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Intervista a Giovanni Pitruzzella

Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato

Domanda. Come e perché è nato il Protocollo d’Intesa di metà gennaio tra voi e l’Agcom contro le pratiche commerciali scorrette ?
Risposta. Il protocollo nasce dalla previsione dell’art. 27, comma 1-bis, del Codice del consumo, che assegna all’AGCM la competenza esclusiva a intervenire nei confronti delle pratiche commerciali scorrette attuate nei settori regolati, e prevede, appunto, la facoltà per le Autorità di disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione. Analoghi protocolli, e con le medesime finalità, sono già stati conclusi con Art, Ivass, Banca d’Italia e Aeegsi.
D. Il Protocollo da poco varato integra quello del 22 maggio 2013. Ci spiega da cosa il nuovo differisce rispetto a quello di 4 anni fa?
R. Il protocollo del 2013 aveva una valenza di coordinamento generale tra le due Autorità, riguardando, per l’Agcm, oltre alla tutela del consumatore anche la cooperazione per i profili antitrust. Il nuovo protocollo è specifico per la tutela del consumatore e, prevedendo disposizioni particolari per questo ambito di attività, sia pure riprese in parte dall’accordo precedente, rafforza la collaborazione e dunque l’efficacia dell’intervento che le due Autorità complessivamente e in maniera complementare possono realizzare a protezione dei consumatori utenti dei servizi di comunicazioni elettroniche. Lo stesso protocollo usa il termine «complementarietà» per definire il rapporto tra Codice del consumo e normativa settoriale, e rispetto al precedente declina all’interno di un apposito articolo la relazione tra i due ambiti normativi.
D. All’interno dell’intesa è prevista la costituzione di un gruppo di lavoro permanente per promuovere il confronto su tematiche di comune interesse in materia di tutela dei consumatori. Da quali figure professionali sarà formato?
R. Per l’Agcm la designazione dei componenti il gruppo di lavoro non è ancora avvenuta. Posso solo rilevare che, dei gruppi previsti dai protocolli analoghi conclusi con le altre autorità di regolazione, fanno parte il direttore generale della Direzione generale per la Tutela del consumatore, il responsabile della Direzione istruttoria competente in materia, che si occupa di anche comunicazioni, il responsabile della Direzione Affari giuridici e contenzioso, ossia il nostro ufficio legale, e un rappresentante dello staff del capo di Gabinetto. Immagino che in questo caso si procederà in maniera analoga.
D. Tra i vari settori in cui l’Agcm opera e sulle sanzioni che eroga, a che punto ed in che percentuale si collocano in un’eventuale statistica gli abusi degli operatori delle Telco nei confronti degli altri settori industriali?
R. I mercati delle telecomunicazioni presentano delle caratteristiche economiche specifiche, come la struttura dei costi o l’esternalità di rete, da cui scaturisce un’esigenza sia di intervento regolamentare sia di «enforcement» antitrust. In particolare, per i mercati di rete fissa, la distribuzione del potere di mercato lungo la catena del valore è tale favorire la costituzione di posizioni dominanti. Le condotte dei soggetti in posizione dominante in tali mercati sono oggetto di un’attenzione continua da parte dell’Autorità, che beneficia anche del controllo diffuso da parte degli operatori non dominanti. L’Agcm, consapevole del delicato equilibrio da ricercare tra giusti incentivi agli investimenti in nuove infrastrutture e servizi e promozione e tutela della concorrenza, è intervenuta in molte occasioni nei mercati delle telecomunicazioni sanzionando le condotte abusive della posizione dominante mentre, in altri casi, ha accettato proposte di rimedi quando essi apparivano idonei a promuovere una maggiore concorrenza. Attualmente, tra i casi di abuso in corso, quelli nel settore telco rappresentano circa il 20 per cento del totale.
D. A giugno dello scorso anno, il dato degli oltre 500 milioni di euro di sanzioni erogate certificava l’intensa e preziosa attività dell’Antitrust su settori che vanno dalla sharing economy all’e-commerce, passando per le concentrazioni dell’editoria e le consuete battaglie contro cartelli e posizioni dominanti. Con quali dati si è aperto il 2017 e quali, tra i tanti settori da voi monitorati, si sono rivelati negli ultimi 6 mesi più a rischio di sanzioni ?
R. Questo dato significativo ha riguardato le sanzioni irrogate in applicazione dell’enforcement antitrust - 433 milioni - e in materia di tutela del consumatore -71 milioni -. Con specifico riguardo all’attività di tutela del consumatore, dai primi dati ancora in corso di elaborazione, nel 2016 forte è stata la focalizzazione dell’attività sui settori dell’economia digitale, come l’e-commerce, le piattaforme digitali, la diffusione di informazione ingannevoli online, nonché contro la richiesta di supplementi per l’uso di determinati strumenti di pagamento, in particolare carte di credito e debito. Consideriamo prioritari gli interventi su pratiche commerciali riconducibili al crescente fenomeno delle transazioni digitali e allo sviluppo delle piattaforme, che sta cambiando irreversibilmente le filiere produttive, i rapporti «business to business» nonché le attività commerciali al dettaglio e, dunque, il comportamento di acquisto dei consumatori.
D. A che punto è il caso da voi aperto lo scorso autunno nei confronti di WhatsApp per presunte violazioni del Codice del consumo, volto ad accertare se la società abbia costretto gli utenti ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, e in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook ?
R. L’istruttoria è in corso e gli uffici stanno esaminando le memorie prodotte da WhatsApp. Si ipotizza una conclusione del procedimento al massimo entro il mese di maggio. L’Autorità ha voluto avviare questa indagine addentrandosi nel campo relativamente ancora inesplorato della valorizzazione economica dei dati personali e delle pratiche scorrette che gli operatori possono mettere in atto distorcendo le scelte economiche dei consumatori con riferimento alla cessione dei loro dati.
D. Cosa consiglierebbe per difendersi dagli eventuali abusi degli «over the top», i signori del mercato globale ?
R. Sul tema, direi che l’utilizzo dei dati personali, i cosiddetti «big data» descritti frequentemente come un input essenziale controllato da imprese dominanti, possono costituire una barriera all’entrata, consolidando posizioni di mercato e consentendo pratiche commerciali a danno dei consumatori, e pertanto sono oggetto di attenzione da parte dell’Autorità. In ogni caso il consumatore, a fronte di una richiesta di consenso a far uso delle proprie informazioni personali, deve prestare la massima attenzione.   

Tags: Febbraio 2017 consumatori Autorità garante della concorrenza e del mercato AGCM Giovanni Pitruzzella antitrust big data mercato

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