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Bruno Piattelli ci racconta, intervistando se stesso, Oriana Fallaci e Alexandros Panagulis

Bruno Piattelli, stilista

«Credo fermamente nel caso, motore e generatore di vita. Troppe occasioni e troppe situazioni mi hanno convinto della correttezza di questo principio. La televisione non mi attrae più di tanto, telegiornali a parte e qualche specifica occasione. Lo scorso settembre, non so perché, ho incrociato, su La 7, il servizio che Mentana ha ripresentato dopo dieci anni su Oriana Fallaci in occasione dell’11 settembre 2001 e del decennale della sua morte. L’ho vissuto con estrema attenzione e non ho potuto non scrivere un pezzo su Panagulis e la Fallaci, che ho personalmente conosciuto, in forma di intervista fatta a me stesso».
Domanda. La professione e le occasioni l’hanno portata a giri geografici interessanti e a incontrare soggetti politici di origini e filosofie diverse. Ce n’è qualcuno che ha sollevato la sua attenzione e di cui, probabilmente, condivide idee e principi?
Risposta. Ho incontrato uomini di meridiani e paralleli diversi e ho dedotto la semplicissima verità che la radice umana è unica e che i principi motorii sono identici in ogni continente e in qualsiasi parallelo: il lavoro, la famiglia, fede sì, fede no. Il resto è solo importante accessorio, politica compresa.
D. Eppure la politica per alcuni sembra essere una ragione di vita e, purtroppo, anche di morte.
R. È vero. D’altro canto è la realtà sociale in cui viviamo. Non è che, in buona fede e con convincimento, chi avvia una logica politica alla sua vita pensi mai di farne motivo unico. Ma questo spesso accade, nel bene e nel male, e purtroppo più spesso nel male, per innumerevoli motivi.
D. Salva qualcuno?
R. Certamente più d’uno. L’anagrafe mi ha permesso di frequentare, nel nostro Paese, personaggi - tali per il loro valore morale - quali Ugo La Malfa, Sandro Pertini e altri. All’estero i meccanismi politici sono per lo più diversi: i ministri «tecnici» (trasporti/turismo, quasi sempre accoppiati, cultura, sanità) sono un po’ più asettici dalla politica praticata e convivono con i tecnici; e questo in Paesi importanti, Cina compresa. Sistema che dovrebbe farci riflettere.
D. Qualcuno da menzionare?
R. Sì. Ad esempio su cosa s’intenda per fede nelle proprie idee fondate sull’assoluta onestà, nei tempi contemporanei, citerei Alexis Panagulis. Non ho la competenza storica e politica per poterlo affermare ma il pensiero che lo Stato della Grecia di questi ultimi anni sia frutto della politica socialista che egli, socialista, combatteva a tal punto, secondo le storie, da essere eliminato dai suoi supposti compagni, m’è venuto più volte.
D. Cosa le diceva e di cosa parlavate?
R. Me lo aveva presentato la Fallaci e scoprimmo subito un «feeling» incredibile. Come arrivava a Roma, veniva a trovarmi e poi stavamo insieme la sera a fare le ore lunghe e a parlare dei problemi comuni ai nostri Paesi, le nostre carenze endocrinologiche, le nostre storie, le antiche grandezze e magnificenze e le attuali pochezze e meschinità. «Vogliamo fare un colpo di Stato tu a Roma e io ad Atene? Alle tre e mezzo di pomeriggio di una domenica mentre ci sono le partite di calcio. Occupiamo le stazioni radio ed è fatta», diceva. Ne sorrideva. È la nostra natura di popolo non popolo, di multietnie che giocano sempre contro le unificazioni, che non danno coesione e dignità. La pacatezza, la riflessione, la considerazione come filosofia di vita con un’eccezionale energia e forza fisica. Valutava la guerra civile americana, nelle proporzioni dovute. Ci si può federare, ma occorre una volontà pazzesca di tutti e una legge che, rispettando tradizioni e caratteristiche, non consenta a nessuno di uscire dalle regole rispettando tradizioni e caratteristiche, e non consenta a nessuno di uscire dalle regole decise. Convenivo: la democrazia è una strada ardua, ma necessariamente una strada da percorrere, sempre al limite del debordo tra debolezza - anarchia - e troppa forza - autoritarismo -. E come non fosse cosa sua, ricordava la vita in carcere, le torture subite. «Tu non sai come la capacità sadica di un uomo s’accordi a una particolare leggerezza del suo sistema nervoso. Più li insultavo, e nei modi più volgari, nei momenti topici delle sevizie, più reagivano perdendo di vista la loro azione sul mio corpo; uscivano di testa» diceva. Gli episodi delle sue fughe fanno impallidire quelle di 007 al confronto di situazioni alcune volte, come diceva, al limite del ridicolo, ma risolutrici.
D. E Oriana Fallaci partecipava?
R. Questa è una storia nella storia. Oriana lo ascoltava anche lei e lo curava con gli occhi. Era un sentimento profondo. Marcello Mastroianni mi aveva detto che Oriana si era innamorata del modello di soprabito che avevo fatto per lui e lo voleva eguale. E lei cominciò a frequentare l’atelier quasi come una tappa fissa romana ordinando i suoi eterni tailleurs-pantalone. Telefonava e scriveva dai luoghi più diversi sempre «sciolta», concreta, con quel tocco di perenne ironia e di autoironia che irretisce. Anche con lei spendevamo ore notturne, ad ascoltarla, questa benedetta toscana rapida di penna e più ancora di parola. Raccontava con tali ricchezze di note, sottili, raffinate, intriganti, che era già un commento alla storia. Veniva giù a valanga Oriana per i suoi racconti fuori cronaca, dalle battaglie ai grandi personaggi. Traduceva con l’incredibile spirito di tutta la sua terra amata ogni fatto, di ogni persona individuando debolezze e desideri come cardine della personalità. L’abilità professionale, la sfrontatezza, la capacità di cogliere gangli nodali della filosofi di uomini, di potenti, di viaggiare il mondo senza incertezze di meridiani e paralleli, possono scaturire da doti naturali, raffinate poi dal tempo e dai fatti, ma la grinta intellettuale è frutto di educazione e volontà. Che fascino. Stimata, temuta, ricercata da chi sa che la sua intervista è un punto innegabile della propria posizione e del proprio prestigio. Sembrava che la terra dovesse muoversi sotto di lei, che il mondo arrivasse considerandola approdo. Apparentemente fragile, insofferente, passionale, con una vita interiore da vulcano in eruzione, Oriana attraversava allora situazione e sentimenti travolgenti, la sua famiglia perno e faro della sua civiltà, quell’angoscia per quel «bambino mai nato», tutti tradotti nella sua letteratura. Alexis era giustamente il suo contrapposto. Non imprecava mai contro i suoi nemici e degli amici rilevava tanto la mancanza di coerenza, quanto gli interessi a breve. E questo non lo accettava. Era un paio di mesi che non ci vedevamo. Un pomeriggio viene da me Aldo Durazzi che aveva l’agenzia fotografica Dufoto al piano superiore del mio studio. Tornava da un viaggio in Grecia con il presidente Gronchi. Aveva incontrato Alexis e questi gli aveva chiesto se mi conoscesse. Lo aveva pregato di portarmi una sua fotografia in divisa da soldato, con un saluto. Due giorni dopo l’auto su cui viaggiava era stata fatta saltare in aria. Oriana mi disse: me ne vado a New York.  

   

Tags: Ottobre 2016

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