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LUCA CALVETTI: Gala, produttore di efficienza (e indipendenza)

Luca Calvetti, direttore generale di Gala

Il 1° luglio il quarto maggiore operatore nazionale nel mercato libero, attivo nella vendita di elettricità e gas, nella produzione da fonti rinnovabili e nell’offerta di servizi di ingegneria integrata e di consulenza in campo energetico, ha lanciato due progetti, «Casa efficiente» e «Azienda efficiente», rivolti rispettivamente alla clientela residenziale e business, che hanno per obiettivo una produzione e un consumo di energia più sostenibile, consapevole ed economico.

 

 

 

«Il processo di quotazione di Gala nell’AIM, la cui conclusione è prevista entro la fine del 2013, fornirà a Gala ulteriori risorse finanziarie, indispensabili per proseguire nei suoi programmi di sviluppo. I risultati che abbiamo raggiunto finora, per quanto rilevanti e in controtendenza rispetto all’andamento generale del settore, non sono un punto di arrivo ma di partenza: dobbiamo e vogliamo crescere ancora in volumi di attività, organizzazione e capitalizzazione». Così spiegava due anni fa a Specchio Economico l’ing. Filippo Tortoriello, fondatore, presidente e amministratore delegato del Gruppo italiano, privato e indipendente operante nella vendita di energia elettrica e gas, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nell’offerta di servizi di ingegneria integrata e di consulenza, studi e ricerche in campo energetico.

 

Due anni dopo, quella crescita è certificata dalla ponderosa (oltre 500 pagine) relazione dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, presentata il 24 giugno scorso dal suo presidente Guido Bortoni: in un solo anno, fra il 2013 e il 2014, Gala ha scalato 6 posizioni nella classifica degli operatori italiani per volumi di energia venduta al mercato libero, piazzandosi con i suoi 7,3 terawattora (su un totale di 7,8 terawattora complessivamente consegnati) al quarto posto dopo Enel, Edison ed Eni, con una quota di mercato del 3,9% (un punto in più rispetto a 12 mesi prima). Inoltre si è attestata al sesto posto nelle vendite in tutto il mercato (libero, tutelato e di salvaguardia), dopo Enel, Edison, Eni, Acea, ed Hera ma davanti – solo per citare i più diretti inseguitori – a Sorgenia, E.On e A2A.

 

Se poi dai confronti con l’esterno si passa a quelli con il proprio passato, anche recente, si vede che il patrimonio netto è raddoppiato, da 50 a 100 milioni di euro, grazie ai risultati dell’aumento di capitale conseguiti attraverso la quotazione sul segmento AIM (Alternative Investment Market) della Borsa Italiana (24,9 milioni di euro) e alla capitalizzazione degli utili degli ultimi due anni (20,5 milioni nel 2013 e 41,1 nel 2014), dopo aver comunque distribuito nelle scorse settimane un dividendo di 0,65 euro per azione, con un rapporto dividendo/prezzo di chiusura del titolo al 31 marzo 2015 del 5,83%. Mentre i volumi venduti sono aumentati di oltre il 13% (e del 31% quelli di energia elettrica venduta direttamente ai clienti finali), compensando la riduzione dei prezzi della materia prima, per un fatturato di 1,37 miliardi di euro. Risultati eccellenti in sé e addirittura straordinari, sottolinea il direttore generale di Gala Luca Calvetti, se si considera che «sono stati ottenuti malgrado l’avversa congiuntura economica e la criticità in cui versa il settore energetico in Italia».

 

Ce ne sarebbe già abbastanza per tornare a raccontare la case history di maggior successo nel settore energetico nazionale degli ultimi dieci anni. Ma tutto ciò, ancora una volta, è solo il passato di un Gruppo pronto a una nuova «svolta», a una sorta di «salto quantico» o, per usare il linguaggio del padre dell’idealismo filosofico tedesco, al passaggio dalla quantità alla qualità. Un passaggio che Calvetti sintetizza così: «Gala finora ha compiuto importantissimi passi in avanti, evolvendo da operatore della vendita di energia elettrica e gas concentrata in prevalenza sulla clientela pubblica a leader italiano in questo settore; e affiancando a ciò una presenza affermata nell’ambito della clientela residenziale e in quella business. Ora, invece di proseguire nel cammino tracciato per la ‘classica’ utility, ha deciso di perseguire un nuovo concetto di utility, concentrata sull’offerta di una produzione e un consumo di energia più sostenibile, consapevole ed economico».

 

L’iniziativa è partita ufficialmente il 1° luglio con i progetti «Casa efficiente» e «Azienda efficiente». Che cosa significano e quali sono i risultati attesi per Gala, per i consumatori e, in prospettiva, per il settore energetico italiano e l’intera economia del Paese? 46 anni, torinese di nascita, bolognese di residenza, laurea in Economia e Commercio, una solida esperienza in consulenza aziendale (Arthur Andersen, poi Deloitte, infine nel 2006 Ernst & Young, di cui diventa partner nel 2007 e nella quale rimane fino al 2012, quando diventa direttore generale Gala), Calvetti così risponde a Specchio Economico.

 

Domanda. Che cosa vuol dire «consumo di energia più sostenibile, consapevole ed economico»?

 

Risposta. I mega-trend internazionali nel settore energetico parlano di riduzione delle emissioni, di crescente sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, di aumento dell’efficienza energetica. Gli studi dei principali istituti di ricerca mondiali concordano nell’affermare che il futuro stia nell’integrazione fra produzione distribuita di energia elettrica e capacità di accumulo, in un contesto in cui ogni utente sarà in grado di produrre e consumare la propria energia. Noi di Gala crediamo che il solare sia l’energia del futuro, e che le tecnologie oggi disponibili rendano tale fonte pienamente coerente con il concetto di generazione distribuita.

 

D. A quali tecnologie si riferisce?

 

R. Nell’ultimo anno abbiamo investito sia nella produzione di pannelli solari, con l’acquisizione di Solsonica e l’integrazione del Gruppo EEMS cui essa appartiene, sia nelle nuove batterie di flusso redox al vanadio, prodotte da una piccola società italiana, Proxhima, che si prestano perfettamente alle esigenze di accumulo stazionario di energia elettrica e hanno un ciclo di vita molto lungo, pari a 15 mila cicli di ricarica/scarica, il triplo rispetto alle batterie al litio, la migliore tecnologia oggi sul mercato. E intendiamo investire anche sulle celle, vale a dire sui componenti dei pannelli solari, convinti che anche qui sia possibile fare innovazione tecnologica con effetti positivi sul prodotto finale.

 

D. Gala dunque punta sul solare. Eppure proprio la vicenda di Solsonica mostra quanto la corsa alle fonti rinnovabili in Italia sia stata segnata in passato da distorsioni, con una cascata di incentivi a pioggia, pagati dalla collettività in bolletta, che hanno portato a sovrapproduzione e a fenomeni speculativi. In che cosa il solare di Gala si differenzia dalle offerte del passato?

 

R. In maniera radicale. È vero, la corsa agli incentivi ha provocato sovraccapacità e, una volta chiuso il rubinetto degli incentivi, gravi problemi a molte aziende del settore. Ciò non toglie che Solsonica rimanga un’eccellenza italiana, con un prodotto di qualità riconosciuto a livello internazionale, e che le attuali tecnologie del fotovoltaico, ben più efficienti ed economiche di quelle del passato, accoppiate a quelle dell’accumulo di energia, consentano di produrre e consumare energia in modo più sostenibile, consapevole ed economico. Noi di Gala ci crediamo. E dunque continueremo a vendere energia elettrica e gas, e accanto a ciò venderemo pannelli solari e batterie, così come altre tecnologie, in giro per il mondo. Ma ora proponiamo anche con forza alla nostra clientela più piccola (residenziale e business) efficienza energetica e le migliori soluzioni per aiutarla a consumare in modo più consapevole ed economico.

 

D. Con quali benefici?

 

R. Consumare e spendere meno a parità di comfort (efficienza energetica); ricorrere sempre meno all’energia da fonti fossili, e dunque diminuire le emissioni; essere più indipendenti da un sistema elettrico che, nella sua configurazione attuale, genera forti dipendenze a causa della distanza fra il luogo in cui l’energia è prodotta (una grande centrale lontana magari migliaia di chilometri) e quello in cui si consuma.

 

D. Eppure oggi tutti parlano di efficienza energetica, e le offerte certo non mancano. In che cosa è diversa la proposta di Gala?

 

R. Finora l’offerta è venuta o da piccoli operatori, in genere installatori strettamente legati al prodotto ma incapaci di garantire un servizio integrato di efficienza energetica, o da molte utility e società di vendita, anche importanti, che oltre all’obiettivo di promuovere l’efficienza energetica ne hanno un altro, assai meno confessabile.

 

D. Quale?

 

R. Secondo l’attuale normativa, il consumatore che sottoscrive un contratto di fornitura di energia elettrica è libero di recedere in ogni momento. Per questo molte società hanno venduto alla propria clientela alcuni prodotti, che possono configurarsi come interventi di efficienza energetica rientranti nella categoria «VAS» (Value Added Services), fatturandoli in bolletta. Con il risultato di creare così un vincolo alla risoluzione del contratto, perché in caso di uscita il cliente è costretto a pagare una penale.

