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Alejandro Pascual: Codere Italia, al gioco d’azzardo servono responsabilità, formazione, stabilità

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Il gioco deve poter trovare spazio come qualunque altra forma di intrattenimento. E come qualunque attività non deve diventare una malattia. Codere da sempre pone in essere attività dirette a informare sui temi della legalità e del gioco responsabile, anche con un programma di formazione per dipendenti ed operatori ed un numero verde gratuito di primo ascolto e intervento

Bisognerebbe giocare spesso, più spesso. Aiuta l’animo. Il gioco dell’adulto - diversamente che nel bambino, per cui esso è naturale - potrebbe generare dipendenza, o potrebbe essere svolto illecitamente, soprattutto quando l’obiettivo finale è una somma di denaro. Tanto che il DSM, il Manuale dei disturbi psichiatrici, colloca il gioco d’azzardo «patologico» tra le dipendenze. Ovviamente quando esso è abusato. Per il resto, c’è lo Stato che controlla e si fa garante perché, nell’ambito di limiti di liceità, il gioco faccia bene. Le stesse compagnie che lavorano nel settore si interessano di tale profilo. Come in ogni gioco in scatola c’è un manuale di istruzioni, così anche il gioco d’azzardo,  perché non si azzardi, ha bisogno di istruzioni per l’uso. Queste vengono realizzate anche attraverso una formazione che, possibilmente, gli operatori devono approntare con responsabilità, supportati dallo Stato.
Come fa Codere: con più di 25 anni di esperienza e di successi nel mercato internazionale e nel settore della gestione delle macchine da intrattenimento, l’azienda considera l’innovazione continua del mercato e delle tecnologie connesse un elemento fondamentale del business e per questo offre ai suoi clienti le tecnologie più avanzate ed un servizio efficiente e professionale per l’interconnessione e la gestione degli apparecchi da intrattenimento; ma aggiunge a ciò un training anche per i suoi dipendenti.
Gaming company internazionale del gioco lecito, è presente anche in Italia con sale bingo e VLT («video lottery terminal») in numerose città, ha il proprio quartier generale a Madrid, in Italia ha sede a Roma, si trova in otto Paesi europei e in larga misura in America Latina (Argentina, Messico, Panama, Colombia, Uruguay e Brasile) con più di 55 mila apparecchi, più di 30 mila postazioni bingo e più di 4.400 terminali di scommesse sportive, 146 sale da gioco, 669 casinò, 10 mila punti di ristorazione, 172 punti di scommesse sportive e 4 ippodromi, circa 14 mila dipendenti in tutti i Paesi in cui opera e, in Italia, nello specifico circa mille. Di Codere Italia è amministratore delegato lo spagnolo Alejandro Pascual.
Domanda. Si parla spesso di «gambling», ma il «gambling» ha un’accezione inizialmente negativa. È così?
Risposta. Se vogliamo darne una lettura squisitamente lessicale, «gambling» è il termine inglese con cui si definisce il gioco d’azzardo o il gioco illegale; nella sua traduzione italiana viene utilizzato impropriamente e negativamente come sinonimo di «gioco d’azzardo patologico». Il gioco d’azzardo non è altro che una qualsiasi attività ludica basata su una scommessa che potrebbe fornire una ricompensa economica. Questo carattere lucrativo del gambling è ciò che lo differenzia dal semplice gioco (gaming). Siamo concessionari di Stato ed in quanto tali «legali» per definizione. Operiamo sempre con responsabilità affinché il gioco resti sempre e solo una forma di svago e di socializzazione.
D. Come è cambiato il gioco da quando si è entrati nell’era del web?
R. L’avvento di Internet ha decisamente modificato i comportamenti del giocatore che da un terminale qualsiasi, tablet, pc o smartphone, può giocare in autonomia e in qualunque momento. È singolare che, di fronte ad una tecnologia che consente di giocare senza alcun limite temporale e geografico ma, soprattutto, senza nessuna relazione con un intermediario di gioco, ci si preoccupi di emanare norme, sempre più stringenti, per isolare i luoghi di gioco fisici nelle periferie e per imporre restrizioni temporali. Le sale gioco sono da sempre luoghi dove le persone socializzano e dove è possibile informare i clienti sui rischi di un gioco eccessivo e intervenire per interrompere comportamenti esagerati.
