Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Interviste
  • PEPPINO ACCROGLIANo': ALLA RICERCA DEL PROFUMO DI CALABRIA NEL MONDO

PEPPINO ACCROGLIANo': ALLA RICERCA DEL PROFUMO DI CALABRIA NEL MONDO

Peppino Accroglianò, presidente dell’Associazione dei Calabresi

a cura di ANNA MARIA BRANCA

 

Nato a Rossano Calabro, laureato in Scienze Politiche e Sociali con 110 e lode, dopo un’esperienza di lavoro trascorsa nel Gabinetto del ministro dei Trasporti e come dirigente generale di vari ministeri - Interni, Lavoro, Poste, Tesoro, Marina mercantile, Partecipazioni statali -, poi come consigliere della Regione Calabria per tre legislature consecutive, Giuseppe Accroglianò detto Peppino, impersona l’italiano colto, vissuto a cavallo dei due secoli 1900 e 2000, esperto in quasi tutti i settori della vita pubblica italiana ma anche internazionale, quest’ultima anche per la diretta conoscenza della dura vita dei suoi corregionari costretti dalle condizioni economiche dell’epoca ad emigrare pressoché in tutto il mondo. Un’esperienza che l’ha reso ancor più attaccato alle origine, alle tradizioni, ai calabresi in tutta Italia e nei più lontani Paesi del mondo. Tanto da indurlo a fondare l’Associazione dei Calabresi per aiutare i giovani, e il Premio Internazionale La Calabria nel Mondo, dedicandovi per fini filantropici e sociali il tempo che gli rimaneva nella molteplicità degli impegni che lo portavano ad interessarsi di politica, pubblica amministrazione, economia, industria, società, occupazione, trasporti, credito, emigrazione, Mezzogiorno. In questa intervista Peppino Accroglianò ricostruisce le origini, l’attività, l’ambiente di ieri e di oggi dell’Associazione C3 International.
Domanda. Com’è nata questa Associazione da lei presieduta e che cosa significa il suo nome?
Risposta. Si chiama C3 International, con le iniziali di Centro Culturale Calabrese. Nacque a Cosenza oltre 30 anni fa quando molti studenti, in difficoltà economiche e senza mezzi di sostentamento, non riuscivano a laurearsi. In Calabria non c’erano sedi universitarie, e pur essendo intelligenti e studiosi, i giovani appartenenti a famiglie povere non potevano frequentare l’Università. Terminato il liceo con una media altissima, molti rimanevano disoccupati, senza laurea e senza alcuna qualifica. Allora assumemmo l’iniziativa di aiutare con borse di studio quelli che, appartenenti a famiglie numerose, mostravano qualità eccezionali. Dovevano essere veramente bravi, la selezione si svolgeva sul piano umano, non si privilegiavano clientele politiche, pur essendo allora io molto vicino ai partiti politici.
D. Chi erano gli altri partecipanti all’iniziativa?
R. All’epoca io collaboravo con l’on. Mariano Rumor, che fu presidente del Consiglio dei ministri e successivamente, per un lungo periodo, ministro dell’Interno; lavoravo con lui a Roma, nel Ministero degli Interni. Non era calabrese ma veneto; fui per anni capo della sua Segreteria particolare al Ministero degli Interni, poi svolsi la stessa funzione, negli anni 70, con il sottosegretario agli Interni calabrese Ernesto Pucci. Con questi decidemmo di avviare iniziative di solidarietà per i giovani in difficoltà economiche. In quel tempo il Ministero degli Interni disponeva di fondi che poteva usare per erogare contributi alle famiglie povere. Così nacque l’Associazione C3, che poi si ramificò dalla Calabria a Roma e da Roma nelle maggiori città d’Italia. Ora abbiamo una presenza qualificata e organizziamo iniziative culturali a Milano, Torino, Genova, Venezia, Vicenza, Verona, Firenze, Padova e in altre città in cui si sono trasferiti i calabresi, in Italia e nel mondo. Siamo presenti in Belgio, in Germania, in Francia; moltissimi sono oltreoceano, in Argentina, Brasile, Uruguay, Canada e Australia; con loro abbiamo creato una rete e organizziamo grandi eventi.
D. Quali attività svolge attualmente l’associazione?
