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Massimo Cassano: «al lavoro» il ministero del lavoro soprattutto per i giovani

Massimo Cassano,  sottosegretario di Stato per il Lavoro e le Politiche sociali

Ahimé i giovani, ahimé coloro che perdono il lavoro, ahimé le scarse garanzie e l’insicurezza, ahimé la cultura, ahimé la fuga dei cervelli, ahimé la sfiducia nelle istituzioni. Ahimé l’Italia. Eppure sembrerebbe, a sentire Massimo Cassano, sottosegretario di Stato per il Lavoro e le Politiche sociali, che ci siano dei piani molto promettenti «ai livelli alti». Eccoli.
Domanda. Quali sono le priorità d’intervento e gli obiettivi del Governo per il 2017? Piano per il lavoro, Jobs Act, legge di stabilità, Social Act...
Risposta. Diversi sono gli impegni presi dal Governo per il 2017 a favore soprattutto delle politiche giovanili. La Legge di stabilità 2017 prevede un Piano assunzioni al sud, collegato al Progetto Garanzia Giovani, volto a tutelare maggiormente i ragazzi del meridione d’ Italia, che solitamente hanno più difficoltà nel trovare lavoro. Nel dettaglio si tratta di uno sgravio contributivo non più solo generalizzato, ma volto alle aziende che assumono nelle 8 regioni maggiormente colpite dal fenomeno della disoccupazione giovanile, quali Campania, Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’aiuto alle imprese consiste in uno sgravio totale - cioè, fino ad un massimo di 8.060 euro annui - per ogni giovane assunto con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato. Lo stanziamento complessivo è di 530 milioni di euro per le 8 regioni del sud a valere sui Fondi strutturali europei politiche attive «Pon-Spao». Tra i bonus occupazionali previsti dalla Legge di Stabilità c’è anche il bonus per i neo diplomati 2017. Si tratta di un contributo riconosciuto a tutte quelle aziende che assumono gli studenti che hanno svolto durante il percorso scolastico, un numero determinato di ore previste dall’alternanza scuola-lavoro. Così come già da gennaio è ripartito lo sportello per la presentazione delle domande di accesso ai contributi, detti della «Nuova Sabatini», concessi dal Governo a fronte di finanziamenti bancari quinquennali per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature. Quest’anno si tratta di 560 milioni di euro, stanziati per le piccole e medie imprese che intendano investire in beni strumentali. Da ultimo, mi piace ricordare anche, il così detto «bonus Cultura», rivolto ai giovani diciottenni, che permette loro di ottenere 500 euro da spendere in cinema, concerti, eventi culturali, musei, monumenti e parchi, teatro e danza.
D. I risultati di Garanzia Giovani non sono affatto entusiasmanti. Quali sono le cause? Forse è dipeso dalla burocrazia, dalle inefficienze dei servizi pubblici per l’impiego o dalle diversità di gestione del programma?
R. Non ne sono proprio convinto. Anche se riconosco che oggi le prospettive di riuscita dei giovani siano minori o più difficili, in quanto sono diminuite le certezze sul futuro ed è subentrata la paura di non farcela. Tornando a Garanzia Giovani, ad oggi sono oltre 452 mila i giovani cui è stata proposta almeno una misura del programma. Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: al 9 febbraio i giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono oltre 1 milione, esattamente 1.098.329. Poi, nella sezione «Giovani Imprenditori», al 15 febbraio, quelli che hanno iniziato l’iter online per l’ammissione al finanziamento sono oltre mille, ovvero 1.158. Sono 821 le domande in fase di valutazione dall’avvio del progetto. Procede anche l’attuazione di «Crescere imprenditori», l’iniziativa nazionale promossa dal Ministero e attuata da Unioncamere per supportare l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità attraverso attività di formazione ed accompagnamento all’avvio di impresa. Ricordo anche il successo di «Crescere in Digitale», che offre agli iscritti al programma Garanzia Giovani l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze digitali attraverso 50 ore di training online. Da sottolineare che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 12 mila euro.
D. Quali sono le altre leve su cui puntare per favorire l’occupazione, soprattutto giovanile? Più flessibilità in uscita con dei prepensionamenti potrebbe contribuire a ridurre la disoccupazione giovanile?
