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Corsera Story. Miss e fotografi. Perché ancora i concorsi di bellezza?

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di Victor Ciuffa

Le femministe li hanno contestati furiosamente ma non è affatto per questo che i concorsi di bellezza perdono colpi. Puntualmente ogni estate continua ad essere scandita dal ritmo delle selezioni.

In vista dell’imminente elezione di miss Italia, qualche giorno fa abbiamo avuto la scelta di miss Roma. Contrariamente al solito, la cerimonia si è svolta in un albergo cittadino, in un’ora insolita, mezzogiorno. Tutto il sistema era anormale.

Oggi si torna a tradizionali locali in riva al mare, Nettuno; in luoghi di villeggiatura e in ore consacrate a ludi musical-mondani, dalle dieci di sera. È in ballo il titolo di miss Lazio. Le due si contenderanno, con altre 58, oltre al tricolore sul costume, i titoli di miss cinema e miss eleganza. Il rituale sembra lo stesso, da trenta anni. Ma solo in superficie. In effetti molte sono le novità.
È cambiato il meccanismo del reclutamento delle nostrane bellezze. «L’organizzazione del concorso ha invitato vari fotoreporters a presentare ciascuno una concorrente. Al presentatore della vincitrice un premio di duecentomila lire», racconta Lino Nanni, fotoreporter di attualità e spettacolo, con studio al Pantheon.
La mattina del 25 agosto, a mezzogiorno, al Parco dei Principi sono giunti quattro fotografi con quattro ragazze. Difficile trovare le aspiranti? Perché così poche? «Gli inviti sono stati recapitati tardi–spiega Nanni–altrimenti quattro o cinque belle ragazze a disposizione ogni fotoreporter le ha sempre».
Ha vinto le ventunenne Licinia Lentini, attrice di cinema e di teatro, apparsa nella rivista delle riviste «Felicibumtà» di Gino Bramieri, la scorsa stagione. Una professionista. Non c’erano nomi nuovi, ragazze esordienti? «Io non ho mai fatto nulla nel cinema. Con mia sorella e mio fratello gestisco un negozio di parrucchiera ad Ostia–sostiene Annamaria Zugarelli, 17 anni, che si dice cugina dell’omonimo tennista, e che ha partecipato alla mattutina selezione–. Però non sono stata eletta. Lo trovo ingiusto. Spero mi vada bene per miss Lazio». Annamaria Zugarelli è rimasta delusa per il sistema di scelta. Ma preferisce stare al gioco.
Licinia Lentini, Annamaria Zugarelli. Due casi completamente diversi. Perché partecipare a queste selezioni? «I concorsi di bellezza hanno perduto il loro significato perché una volta costituivano l’unico mezzo per farsi notare da produttori e registi–ricorda Mario Landi, regista cinematografico e televisivo, spesso invitato a far parte di giurie–. L’incontro con gente del cinema era difficile. Ora non c’è più bisogno, una bella ragazza sa come fare. Nessuna attrice è più venuta dai concorsi; tranne Lilli Carati, miss Italia tre anni fa».
Che ne pensa l’ex patron del concorso, Ezio Radaelli, l’organizzatore dei tempi d’oro? «Il più gran beneficiato è stato il cinema. Il 90 per cento delle attrici che ieri e oggi hanno popolato gli schermi viene dai concorsi. Ponti, De Laurentiis, Cristaldi, Lombardo, gareggiavano per scritturare le prime classificate. La manifestazione–dice Radaelli– non era fine a se stessa, aveva uno sbocco nel cinema. Ne sono uscite le Bosé, Pampanini, Rossi Drago, Lollobrigida, Mangano, Loren, Martinelli, Cardinale, Allasio. Poi il cinema ha tradito, se l’è andate a cercare per strada. Le ragazze hanno disertato; bastava mandare una foto a un produttore, un regista».
Ma allora perché si fanno?
«C’è una macchina organizzativa in moto­–risponde Radaelli. Contributi di enti pubblici, località turistiche, ditte private, pubblicità prodotti. Consumismo. Comincia ad essere difficile non solo reperire le aspiranti, ma trovare il luogo per la finale. Con l’austera aria che tira, terme, comuni, enti del turismo e regioni sono sempre meno disposti a pagare. Quest’anno, comunque, se il mondo potrà ammirare non spregevoli campioni dell’italica produzione di bellezza, è merito della regione Calabria. I calabri ancora, fervidamente, credono».
Bruno Oliviero fotografa le dive. Sofisticate immagini, tenui giochi di luci e ombre. Spesso lo pregano di trovare una miss, una candidata a qualcosa. «Per miss Europa ho proposto Melissa Chimenti, 24 anni, figlia di un veneto e di una somala». L’hanno perfino incaricato di scortarla in Grecia. Come sceglie? Indossatrici, giovani attrici, fotomodelle.
«Non ci vanno più per fare il cinema–afferma Giacomo Alexis, esperto di attualità da rotocalco–, ma solo per farsi pubblicità. Sono poche». Elio Pedretti, inventore e organizzatore di Lady Europa, aveva ripiegato su signore aristocratiche e miliardarie che concorrevano per puro diletto. «Ma di questi tempi hanno paura di apparire–dice Alexis–. Stanno tutte nascoste».
«Neppure i regali offerti alle vincitrici allettano–osserva una concorrente–. Se ci fosse in palio un miliardo, saremmo molte di più». Se per fare l’attrice non serve, il miliardo non lo danno, che ci va a fare una bella ragazza? «Non faranno il cinema, ma chi ha detto che tutte vogliono farlo? Molte ci vanno per trovare un marito», sentenzia un altro fotoreporter, Bruno Bruni. Una bella ragazza per strada non ne trova quanti ne vuole? «Un marito ricco, importante, famoso. Che gli faccia fare le miss per tutta la vita: locali alla moda, spiagge, vestiti firmati, auto sportive, barche».
«Per me–giura Annamaria Zugarelli–, lo faccio per gioco, per rompere la routine di tutti i giorni. Ci sono capitata per caso, non l’ho cercato».                       

Tags: Settembre 2017

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