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Corsera Story. Influenza cattiva. Dubbi sulla vaccinazione estesa a tutti

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L’opinione del Corrierista

dal «Corriere della Sera», Domenica 4 dicembre 1977

Strateghi a consunto in questi giorni, estremamente preoccupati, per preparare le difese contro l’imminente attacco nemico: è in arrivo la grande influenza 1977-1978, una pandemia già avvistata ed annunciata da osservatori avanzati. Che fare, lasciarsi sorprendere impreparati, accettare milioni di ammalati, centinaia di miliardi di danni? Questo il tema discusso dall’agguerrita équipe per iniziativa del Centro studi biologici dell’Ordine di Malta. Nel riservato quartier generale di piazza del Grillo, con affaccio sulle magnificenze del Foro, si sono studiate a fondo funeste prospettive nel tentativo di apprestare rapidamente un vallo trincerato contro l’avanzata dell’avversario. Che, comunque, non si sa bene chi sia: «Avremo il terribile assalto dell’influenza suina A/New Jersey/8/76? Oppure si avrà la dominanza del B/Hong Kong/5/72? Sarà di scena sempre il virus A nella sua più diffusa espressione A/Victoria/3/75? O ancora prenderà piede una sua variante sulla pista del nuovissimo A/Victoria/112/76».
Questi gli angoscianti interrogativi dibattuti durante il convegno. La massa non capta le misteriose sigle, è solo spaventata dalle previsioni. Sono poi così vere? «L’influenza 1977/1978 è attesa con innegabile sentimento di trepidazione–conferma il professor Lino Businco, direttore del centro studi–. Gli epidemiologi hanno constatato che essa assume carattere di maggiore gravità ogni dieci anni».
Ci siamo. Nel 1957/1958 l’asiatica, nel 1968/1969 la Hong Kong; adesso che avremo? Il problema non è romano, o italiano, è mondiale. Se ne occupa, appunto, l’Organizzazione mondiale della sanità che ritiene di intravedere all’orizzonte due nemici in particolare: uno non tanto cattivo, il B/Hong Kong/5/75; uno veramente maligno, intrattabile, l’A/Victoria/3/75: Che differenza tra i due dannosi giramondo? «Il tipo B è quello relativamente più tranquillo, stabile, il tipo A più aggressivo e facilmente mutabile nelle sue caratteristiche strutturali. Per cui nettamente più pericoloso», spiega il professor Vittorio Scaffidi della Clinica medica dell’Università di Palermo.
Secondo il clinico, ce n’è uno di tipo, appunto il New Jersey/8/76, che costituisce il primo esempio di virus di influenza porcina trasmessa all’uomo; una novità, curiosa per gli studiosi ma allarmante. Si è subito temuta un’esplosione epidemica. Non è ancora scoppiata, ma negli Stati Uniti sono pronte le armi per combatterla, tonnellate di esplosivo di apposito vaccino. In queste settimane a Roma migliaia di persone si sono già vaccinate, singolarmente o in gruppo. I prudenti spontaneamente, altri su suggerimento dei responsabili sanitari delle aziende in cui lavorano. Può essere estesa a tutti la vaccinazione? Buona parte del convegno è stata dedicata alla risposta. Anche in ambiente medico esistono dubbi, contrasti sulla opportunità o validità della vaccinazione. Può darsi infatti che arrivi un virus completamente diverso da quello aspettato. Uno si arma di coltello per affrontare il tipo B; viene l’A immune alle coltellate, ci vorrebbe la pistola. Ma può andare in giro con tutte le armi? Ci si deve sottoporre a tutte le vaccinazioni? «Assolutamente no–sostiene il professor Lorio Reale dell’Istituto di medicina sociale–. Solo contro quei virus di volta in volta indicati dalle autorità sanitarie. Nel 75/80 per cento dei casi si previene l’influenza. La vaccinazione va fatta nel periodo immediatamente precedente la stagione invernale». In Italia si distribuiscono tre milioni di dosi, gran parte non utilizzata, gran parte somministrata a chi non ha bisogno.
Cardiopatici, arteriosclerotici, malati cronici dei polmoni, persone anziane, questi i soggetti da vaccinare. Ma il sistema non funziona: «Non si capisce perché vi sono categorie obbligate per legge ed altre, particolarmente soggette al rischio, che non hanno neppure il rimborso dalle mutue», osserva il professor Gian Paolo Marini dell’Istituto di igiene dell’Università di Roma. Una malattia sociale, la pandemia influenzale, ubiquitaria e selvaggia che predilige paesi industriali con sviluppati sistemi di comunicazione. Una malattia non gestibile, dicono i medici, da non confondere con forme influenzali dai sintomi analoghi, raffreddore, mal di testa, febbre, non provocate dai vituperati virus.
Le preoccupazioni dei medici, oltreché dei malati, riguardano soprattutto le complicazioni. Non si muore di influenza ma per le malattie insorgenti a causa di altri germi che approfittano della situazione - debolezza del malato - per attaccare alle spalle l’organismo. Per chi non decede, fastidiose conseguenze: «Alterazioni delle funzioni olfattiva e gustativa, ipoacusia più o meno grave», cioè sordità, spiega il professor Paolo Bellioni, otorinolaringoiatra dell’Università cattolica. «Per i bambini conseguenze anche più gravi–aggiunge il professor Emiliano Rezza della Clinica pediatrica del Policlinico–. Hanno un sistema respiratorio meno esteso, più fragile e soggetto ai danni».
Vaccino preventivo parte, come si può affrontare la malattia? Gli antibiotici vanno bene per le complicazioni, ma dal convegno di piazza del Grillo è emersa una novità, la scoperta di una molecola originale italiana già sperimentata con successo su adulti e bambini.

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