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Corsera Story. Bartoloni per i vecchi giornalisti, anzi per tutti i pensionati

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L’opinione del Corrierista

Tutti i giornalisti dovrebbero ringraziare il collega Romano Bartoloni oltreché per l’attività svolta in passato a favore dell’intera categoria o parti di essa, ad esempio il Sindacato Cronisti Romani - anche se recentemente è stato sostituito in questo ultimo incarico da Fabio Morabito -, perché ci ha mobilitato anche durante la tranquilla attesa di questo recentissimo Ferragosto nostrano. Proprio quando ci accingevamo al pranzo della pre-vigilia, ci ha inviato un’email intitolata semplicemente «Romano per tutti i vecchi». Un’email, data la ricorrenza, dal contenuto inopportuno, precisamente le pensioni, in particolare quelle dei giornalisti. Primi destinatari nomi mitici non solo per la categoria tra i quali: Giancarlo Calzolari, Alessandro Cardulli, Giacomo Carioti, Luciano Causa, Virginio Celletti, Filippo Cicognani, Riccardo Cimagalli, Giovanni Cirimbilla, Stefano Clerici, Guido Columba, Vincenzo Dambra, Giuliano Derisi, Lucio Desanctis, Gianni De Chiara, Angelo Digati. Insomma i componenti del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati e dell’Associazione Stampa Romana.
Titolo e sommario della nota di Bartoloni: I conti sbagliati di Andrea Camporese, il presidente dell’Inpgi. Detto a bocce quasi ferme: fa acqua la riforma dell’Inpgi. Per indorare al meglio la pillola da far inghiottire ai pensionati, il presidente Camporese spiega che, in fondo in fondo, sia poca cosa il prelievo forzoso di 20 euro al mese su un assegno di 60 mila euro lordi all’anno, mentre sarebbe ossigeno in un contesto generale di sacrificio a sostegno del destino complessivo della categoria. A parte l’eleganza di guardare nelle tasche altrui e di lanciare lacrimosi appelli a chi sta già sborsando la propria parte, consapevole della crisi dell’occupazione, i suoi conti sono sbagliati. Perché 20 euro più 30/40 euro di mancata perequazione mensile (senza contare gli arretrati di oltre 2.500 euro persi in 4 anni e mezzo) rappresentano una bella sommetta di sacrifici.
L’articolista così continua: «I nostri sindacalisti di maggior spicco e responsabilità continuano ad ignorare o a fingere di ignorare (per cattiva coscienza o per non restare indietro al coro di coloro che vorrebbero crocifiggere gli anziani perché troppi e costosi) che l’Istituto già incassa fior di quattrini nel novero della solidarietà intergenerazionale invocata con tante prediche ipocrite. Non solo raccoglie i frutti del mancato allineamento al costo della vita delle pensioni medio-basse (oltre 20 milioni negli ultimi anni), ma spilla da quelle alte ben 3 milioni all’anno in base alla legge Letta del 2012. Nemmeno il Governo del rottamatore Renzi e l’Inps osano sfidare leggi e quadro costituzionale e giuridico per colpire i diritti acquisiti e per arrivare all’autoriduzione coatta delle pensioni».
Invece, continua la nota di Bartoloni, proprio in casa nostra, dove per mestiere si fanno le pulci ai potenti denunciandone le prepotenze contra legem, si procede pervicacemente come se si trattasse di un qualsiasi atto amministrativo per vendere azioni mobiliari. Eppure sanno benissimo che l’Inpgi, persino in ragione della legge istitutiva e dello Statuto, non ha alcun potere di ridimensionare, tassare, sforbiciare le pensioni pregresse. Ed ancora: «Sono andati avanti a testa bassa nel pianificare tagli illegittimi nonostante la stessa Federazione Nazionale della Stampa Italiana e, a gran voce, l’Unione Giornalisti Pensionati avessero sollecitato il ricorso al giudizio di esperti per precostituire un qualche ombrello di legittimità. Si è compiuto un atto arbitrario che rischia di compromettere l’intero aggiustamento dei conti».
La nota ricorda che «Inutilmente, nella riunione del 27 luglio scorso, alcuni tra gli stessi consiglieri di amministrazione hanno consigliato di stralciare le misure per i pensionati, e la rappresentante del Ministero del Lavoro, Fiorella Kostoris, ha messo in guardia l’amministrazione sui risvolti incostituzionali del prelievo forzoso sulle pensioni. Le sue obiezioni non potranno non influire sulle mosse dei Ministeri vigilanti (del Lavoro nonché quello dell’Economia) che potrebbero rispedire al mittente Inpgi l’intero pacchetto di riforme. Sarebbe un tremendo colpo per l’autonomia che paradossalmente si vorrebbe salvare con un intervento dal dubbio risultato. E risuonano minacciosi altri campanelli di allarme. Non potrà non pesare su un possibile «pollice verso» contro l’atteggiamento della Fieg: gli editori hanno disertato il consiglio del 27, chiaramente in disaccordo sull’aumento dello 0,50 per cento della contribuzione, oltre l’1 per cento già concordato a loro carico, spiazzando gli artefici della manovra».
Bartoloni si domanda: «Possibile sia senza alternativa la strada segnata da trabocchetti giuridici? Senza sottovalutare il pericolo che, una volta calpestato un principio di legittimità, le pensioni diventino una riserva di caccia per futuri amministratori a corto di quattrini.
Mettere i giornalisti pensionati davanti a un fatto compiuto, peraltro ingiusto, e non consultarli uno per uno magari via email, appare un’insopportabile scorrettezza. Non è colpa degli anziani se il mercato del lavoro non tira, se il sistema pensionistico ha perso la bussola, se il welfare è naufragato. Oggi sono veri e propri ammortizzatori sociali i nonni-bancomat che soccorrono figli e nipoti nell’attesa di tempi migliori. I giornalisti pensionati non sono miopi, né vivono sulla luna. Non sarebbe difficile persuaderli a fare altri sacrifici, purché si dimostrino le buone intenzioni di tagliare i rami secchi, di affrontare la cura dei conti, di attuare la spending review. Come si fa a definire esiguo il prelievo di 20 euro, quando gli amministratori si sono autoridotti di qualche spicciolo (0,10 per cento) i loro emolumenti ammontanti complessivamente a un milione 400 mila euro l’anno? Perché non si riforma lo statuto e non si ridimensiona la pletorica organizzazione tra cui l’inutile baraccone del Consiglio generale?
Perché si continua ad elargire generose contribuzioni al sindacato dal centro alla periferia sotto svariate voci? L’Inpgi sborsa al sindacato dei giornalisti quasi 2 milioni e mezzo, per l’esattezza 2.449.325 euro dei quali 280.195 alla Fnsi che non gestisce direttamente servizi per i colleghi. Evidentemente non bastano alle pletoriche organizzazioni sindacali i ricavi delle quote sociali dello 0,30 sulle retribuzioni dei giornalisti in attività. Non si trascuri che, senza più copertura sindacale ma per spontanea colleganza intergenerazionale, i pensionati versano anche loro lo 0,30, per quasi un milione di euro».

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