R. Un’azione importante è stata quella di destinare 220 milioni di euro in più nel 2017 al funzionamento dei Centri per l’impiego. Altre leve importanti sono state: l’abbassamento del 25 per cento dell’aliquota contributiva per lavoratori autonomi, titolari di partita Iva e iscritti alla gestione separata; la proroga dei benefici contributivi per le assunzioni con il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma; l’incremento di 15 milioni di euro annui del finanziamento per la riduzione dei contributi per i contratti di solidarietà. Sulle pensioni, tra le numerose novità sempre della legge di bilancio, oltre l’introduzione della 14 mensilità nelle pensioni minime, per i redditi più bassi, si ha la flessibilità in uscita per i lavoratori che, a partire da 63 anni, desiderino andare in pensione.
D. Negli ultimi anni la povertà in Italia è aumentata. Crede siamo vicini a una vera emergenza sociale? Chi riguarda più precisamente tale emergenza? Cosa dovrebbe fare lo Stato per arginarla?
R. In materia di lotta alla povertà è stato fatto un altro importante passo in avanti, in questi giorni, in quanto si sono rafforzati i servizi sociali dei Comuni per dare risposte efficaci ai bisogni delle persone più fragili. L’impegno per la lotta contro la povertà poggia sulla disponibilità del Fondo nazionale incrementata nell’ultima legge di bilancio. Nello specifico, abbiamo avuto l’incremento di due fondi: 150 milioni euro annui, a regime, dal 2017, per il Fondo per la povertà, e 50 milioni di euro destinati al Fondo per le non autosufficienze. I Comuni si sono mobilitati ed hanno colto positivamente l’opportunità delle risorse messe a loro disposizione per rafforzare i servizi territoriali. Complessivamente sono stati presentati 590 progetti. I Comuni riceveranno oltre 485 milioni di euro per realizzare gli interventi destinati al rafforzamento dei servizi dedicati al Sostegno per l’inclusione attiva. L’obiettivo è quello di fare in modo che i servizi sociali dei Comuni lavorino in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole e con i soggetti del terzo settore. Intanto, il 31 gennaio 2017 sono già stati ammessi al finanziamento i primi 80 progetti per un ammontare di oltre 53 milioni di euro assegnati ai territori delle prime 12 regioni che hanno presentato i progetti. Prossimo anche il decreto che a breve amplierà la platea dei beneficiari del Sia grazie alla maggiore disponibilità di risorse - oltre 1,6 miliardi di euro per il 2017 - e nella prospettiva del passaggio al futuro «Reddito di inclusione», la prima misura universale di contrasto alla povertà.
D. In che modo il Jobs Act deve riguardare le misure per la creazione di posti di lavoro «decoroso» e non precario, primo strumento per la crescita e per la lotta alla povertà? Ha avuto effetti positivi sulla sicurezza economica di chi perde il lavoro?
R. Per quanto riguarda il lavoro, il Jobs Act ha invertito la tendenza rispetto al passato, come dicevo prima. I contratti a tempo indeterminato sono aumentati tantissimo rispetto al passato perché, con le agevolazioni che noi abbiamo messo in piedi, all’imprenditore è convenuto più assumere persone a tempo indeterminato che a tempo determinato. Quindi questa è stata una misura che sta creando meno precariato ed è uno strumento sicuramente di crescita per chi vuole avere un posto sicuro, per chi vuole avere uno stipendio sicuro e per chi deve fare investimenti. Attraverso il contratto a tempo indeterminato si è data una certezza a chi guarda il futuro per la creazione di una famiglia e altro. Per quanto riguarda la questione se abbia avuto effetti positivi sulla sicurezza economica di chi perde il lavoro, perde il lavoro chi molto spesso vive nelle aziende private rispetto al pubblico perché i contratti sono diversi; questa è una distinzione che stiamo cercando di eliminare con dei provvedimenti perché prima chi lavorava nel pubblico non poteva essere licenziato. Abbiamo investito molto nella cassa integrazione perché le aziende che sono fallite rispetto al passato sono aumentate, ma come sappiamo il lavoro è legato all’economia e se non si ha una crescita economica non si può assumere perché le aziende non vendono. Il rimedio più importante sarebbe creare una tassazione più bassa, ma andrebbe fatta unitamente con la riduzione dei costi, anche perché se si vuole che abbia effetto devono essere mantenuti dei bilanci compatibili con quello che dice la Comunità Europea.
D. L’euro è stato un errore?
R. L’errore è stato non aver creato le condizioni favorevoli perché l’Europa portasse a noi dei benefici diretti.
D. Come risponde il sistema legislativo alla «fuga dei cervelli»? Quale impatto ha sull’economia italiana tale allarmante segnale? Perché c’è scarsa attenzione delle istituzioni verso la ricerca?
