Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Interviste
  • Dorina Bianchi: Mibact, investire nel turismo e puntare sul meridione
  • 008

Dorina Bianchi: Mibact, investire nel turismo e puntare sul meridione

Dorina Bianchi, sottosegretario di Stato al MiBACT con delega al Turismo  da febbraio 2016

L'Italia come «museo diffuso» e il turismo sostenibile che valorizza le eccellenze: sono questi i due assi portanti della strategia del Piano Nazionale del Turismo per contribuire ad innovare il prodotto turistico valorizzando l’Italia in tutta la sua bellezza, puntando naturalmente anche sulla «perla» del Mezzogiorno. Di tutto questo ne parla a Specchio Economico Dorina Bianchi, sottosegretario di Stato al MiBACT con delega al Turismo da febbraio 2016. Nata a Pisa ma crotonese d’adozione, dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia ha esercitato la professione di neuroradiologa nell’ospedale di Cosenza. Tra i parlamentari più attivi, negli anni ha maturato una forte passione politica che si è trasformata in un vero e proprio impegno sociale; nel corso della sua attività parlamentare si è occupata di violenza sulle donne, sui minori, sprechi nella Pubblica Amministrazione, sanità e unioni civili.
Domanda. L’articolo 9 della Costituzione promuove la valorizzazione del patrimonio artistico e storico. Si è voluto dettare un criterio per fruire dell’immenso patrimonio di beni culturali come volano per il turismo e di conseguenza per l’economia?
Risposta. Naturalmente l’articolo 9 promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica. Da questo punto di vista l’Italia ha fatto molto per quanto riguarda la cultura e soprattutto per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico. Questo Governo ha introdotto una nuova strategia che è quella di unire i Beni Culturali con il Turismo in un unico Ministero affinché, oltre alla tutela, si associ l’aumento della fruibilità del nostro patrimonio; è questo uno dei motivi per cui si è pensato a un unico Ministero che ha come «mission» quella di destagionalizzare e delocalizzare il turismo. Delocalizzare perché noi abbiamo in Italia un sovraffollamento delle grandi città d’arte come Roma, Firenze, Venezia, Milano, Torino, e abbiamo invece una scarsa fruizione di tutte le altre nostre ricchezze, come per esempio i siti dell’Unesco che si trovano nella maggior parte nelle zone interne dell’Italia o scarsamente raggiungibili e di conseguenza meno visitate. È necessario poi destagionalizzare perché abbiamo un turismo molto presente in montagna in inverno e al mare nei mesi estivi, non abbiamo un turismo presente tutto l’anno. Questo crea problematiche anche in relazione alla qualità del personale, poiché non c’è dubbio che un personale qualificato ha bisogno di avere un lavoro che duri tutto l’anno, altrimenti si tratta di stagionali che forniscono una risposta differente e non adeguata anche per quanto riguarda gli alberghi, perché una struttura che vive di un’attività per 3 mesi ha una qualità di ricezione differente a una struttura che vive di una ricezione di 10 mesi. Sotto questo punto di vista il Governo sta investendo molte risorse per il potenziamento e la modernizzazione di alcune professioni inerenti al settore del turismo.
D. E quindi cosa fare?
R. Per potenziare questi punti ci sono tre strade possibili da percorrere: una è quella di creare percorsi alternativi che siano valorizzati anche con investimenti come quello del Cipe straordinario del primo maggio con il quale abbiamo stanziato un miliardo di euro spalmato su 33 progetti che vanno dal Nord al Sud. Tra questi progetti, solo per citarne alcuni, ci sono tre cammini dove opereremo con interventi strutturali e infrastrutturali nei tracciati dei percorsi. I cammini in questione sono la Via Appia, che arriva fino a Brindisi, la Via Francigena, dalla Valle d’Aosta fino in Puglia e i cammini di San Francesco e Santa Scolastica, che attraversa Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche. Dovremo poi utilizzare al meglio l’Enit, l’Agenzia Nazionale Italiana del Turismo a cui da poco abbiamo dato una nuova governance e un nuovo assetto completamente diverso dal precedente: è la cabina di regia per coordinare le politiche turistiche insieme