D. Uno spagnolo in Codere Italia. Questo la renderà più obiettivo. Cosa vede nel nostro mercato del gioco?
R. Sono in Italia dal 2006 e mi sento ormai molto italiano ma spero davvero di non avere perso la mia obiettività. L’Italia rappresenta senz’altro un modello di lungimiranza ed innovazione. Il 2004 ha segnato un momento storico in cui il decisore ha preso atto che doveva affrontare il tema del gioco, che pur esisteva, e provare a risolverlo in termini di sicurezza, responsabilità e perché no, vantaggio per le casse dello Stato. È nata la rete di connessione degli apparecchi da intrattenimento, un progetto ambizioso e complesso che ha cominciato presto a far vedere la sua portata innovativa. Da più di 700 mila videopoker distribuiti sul territorio senza che vi fosse alcun controllo centralizzato e senza che lo Stato ne traesse alcun beneficio concreto, alla rete gestita dai concessionari e sotto il costante controllo di Aams e del suo braccio tecnologico Sogei. L’attività di legalizzazione ha consentito di recuperare grandi margini dall’attività illegale e di far confluire nelle casse dello Stato un importante gettito erariale, oltre a consentire una concreta tutela del giocatore sia rispetto al payout garantito sia della legalità dei soggetti che possono offrire il prodotto gioco. Chi parla di aumento esponenziale dei volumi di gioco o non conosce la storia del gioco in Italia o non vuole tenere conto del fatto che l’aumento dei volumi è per gran parte frutto della legalizzazione di questi anni. Fondamentale è anche ricordare che l’industria del gioco lecito garantisce importanti livelli di occupazione e profili professionali altamente specializzati. Gli ultimi anni hanno visto il settore al centro di un fuoco incrociato di stampo ideologico che non considera quanto la legalizzazione sia stata fondamentale nell’emersione dell’illegale.
D. Dal 2000, anno del suo ingresso in Codere, ad oggi, come ha visto cambiare il mercato del gioco all’estero e in Italia?
R. La tecnologia ha cambiato completamente le nostre vite negli ultimi trent’anni e il mercato del gioco italiano ed internazionale non poteva non risentirne. Siamo passati dalla colonna del Totocalcio giocata il sabato alle scommesse «real time» e «virtual». È cambiato completamente l’approccio e diverse sono anche le aspettative di chi si avvicina al mondo del gioco. Siamo perennemente connessi e sempre più social. Chi sogna un ritorno indietro mostra di non vivere il presente. Dal Subbuteo alla Play Station il salto è generazionale. I nostri figli studiano sui tablet e fanno le ricerche con Google. La sfida vera sta nel guardare avanti e adeguarsi, sempre però utilizzando la tecnologia in maniera sana e a garanzia del fruitore offrendo servizi che siano in linea con i gusti e le aspettative dei nostri clienti che col tempo modificano, come del resto la società in genere, aspettative e comportamenti.
D. In Italia Codere ha recentemente registrato una battuta d’arresto nonostante la crescita di apparecchi installati. Ha per questo dichiarato che «operare in Italia sta diventando sempre più complesso e meno redditizio». A cosa addebita questa situazione, a fronte di un miglioramento generale negli altri Paesi? Conviene restare sul mercato italiano, e in che modo?
R. Confermo quanto affermato in merito alla complessità sempre crescente dell’operare in Italia, un mercato estremamente regolamentato e blindato in cui però è sempre più difficile avere certezze normative e sviluppare piani industriali. Da anni ormai assistiamo a interventi normativi che vanno ad incidere pesantemente sulla definizione di piani di sviluppo e investimento. Dalla tassazione alle normative degli enti locali, tutto contribuisce a rendere il settore instabile e difficilmente prevedibile in termini di risultati. Mentre in altri Paesi una regolamentazione stabile aiuta a definire strategie e consente di prevedere cosa accadrà nel breve e medio termine, in Italia si viaggia a vista, ogni manovra finanziaria conserva un’alea che mette in discussione tutte le previsioni fatte in precedenza. C’è solo da augurarsi che il legislatore decida per una linea e la mantenga inalterata per un periodo tale da consentire di individuare e realizzare business plan realistici e senza dover far fronte ad ulteriori sorprese. L’intenzione di Codere è, ove ci siano le condizioni, di continuare ad operare in Italia e effettuare investimenti e sviluppare nuove attività.