R. Passo importante è stato raggiunto l’estate scorsa con il decreto 26 maggio 2016 contenente le regole attuative del regime speciale per il rientro dei cervelli, i lavoratori «impatriati». In particolare, il decreto specifica i requisiti per le agevolazioni fiscali: si tratta di un bonus fiscale per i cervelli che rientrano in Italia e che abbiano svolto attività di ricerca o docenza all’estero per almeno due anni continuativi. Infine, bisogna innovare e aumentare la competitività delle imprese, tramite la ricerca. Da una recente indagine dell’Airi, l’Associazione italiana per la ricerca industriale, dal 2007 gli investimenti in innovazione delle imprese italiane risultano in crescita da 9,4 a 11,8 miliardi di euro. In generale, per l’Italia, la situazione è comunque leggermente migliorata. Come viene sottolineato nell’edizione 2016 del Rapporto Noi Italia, la spesa per Ricerca e Sviluppo sta aumentando sia in termini assoluti, sia in rapporto al Pil. Non è ancora abbastanza, però. La strategia «Europa 2020» prevede che i Paesi membri contribuiscano ad innalzare la quota di investimenti in ricerca e sviluppo al 3 per cento del Prodotto interno lordo dell’Ue. Il target stabilito per l’Italia è di una spesa in Ricerca e Sviluppo pari all’1,5 per cento del Pil: ci fermiamo poco sopra l’1,3 per cento. Lo scorso anno il Cipe ha approvato un Piano di investimenti da 3,5 miliardi per ricerca e cultura per il periodo 2015-2020. Il decreto n. 593 del 2016 ha individuato le misure di aiuto agevolate, cioè contributi a fondo perduto, il credito agevolato che le imprese possono utilizzare per progetti di innovazione sviluppati in collaborazione con gli organismi di ricerca e diffusione della conoscenza presenti sul territorio nazionale
D. L’integrazione tra il percorso di formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro è uno degli obiettivi per rilanciare l’occupazione. Tirocini, apprendistato, alternanza scuola-lavoro: qual è la situazione in Italia?
R. Importante l’esonero per 36 mesi, fino a un massimo di 3.250 euro annui, dei contributi dovuti dai datori di lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato, anche in apprendistato, effettuate nel 2017 e 2018, di studenti che hanno svolto attività di alternanza scuola-lavoro presso le aziende che li assumono. È il cosiddetto «bonus per i neo diplomati» 2017. Dall’altra parte si cerca di stimolare importanti collaborazioni con aziende. Per esempio, da ultimo il ministro del Lavoro e Generali Italia hanno firmato il protocollo d’intesa per favorire l’inserimento dei ragazzi all’interno delle realtà aziendali dell’azienda. Con questo accordo, Generali Italia si impegna ad aumentare i tirocini formativi e il livello di occupazione dei giovani che hanno finito gli studi e non fanno ancora parte del mondo del lavoro, cosiddetti «Neet», Not in Education, Employment or Training, offrendo loro nuove opportunità lavorative. L’obiettivo è duplice: da un lato incentivare le azioni per garantire l’inserimento lavorativo di giovani con competenze specifiche; dall’altro, favorire la crescita della cultura imprenditoriale nei giovani, creando opportunità di sviluppo di competenze commerciali e manageriali. Nell’ottica di un’ottimale valorizzazione del capitale umano, Generali Italia potrà inoltre attingere al data base del programma «Garanzia Giovani» per la selezione di giovani talenti.
D. Come procede la riforma delle pensioni, indispensabile non solo per una questione di equità sociale ma anche per creare le condizioni per l’innovazione di cui necessitano le imprese?
R. È ripreso il confronto tra Governo e Sindacati sulle misure urgenti in campo previdenziale definite già nel verbale dello scorso settembre - ormai prossime alla piena operatività - e sulla cosiddetta. Fase 2 della riforma, che comporta interventi strutturali più complessi. Sin da subito - ha detto lo stesso ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti - si svolgeranno una serie di ulteriori incontri per i necessari approfondimenti a livello tecnico e politico, a cominciare dai decreti attuativi di Ape volontaria e agevolata, per poi proseguire su tutti gli altri aspetti della riforma, che verteranno sulla fase due delle pensioni, a partire dai giovani e su politiche attive, ammortizzatori e lavoro. Nel confronto anche i voucher e il tema della governance dell’Inps e Inail.
D. Quali sono le ragioni per cui vale ancora la pena credere nel nostro Paese?
R. Le ragioni sarebbero tante, principalmente partendo dalla storia del nostro Paese, una storia significativa con delle potenzialità enormi. Ma il lato negativo è soprattutto il debito che ci siamo portati negli anni, è questo l’unico fattore limitante.    
   

Tags: Marzo 2017

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