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Gianroberto Costa: fondazione Enasarco, da oltre 70 anni al servizio dei nostri iscritti

Gianroberto Costa, presidente  della Fondazione Enasarco

Ignorata per tanti anni fra tutte le attività del commercio, quella di agenzia, sebbene una delle più antiche nella storia economica del Regno d’Italia, diede origine alla vigilia della seconda guerra mondiale all’istituzione di un Ente, l’Enfasarco, che poi sarebbe diventato l’attuale Enasarco, con il compito di gestire la tutela previdenziale per gli agenti e i rappresentanti di commercio accantonando le somme versate al riparo da rischi di fallimento o insolvenza dell’impresa preponente.
Alla fine degli anni 50 nacque un Fondo di previdenza, di assistenza e di indennità risoluzione rapporto, quindi la Fondazione Enasarco, oggetto di diritto privato che persegue finalità di pubblico interesse mediante la gestione di forme di pensioni integrative obbligatorie a favore degli agenti e rappresentanti di commercio: la Fondazione si occupa anche della formazione, della qualificazione professionale, dell’assistenza sociale e della solidarietà in favore degli iscritti. Presidente della Fondazione Enasarco, dal giugno 2016, è Gianroberto Costa che in questa intervista illustra l’andamento della gestione e le prospettive future.
Domanda. In che modo la Fondazione Enasarco provvede alla previdenza e all’assistenza degli agenti e dei rappresentanti di commercio?
Risposta. La Fondazione Enasarco, costituita nel 1938, è l’Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio. Nel tempo si è trasformata nell’unico secondo pilastro obbligatorio nel nostro Paese e oggi è un soggetto di diritto privato che persegue finalità di pubblico interesse mediante la gestione di forme di pensioni integrative obbligatorie a favore degli agenti e rappresentanti di commercio. Attualmente amministra circa 300 mila posizioni contributive attive di agenti e 100 mila ditte mandanti obbligate alla contribuzione. Ogni anno vengono erogate circa 100 mila pensioni (tra vecchiaia, invalidità e superstiti) e 70 mila liquidazioni di fondo indennità di risoluzione del rapporto. I nostri iscritti rappresentano una fetta significativa dell’economia nazionale poiché tramite essi si ottiene il 70 per cento del prodotto interno lordo.
D. Cos’è avvenuto recentemente?
R. La Fondazione ha provveduto ulteriormente al proprio cambiamento con una riforma statutaria che lo ha trasformato in un Ente di carattere elettivo indipendente e che ha come unico riferimento gli elettori, e cioè la base dei contribuenti. Questa è una svolta fondamentale verso un assetto più rappresentativo, stabile e strutturato della Fondazione e un fattore chiave di garanzia per la sua solidità presente e futura e, dunque, per la valorizzazione del proprio ruolo e della propria missione in favore degli agenti e dei rappresentanti di commercio. Possiamo affermare che con la presente riforma statutaria c’è in atto una significativa cesura tra il modello passato e quello presente poiché sono stati introdotte alcune rilevanti novità nella composizione degli organi gestionali. L’Ente sarà «governato» per la prima volta da un’assemblea elettiva che provvederà ad eleggere a sua volta il nuovo consiglio di amministrazione. Tale revisione statutaria si inserisce a pieno titolo nel cammino di autodisciplina e trasparenza intrapreso dalla Fondazione.
D. Quando e come è avvenuta la trasformazione da Ente a Fondazione Enasarco?
R. L’istituzione originaria dell’Ente avviene il 30 giugno 1938 con la firma dell’Accordo economico collettivo per la disciplina del rapporto di agenzia e rappresentanza commerciale. L’Accordo Economico Collettivo del 1938 concepiva la tutela previdenziale dell’Enasarco sostanzialmente quale garanzia per l’agente di effettiva percezione delle somme accantonate a titolo d’indennità di risoluzione del rapporto. Tali somme, infatti, attraverso l’accantonamento presso l’Ente previdenziale, erano poste al riparo da ogni rischio di fallimento o insolvenza dell’impresa preponente cosicché l’agente potesse con esse fronteggiare l’eventuale stato di bisogno derivante dalla fine del rapporto contrattuale. Con l’entrata in vigore della legge 2 febbraio 1973 n. 12, vi è stata una profonda trasformazione del sistema previdenziale Enasarco che ha assunto connotati sostanzialmente prossimi a quelli dei sistemi previdenziali a ripartizione. Considerato ciò, il Consiglio di amministrazione dell’Enasarco ha con delibera 27 novembre 1996 trasformato l’Ente pubblico Enasarco nell’attuale Fondazione Enasarco di diritto privato.
D. Negli ultimi anni la Fondazione Enasarco ha intrapreso un percorso di modernizzazione, rinnovamento e risanamento. In che modo?
R. La Fondazione Enasarco ha intrapreso un percorso complessivo di modernizzazione e rinnovamento attuando rilevanti piani strategici e organizzativi: dalla dismissione di un patrimonio immobiliare che per molteplici ragioni si attestava su bassi rendimenti alla riqualificazione dell’intero portafoglio, anche mobiliare, con una generale reimpostazione del comparto Finanza. Si è inoltre molto lavorato al riequilibrio dei conti economici e alla stabilità a lungo termine, al riassetto della governance interna e alla trasparenza ed alla economicità gestionale. Grandi passi in avanti sono stati fatti nei servizi agli iscritti, soprattutto quelli on line, che hanno contribuito a soddisfare le mutate esigenze degli utenti. La Fondazione deve essere sempre più vicina alla propria base elettorale perché da ente che aveva un rapporto di autonomia nei rapporti con i contribuenti, adesso invece dipende dai propri contribuenti, anche politicamente. Inoltre è stato realizzato un miglioramento dei processi interni di lavoro, volto anche ad una crescita professionale dei dipendenti e ad assicurare maggiore efficienza.
D. C’è chi dice che non ha senso che esista l’Enasarco e che bisognerebbe farla confluire all’interno dell’Inps. Un suo pensiero?
R. Con l’Inps abbiamo un’ottima collaborazione; recentemente abbiamo stipulato una convenzione proprio per impedire il dilagante fenomeno dell’evasione fiscale. L’Istituto nazionale della previdenza sociale è il principale Ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano ed è un pilastro fondamentale e strategico della nostra «socialità». La previdenza gestita da Enasarco invece rappresenta un caso unico in Italia dal momento che essa è integrativa, ma al tempo stesso obbligatoria, a differenza della comune previdenza complementare. I rappresentati e gli agenti di commercio sono pertanto obbligati a versare i contributi verso due enti, l’Inps e l’Enasarco. L’articolo 5 della legge 12/73 obbliga all’iscrizione verso l’Enasarco gli agenti e i rappresentanti di commercio che operano sul territorio nazionale per conto di preponenti italiane o di preponenti straniere che abbiano sede o una qualsiasi dipendenza in Italia. Vi rientrano anche gli agenti italiani che operano all’estero per conto di preponenti italiane. L’iscrizione è obbligatoria per gli agenti che svolgono l’attività sia in forma individuale che societaria, qualunque sia la forma giuridica assunta. Inoltre, di concerto all’attività pensionistica dell’Ente, viene garantita assistenza e solidarietà sociale in favore degli iscritti. Una criticità che si può presentare è che l’attività dell’Enasarco è direttamente proporzionale all’andamento economico del Paese. La nostra priorità è di far fruttare le risorse della Fondazione per garantire le pensioni presenti e future degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, ma vogliamo anche che proprio i contributi versati dai nostri iscritti possano servire per far ripartire «l’Azienda Italia» e a questo fine non c’è dubbio che la via maestra è quella di fare in modo che Casse e Fondi investano nell’economia reale del Paese.
D. L’obiettivo della «nuova» Enasarco da Lei presieduta sarà quello di crescere nel mondo dell’economia reale attraverso una rinnovata partecipazione nel private equity e maggiori investimenti nel mondo produttivo. Come intende attuare tali progetti?
R. Questa è una nostra priorità: ma per investire in modo innovativo servono condizioni innovative: siamo un Paese dove il private equity è poco sviluppato, il tessuto produttivo ancora familistico e sovente non vi è management adeguato per gestire fondi e asset in maniera attiva e competitiva. Ciò non toglie che dobbiamo fare la nostra parte e dedicare tutti gli sforzi possibili per mobilitare una quota crescente di risorse verso investimenti nell’economia reale. Per convincere le Casse comportarsi come investitori di lungo termine, insomma, sono fondamentali: semplificazione, certezza giuridica, tassazione friendly, management adeguato e strategie durature.