R. In questi ultimi tempi sto organizzando eventi culturali con la presenza di Corrado Calabrò, di origine calabrese, già magistrato, presidente fino allo scorso anno dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, poeta raffinato, le cui poesie descrivono il nostro mare e l’amore per il mare della Calabria. Quando mi incontro all’estero con i nostri connazionali, gli faccio rivivere i momenti trascorsi in Calabria e nel nostro mare, e rinascere in loro l’orgoglio di essere calabresi. Sono eventi accolti sempre con entusiasmo, che lasciano uno strascico di affetti e sentimenti. Ogni volta che andiamo a Melbourne, a Sidney, in Canada o in Sud America, assistiamo a un’esplosione di ciò, perché attraverso le poesie rivedono il loro territorio, le sue bellezze. Le facciamo presentare da attori famosi che vi aggiungono la formazione culturale e la loro professionalità. Accompagnate dalla musica, le composizioni di Calabrò coinvolgono le popolazioni in tutto il mondo. Calabrò ha avuto l’abilità di tradurle in 20 lingue, quindi si comprendono in qualunque Paese si vada.
D. È stato un benemerito esportatore della cultura calabrese?
R. Certamente. È un poeta internazionale, più conosciuto all’estero che in Italia. In Spagna molti citano le sue raccolte, e i ragazzi si trasmettono piccole poesie d’amore in spagnolo, non solo in italiano. Tutto questo a me dà la gioia di rivedere i nostri corregionari, e a lui di vedere con quanto entusiasmo sono accolte le sue poesie, che non si riscontra neppure in Italia.
D. Forse perché in Italia la poesia è meno amata?
R. Però in alcune città, per esempio a Vicenza, abbiamo registrato un teatro esaurito, abbiamo dovuto chiedere scusa alla gente rimasta fuori e fissare un’altra serata. Tutto questo perché con le poesie di Calabrò diffondiamo la cultura e facciamo pensare molto alla nostra terra che esporta uomini di cultura eccezionale come lui, come Antonio Catricalà, come Renato Dulbecco, che è stato un grande scienziato calabrese, e come moltissimi altri. Quando giriamo nel mondo ci accorgiamo che i calabresi riescono ad emergere ovunque, dimostrando grande capacità e intelligenza e raggiungendo posizioni di primo piano.
D. Non si può negare che la Calabria sia conosciuta anche per una parte negativa. Quanto incide questa sul suo nome?
R. La nostra Associazione pone sempre in risalto la parte positiva e, per questo, le istituzioni locali, in particolare la Regione Calabria, dovrebbero esserci grate. Siamo un’Associazione ai primi posti nel mondo e in Italia, riceviamo riconoscimenti da altre Regioni, e investendo in cultura in un momento difficile per il nostro Paese come l’attuale, rendiamo un servizio al territorio, perché siamo convinti che la cultura crei sviluppo economico. Siamo molto soddisfatti, anche se a volte ci mancano i finanziamenti perché Regioni, Province e Comuni disperdono in una serie di rivoli clientelari e politici le risorse che dovrebbero investire in cultura. Noi non facciamo politica, ci interessa presentare all’estero l’immagine della Calabria e del nostro Paese, l’eccellenza dei prodotti italiani, dei musei, la nostra storia culturale. Proviamo soddisfazione nell’incontrare nostri connazionali ovunque vivano, per approfondire alcuni aspetti. La soddisfazione interiore è molto maggiore di quella economica; in alcuni momenti sono io a finanziare tutto, e spesso grandi aziende ci invitano ad organizzare eventi per i quali offrono la loro sponsorizzazione.
D. Chi anticipa le spese?
R. Solitamente noi, ma lo facciamo con sacrificio ma anche con una soddisfazione interiore. Recentemente a Firenze sono intervenute le personalità più importanti, compresi sindaco, assessore alla Cultura e tutta l’Amministrazione comunale; dopo lo spettacolo si è assistito a un lungo, commosso applauso; gli artisti sono stati molto bravi. Quindi arte, cultura e pensiamo anche ai giovani, molti dei quali tuttavia si fanno strada da soli. Quando sappiamo che un nostro amico è diventato ambasciatore in qualche capitale straniera, o un grande imprenditore all’estero, lo mettiamo in risalto per dimostrare che i calabresi con la loro intelligenza e il loro impegno riescono a raggiungere posizioni primarie e rappresentano anche le istituzioni. Spesso si parla in termini negativi della Calabria, invece noi vogliamo mettere in risalto le persone per bene.