D. Il settore del gioco lecito in Italia è attaccato costantemente ma è altresì impiegato come cassa cui attingere. Quali sono i provvedimenti, anche recentissimi, di cui è stato oggetto?
R. Dalla legge di stabilità 2016, un tempo decisamente breve, abbiamo assistito a interventi sul settore di grande impatto: prima la riduzione degli introiti per la filiera degli apparecchi, i famosi 500 milioni, poi un primo aumento del prelievo erariale unico delle Awp, anche dette «new slot», del 2,5 per cento - dal 15 al 17,5 per cento - con corrispettiva diminuzione del payout - restituzione in vincite al giocatore - al 70 per cento, evento che ha comportato importanti investimenti per il cambio schede degli apparecchi e ha necessitato di tempo per l’allineamento del mercato, e il contestuale aumento del prelievo erariale unico delle Vlt, ossia le «video lottery terminal», dello 0,5 per cento. A distanza di poco più di un anno, con la manovrina di aprile 2017, abbiamo visto crescere nuovamente il Preu, questa volta sia su Awp che Vlt, rispettivamente di 1,5 punti e 0,5 punti percentuali e senza alcuna riduzione del payout. È singolare che queste aliquote aumentino nonostante sia la Corte dei Conti che la Ragioneria dello Stato abbiano fatto presente che il settore era allo stremo e quindi non in grado di sostenere nuovi e più gravosi livelli di tassazione. A questo si aggiunge la già prevista riduzione dell’offerta di gioco, che al momento però impatterà solo sugli apparecchi Awp, e la successiva riduzione dei luoghi di gioco come ribadito all’interno dell’accordo siglato nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni.
D. Di quali interventi normativi c’è più bisogno per tutelare il settore e, nel contempo, i giocatori?
R. Stabilità, stabilità, stabilità. Auspichiamo che lo Stato definisca la sua posizione rispetto al settore, e delle regole chiare che vengano mantenute in un tempo congruo per lo sviluppo di piani di sviluppo e di investimento. Attraversiamo un periodo di confusione generale, una sorta di tutti contro tutti in cui i veri vincitori sono stati coloro che continuano ad offrire gioco illegale. L’accordo siglato in Conferenza Unificata tra Stato ed enti locali dovrebbe essere propedeutico ad una definitiva e omogenea regolamentazione del settore anche se, per le sue caratteristiche, sembra di complessa attuazione. Questa situazione di confusione generalizzata non ha fatto altro che inasprire il clima intorno al settore legale facendo perdere il focus sul fatto che il nemico comune per aziende, Stato e giocatori è il gioco illegale gestito dalla criminalità organizzata. Questo è il vero pericolo per il giocatore, vedersi accolto in contesti illegali dove non esistono garanzie e tutele per nessuno.
D. Avete siglato un accordo con Obiettivo 2016 per il settore delle scommesse. Di cosa si tratta e come crede influenzerà il vostro bilancio?
R. L’accordo con Obiettivo 2016 nasce da una precisa volontà di entrare nel settore delle scommesse in Italia dalla porta principale per diventarne presto protagonista, come è accaduto in Spagna. Il nostro modello sarà analogo a quello già sperimentato per gli apparecchi da intrattenimento, con il gestore al centro. Stiamo sviluppando un progetto dove qualità e competenza camminano insieme e dove la soddisfazione del cliente è accompagnata da quella del gestore. Perché questo si realizzi confidiamo nell’emanazione del bando di gara in un contesto che consenta ai nuovi operatori di entrare nel mercato e che non crei discriminazioni tra chi opera da tempo e chi si affaccia ora al settore scommesse. Abbiamo fatto le nostre analisi e crediamo che questa attività possa essere complementare alle altre attività per migliorare complessivamente i nostri risultati.
D. Avete progetti per un’espansione ulteriore in Italia e altrove?
R. Il Gruppo ha comunicato agli investitori di avere la precisa intenzione di continuare a crescere nei mercati in cui opera. Nella strategia prevista per i prossimi anni c’è una forte determinazione verso una crescita ulteriore. Vogliamo continuare ad investire anche in Italia con qualche garanzia, però, in termini di certezza e di stabilità derivante da regole chiare.
D. Come definisce un comportamento di gioco sano e responsabile? Cosa fate in termini per contrastare illegalità, ludopatia etc?
R. Il gioco deve poter trovare spazio come qualunque altra forma di intrattenimento. E come qualunque attività non deve diventare una malattia. Codere da sempre pone in essere attività dirette a informare e formare sui temi della legalità e del gioco responsabile. In Italia nel 2011 abbiamo dato inizio al tour itinerante «In nome della legalità» con il preciso intento di focalizzare l’attenzione su un tema che per noi è fondamentale; nel corso di questi anni abbiamo toccato le più importanti città italiane e abbiamo avuto un importante presenza ai tavoli di rappresentanti istituzionali, delle forze dell’ordine e del settore. Abbiamo intenzione di continuare a parlare in prima persona di questi temi perché riteniamo che sia una nostra responsabilità, come operatori legali e concessionari di Stato, dare un costante segnale di attenzione ai fenomeni distorsivi. Stessa cosa riguardo al contrasto al Gap, abbiamo attivato percorsi di informazione verso clienti, e con una piattaforma di formazione a distanza, Codere Training, prima in assoluto in Italia, anche un importante programma di formazione per i nostri dipendenti e operatori collegati nonché un numero verde gratuito di primo ascolto ed intervento.
D. Come si distingue l’azzardo dal gioco «lecito»?
R. La vera distinzione non è tra azzardo e gioco lecito, ma tra gioco legale ed illegale. Lo Stato italiano ha scelto di gestire direttamente il fenomeno e lo ha fatto applicando il modello concessorio. Per divenire concessionari di Stato bisogna avere una serie di requisiti di trasparenza, onorabilità ed affidabilità che rappresentano importanti garanzie per i giocatori. Al contrario offrire gioco senza il bollino blu dello Stato è da considerarsi un reato. Purtroppo le analisi ci dicono che spesso i giocatori non sono in grado di distinguere tra chi offre gioco in maniera legale e chi no. Lo studio condotto dalla Fondazione Visentini su «La percezione del gioco d’azzardo in Italia» ci conferma che il lavoro per fare chiarezza è ancora molto lungo.
D. In che modo è possibile prevenire comportamenti di dipendenza? Operando in tale settore, la dipendenza è paradossalmente una fonte di reddito: come affrontate questa contraddizione intrinseca?
R. Innanzitutto devo contestare l’affermazione per cui «la dipendenza è fonte di reddito». Da operatore con esperienza internazionale posso affermare con certezza che il giocatore patologico rappresenta sempre e solo un problema; per chi intende operare a lungo in un’attività sostenibile non è interessante avere il giocatore che si rovina in sala ma quello che sa darsi delle regole e gioca con consapevolezza e responsabilità. Sull’individuazione del giocatore a rischio comportamentale abbiamo realizzato dei moduli formativi specifici in modo da consentire all’operatore di sala di riconoscere i singoli comportamenti e di intervenire nelle corrette modalità. Ricordiamoci però che l’operatore di gioco, sebbene altamente qualificato, non è un operatore sanitario e neanche uno psicologo, e le azioni che può mettere in campo sono di ascolto e informazione, non certo di terapia e cura. Tra gestore di sala e cliente si instaura un rapporto di familiarità e fiducia e quindi spesso chi sta in sala raccoglie le confidenze dei clienti e può, sempre con garbo e nel rispetto dell’altro, dare supporto. A conferma di ciò e della nostra attenzione al cliente, abbiamo condotto un’indagine nelle nostre sale sui rischi dell’usura e del riciclaggio che a breve pubblicheremo, insieme a tutti i materiali predisposti per informare i clienti e formare i nostri dipendenti.   

Tags: Ottobre 2017

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