fino a divenire ministro plenipotenziario e capo del Dipartimento per i Paesi occidentali. Nel 2010 è ambasciatore e vice sottosegretario per le relazioni bilaterali oltre che direttore generale del Dipartimento per gli Stati americani. Dopo essere stato ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Grecia e Bulgaria, da gennaio è ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Italia. Ha inoltre partecipato e rappresentato il Regno Arabo in numerosi congressi e manifestazioni nazionali, presenziando, tra gli altri, alle Nazioni Unite, alla Lega Araba e al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Dal 1932, con la forma di un Trattato di amicizia, i due Governi intrattengono rapporti diplomatici e commerciali, rafforzati da allora da vari accordi e memorandum d’intesa.
Domanda. Che rapporti intercorrono tra Italia e Arabia Saudita?
Risposta. Sono ottimi e nel 2013 abbiamo celebrato 80 anni di relazioni diplomatiche tra il Regno e la Repubblica italiana. In questo tempo ci sono stati sempre rapporti di collaborazione molto buoni in campo economico, culturale e politico.
D. Quali sono attualmente i progetti in campo economico alla cui realizzazione potranno collaborare i due Paesi?
R. Ci sono molte compagnie private italiane e saudite che collaborano insieme da tempo. Il totale degli scambi commerciali, tra l’Arabia Saudita e l’Italia, è di circa 10 miliardi di euro. L’Arabia Saudita esporta in Italia principalmente petrolio, mentre importa apparecchiature elettriche e di precisione, fibre ottiche e artificiali, prodotti chimici, lavorati metallurgici, materiali da costruzione oltre a prodotti di abbigliamento, pellame e mobilio e naturalmente gastronomia. Gli ultimi dati del 2014 attestano che l’Arabia ha importato beni per circa 4,8 miliardi di euro, con circa l’8 per cento in più rispetto all’anno precedente; l’Arabia Saudita ha invece esportato verso l’Italia per un totale di circa 4,2 miliardi di euro.
D. Come state affrontando la crisi economica mondiale in atto e con quali risultati?
R. Il Regno fa parte dell’economia mondiale ed è membro del G20, quindi quando l’economia mondiale soffre anch’esso ne risente. Negli ultimi 5 anni il Regno sta cercando di aumentare, anziché diminuire, la spesa pubblica, ricevendo le lodi di organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Così facendo diminuisce la crisi economica, nonostante la quale il Regno è comunque riuscito ad aumentare la propria riserva finanziaria e a mantenere una posizione forte.
D. Attuerete un vostro programma nucleare pur non avendone strettamente bisogno grazie alle più grandi riserve di petrolio nel mondo?
R. L’Arabia Saudita non ha soltanto la più grande riserva di petrolio nel mondo ma vanta anche il minor costo di produzione.Tuttavia abbiamo anche ambiziosi programmi sulle energie rinnovabili oltre che sull’energia nucleare. Nel marzo scorso, ad esempio, abbiamo firmato a Riyadh con la Corea del Sud un memorandum di intesa in merito alla produzione e sviluppo di energia nucleare per uso civile mediante la costruzione dei piccoli reattori nucleari SMART (System-integrated modular advanced reactor) progettati dal Korea Atomic Energy Research Institute.
D. Il 15 gennaio scorso a Il Cairo, in Egitto, la Lega Araba ha parlato della possibilità di creare una forza d’intervento antiterrorismo. Quale può essere la politica comune di contenimento del jihadismo e dell’Is?