D. Come Associazione che fate per abbattere certe impressioni negative?
R. Abbiamo organizzato una serie di convegni nelle varie aree della Calabria su temi rilevanti come la lotta alla mafia e alla criminalità. In alcune zone abbiamo usufruito della collaborazione delle scuole, che si sono aperte a noi ed hanno assunto posizioni anche nei momenti più delicati della vita della Calabria, proprio contro la mafia. Questo è un aspetto positivo, però è un fenomeno culturale nel senso che non è facile arrivare a persone che hanno una certa età. Noi cominciamo a formare i giovani dalla scuola perché riteniamo che attraverso la scuola questi un domani, entrando nella società, combattano la mafia e le patologie che, esistenti un tempo solo in Calabria, si sono trasferite in varie città, a Milano, a Torino, a Genova, ovunque.
D. Le istituzioni vi aiutano o sono assenti? Qual è il messaggio che lei vuol dare ad esse?
R. A mio avviso guardano soltanto alle loro posizioni politiche e ai vantaggi che ne traggono; non si rendono conto che, se gli uomini che amministrano determinate aree fossero più interessati al futuro di queste, e pensassero meno agli interessi personali, tutte le regioni del Sud potrebbero migliorare. Vedo una disaffezione generale e un interesse verso piccoli problemi, vecchie amicizie o clan familiari che, in un’epoca come la nostra, bisognerebbe evitare e guardare avanti e in alto, dando spazio ai grandi temi e non alle piccolezze in cui spesso si perdono.
D. Può fare qualche esempio?
R. Faccio l’esempio di un giovane amministratore calabrese che ha fatto bene il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Quella città era una pozzanghera, un paese e non un capoluogo, abbandonato e trascurato. L’ha trasformato. Pensavo che con le sue doti avrebbe valorizzato la Calabria. Purtroppo però abbiamo visto che la regione ha grandi problemi. L’avevo sostenuto con un grande entusiasmo, ma poi ho visto che non riusciva a portare avanti i progetti che aveva realizzato nel Comune di Reggio e a fare in modo che la Calabria si avvantaggiasse delle possibilità di un giovane intelligente come lui. È stato anche sfortunato perché ha scelto collaboratori non validi, a volte impostigli.
D. Comunque C3 ha contribuito a formare giovani e a creare eccellenze?
R. Certamente. Ha messo in risalto nel panorama internazionale le intelligenze partite dalla Calabria con la valigia di cartone e che si sono grandemente affermate. Il più ricco cittadino australiano è un calabrese. Abbiamo messo in risalto personalità che svolgevano un ruolo istituzionale; un altro calabrese, emigrato in Brasile, è diventato un «numero uno» perché è stato governatore dello Stato di San Paolo e candidato alla presidenza della Repubblica, l’on. José Serra, del quale sono grande amico. Altri vari influenti personaggi sono in Argentina.
D. I calabresi si affermano all’estero perché l’Italia non offre loro possibilità?
R. Anche questo è vero, ma molti si sono affermati anche nel nord Italia dove hanno trovato un adeguato tessuto imprenditoriale, sono emersi e sono diventati degli esempi. Conosco imprenditori che in Calabria non contavano, poi sono diventati grandi imprenditori. Questo succede anche nell’ambito della pubblica amministrazione, dove operano prefetti, direttori generali, magistrati. Sarà forse anche per le difficoltà oggettive incontrate dalle loro famiglie, dal momento che le difficoltà aiutano ad emergere. Da noi la disoccupazione ha raggiunto sempre alti livelli, e ad essa si aggiungeva in passato una mentalità feudale, con baroni e marchesi proprietari di terreni, interessati a sfruttare la povera gente.
D. Quali sono i programmi futuri dell’Associazione e qual è il suo personale obiettivo?