con le Regioni affinché non si disperdano più energie e risorse. Strategicamente l’Enit ha un ruolo importantissimo perché, attraverso di esso, possiamo pubblicizzare il marchio Italia nel Mondo. Inoltre, bisognerà lavorare su un portale telematico attivo, dinamico e in movimento come quello degli altri Paesi. Anche su questo sono state investite risorse. Un ulteriore aspetto fondamentale è la riforma costituzionale, importantissima per il turismo, poiché molte delle funzioni che oggi sono di competenza esclusiva delle Regioni per quanto riguarda il turismo verranno riequilibrate. Su questo tema, devo dire, abbiamo trovato una grande collaborazione delle Regioni, le quali si sono rese conto che promuovere i propri territori singolarmente è molto più complicato e soprattutto più costoso perché le risorse si disperdono. Diverso invece è vendere il prodotto Italia, che è più conosciuto e amato al quale viene associato il bello e il buono, dando così una visione unitaria del turismo.
D. Incentivare la cultura vuol dire rilanciare il turismo e, in molti casi, i paesaggi storici, la gastronomia e l’artigianalità italiana. Che ne pensa?
R. Noi siamo il quinto Paese nel mondo per visitatori all’anno e non c’è dubbio che abbiamo dei margini di miglioramento molto significativi. In questo ultimo periodo stiamo crescendo anche perché il turismo è l’unico settore che in un tale momento di crisi economica non ha subito nessuna flessione, anzi è migliorato. Ogni cittadino del mondo ha la voglia e il desiderio di tornare in Italia non soltanto perché rappresenta dal punto di vista paesaggistico e culturale un unicum che tutto il mondo ci invidia, ma anche per essere una nazione nota per la qualità del cibo, per la gastronomia, per l’artigianalità, per la possibilità di stare a contatto con la natura nelle fattorie o negli agriturismi mangiando prodotti biologici, e per tutte le altre peculiarità che solo noi abbiamo e che ci rendono unici. Il turismo è anche uno strumento intorno al quale gravita una serie di settori come i servizi, l’ambiente, l’agricoltura, e naturalmente ha bisogno di altri fattori trasversali come le infrastrutture, gli alberghi, l’urbanistica, che implicano una collaborazione delle amministrazioni locali con le Regioni e con il Governo nazionale. Nel momento in cui si ha lo sviluppo di una zona sul profilo turistico si ottiene di conseguenza un miglioramento della qualità della vita per il tessuto sociale del territorio, dando vita così ad un turismo virtuoso che riesce a migliorare nel suo complesso i territori in cui si sviluppa poiché si ha una crescita sociale, culturale, locale ed economica.
D. Cosa fare per incentivare la fruibilità dei nostri beni culturali?
R. Il progetto dei «musei aperti» è stato un grande successo e in alcuni siti le presenze sono più che raddoppiate. Recentemente ho visitato la Reggia di Caserta dove nel primo trimestre del 2016 si è avuto un aumento dei visitatori del 26 per cento e degli incassi del 70 per cento. Abbiamo raggiunto risultati soddisfacenti anche per quanto riguarda i musei romani dove sono stati tantissimi i visitatori stranieri e italiani. Colpisce la presenza di quest’ultimi perché la percezione e la consapevolezza da parte degli italiani di avere un patrimonio storico e artistico di primo livello risulta un fattore sul quale forse dovremmo puntare di più, soprattutto per aprire i musei alle scuole. Negli altri Paesi ci sono musei che al proprio interno hanno spazi dove poter accogliere le scolaresche che poi studiano direttamente in loco. In Italia è più difficile trovare scolaresche che vanno a studiare nei musei perché non ci sono aree dedicate, e su questo tema molto si deve fare.
D. Attualmente l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti (51) inclusi nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Quale potrebbe essere la chiave per allungare la permanenza dei turisti mettendo al centro la promozione di territori e luoghi meno conosciuti e «battuti»?
R. Il Piano Strategico Nazionale su cui noi stiamo lavorando verte proprio sul turismo sostenibile legato alla valorizzazione di quelli che sono i nostri siti Unesco meno conosciuti, nonché su tutti quei percorsi alternativi che devono essere valorizzati nel nostro Paese. La peculiarità di questo Piano Strategico Nazionale è che non è statico ma è in continua evoluzione, nasce dall’esperienza dei rappresentanti istituzionali nazionali, regionali e locali, ma anche di tutti gli stakeholders che fanno parte del settore del turismo. Recentemente sono stata a Pechino dove c’è stata la prima conferenza nazionale sul turismo sostenibile a dimostrazione che l’idea che noi abbiamo del turismo inizia anche ad essere percepita in Paesi che non sempre l’hanno riconosciuto. Noi abbiamo un vantaggio perché siamo uno dei pochi Paesi dove si può fare turismo sostenibile.
D. Sussidiarietà tra i settori pubblico e privato per la cultura. Cosa propone per migliorare questa sinergia? Che risultati sta dando l’Art Bonus?
R. L’Art Bonus sta dando decisamente dei risultati molto positivi, è stato un esperimento di mecenatismo che ha funzionato e adesso stiamo pensando di incentivarlo e conferirgli sempre maggiore importanza. È uno strumento che consente un credito di imposta pari al 65 per cento dell’importo donato a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. Invece secondo me va ristudiata e proposta in una nuova veste la partecipazione collettiva. Il cosiddetto «crowdfunding» sarà uno dei punti sui quali dobbiamo migliorarci nel futuro.
D. Ad oggi solo il 12 per cento dei turisti visita il Sud. Questo significa che le potenzialità di sviluppo sono ancora tante e non solo per il richiamo del mare. È di questo che parla il suo ultimo libro edito da Rubbettino dal titolo «Sud: l’altra faccia della medaglia»?
R. Nel Sud abbiamo circa il 12 per cento dei turisti contro l’88 per cento del Centro-Nord; questa è una problematica sulla quale bisogna lavorare per cambiarla, perché non c’è dubbio che il Sud, nell’immaginario collettivo, rappresenta l’Italia stessa con i propri simboli come pasta, pizza, pomodoro, sole, mare, e non si capisce perché poi i turisti si fermano nel Centro-Nord. Durante la scorsa estate, in un viaggio in treno nel Sud, mi è venuto in mente di scrivere un libro che parla delle eccellenze del Meridione, dato che del Mezzogiorno ormai si parla solo per le cose negative. Indubbiamente i problemi ci sono, uno dei principali sono le infrastrutture, però questa percezione del Sud come entità negativa va a depotenziare quelle che sono invece le realtà significative dal punto di vista economico, aziendale, innovativo, turistico, a vantaggio delle zone del Centro-Nord. Il mio libro nasce proprio per questo, nasce per dare voce a un Sud d’eccellenza dove ci sono aziende innovative e all’avanguardia prese a modello in ambito internazionale che noi troppo spesso ignoriamo, e che invece giorno dopo giorno si battono con numerose difficoltà non presenti nella realtà del Nord, riescono a vincerle e ad andare avanti, ed è proprio questo l’esempio che noi vogliamo dare del Sud al resto d’Italia e del mondo.
D. Nel corso della sua attività parlamentare si è occupata di violenza sulle donne e sui minori, sprechi nella Pubblica Amministrazione, sanità, unioni civili; passione politica o vero e proprio impegno sociale?
R. Sono un medico radiologo, laureata in Medicina e Chirurgia; durante i miei anni di attività parlamentare mi sono sempre occupata della salute dei bambini e delle donne, mentre fino a qualche anno fa la medicina era soltanto degli uomini. In questi ultimi 10 anni molto è cambiato, c’è stata una sensibilità maggiore, non solo grazie al lavoro parlamentare, ma anche grazie al lavoro degli operatori e dei medici. Altrettanto è stato fatto sulla violenza sulle donne, per la quale in Italia abbiamo leggi che sono innovative in Europa per efficacia ed efficienza, come ad esempio la legge sullo «stalking»; mentre c’è molto da fare per ciò che concerne la pratica, cioè la presenza degli operatori all’interno dei pronto soccorso o all’interno dei commissariati di polizia che possa accogliere la donna appena abbia subito violenza così da assisterla. Parlando della sanità invece in Italia abbiamo la pelle a macchia di leopardo: ci sono alcune zone nel quale si lavora meglio, in altre no, e questo purtroppo è un problema italiano presente in ogni settore.   

Tags: Giugno 2016

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa