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Giovanni tamburino: Ater di Roma, dall’emergenza abitativa ad un nuovo modello di citta'

Giovanni Tamburino,  commissario straordinario  dell’ATER di Roma

Una recente indagine, curata da Nomisma, traccia un quadro del disagio economico da locazione, che si manifesta quando il canone incide per oltre il 30 per cento del reddito familiare. Intanto una prima curiosità: oltre il 70 per cento dei nuclei familiari italiani, oltre 18 milioni, sono proprietari dell’abitazione; poco più di 4 milioni sono in affitto a condizioni di mercato.
Di essi oltre il 40 per cento, più di un milione e settecentomila, sono nella condizione di disagio reale, in quanto il canone di locazione supera il 30 per cento del reddito familiare. Sul totale delle famiglia in affitto quasi 700 mila sono in alloggi delle case popolari, che oggi fanno riferimento alle 103 ATER - Aziende di edilizia residenziale pubblica, gli ex Iacp. Di esse una delle più grandi è l’ATER di Roma. È commissario straordinario, dal settembre dello scorso anno, Giovanni Tamburino, già magistrato.
Domanda. Commissario, l’ATER ha una lunga storia, che si intreccia con la storia di Roma.
Risposta. È stata costituita nel 1903 con lo scopo di provvedere all’esigenza abitativa dei ceti popolari. Ha cambiato denominazione nel susseguirsi dei decenni, fino a quella attuale, con la legge regionale numero 30 del settembre 2002 riguardante l’ordinamento degli enti operanti in materia di edilizia residenziale pubblica. Cambiano le norme, cambia la denominazione, ma resta la finalità sociale.
D. Qual è la consistenza attuale del patrimonio abitativo?
R. Intorno a 48 mila unità immobiliari, destinate prevalentemente all’edilizia sociale, con un canone che oscilla da 7 a 450 euro mensili, in relazione al reddito familiare, con una media intorno a 100 euro mensili. Abbiamo inoltre circa 3 mila immobili a destinazione commerciale ed una consistenza molto marginale, poco più di 350 unità immobiliari, non Erp (Edilizia residenziale pubblica). Abitano nei nostri complessi circa 140 mila persone, con una dimensione da media città, nel grande scenario di Roma. Ma oltre questo aggregato quantitativo, pur di grande rilevanza, vi sono alcuni aspetti che meritano di essere sottolineati.
D. Quali?
R. Per quanto concerne i moduli abitativi, il nostro patrimonio riflette, in tutto il secolo scorso, lo sviluppo dell’architettura, delle sue realizzazioni urbanistiche e edilizie, del nuovo design e dell’utilizzo delle tecnologie innovative. Ne sono plastica testimonianza i quartieri storici: San Saba, Trionfale, Flaminio e Testaccio; i modelli delle città giardino: Garbatella e Monte Sacro. Nel secondo dopoguerra i quartieri Trullo, San Basilio, Primavalle e Quarticciolo. Alla fine degli anni 70, l’impulso su larga scala all’edilizia abitativa, con la realizzazione di Spinaceto, Laurentino, Vigne Nuove, Torrevecchia, Prima Porta e Ostia.
D. E oggi?
R. Il nostro primo obiettivo è quello di salvaguardare e valorizzare questo nostro straordinario patrimonio, in sintonia con la Regione ed il Comune. Tutto ciò comporta per l’ATER una complessa attività gestionale ed organizzativa per dare risposte efficaci alle crescenti necessità di manutenzione, ordinaria e straordinaria, anche attraverso l’utilizzo delle tecnologie più avanzate per la gestione degli impianti, la pulizia e l’igiene delle aree, dei cortili e la manutenzione del verde.
D. Del resto, l’ATER è un’azienda.
R. In proposito mi pare utile qualche precisazione. Azienda, il cui fine non è il profitto, perché strumentale al perseguimento dei compiti istituzionali che le sono affidati dalla Regione Lazio. Buona e sana amministrazione, equilibrio dei conti, dunque, che poggia, come ho indicato nel mio programma di lavoro, su cardini robusti: legalità, trasparenza, efficienza.
D. Da un magistrato ci si doveva aspettare il riferimento prioritario alla legalità.
R. C’è, al contrario, una ragione di fondo. Rovesciamo l’ordine: trasparenza nel senso che l’ATER deve essere una casa di vetro, dentro la quale tutti, a partire dai nostri inquilini, possono gettare il loro sguardo e scopriranno che non vi sono angoli nascosti; efficienza perché dobbiamo usare le risorse disponibili a migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono nelle nostre unità abitative. In proposito dò atto a tutti i nostri collaboratori, ad ogni livello di responsabilità, del loro intenso impegno, nel lavoro di ogni giorno, perché l’ATER risponda con efficacia alle sue finalità istituzionali. E veniamo alla legalità.
D. Dalle sue riflessioni mi pare di capire che vi siano, sotto questo profilo, delle corpose criticità.
R. Ha colto bene. Non ho certo l’intenzione di sviluppare un trattato sull’importanza della legalità, che trova peraltro puntuale riferimento nel codice etico e nella carta dei servizi dell’ATER. In questi documenti sono precisate le finalità dell’operare, insieme ai reciproci diritti e doveri. Aggiungo una sottolineatura, che è peraltro un mio obiettivo: realizzare una comunità vera nei nostri complessi abitativi, dove ciascuno possa attivamente partecipare per costruire, tutti insieme, un modello di vita dignitosa. Urtano contro questa prospettiva due forti fattori di criticità.
D. Li può richiamare?
R. Le occupazioni abusive e le morosità.
D. Partiamo dalle prime.
R. Anche a Roma, come in altri grandi città, soprattutto del Centro e del Mezzogiorno, il fenomeno è progressivamente aumentato. La tensione abitativa spinge molte persone a soluzioni estreme, alla occupazione con la forza, facilitata dalla perdurante presenza di alloggi sfitti, anche per l’eccessiva lunghezza nella individuazione dell’assegnatario per la formalizzazione del nuovo rapporto contrattuale. E troppo spesso le abitazioni non sono agibili perché necessitano di manutenzione ordinaria e straordinaria.
D. Che fa l’ATER per contrastare il fenomeno?
R. Nessuna tolleranza per chi usa violenza o ricorre a sotterfugi strumentali contro la legge e che penalizza quanti sono in attesa in graduatoria, gestita dal Comune, per poter accedere ad una nostro alloggio. Grazie alla stretta collaborazione tra ATER, Procura della Repubblica e task force di Roma Capitale, già dalla fine del 2015 si è fortemente intensificata l’attività di recupero degli alloggi abusivamente occupati (quasi raddoppiata rispetto al 2014 e triplicata rispetto al 2011): in parte si tratta di rilasci spontanei, e parte riacquisiti con decreti di rilascio e provvedimenti giudiziari che hanno autorizzato operazioni di sgombero effettuate con le Forze dell’Ordine. Dal 1 gennaio 2016 a oggi gli alloggi recuperati sono circa 260 di cui 140 già messi in disponibilità del Comune di Roma Capitale per essere riassegnati ad aventi diritto per graduatoria. Circa 120 alloggi recuperati non sono immediatamente disponibili perché necessitano di interventi di ristrutturazione. Stimiamo che entro l’anno si possa arrivare a circa 400 alloggi recuperati.
D. E per quanto riguarda gli immobili sfitti?
R. Proprio nello scorso mese di agosto, la Regione ha approvato una legge che consente all’affittuario, attraverso un meccanismo di scomputo sul canone, di provvedere direttamente fino a 10 mila euro o fino a 20 mila euro a seconda che siano o meno realizzati «in economia». È una finestra che ci proponiamo di utilizzare, coinvolgendo i nostri tecnici. Ma sulla legalità vorrei aggiungere un’altra considerazione.