 

D. E Gala invece?

 

R. Gala fa l’esatto contrario: non venderà energia elettrica e gas con agganciato qualcos’altro, ma porterà al cliente le migliori soluzioni per l’efficienza energetica e, solo su richiesta del cliente, fornirà il servizio per la gestione ottimale dell’energia. Comprendiamo che la mancanza di limiti di recesso dal servizio da parte del cliente comporti un problema per le società di vendita, perché esiste un costo commerciale iniziale che rischia di non essere ammortizzato. Ma queste sono le regole e non riteniamo corretto tentare di aggirarle.

 

D. In che consistono concretamente i servizi offerti da Gala?

 

R. La nostra forza vendita, che abbiamo sottoposto in questi mesi a un rigoroso programma di formazione, si recherà dai nostri clienti potenziali, individuerà insieme a loro le opportunità per migliorare l’efficienza energetica, li aiuterà – nel caso della clientela residenziale - ad usufruire dei benefici fiscali previsti dalla normativa vigente e anche, se richiesto, ad ottenere finanziamenti da istituti di credito con cui Gala ha stipulato accordi in tal senso, in modo da poter far fronte all’esborso iniziale comportato dagli interventi e apprezzare, così, da subito il vantaggio economico derivante dalla scelta compiuta. Naturalmente, una volta portato a termine l’intervento non lasceremo il cliente da solo ma gli forniremo, su sua richiesta, tutto quanto gli occorra in termini di manutenzione, di eventuali assicurazioni per garantire i suoi impianti e, anche, di fornitura dell’ulteriore energia di cui abbia bisogno.

 

D. A quanto ammontano i risparmi ottenibili dal singolo utente?

 

R. Difficile fare delle medie generali, tutto dipende dal tipo di intervento possibile caso per caso. Porto però un esempio concreto, il mio personale. Nell’appartamento di Bologna in cui abito con la mia famiglia c’era un impianto a gasolio che costava 6 mila euro all’anno e, oltre a questa spesa, presentava un problema: l’impossibilità di regolare in modo soddisfacente la temperatura di notte. Gli interventi effettuati (sostituzione della caldaia, installazione di valvole termostatiche sui termosifoni e acquisto di una centralina) sono costati complessivamente circa 15 mila euro, detraibili fiscalmente al 65%. Nel primo anno ho risparmiato 3 mila euro e ho calcolato che da qui a dieci anni il ritorno economico sull’investimento sarà del 24% annuo, dieci volte il rendimento odierno di un Btp decennale. Con l’aggiunta che, alla fine, sarà anche aumentato il valore dell’immobile. Dunque il razionale economico c’è ed è fondamentale. Ma non è l’unico.

 

D. Quali sono gli altri?

 

R. Siamo convinti che l’efficienza energetica combinata con la produzione distribuita sia la strada del futuro, in Italia come nel resto del mondo. E non solo perché – come detto – aiuta a salvaguardare il pianeta riducendo l’impiego di fonti fossili, e dunque l’inquinamento atmosferico, combattendo quel fenomeno dei cambiamenti climatici che gli esperti più autorevoli definiscono come uno dei problemi più seri dei prossimi decenni. Un nuovo modello di produzione e consumo promuove l’indipendenza energetica nazionale, dal momento che oggi la parte preminente di produzione elettrica viene dal gas – risorsa non infinita – e che questo è fornito da pochissimi Paesi i quali hanno evidentemente un forte potere di condizionamento. C’è infine un altro concetto di indipendenza, quello dall’attuale sistema energetico, che è forse di meno immediata comprensione ma altrettanto importante.

 

D. Potrebbe provare a spiegarlo?

 

R. Finora l’elettricità non è stata immagazzinabile. Quindi, di fronte a consumi non condizionabili, che hanno una certa volatilità nel corso della giornata, l’Italia si è dotata di un sistema di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica dimensionato sul picco. Inoltre, una rete già commisurata sul massimo di consumo possibile, e dunque per natura ridondante, con il passare del tempo è risultata ancor più sovradimensionata a causa dell’ulteriore aumento di consumo di energia da fonti rinnovabili incentivata dallo Stato e della parallela riduzione dei consumi. Riduzione certo provocata, a partire dal 2008, dalla crisi economica, ma frutto anche del progressivo conseguimento di efficienza energetica che, in ultima analisi, vuol dire minore richiesta di elettricità. A nostro parere siamo di fronte a un trend strutturale, che richiede il rovesciamento della logica seguita dal Paese agli inizi degli anni Duemila, quando si pensava che la generazione non fosse sufficiente e dunque si sono costruiti nuovi impianti di generazione. Impianti che oggi appaiono inutili.

 

D. Come e a chi offrirete il vostro modello di generazione distribuita vicino al consumo, di pannelli solari sui tetti delle abitazioni e delle sedi delle aziende, di energia immagazzinata ed erogata al momento del bisogno?

 

R. Ci legheremo strettamente al territorio, nella convinzione che l’efficienza energetica sia sì una scelta individuale ma anche, se non soprattutto, un movimento condiviso da una comunità. Le ricadute positive sul territorio che possono derivare dalla nostra proposta sono molteplici: puntare sull’efficienza energetica apporta benefici non solo ambientali, ma occupazionali (si pensi alla nascita delle attività legate all’auditing energetico, all’installazione e alla manutenzione di impianti e tecnologie), culturali (con il coinvolgimento di scuole e università), sociali, perché rende quella comunità coesa nello sforzo di diventare più efficiente, ecologica, innovativa.

 

D. Da dove cominciate con i progetti «Azienda efficiente» e «Casa efficiente»?

 

R. Dalle aree del Centro-Sud, Lazio, Abruzzo, Campania, in particolare dai territori in cui la popolazione è più distribuita e l’insolarizzazione più elevata e, dunque, esistono condizioni più immediate per perseguire l’efficienza energetica. Dopodiché estenderemo l’offerta al Centro-Nord e al Sud del Paese.

 

D. A quale clientela vi rivolgerete in primis?

 

R. Crediamo che Gala non vada bene per tutti i clienti e che non tutti i clienti vadano bene per Gala. L’utenza cui ci rivolgeremo dovrà condividere i nostri valori fondanti, che sono serietà, correttezza, trasparenza, qualità, merito e, ovviamente, innovazione; la voglia cioè di scommettere su un futuro diverso e migliore del presente. Negli ultimi anni Gala ha dimostrato di avere una forte volontà di cambiare le cose e di riuscire a farlo, malgrado le tante difficoltà che ha dovuto affrontare in quanto parte di un Paese e, nello specifico, di un settore attraversato da gravi criticità.

 

D. A proposito di criticità, se il modello propugnato da Gala si diffonderà con successo in crescenti aree del Paese, che ne sarà del sistema di generazione, trasporto e distribuzione oggi predominante e degli operatori che grazie ad esso hanno prosperato?

 

R. Esiste innegabilmente un oggettivo conflitto di interessi tra il perseguimento dell’efficienza energetica e della generazione da fonti rinnovabili di energia distribuita e gli attuali operatori infrastrutturali, in particolare i distributori di energia. È un punto focale su cui l’Italia, così come tutti i Paesi dotati di un sistema energetico analogo, dovrà necessariamente confrontarsi. Gala la propria scelta l’ha compiuta, anche guardando alle esperienze in corso in tante parti del mondo. Si pensi a quanto sta accadendo negli Stati Uniti, Paese energivoro per definizione, dov’è stato impresso un fortissimo impulso allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, con enormi investimenti in ricerca.

 

D. Dunque per voi alla fine la scelta è obbligata?

 

R. Ne siamo convinti. Per noi l’alternativa sta semplicemente fra l’anticipare e cavalcare l’innovazione (creando in questo tecnologia, impresa, occupazione, capacità di esportare all’estero, oltre che migliore qualità della vita) o il subirla e venire tagliati fuori dal futuro. Nel nostro Paese purtroppo è già accaduto, ad esempio nel settore delle telecomunicazioni. Negli anni Ottanta l’Italia aveva una compagnia, la Stet, all’avanguardia nel panorama internazionale; oggi nella telefonia mobile il nostro mercato, uno dei più appetiti al mondo, è nelle mani di quattro operatori di cui tre e mezzo stranieri. Ma questi sono discorsi di politica industriale, che spettano ai decisori politici e al Legislatore. Mettiamoci invece nei panni del cittadino che ogni giorno riceve la sua fornitura di energia elettrica: basta leggere oggi la bolletta per scoprire distorsioni e ingiustizie che è difficile tollerare.

 

D. A che cosa si riferisce?

 

R. Oggi il costo dell’energia elettrica è meno del 40 per cento dell’importo totale della bolletta. Il resto è fatto dall’Iva, dalle accise (e già si potrebbe cominciare ad obiettare), da oneri di sistema (parafiscalità ancora più discutibile), dai costi di trasporto e distribuzione dell’elettricità (le cui tariffe sono fissate dall’autorità pubblica, dal momento che l’infrastruttura è un monopolio naturale) e perfino da quelli per le cosiddette «perdite di sistema», che in Italia sono pari al 6,8 per cento e in Germania – per fare un esempio – all’1,5. Difficile per un cittadino informato non concludere che questi costi, ammontanti a qualche miliardo di euro all’anno, siano ingiusti e irragionevoli. Noi diciamo alla nostra clientela che può produrre e consumare in proprio gran parte dell’energia di cui ha bisogno con benefici per lei, per la comunità, per il Paese e per il pianeta. Crediamo ci siano tutti i presupposti perché ci venga data ragione.

 

Tags: Luglio Agosto 2015

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