D. E quindi quali sono le linee di investimento di Enasarco?
R. La tendenza è quella di passare dal classico investimento immobiliare ad un investimento più concreto nelle imprese, e infatti con uno spirito pioneristico investiamo in economia reale. Speriamo che anche altri fondi previdenziali si scostino da una logica d’investimento piegata su settore pubblico e immobiliare per sostenere l’iniziativa privata e la creazione di lavoro. Vogliamo scommettere sulle imprese piccole e medie che hanno la possibilità di diventare protagoniste nel mercato e che garantiscono congrui ritorni sull’investimento ai nostri iscritti ai quali dobbiamo garantire la copertura pensionistica. Noi vogliamo investire in aziende che non sono quotate ma che necessitano di capitali per crescere. È lì che intendiamo dare un contributo: se l’economia non funziona nemmeno la nostra categoria dei consulenti finanziari, che vivono delle intermediazioni d’affari, avrà dei guadagni e se i giovani non hanno lavoro non riusciranno a essere del tutto indipendenti delle passate generazioni. Basta uno sforzo per permettere che le imprese si capitalizzino per dare una forte mano e per soddisfare l’interesse comune e collettivo per la ripresa economica. Servirebbe anche una regia governativa per dirci dove sarebbe utile concentrare i nostri sforzi per aiutare le imprese. Inoltre, i nuovi investimenti scelti dalla Fondazione sono prevalentemente in private equity, fondi azionari e obbligazionari, corporate bond, titoli di Stato.
D. La Fondazione Enasarco si occupa anche di assistenza, formazione e qualificazione professionale degli iscritti: in che modo?
R. L’obiettivo dell’Enasarco è fornire un concreto supporto alla crescita professionale di tanti lavoratori del settore delle professioni attraverso la formazione finanziata. Per questo è previsto un plafond di 3 milioni di euro interamente destinato allo sviluppo delle professionalità dei dipendenti del comparto delle professioni e alla crescita della competitività. Inoltre saranno finanziati centinaia di interventi formativi su tutto il territorio nazionale, progettati secondo le effettive necessità di sviluppo provenienti dalle strutture aderenti e realizzati da istituti di formazione altamente specializzati.
D. Lei ha dichiarato che sarebbe necessario incentivare e sostenere i giovani che vivono a lungo nel precariato, ma soprattutto investire nella crescita del Paese: quale sarebbe la sua «ricetta»?
R. Abbiamo notato come i giovani cerchino molto la stabilità, purtroppo non trovandola. Per questo come Fondazione stiamo facilitando l’emersione di nuove leve in questa professione, che non è assolutamente un’attività di precariato come si crede. Abbiamo pochi giovani che stanno entrando nella professione, e questo è un peccato.
D. Alcuni ritengono che Enasarco non abbia sempre brillato in trasparenza: come pensate di migliorare il rapporto con i vostri iscritti?
R. Il passato è un mondo diverso perché bisogna pensare al presente con un occhio al futuro. I concetti di trasparenza sono fondamentali e i nostri iscritti avranno sempre a disposizione tutte le informazioni che riguardano la Fondazione Enasarco, il suo funzionamento e la gestione previdenziale e assistenziale. Pubblicheremo anche sul nostro sito, di volta in volta, gli atti e i documenti che saranno stati approvati dagli organi dell’Ente al fine di garantire la massima trasparenza nella gestione e nelle procedure.
D. Se lei dovesse indicare alcuni interventi futuri grazie ai quali l’immagine e la reputazione dell’Enasarco può migliorare presso gli agenti, quali indicherebbe?
R. Questa tendenza qualunquista a dire che gli enti non servono continuerà a portarci su posizioni che non alimentano il futuro. La Fondazione Enasarco sta vivendo un cambiamento epocale, sta attraversando un tornante della sua storia ormai pluridecennale, sta aprendosi a una fase nuova e inedita. In un tempo in cui da più parti si guarda alle parti sociali con accenti di scetticismo e di critica, è giusto riconoscere come nel nostro caso siano state proprio le organizzazioni di rappresentanza della categoria a smuovere le acque e a farsi portatrici di un ampio progetto di rinnovamento e modernizzazione della Fondazione. C’è un retaggio del passato, una volta gli enti erano un posto di potere e di clientela, adesso non più, adesso sono un ruolo di responsabilità. Sta in noi concentrarci tutti insieme sulle priorità dell’Ente lavorando con onere, creatività e spirito istituzionale.   

Tags: Marzo 2017 Fondazione Enasarco Gianroberto Costa

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