R. Durante la recente seduta della Lega Araba, a Sharm El Sheikh, si è parlato dell’esigenza di creare una coalizione araba unita e nei prossimi mesi dovrebbe tenersi un incontro tra i capi delle forze militari di ogni Paese arabo per definire tale progetto. L’obiettivo è proteggere la stabilità e la sicurezza dei Paesi arabi per mettere fine a ogni tipo di terrorismo senza usare misure di doppiopesismo. Nei Paesi arabi siamo pronti a prendere azioni concrete contro tutti gli estremismi. Purtroppo, i media occidentali tendono a dare risalto alle azioni terroristiche di Al Qaeda e dell’Is, che ovviamente sono nostri nemici, trascurando quelle delle milizie settarie. Così come l’Is e Al Qaeda non rappresentano l’Islam e i sunniti - e l’Arabia Saudita, con tutto il mondo arabo, si impegna per combatterli - nello stesso modo milizie settarie come Hezbollah in Libano, o altre milizie in Yemen, Iraq e Siria, non rappresentano i musulmani sciiti. Tutti questi tipi di terrorismo e di estremisti si alimentano l’un l’altro. Purtroppo alcuni Paesi hanno mantenuto qualche tipo di relazione con questi gruppi per scopi politici. Per esempio, l’Iran non solo ha finanziato e addestrato i miliziani di Hezbollah in Libano, fornendo loro equipaggiamenti, ma ha anche offerto rifugio ad alcuni leader di Al Qaeda in fuga. Pochi anni fa l’ex primo ministro iracheno Nouri Al Maliki, nell’ambito delle Nazioni Unite, ha accusato Bashar al-Asad di aver addestrato le milizie di Al Qaeda per poi inviarle in Iraq. Quindi in breve per poter vincere la lotta contro il terrorismo, non possiamo avere «double standards» ma dobbiamo lottare contro tutte le forme di terrorismo.
D. In che modo l’Arabia Saudita si sta difendendo da un eventuale attacco dell’Is?
R. Lavoriamo sempre per potenziare la difesa militare lungo i nostri confini sia a nord che a sud. Tuttavia il miglior metodo contro il terrorismo è vincere cuore e mente delle persone. Pertanto, è molto importante che tutte le figure religiose dichiarino che questi atti terroristici sono contro l’Islam e che gli atti barbarici e criminali non rappresentano alcuna religione.
D. Cosa pensa di quello che è accaduto a Parigi e più recentemente a Tunisi? Non occorre compiere una «rivoluzione religiosa» verso la reale natura tollerante dell’islamismo?
R. Il Regno condanna sempre tali atti, ovunque essi si verifichino. Questi gruppi terroristici non solo danno un’idea errata della grande religione dell’Islam, ma le loro vittime sono principalmente i musulmani stessi. È logico inoltre pensare che una persona che uccide qualcuno perché è di un’altra religione, potrebbe uccidere anche i credenti della propria religione perché, ad esempio, la interpretano in maniera diversa.
D. Lei ha affermato che la società saudita sta facendo del proprio meglio per trasformarsi e modernizzarsi, ma le donne ancora non possono guidare, né togliersi il burqa, né frequentare l’ora di ginnastica negli istituti pubblici. Quindi in quale contesto sociale è in atto questa trasformazione?
R. L’Arabia Saudita è un Paese con una società in progresso, molto religiosa e conservatrice a livello sociale. Il Regno porta avanti un processo di cambiamento e sviluppo in maniera stabile e continuativa, ma graduale. Tale processo deve infatti avvenire in accordo con le richieste e le esigenze del popolo, perché qualsiasi cambiamento troppo rapido non verrebbe accolto, anzi porterebbe ad una chiusura conservatrice da parte di alcune fasce della società. Fino a qualche decennio fa, ad esempio, la società saudita si opponeva all’educazione scolastica per le donne, mentre oggi il tasso di istruzione universitaria femminile è maggiore di quello maschile. Per quanto riguarda la donna al volante e la partecipazione delle studentesse all’ora di ginnastica nelle istituzioni pubbliche, questi argomenti sono trattati nei media e vengono discussi in maniera molto aperta nella società saudita e nel Consiglio consultivo. Ogni cambiamento sarà frutto della decisione del popolo saudita, che non accetterebbe mai che un Paese straniero interferisse con le proprie scelte.
D. Qual è il suo pensiero sulla donna?
R. Sono padre di due figlie ed è certo che le donne devono realizzarsi in maniera uguale agli uomini e partecipare a tutti gli ambiti della vita. Nessun Paese può crescere se le donne non fanno parte della forza lavoro del Paese.
D. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita ha sempre figurato nella lista dei primi cinque Paesi nel mondo per numero di esecuzioni capitali. A quali reati viene applicata e quali sono i metodi d’esecuzione? La pena capitale è necessaria per diventare uno Stato «moderno»?
R. Non c’è alcuna relazione tra la pena di morte e uno Stato moderno. È importante che il verdetto sia decretato dalla magistratura indipendente ed imparziale del Paese, che agisce nel rispetto della legge, che prevede il diritto di ogni imputato di difendere se stesso e appellarsi alla Corte di appello. L’emissione della sentenza di condanna della pena capitale è condizionata dall’esistenza di prove inconfutabili del crimine commesso.
D. Quindi lei è per la pena capitale?
R. Io sono per l’osservanza della Sharia islamica, che ha l’obiettivo di preservare e di proteggere l’essere umano.
D. Che finalità ha l’attacco saudita nello Yemen? Questioni di sicurezza per difendersi da Iran e Siria o conflittualità interna all’Islam tra sunniti e sciiti?
R. La politica del nostro Regno è incoraggiare tutti gli yemeniti di tutte le appartenenze a dialogare per la pace. Non stiamo combattendo nello Yemen perché ci sono delle milizie di matrice sciita. Queste milizie non rappresentano i musulmani sciiti così come Al Qaeda non rappresenta i musulmani sunniti. Chi conosce la storia delle relazioni tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, sa che da lungo tempo abbiamo ottimi rapporti con gli zaiditi nello Yemen, che sono sciiti. Abbiamo risposto all’appello di aiuto del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, catturato e poi fuggito da un gruppo di ribelli supportati dall’Iran. Il nostro obiettivo è avere e dare sicurezza e stabilità ai fratelli nello Yemen e in questo siamo anche supportati dai Paesi del GCC come gli Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Qatar oltre che da Egitto, Sudan, Giordania, Marocco e tutti i Paesi della Lega araba. Abbiamo avuto anche il supporto di Turchia, Pakistan, Stati Uniti d’America, Francia, Inghilterra, Spagna. In questo momento stiamo chiedendo a tutti gli yemeniti di aprire un dialogo di pace, come abbiamo fatto in passato promuovendo la firma di un’intesa tra i gruppi yemeniti a Riyadh e sostenendone lo sviluppo, in accordo con il GCC e con il sostegno delle Nazioni Unite. Se stiamo parlando di Yemen, Iraq, Libano, Siria, e qualsiasi Paese arabo nel mondo, l’Arabia Saudita ha dato sempre il supporto al Governo legittimo, mentre gli altri attori della regione fanno il contrario, non danno supporto al Governo legittimo del Paese ma a un piccolo gruppo di milizie, fornendo addestramento e armi: come risultato abbiamo guerre civili e cadute di Governo.
D. Non si ha l’impressione che il conflitto di carattere religioso sia una sorta di copertura per quello politico per la supremazia territoriale in una delle aree più nevralgiche nel mondo? In questo scenario bellico sono implicati, come sempre, Usa e Russia; come sono posizionate le due superpotenze nello scacchiere arabo?
R. Nostra intenzione è proprio dialogare con tutti i rappresentanti del mondo per convincerli a combattere il terrorismo a prescindere dalla fazione che esso rappresenta. Chiediamo loro sostegno per poter aiutare questi Paesi a rafforzare la loro unità, la loro prosperità e il loro sviluppo. Per questo motivo, l’Arabia Saudita sta aiutando, ad esempio, i confratelli nello Yemen o nella Palestina perché vogliamo che questi Paesi siano stabili, sicuri e prosperosi e mi auguro che anche gli Stati Uniti e la Russia facciano lo stesso.
D. L’Occidente è chiamato a scegliere fra sunniti o sciiti oppure può e deve restare neutrale?
R. L’Occidente non solo dovrebbe incoraggiare la stabilità, la prosperità e l’unità ma anche uno spirito moderato in tutta la regione. Non si deve avere un doppio standard nel combattere il terrorismo: i terroristi lo sono sia che siano sunniti o sciiti. In Iran ci sono tanti sunniti, come nel Regno ci sono tanti cittadini sciiti, abbiamo vissuto insieme per secoli e mi auguro che la regione non dovrà passare guerre religiose. Il mondo arabo non è solo rappresentato dai musulmani, abbiamo sempre avuto anche una gran parte di cristiani, abbiamo arabi cristiani in Libano, Iraq, Siria, Giordania, Palestina, Egitto, e il ruolo e la presenza dei cristiani è molto importante per il mondo arabo. Fanno parte delle identità e società del mondo arabo, ed è tragico quando i terroristi prendono come target i non musulmani, come i cristiani in Iraq.  

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