R. Il mio obiettivo è sempre quello di immettere molti giovani nel mercato del lavoro. Stiamo lavorando su progetti che diano loro la possibilità di inserirsi attraverso le nuove norme dirette a creare piccole aziende aiutate dallo Stato o anche da privati, per lavorare sia in Calabria sia nelle città nelle quali vivono. Molti sono a Roma, dove si stanno formando piccole società con possibilità di avere una certa autonomia sul piano anche economico.
D. Ogni anno celebrate la festa dei calabresi. Come scegliete le persone cui dare il vostro riconoscimento?
R. Conferiamo premi tramite un apposito comitato di cui fanno parte molti magistrati che hanno ricoperto rilevanti ruoli istituzionali, e sono giunti anche a presiedere la Corte costituzionale come Annibale Marini, Cesare Ruperto, Cesare Mirabelli, Franco Gallo. Sono stati sempre vicini alla nostra Associazione, partecipando alle nostre iniziative con la loro intelligenza, capacità e con il loro ruolo. Creiamo una sorta di emulazione tra i giovani, perché anche quei grandi nomi erano partiti da niente e hanno raggiunto le più alte cariche.
D. Che altro può dire in merito a questa associazione?
R. Volendo fare un po’ di critica agli amministratori regionali sia del Lazio che della Calabria, direi che, anziché curare le clientele politiche che spesso disperdono i finanziamenti in attività inutili, dovrebbero guardare con più interesse e sostenere le Associazioni che contribuiscono alla soluzione dei problemi della società.
D. Non ricevendo finanziamenti pubblici, per svolgere la propria attività l’associazione prevede all’iscrizione il pagamento di una quota?
R. Oggi si paga una piccola quota, ma un tempo l’iscrizione era gratuita. Rilasciamo un tesserino con il quale ottenere alcune agevolazioni e vantaggi, come convenzioni con negozi, teatri ed altro. Ai giovani rilasciamo la cosiddetta tessera «young».
D. Quando si svolgerà la prossima cerimonia di premiazione?
R. Nel mese di giugno si svolgerà la prossima edizione. Il comitato, presieduto da Cesare Mirabelli e Corrado Calabrò, sta già esaminando candidature che giungono da tutto il mondo, in particolare dall’Italia centro-settentrionale, di calabresi che ricoprono posizioni rilevanti e che desiderano mostrare le loro attività. Esaminiamo i loro curriculum per stabilire criteri oggettivi al fine di evitare, per esempio, che vi siano più rappresentanti di una stessa categoria, in quanto cerchiamo di rappresentarne il maggior numero.
D. L’associazione ha più di trent’anni. Chi sarà il suo successore?
R. Finché avrò la salute, continuerò a curarla io, perché nella vita ho acquisito molta esperienza che serve; ma il fatto di aver inserito molti giovani nel lavoro e la loro autonomia nell’elaborare progetti e proposte e nell’organizzare eventi mi inducono ad immaginare un’associazione rinnovata, con giovani capaci di entrare anche nel settore sociale e di aiutare le famiglie bisognose. Per esempio, hanno già avviato in Calabria degli eventi molto interessanti che sono stati riportati anche dalla stampa. Hanno organizzato alcune iniziative e sono riusciti a raccogliere fondi per assistere bambini minorati sprovvisti di adeguate attrezzature, che in tal modo hanno ottenuto.
D. Cosa vorrebbe mettere in risalto in particolare del premio?
R. Vorrei far conoscere un singolare aspetto. Noi non offriamo un oggetto qualsiasi, ma un’opera realizzata in oro e in argento dall’illustre artista Gerardo Sacco, un orafo calabrese molto conosciuto in tutto il mondo, riuscito a lanciare ogni sua creazione e ad esportarla, il che costituisce per noi un grande vanto e soddisfazione. Nello stesso tempo abbiamo scelto anche come premio la copia di uno dei più antichi codici conservati in un museo a Rossano Calabro, per cui in tal modo facciamo conoscere anche la nostra storia; si tratta del «Codex purpureus rossanensis», risalente al quinto secolo avanti Cristo.  

Tags: Marzo 2013 Calabria

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa