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Siai Marchetti: una storia che non sia più volante, e decolli di nuovo

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L’industria italiana del volo non deve volare via. Lo sostengono fortemente gli storici dipendenti della Siai Marchetti, che hanno costituito il Gruppo storico e il Gruppo lavoratori seniores, raccogliendo tutte le motivazioni per ricostruire (letteralmente) la storia dell’aviazione

A Milano, il 12 agosto 1915, Domenico Lorenzo Santoni, già fondatore nel 1913 della Anonima Costruzioni Aeronautiche Savoia, e l’imprenditore Luigi Capè fondavano la Società Idrovolanti Alta Italia, dagli imprenditori. Il direttore tecnico era Raffaele Conflenti. Nel 1920 la Siai acquisì la Anonima Costruzioni Aeronautiche Savoia e negli anni a seguire i velivoli prodotti venivano immessi nel mercato con il nome di Siai-Savoia. Nel 1921 a Conflenti subentrò Alessandro Marchetti, e con lui furono realizzati velivoli come l’S.55 utilizzato per le crociere transatlantiche di Balbo e l’SM79 Sparviero utilizzato nella Seconda guerra mondiale come anche dai «Sorci Verdi» nelle trasvolate; l’S16ter venne invece utilizzato per il volo dei 55 mila chilometri di De Pinedo e l’S64 per la trasvolata atlantica. Con l’ingresso di Marchetti l’azienda assumeva il suo nome ed i velivoli le lettere SM: S per Savoia e M per Marchetti. Dal 1944 fino agli anni 80 si abbandonò però il monarchico «Savoia», in favore di Siai, con il nuovo significato di Società Italiana Aeroplani Idrovolanti. Nel 1983 la Siai fu acquisita da Augusta e nel 1997 rilevata dalla Aermacchi.
La storia della Siai Marchetti è la storia del volo, non solo italiano. Per questo lo scorso anno è stato ufficialmente costituto il «Savoia Marchetti Historical Group» a Somma Lombardo, nei pressi dell’aeroporto di Milano Malpensa, costola di Volandia, il museo del volo sito a Milano Malpensa. Ne fanno parte molti appassionati del Gruppo lavoratori seniores della Siai Marchetti (GLS), dell’Associazione Amici di Volandia, e tecnici, storici, giornalisti aeronautici, esperti di sottoscrizioni pubbliche, con l’appoggio di alcune industrie del Distretto aeronautico del Varesotto, come l’Aerosviluppi e le Officine Villella.
Filippo Meani è il coordinatore ufficiale del Gruppo storico. Lo incontro alla Casa dell’Aviatore di Roma, in occasione della sua visita a Cori, in provincia di Latina, dove è stata proiettata la prima assoluta del cortometraggio «Con gli occhi pieni di cielo». Perché a Cori? Spiega: «Di Cori è l’ing. Alessandro Marchetti, uno dei principali rappresentanti dell’industria aeronautica italiana. Marchetti faceva parte fin dal 1922 della Siai Marchetti, Società Idrovolanti Alta Italia, nata nel 1915, e nel 1922 sostituì il precedente direttore tecnico».
Domanda. In che modo Alessandro Marchetti ha contribuito a rendere l’Italia un Paese «volante?»
Risposta. Fu lui a firmare tutti i principali programmi e progetti di velivoli che hanno segnato la storia dell’aeronautica; il più importante, l’S55, è stato utilizzato da Italo Balbo, allora ministro dell’Aeronautica, per fare crociere nel Mediterraneo orientale, nel Mediterraneo occidentale, nell’Atlantico del sud nel 1930, e nel 1933 nell’Atlantico del nord, tratta Orbetello-Chicago-New York. Italo Balbo portò 24 idrovolanti con 100 persone di equipaggio per l’Expo che si teneva quell’anno a Chicago, un evento talmente importante tanto da nominare una strada di Chicago «Balbo Avenue», e tanto da dare il nome ai voli in formazione: «Balbo Formation».
D. Di ciò non si parla molto.
R. Tutti questi avvenimenti, che hanno fatto grande l’Italia di allora, sono stati qui praticamente e volutamente dimenticati;queste cose all’estero sono ben note, in Italia invece non le si ricorda più.
D. L’Aeronautica sta realizzando una copia dell’S55X?
R. La X del nome sta per 10, ossia il decennale di fondazione dell’Aeronautica. A dicembre dell’anno scorso abbiamo presentato i primi componenti presso il Museo di Volandia, a Milano Malpensa, dove la replica avrà sede, in occasione della celebrazione del 50esimo anno dalla scomparsa dell’ing. Marchetti. Nel passato si è cercato ripetutamente di realizzare questo progetto e si è avuto un approccio classico, cioè si diceva: «Costa un milione di euro? Allora raccogliamo un milione di euro e lo facciamo». Naturalmente il milione di euro non lo si raccoglie mai: se avessimo continuato con questo schema di approccio non avremmo fatto nulla. Questa volta vogliamo raccogliere i componenti che singoli sponsor possono donarci, su base volontaria, e noi offriamo la possibilità di apporre logo e banner nel nostro sito. Questa replica potrebbe diventare l’emblema del centenario dell’Aeronautica militare italiana nel 2023, ed il nostro piano prevede il completamento delle attività nel 2021. Speriamo che l’Aeronautica partecipi, essendosi fatta interprete di questa esigenza negli ultimi 60 anni ed anche avendo fatto anche un accordo con l’Aeronautica brasiliana che aveva chiesto di partecipare al restauro dell’unica copia esistente di questo velivolo, che era andato nel 1927 in Brasile, attraverso la creazione di due copie. Stiamo anche vedendo come garantire la trasportabilità della replica, trattandosi di un velivolo di 24 metri di apertura alare, per poterlo trasportare al Museo di Vigna di Valle o in qualsiasi altro luogo di visibilità.
