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Corsera Story. Giornali: fatti da grafici o da giornalisti?

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L’opinione del Corrierista


Grazie al recentissimo restyling operato dai grafici - così sussiegosamente e strumentalmente chiamato anziché con i normali termini di riforma, revisione, aggiornamento -, il Corriere della Sera ha perso già molti lettori; non ho i resoconti giornalieri delle vendite in edicola né tantomeno quelli mensili. Non so neppure se l’amministrazione del Corriere sia interessata o meno a diffonderli, ma sono sicuro di quello che dico: cioè che molti affezionati lettori di quel grande giornale sono scontenti della nuova formula, per una serie di motivi. La gran parte dei lettori di questo giornale - e la crisi di Cuba del 15 ottobre 1962 lo dimostrò ampiamente con un balzo di 180 mila copie in più vendute al giorno - l’acquistano per avere un migliore orientamento sulla situazione e sulle prospettive politiche, economiche e sociali del Paese e, più interessatamente, dei loro affari e delle loro famiglie. In mancanza di conoscenze, competenze e contatti personali, costoro si rimettono ai «fondi» e agli «editoriali» della loro pubblicazione preferita, redatti da esperti conoscitori, da informati giornalisti, da professori di università, da scrittori e cosiddetti opinion leaders. Ma con la nuova formula grafica adottata, non riescono più tanto a seguire quanto costoro scrivono, perché i grafici hanno imposto soluzioni tecniche pressoché illeggibili. Se si considera che la maggioranza dei lettori di giornali per vari motivi - età, esperienza, salute, vista ecc. - è sicuramente formata dagli ultracinquantenni, è ovvio che ad avere più difficoltà nella lettura di testi graficamente arzigogolati sono proprio questi ultimi. Molti dei quali certamente continueranno ad acquistare il Corriere della Sera e a sforzarsi di leggere e capire il «fondo» di prima pagina, ma altri altrettanto sicuramente approfitteranno per risparmiare in quell’esborso quotidiano, o cercheranno altre fonti di informazione più pratiche e leggibili. Di che parliamo? Delle righe cosiddette «sbandierate», nel caso particolare a destra, usate per l’articolo di fondo. Per i profani, si tratta di quelle righe che non giungono al confine destro della colonna ma, ognuna per proprio conto, tornano a capo quando e come vogliono; lo decidono le macchina, i computer, le nuove tecnologie usate, ma in realtà la persona fisica, cioè il grafico, che ha scelto tale aberrante soluzione, per di più ripetitiva e irrispettosa delle logiche interruzioni e pause tra paragrafi o periodi. I giornalisti, quelli veri, preoccupati piuttosto del contenuto degli articoli, della pubblicazione dei propri nelle pagine più importanti e più lette, dei titoli più appariscenti e di richiamo ad essi apposti, non contestano questo sistema di porgere al lettore, soprattutto a quello anziano, il «verbo» dei grandi opinionisti, dei maestri del pensiero, degli acuti articolisti. Tantomeno si occupano della contabilità delle vendite e della diffusione del giornale e, quindi, delle idee che tacitamente, anche nella più apparente obiettività, quel giornale diffonde nell’interesse, in primo luogo, degli azionisti della società proprietaria, tra i quali soprattutto quelli alleati nel cosiddetto patto di sindacato. Ma neppure questi, a quanto pare e a quanto avviene, se ne preoccupano: magari esultano nel leggere su grandi titoli che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è stato abolito, ma non fanno caso alle bizzarrie grafiche che ostacolano il totale sfruttamento di un articolo di fondo, tra l’altro super pagato ai suoi super autori. Così è stata approvata anche la recente riforma riducendo ulteriormente le dimensioni delle pagine per risparmiare sul consumo di carta, ma senza accorgersi che i loro grafici ne fanno uno spreco ingiustificato. Come? Semplicissimo rilevarlo. Con la «giustificazione», ossia con il modello della riga che può essere centrata, sbandierata a destra o a sinistra, e non occupare tutto lo spazio a disposizione; con i ritorni a capo anticipati, si lasciano spazi vuoti; altri spazi vengono deliberatamente lasciati bianchi alla fine delle colonne o degli articoli, o in prossimità di fotografie, immagini e didascalie nelle pagine interne. Spazi che invece potrebbero ospitare altre notizie, arricchendo ulteriormente il giornale a beneficio del lettore che lo paga. Gli azionisti, tra l’altro miliardari, non puntano certo al risparmio di inchiostro per quelle poche righe in meno; ma il lettore che ogni giorno spende ad esempio un euro e 90 centesimi, senza calcolare poi il costo dei supplementi settimanali, fa caso, ed è giusto, a questi sfizi di categorie che poco hanno a che fare con il vero giornalismo, che è frutto non di presunte e discutibili eleganze formali, dell’imposizione e dell’osservanza di pseudo-mode, della mancanza di realismo, praticità e vera soddisfazione dei bisogni della gente. Un giornale viene acquistato per l’utilità che apporta alla conoscenza, al sapere, alla diffusione delle notizie in una società; non per i capricci, le presunzioni, l’auto-referenzialità di esigue categorie. Solitamente il Corriere della Sera ha risposto a queste regole, ai bisogni dei lettori. Regole rispettate più o meno dai vari direttori susseguitisi. L’attuale, Ferruccio de Bortoli, proviene da questa scuola e ha cercato di proseguirne gli insegnamenti. Anch’egli invece è costretto a subire equilibrismi non solo di politici ed azionisti, ma di categorie di presunti giornalisti, come sono grafici e art director. I quali non apportano al giornale e al giornalismo una notizia, un concetto, una valutazione, limitandosi a creare un involucro per questi; un contenitore che, oltre ad essere visivamente attraente, dovrebbe essere soprattutto confortevole ed accogliente. Si trova tutto ciò oggi nella carta stampata? Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione attrae numerose e folte categorie di seguaci, ma non può esaudire le necessità culturali ed anche economiche della massa. Come non possono soddisfarle artifici di immagine vuoti di contenuto. Sono problemi un tempo interni ad una sola categoria, ma che oggi vanno conosciuti e dibattuti anche fuori del ristretto orticello degli specialisti. Orticello che però in realtà si è dilatato, ingrandito, allargato accogliendo e nutrendo una serie di piante completamente diverse da quelle tradizionali. Come fare infatti, oggi, a definire e a credere giornalisti personaggi dello spettacolo, conduttori di programmi di evasione, protagonisti di pseudo polemiche, contrasti e vuoto intellettuale? /p>

Tags: Novembre 2014 Corsera story Victor Ciuffa Corriere della Sera Corrierista giornalisti

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