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Stefano Cuzzilla: fasi, e-health, prevenzione e riforme utili al sistema salute

Stefano Cuzzilla

Si apre una nuova stagione di riforma per la Sanità integrativa. Per ragionare dei prossimi scenari abbiamo interpellato Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager e presidente del Fasi, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dirigenti industriali. Il Fasi oggi è un valido esempio di una Sanità integrativa che nasce dalla contrattazione nazionale e si sviluppa in azienda. Fondato nel 1977, rappresenta una delle realtà più significative per numero di assistiti, circa 300 mila persone, per entità di rimborsi sanitari erogati, pari a oltre 300 milioni di euro annui, e per network sanitario, con più di 3.000 strutture e centri medici convenzionati in tutta Italia.
Domanda. Qual è il ruolo dei Fondi sanitari integrativi oggi e in che direzione sta evolvendo il Fondo Fasi?
Risposta. In questi anni di presidenza il Fasi ha cambiato volto. Grazie alla collaborazione tra le sue parti sociali, il Fondo è riuscito a trasformarsi da ente che erogava semplicemente i rimborsi delle spese sanitarie a soggetto che promuove il benessere dei propri assistiti, con qualità di intervento e con logica di servizio. Questa evoluzione è ragione, per me, di grande soddisfazione perché ha generato per i manager iscritti e per le loro famiglie un grande valore aggiunto: insieme abbiamo costruito un sistema che è ormai preso a modello nel panorama della Sanità integrativa, capace di innovare e di offrire risposte tempestive ai mutamenti delle necessità di cura. Quanto al prossimo futuro, è chiaro che il Fasi potrà svolgere sempre più un ruolo di supporto al Servizio Sanitario Nazionale: noi abbracciamo una logica di integrazione, andando a coprire aree come l’odontoiatria, la non autosufficienza e la prevenzione dove il SSN non riesce ad arrivare con efficacia.
D. Cosa sarebbe utile fare per realizzare questa integrazione positiva tra pubblico e privato?
R. Lo sviluppo della Sanità integrativa deve essere agevolato con politiche e leggi che riordinino i benefici fiscali già esistenti e incentivino il più possibile imprese e lavoratori ad aderire ai Fondi sanitari integrativi. Riflettiamo su un dato: la spesa sanitaria complessivamente rappresenta il 9 per cento del Pil. Ma ogni anno oltre 32 miliardi di euro sono sostenuti «out of pocket», cioè privatamente dai cittadini. Negli altri Paesi europei questa spesa privata è intermediata da Fondi, Casse e Assicurazioni che, intervenendo sul mercato, fanno sì che la spesa sia tracciata, le tariffe contenute, l’offerta di servizi sanitari più trasparente e competitiva. In Italia questi soggetti intermediano la spesa sanitaria in una misura che supera di poco il 13 per cento. È una percentuale irrisoria. Ecco perché sostengo che serve una scelta politica che valorizzi i Fondi sanitari di natura contrattuale o aziendale perché essi, se raggiungono la sufficiente massa critica, possono svolgere una funzione integrativa che porta benefici a tutti e tutela il principio dell’universalismo.
D. Quindi, ben vengano provvedimenti come quelli previsti dall’ultima Legge di Stabilità che detassa il welfare aziendale...
R. Guardiamo con favore il provvedimento previsto dal governo e inserito nella Legge di Stabilità. Aspettiamo ancora i decreti attuativi ma riconosciamo che l’iniziativa di detassare gli strumenti di welfare che sono frutto della contrattazione aziendale si pone nella direzione giusta, la stessa su cui lavora la nostra Commissione Sanità di Federmanager di recente costituzione. Riscrivendo l’articolo 51 del Tuir si è infatti introdotto un incentivo fiscale, ma si è soprattutto lanciato un messaggio: le parti sociali hanno un preciso compito di promozione di questi strumenti. Voglio sottolineare anche che quella norma potrebbe segnare un passaggio epocale: il welfare non è più un «dono» concesso in modo paternalistico dall’imprenditore, bensì una parte costitutiva del rapporto di lavoro e pertanto meritevole di condivisione paritetica.
D. Lei ha aperto un dialogo su questo tema con il ministero della Salute. A che punto è?
R. Con il ministero della Salute c’è sintonia sul tema della maggiore collaborazione tra pubblico e privato, specie con chi come noi rappresenta la Sanità integrativa no profit, che non fa selezione del rischio sanitario, che protegge nello stesso tempo i lavoratori in pensione, i loro familiari e i conviventi more uxorio. In sede Federmanager stiamo lavorando a una proposta concreta che riguarda il mondo del management ma che pensa al Paese: l’obiettivo non è soltanto quello di garantire l’efficienza del sistema sanitario complessivo, ma anche quello di sostenere la filiera sanitaria che, da sola, vale all’incirca l’11 per cento del nostro Pil. Rappresentiamo un management che nel campo del benessere, del biomedicale, del farmaco, della tecnologica e dei «medical device» è tra i più interessanti e competitivi a livello internazionale. È un patrimonio di valore di cui tener conto quando si parla del futuro della Sanità italiana. 
D. Questa è una posizione condivisa tra Federmanager e Confindustria, le due parti costitutive del Fasi?
R. Quando parlo di interventi fiscali, di sanità in azienda, di estensione delle tutele agli aspetti socio-sanitari, parlo di aspetti su cui Federmanager e Confindustria concordano da tempo. Sono convinto che il welfare del futuro possa trovare basi solide nella collaborazione tra gli organismi di rappresentanza e che possa trovare una spinta proprio nella contrattazione collettiva. Gli studi conoscitivi che il Fasi ha promosso negli ultimi anni confermano in modo netto che la Sanità integrativa è ormai considerata il benefit più apprezzato dai lavoratori ed è, allo stesso tempo, sostenuta dalle imprese che vi attribuiscono un importante effetto positivo in termini di competitività e produttività.
D. Ci può fare qualche esempio delle iniziative che state portando avanti insieme?
R. Per quanto riguarda il nostro Fondo, in queste ore stiamo procedendo all’attuazione di parti significative del Ccnl per i dirigenti di aziende produttrici di beni e servizi, tentando di assicurare ai nostri manager la copertura del Fasi anche nel caso perdano momentaneamente il posto di lavoro. In aggiunta, oltre a estendere la copertura sanitaria ai conviventi more uxorio, stiamo lavorando a un maggior coordinamento tra Fasi e Assidai, che è il Fondo, nato in ambito Federmanager, che opera ad integrazione del primo per la parte di rimborso non coperto.
D. Una delle rivoluzioni più interessanti a cui stiamo assistendo è quella rappresentata dalla cosiddetta Sanità digitale. Pensiamo al codice identificativo «Spid» che è stato appena rilasciato, o all’introduzione del fascicolo sanitario elettronico. Quanto conta dal Suo punto di vista l’investimento in tecnologie digitali?
R. L’«e-health» è la nuova frontiera dei sistemi sanitari. L’introduzione di tecnologie digitali in sanità deve essere omogenea sul territorio nazionale e in raccordo con quel privato integrativo che vuole collaborare al successo dell’operazione. In questo bisogna far presto, perché l’Italia sul digitale ha accumulato un ritardo che ci sta penalizzando, facendoci perdere punti di Pil. Noi abbiamo esperienza del grande apporto in termini di semplificazione che potremmo avere dall’investimento in digitale. Il progetto di dematerializzazione del Fasi, ormai entrato a pieno regime, è stato portato avanti dal benestare dell’Agenzia delle Entrate e oggi consente agli iscritti di colloquiare con il Fondo in via telematica, con un evidente e significativo miglioramento della qualità del servizio per gli stessi, e con un altrettanto evidente e significativo ritorno per il Fondo in termini di efficienza e organizzazione. Stessa cosa vale per l’attuazione del progetto del 730 precompilato: anche su questo stiamo offrendo massima collaborazione, trasferendo all’Agenzia delle Entrate tutte le informazioni utili di cui siamo a disposizione, perché crediamo nel progetto, nel suo intento di trasparenza e nella funzione di supporto che i Fondi hanno anche da questo punto di vista.
D. Di recente l’abbiamo vista impegnata, insieme al Coni e al suo Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, in un’iniziativa che ha messo in luce la relazione tra sport e salute. Quanto è importante fare prevenzione e come sensibilizzare a riguardo?
R. Abbiamo deciso di avviare una riflessione sul legame che esiste tra sport e benessere, perché tra i nostri compiti c’è anche quello di promuovere la cultura della prevenzione.  Abbiamo anche realizzato un’indagine su un campione di manager da cui è emersa una condotta abbastanza positiva: i nostri colleghi fanno attività sportiva in sicurezza e sotto controllo medico. Il concetto su cui dobbiamo insistere - e i Fondi sanitari integrativi possono farlo - è quello di promuovere gli stili di vita corretti. Serve, quindi, un’informazione accurata a riguardo, accompagnata da campagne di sensibilizzazione e misure di incentivazione. Questa è la ragione per cui al Fasi ho insistito affinché i pacchetti di prevenzione e screening fossero offerti gratuitamente ai nostri assistiti. La prevenzione non solo aiuta a mantenersi in salute, ma rende le persone più consapevoli e più responsabilizzate anche nei confronti dell’impatto delle proprie azioni sul mondo esterno e sull’ambiente. E questo fa bene alla società come all’economia.  

Tags: Aprile 2016

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