D. In che rapporto sono stati gli americani e gli italiani nel volo?
R. È un momento certamente di riflusso. Fino a qualche anno fa sentire parlare di Balbo, sentire parlare di imprese che erano legate al ventennio, era praticamente impossibile; anzi, eminenti politici italiani avevano chiesto agli americani di togliere il nome di Balbo dalla Avenue di Chicago, e la risposta fu: «Quando ci dimostrerete che Balbo non ha fatto queste cose, noi la toglieremo». Si riferivano al momento in cui gli emigrati italiani, che vivevano in condizione di sudditanza psicologica ed economica soprattutto nei confronti degli irlandesi, videro arrivare 24 aeroplani e un equipaggio di 100 persone, avendo un riscatto morale fortissimo. Balbo chiese loro di onorare e rispettare la bandiera americana. Noi mostriamo di solito una fotografia in cui si vedono tre personaggi, insieme a Balbo e Marchetti c’è Luigi Capè, imprenditore che aveva una falegnameria a Sesto Calende e costruiva le barche che portavano i marmi al Duomo di Milano e i sassi di silice all’isola di Murano, attività soppiantata poi dalla creazione della ferrovia,. Capè pensò così di creare delle barche volanti pianificando la missione con Balbo e Marchetti, capacità imprenditoriale, capacità istituzionale e capacità tecnologica unite, ed hanno conseguito un risultato pressoché impossibile. Noi siamo diversi da loro solo perché non siamo più capaci di creare una triade in cui l’imprenditoria, le istituzioni e la tecnologia remano nella stessa direzione, e oggi regna l’immobilismo. Questo è un po’ il motivo del nostro impegno nella replica dell’S55.
D. Oltre alla replica del velivolo, quali altre attività impegnano il Gruppo Storico Savoia Marchetti?
R. Vogliamo custodire, restaurare e valorizzare il materiale di tipo «archeologico-industriale». Ora stiamo facendo anche un’opera di rasterizzazione dei disegni d’epoca, da noi ne sono disponibili circa 10 mila, che hanno bisogno innanzitutto di un restauro, quindi di una scansione elettronica in modo tale che in futuro se ne garantirà la disponibilità, la trasmissione e l’eventuale utilizzo; e questo è un altro grandissimo impegno che stiamo portando avanti. Non si esclude che si possa partecipare ad altre attività come l’attività di restauro o di rimessa in volo di un S79, che è un altro velivolo della Siai Marchetti: i famosi «sorci verdi», che vinsero la coppa Istres-Damasco-Parigi nel 1927, erano tre velivoli S79. L’S79 era l’aeroplano plurimotore più veloce del mondo in quegli anni, quindi ancora una volta l’Italia in quel periodo, dal punto di vista aeronautico, era assolutamente dominante. Vogliamo inoltre valorizzare le altre due aree di eccellenza in Italia, che sono il settore elicotteristico da sempre rappresentato da Agusta, e il settore degli addestratori,: se non lo facciamo perderemo anche queste due uniche nicchie, dove tutt’ora abbiamo delle grandi potenzialità.     n
ella Siai Marchetti esiste anche il Gruppo dei lavoratori seniores, rappresentato e presieduto da Marzio Mariani, responsabile dell’archivio storico.
D. Di cosa si occupa il Gruppo?
R. Di salvaguardare, e salvare, un patrimonio storico-culturale che porta in sé la storia dell’Aeronautica italiana, ossia la storia firmata da Alessandro Marchetti. Speriamo che le amministrazioni locali ci diano una mano ad avere uno spazio adeguato per il nostro archivio.
D. Com’è costituito?
R. Fa parte del Gruppo lavoratori seniores Agusta, affiliato all’Associazione nazionale lavoratori anziani, e nasce nel 1969 per volere dei dirigenti Siai Marchetti al fine di salvaguardare il know how dei lavoratori che uscivano dall’azienda, in modo che insegnassero il lavoro alle nuove generazioni, ma soprattutto insegnassero che l’azienda era una seconda casa, quindi ad amarla.
D. Cosa pensa dell’attuale panorama dell’Aeronautica italiana ?
R. Se siamo diventati quello che siamo, se l’Agusta è diventata leader nel settore degli elicotteri e la Siai e l’Aermacchi nel settore degli addestratori, è perché sono state fatte buone scelte soprattutto da parte dei precedenti amministratori. Non si possono scegliere solo cose ad alta redditività pensando al bilancio di fine anno e tagliando, senza capire che le ripercussioni si avranno dopo una decina di anni. Perderemo allora le posizioni di rilievo acquisite nel tempo. Vogliamo difendere il settore perché veniamo da lì, vi abbiamo passato 40 anni della nostra esistenza, che si guardi al passato e si veda con chiarezza il futuro: è solo guardando da dove stiamo venendo che capiremo dove dobbiamo andare.
D. Come si muoveranno le nuove leve?
R. Difficile dirlo, sembra di capire che il nuovo amministratore delegato di Finmeccanica Alessandro Profumo dia maggiore discrezionalità e più autonomia ai dirigenti, e questo potrebbe migliorare il posizionamento del mercato.   


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