D. Quale?
R. Mi son trovato a gestire un contenzioso lungo 15 anni tra l’ATER e il comune di Roma. Riguardava il mancato pagamento dell’Ici. Equitalia ci aveva bloccato tutti i conti bancari, ciò che impediva ogni nostra iniziativa, ponendo a rischio lo stesso pagamento degli stipendi al nostro personale. Un momento molto difficile, che abbiamo superato con il supporto del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dell’assessore regionale alla casa, Fabio Refrigeri, del prefetto Franco Gabrielli e del commissario al Comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, con la messa a punto di un progetto pluriennale di rientro del debito pregresso di rilevante entità. Salderemo il tutto, in un arco temporale adeguato, attraverso la cessione, a prezzi di mercato, di parte significativa dei nostri immobili commerciali. In una logica di pagamento del debito, ma anche per dare nuova linfa allo sviluppo economico della nostra città.
D. E per le morosità?
R. Abbiamo lanciato, nel marzo 2016, la campagna «Regolarizzati» con l’invio di circa 18 mila lettere ad altrettanti locatari con situazioni di morosità - che pesa mediamente circa il 30 per cento sul totale degli assegnatari ATER - per la quale è stato attivato un apposito ufficio capace di esaminare ogni singolo caso. I risultati del primo semestre sono così sintetizzabili: circa 9 mila persone hanno risposto all’invito dell’ATER a regolarizzare la propria posizione e 2.064 sono le pratiche già risolte pari ad un introito per ATER di circa 2,3 milioni di euro e alla areazione per circa 13 milioni. Ai 9 mila «dormienti» invieremo un sollecito. Nell’eventualità di nessun riscontro attiveremo tutte le necessarie procedure per il recupero dei relativi crediti.
D. Mi sembra che l’ATER non stia vivendo un momento «roseo».
R. È così. Il momento è difficile, ma non rinunciamo ai nostri programmi. Se necessario attueremo un piano di vendita di parte delle unità abitative, ovviamente con prelazione a favore dei nostri inquilini, ma a prezzi che, pur contenuti rispetto a quelli di mercato, non aprano la stura a strumentali ed inaccettabili speculazioni immobiliari. Niente svendite. Così come valuteremo, con la Regione, la possibilità di procedere ad un adeguamento dei canoni di locazione, tenendo certo sempre conto delle nostre finalità sociali e quindi della salvaguardia delle fasce più deboli.
D. Proviamo a guardare al futuro.
R. Anch’io ho un sogno nel cassetto: credo che una realtà come l’ATER possa, anzi debba, con la propria iniziativa, creare le condizioni per uscire dall’attuale situazione.
D. Come?
R. La via più facile per rispondere all’emergenza abitativa potrebbe apparire il ricorso alla costruzione di nuove unità abitative, alla cementificazione selvaggia, trascurando la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Non è di questo che hanno bisogno le nostre città. In particolare Roma. Dobbiamo puntare, a partire dalle periferie, a interventi di rigenerazione urbana senza nuovo consumo di suolo attraverso la riqualificazione dell’esistente aumentando, ad esempio, il numero di alloggi con il frazionamento di unità abitative di grandi superfici non più rispondenti alle necessità abitative attuali. Su questo tema ho rilevato, con grande soddisfazione, di trovarmi sulla stessa linea strategica dei regolatori politici, a cominciare dal presidente Zingaretti.
D. Il suo sogno nel cassetto.
R. Restituire all’ATER, che è un’azienda pubblica, efficienza, trasparenza, economia. E ciò perché la sua missione originaria possa realizzarsi, partendo dalla rivitalizzazione delle periferie; perché i quartieri possano essere luoghi di aggregazione sociale, dove si affermi il senso civico del bene comune e dove ogni nostro inquilino possa avere una buona qualità della vita. Sarà il nostro contributo per migliorare la città.                  

Tags: Ottobre 2016

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