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ENASARCO, una fondazione finanziariamente in buona salute

Brunetto Boco, presidente della Fondazione Enasarco

«In anni di crisi terribile, con la stretta sui mutui e un mercato immobiliare bloccato, la Fondazione è riuscita a vendere 10 mila appartamenti su 17 mila con introiti rilevanti e secondo le attese. Che altro dobbiamo aggiungere?»

«Una doppia premessa generale mi sembra utile e opportuna per tutti e in primo luogo per gli agenti e i rappresentanti di commercio. Se la Fondazione Enasarco realizzerà, nella prossima primavera, le prime elezioni della propria storia per scegliere i propri vertici, questo risultato storico è frutto della volontà e della determinazione dell’attuale Consiglio di amministrazione e del sottoscritto in quanto presidente della Cassa. Abbiamo voluto, con impegno, forza e responsabilità che Enasarco, attraverso il nuovo Statuto, compisse questo passaggio epocale verso un assetto di governance più democratico e rappresentativo. Nessuno ci potrà negare questo traguardo e noi non lo disperderemo infilandoci in polemiche inutili».
Brunetto Boco, presidente della Fondazione di Via Antoniotto Usodimare, è un fiume in piena e con la foga di chi ha vissuto anche momenti difficili e subìto attacchi strumentali e ingenerosi, senza mollare, però, pur di conquistare gli obiettivi di oggi, non ci sta né a farsi trascinare in polemiche né, al contrario, a sottacere i risultati raggiunti.
I dirigenti dell’Anasf, l’Associazione dei promotori finanziari, rivendicano l’elettività degli organi quasi come un loro risultato. «Insisto: non voglio fare polemiche con nessuno. Di fronte a quello che abbiamo realizzato noi, come attuali organi di vertice della Fondazione, ogni polemica finirebbe per alimentare contese che speriamo confinate al passato. Questo, però, non mi impedisce di svolgere due osservazioni. La prima è che a rappresentare una categoria così importante, come quella dei promotori, non è solo l’Anasf. La seconda è che gli stessi vertici dell’Anasf, presenti e futuri, e i loro associati dovrebbero cogliere questa occasione per riflettere sulle loro mosse di questi anni. È giusto che i promotori finanziari, attraverso i loro rappresentanti, partecipino alla governance della Fondazione. Ma questo potrà accadere anche perché l’attuale Cda ha varato il nuovo Statuto. In secondo luogo, ritengo che dovrebbero cercare un accordo con le organizzazioni che tradizionalmente hanno garantito la gestione della Cassa».
Domanda. Il suo è certamente un messaggio istituzionale positivo e di rasserenamento del clima. Ma non si può non notare che anche recentemente il presidente dell’Anasf ha continuato a parlare di «mala gestio», di preoccupazioni per la sostenibilità finanziaria della Cassa, dei limiti del Piano Mercurio, tornando addirittura sulla passata richiesta di commissariamento della Fondazione. Che ne pensa?
Risposta. Anche per tutto questo ho invitato i dirigenti e gli associati Anasf a riflettere sulle loro mosse e sulle loro parole. Spero che lo facciano in un clima nuovo. La Fondazione non è come l’hanno descritta. Aggiungo: e meno male che non lo è, anche per le loro future pensioni. E se entreranno negli organi di gestione futuri non potranno fare altro che riconoscerlo compiutamente. Della richiesta di commissariamento non vale la pena parlare: hanno fatto giustizia di questa operazione abnorme e strumentale - da chiunque sia venuta - i Ministeri vigilanti. Voglio qui ricordare solo qualche elemento di gestione rilevante per una serena valutazione delle cose.
D. A quali aspetti della gestione fa riferimento?
R. Penso che in questi anni abbiamo cambiato il volto della Fondazione. Il Bilancio 2014 è, da un lato, il punto di arrivo della gestione realizzata dall’attuale Consiglio di amministrazione negli ultimi quattro anni e, dall’altro, il punto di ripartenza verso traguardi ancora più ambiziosi. La Fondazione è finanziariamente e patrimonialmente in buona salute ed è destinata a valorizzare le prospettive positive negli anni a venire. La compattezza di questo Cda, il senso di responsabilità delle parti sociali insieme con il costante impegno di una struttura tecnica rigorosa e altamente professionale, hanno permesso di conseguire i risultati del Bilancio 2014 e, più in generale, di autoriformare la Cassa, dotandola di strumenti di gestione e di controllo più efficaci, trasparenti e funzionali rispetto agli obiettivi perseguiti. Ricordo, in particolare, che il Bilancio consuntivo 2014 si è chiuso con un utile di 92 milioni di euro. Va sottolineato, però, che nel corso del 2014, attenendosi a criteri di massima prudenza, il Cda ha deciso di accantonare in un apposito fondo del passivo la plusvalenza da apporto immobiliare, pari a 103 milioni di euro. Considerato tale accantonamento, il risultato di esercizio sarebbe stato ancora più brillante perché positivo di oltre 195 milioni, segnando un aumento del 93 per cento rispetto all’esercizio precedente. Mi limito a questo dato, rinviando alle positive cifre del bilancio per le diverse voci di interesse relative alla gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare.
D. E sul Piano Mercurio che cosa risponde?
R. Che mi sembra paradossale citare in negativo da parte dell’Anasf quello che è un clamoroso caso di successo gestionale in tutta Europa. In anni di crisi terribile, con la stretta sui mutui e un mercato immobiliare bloccato, la Fondazione è riuscita a vendere 10 mila appartamenti su 17 mila con introiti rilevanti e secondo le attese. Che altro dobbiamo aggiungere? Semmai mi farebbe piacere vedere i promotori al nostro fianco nella rivendicazione di una tassazione equa per le Casse a differenza di quello che è avvenuto con gli incrementi della pressione fiscale degli ultimi anni sulla ricchezza creata proprio dalle Casse di previdenza.
D. Guardiamo al futuro: qual’è la prossima tappa strategica della Fondazione Enasarco?
R. Una riforma sostenibile del welfare che guardi di più, e più a fondo, non solo alla previdenza ma anche alle altre fasi della vita e dell’attività professionale degli iscritti, come l’ingresso al lavoro o i momenti di difficoltà. Un welfare che non sia indifferenziato, ma magari a misura delle specifiche categorie di professionisti iscritti e, in questo senso, tarato anche sulle esigenze degli stessi promotori.    

Tags: Novembre 2015 Fondazione Enasarco Brunetto Boco

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