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Altero Matteoli: trasporti e infrastrutture in Italia dipendono dalla politica

Altero Matteoli,  presidente  dell’8ª Commissione  permanente  (Lavori pubblici,  comunicazioni  e trasporti)

La situazione non è delle migliori. La colpa è di tutti, ma è anche e di più della burocrazia e della politica italiana, a prescindere dal Governo che se ne sia occupato. Infatti, i trasporti non vanno: ci sono molte cose che sono state fatte e non male, ma poi l’alternarsi dei politici al potere fa cambiare l’ordine delle priorità e così i treni regionali sono ancora «un disastro», nonostante l’alta velocità abbia avuto una buona riuscita; il traffico nelle città è intenso; le autostrade non sono concluse, alcune sono ferme, e il famoso ponte sullo Stretto di Messina è divenuto un po’ come la Sagrada Familia di Barcellona: impresa secolare. Parla di questo e di altro Altero Matteoli, già ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in due Governi Berlusconi, nel curriculum anche sindaco del comune di Orbetello dal 2006 al 2011 (è di Cecina) e oggi presidente dell’8ª Commissione permanente che si occupa di lavori pubblici, comunicazioni e trasporti.
Domanda. Quadro normativo, competitività, efficienza. Passano da qui le priorità dell’autotrasporto e della logistica per un riposizionamento strategico del settore. Come accelerare lo sviluppo e la competitività dei trasporti?
Risposta. Con il passare degli anni il problema dei trasporti, anziché trovare una soluzione, è sempre peggiorata. Oltre a ciò, i punti di riferimento, che erano rappresentati anche dagli organismi sindacali i quali in qualche modo si occupavano dei trasporti, sono andati in crisi. Quindi il quadro normativo risente di tutto questo, la competitività è sicuramente eccessiva e l’efficienza, stante il rapporto del numero dei dipendenti nelle aziende, non c’è. Purtroppo in questi ultimi tempi la situazione è peggiorata.
D. Un nostro asso nella manica non dovrebbe essere il trasporto marittimo? Le nostre infrastrutture portuali sono adeguate all’evoluzione dei traffici?
R. Il trasporto marittimo, salvo rare eccezioni, praticamente non è decollato.
D. Il motivo di questo?
R. Tutti i Governi, anche quello berlusconiano di cui ho fatto parte, parlano del cabotaggio marittimo che sicuramente favorirebbe, anche sotto il profilo ambientale e atmosferico, una svolta per l’economia. Ma in realtà sono poche le linee che siamo riusciti a mettere in campo e le nostre infrastrutture portuali non sono adeguate all’evoluzione dei traffici, anche perché manca molto probabilmente la volontà da parte dei trasportatori di ricorrere a questo mezzo di trasporto.
D. Perché?
R. Il motivo è difficilmente spiegabile, anche perché il nostro è un Paese con 8 mila chilometri di coste, che dovrebbe essere quindi favorevole al cabotaggio marittimo ma che non lo è. A mio parere, una volta le aziende avevano le riserve, mentre ora, con la crisi, le riserve non ci sono più. Quando esse erano presenti il trasporto si faceva con più calma, oggi invece c’è la necessità che il prodotto arrivi il più velocemente possibile, e le aziende che aspettano i prodotti non possono più permettersi di attendere.
D. La merce che arriva via mare deve essere mandata agli interporti e nelle aree logistiche dove ci devono essere le linee ferroviarie, mentre in Italia tale trasporto avviene ancora «su gomma». Come procede la cosiddetta «cura del ferro»?
R. Il trasporto ferroviario non è diminuito solo in Italia, ma in tutta Europa. Nonostante si sia propagandato molto il vettore ferroviario, esso non è decollato.
D. E allora qual è il trasporto che decolla in Italia, o che è decollato?
R. Resta solo quello «su gomma», su cui anche ha inciso la crisi facendolo circolare meno; quasi tutti i trasportatori di merci si rivolgono alla gomma, mentre il trasporto ferroviario è in crisi in tutta Europa anche perché spesso nei porti manca l’ultimo chilometro. Sulle aree logistiche in Italia c’è sempre stata della confusione; ricordo che quando in Parlamento si facevano le audizioni e si chiamavano coloro che si occupavano dei trasporti, costoro domandavano quale fosse il motivo di fare un’area logistica vicino a un porto dato che il porto già c’era, altri invece volevano un’area logistica lontana dal porto.
D. Cosa ne pensa della famosa «scatola nera» per il trasporto su gomma?
R. Da ministro ho proposto la «scatola nera» non soltanto sui camion ma anche sulle macchine, perché la considero un deterrente molto forte anche per gli incidenti; devo dire che non sono rimasto isolato perché vedo che anche nei convegni al quale partecipo ne parlano sempre di più e spero che si arrivi a buon fine. Se la scatola nera si monta durante la realizzazione del mezzo costa pochissimo, e la voglia d’inserirla sta crescendo.
D. E delle ferrovie cosa pensa?
R. Hanno fatto un capolavoro per quanto riguarda l’alta velocità, che è la migliore del mondo, ma le vie regionali sono un disastro. È vero che sono stati dati finanziamenti alle Regioni per comprare i treni, ma se la linea non è adeguata è tutto inutile.
D. Turismo e infrastrutture, un binomio inscindibile per la crescita economica: cosa deve fare l’Italia per competere con l’organizzazione delle altre mete turistiche?
R. L’Italia in questi ultimi anni ha perso molto turismo. Quando eravamo meno ricchi si andava in vacanza per un mese, e non era un problema che ci volesse del tempo per raggiungere la zona turistica prescelta; oggi c’è più benessere economico e si opta per formule di una sola settimana di vacanza, così bisogna raggiungere il luogo del turismo in tempi brevi, e ciò evidentemente non avviene. Sì, turismo e infrastrutture costituiscono un binomio inscindibile per la crescita economica soprattutto per un Paese come il nostro che di turismo potrebbe vivere. L’Italia dovrebbe velocizzare e realizzare quelle infrastrutture che sono rimaste ferme da troppo tempo, ma nel momento in cui si pensa a un’infrastruttura ed essa si realizza passano anni.
D. Negli altri Paesi è diverso?
R. Il tempo che ci si mette in Italia per realizzare un’opera infrastrutturale in realtà è uguale a quello degli altri Paesi, ma è la nostra burocrazia che fa perdere del tempo, e questo sembra sia un problema che nessun Governo è riuscito a risolvere.
D. Perché?
R. Perché la burocrazia è troppo forte in Italia, e non si riesce a sconfiggerla. Nemmeno io sono riuscito a scalfirla in 10 anni al Governo, perché era troppa.
D. Questo vuol dire che l’Italia rimarrà ferma in questa eterna stagnazione?
R. Spero di no, ma ci vogliono riforme che mettano fine a tutto questo.
D. Il Governo Renzi sta pensando a questa riforma?
R. Non mi pare, sebbene la stia promettendo. Finora ha fatto solo tante promesse senza realizzarle.
D. Altra nota dolente è il trasporto pubblico. L’Italia è fanalino di coda in Europa sia per linee offerte che per estensione chilometrica: perché l’attenzione è rivolta più alle aziende e alla loro ristrutturazione che ai cittadini-utenti cui viene negato il diritto alla mobilità?
R. Il problema principale dell’Italia è il trasporto pubblico locale. Non siamo stati capaci, nemmeno approvando vari provvedimenti legislativi, di migliorare la situazione, quindi continuano a essere i piccoli proprietari che la fanno da padrone in una spietata concorrenza, che si risolve in una guerra tra poveri. Ed è il trasporto italiano ad averne risentito diventando il fanalino di coda dell’Europa. A questo si aggiunge anche la geografia dell’Italia, che è certamente diversa dagli altri Paesi, ma indubbiamente la colpa principale è nell’incapacità di accorpare le imprese per renderle competitive.
D. Incapacità dei Governi?
R. I Governi hanno fatto delle norme, però poi la singola impresa non ci sta: la guerra tra poveri di cui ho detto non si riesce a sconfiggere.
D. Il tema delle «smart city» e della «smart mobility» sta interessando sia la politica che l’opinione pubblica. Quali sono le strategie più opportune per affrontare il rinnovamento tecnologico nel settore dei trasporti e della mobilità?
R. Sono convinto che da un punto di vista del rinnovamento tecnologico nel settore dei trasporti siamo all’avanguardia; il problema dei trasporti a mio avviso ha altri canali, la motivazione primaria non è da rinvenirsi in un ritardo italiano sotto il profilo tecnologico.
D. Quali sono le opere pubbliche autenticamente strategiche? E dato il quadro economico, quali sono le opere irrinunciabili?
R. Le opere pubbliche strategiche sono costituite innanzitutto dalla realizzazione delle autostrade che sono rimaste ferme, come ad esempio la Livorno-Civitavecchia, dove si sono costruiti solo 16 chilometri che arrivano a Tarquinia per poi, per l’ennesima volta, bloccarsi; per la Due Mari, il collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico, si sono fatti alcuni pezzi ma non si riesce a terminare; è anche necessario finire - anche se l’80 per cento è stato realizzato - la Salerno-Reggio Calabria; e c’è ancora la 106, una delle opere che il Governo Berlusconi aveva considerato prioritarie, ma che il Governo Renzi ha tolto tra le priorità. Le opere strategiche ci sono, sono chiare e favorirebbero senza dubbio il nostro trasporto.
D. E dello Stretto di Messina?
R. Sono favorevolissimo alla realizzazione di quest’opera che favorirebbe anche il rilancio delle opere del Sud e Matteo Renzi si è dichiarato più volte favorevole; potenzialmente ci vogliono 6 anni e ci lavorerebbero 40 mila persone, quindi si dovrebbe far ripartire i lavori: è un ponte che non ha eguali in nessuna parte del mondo, verranno tutte le università di Ingegneria e di Architettura del mondo per vedere come si costruirà. È stato un errore aver fermato i lavori.
D. Ma i lavori sono ancora fermi?
R. Per ora sì, anche se in più di un’occasione Renzi e alcuni ministri hanno detto che sono favorevoli. Auspico si riparta, per il rilancio del Sud.
D. Semplificazione, trasparenza, lotta alla corruzione e qualità: sono queste le parole chiave del nuovo codice degli appalti pubblici. Sono solo buoni propositi o pensa che occorra altro?
R. Su questo devo dire che preferivo il testo che era uscito dal Senato dalla mia Commissione, poi alla Camera è stato modificato e successivamente è stato ulteriormente cambiato nel Consiglio dei ministri. Il mio testo era incentrato soprattutto sui servizi e sull’assegnazione della gara al minimo ribasso, c’erano una serie di cose che con la Commissione avevamo condiviso. Il codice degli appalti così com’è secondo me non va bene perché ci sono tanti atti che devono essere fatti per renderlo migliore, mi pare che i decreti legislativi che devono essere approvati siano 51 per portare il codice alla completa efficienza.
D. E quanto ci vorrà?
R. Dipende molto da quello che il Governo vuol fare. Voglio anche dire che il codice degli appalti prevede una miriade di deleghe nei confronti dell’Anac. Ho molta stima del presidente Raffaele Cantone, ma non so se l’Anac ha effettivamente una struttura adeguata per far fronte a tutte le deleghe che il codice degli appalti prevede. Comunque tale codice è sicuramente un passo avanti, e ancora alcuni decreti legislativi devono passare dalle Commissioni competenti della Camera e del Senato per poterne valutare la completa efficienza.
D. Non pensa che quando le gare giocano a ribasso il lavoro non è fatto come si deve? Non converrebbe fare un discorso di meritocrazia della ditta e non di ribasso?
R. Infatti il testo che era passato dal Senato guardava più alla qualità del progetto che all’abbattimento del prezzo, ma poi è stato modificato dalla Camera e dal Consiglio dei ministri.
D. Secondo lei quale è il problema vero dell’Italia?
R. Quando me lo domandano rispondo sempre: la crisi della politica. Sono entrato in Parlamento dopo aver fatto una carriera come consigliere comunale, regionale, provinciale, sindaco, oggi invece non è più così, e questa è la verità. Avevamo le scuole di partito, ma adesso non esistono più. Inoltre la nostra scuola era la sezione, oggi non ci sono più nemmeno le sedi.
D. Come risolverebbe i problemi?
R. Ci vogliono soldi per fare le infrastrutture.
D. E come pensa di recuperarli?
R. O risparmi con la spesa pubblica o aumenti le tasse, non ci sono alternative.
D. Come siamo arrivati a questo?
R. Abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità e oggi ne paghiamo le conseguenze: la colpa è di tutti.   

Tags: Giugno 2016

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