Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Rubriche
  • Corrierista
  • Corsera Story. Strade, ferrovie, scali marittimi e aerei: pronto un gigantesco piano per integrarli
  • 008

Corsera Story. Strade, ferrovie, scali marittimi e aerei: pronto un gigantesco piano per integrarli

unnamed-exp.jpg

di Victor Ciuffa

La strada non va più intesa come collegamento tra due città ma come mezzo di valorizzazione del territorio e soprattutto di sviluppo economico. Così la ferrovia, il porto, l’aeroporto. È la nuova filosofia espressa dal ministro dei Trasporti Claudio Signorile a poche settimane dal suo insediamento nel dicastero dei Trasporti. Una filosofia che ispira un disegno di legge che Signorile sottopone oggi all’esame del Consiglio dei ministri chiamato a pronunciarsi sulle modalità, i tempi e il sistema di finanziamento del piano nazionale dei trasporti.
Nel settore esistono, oggi, numerosi piani, alcuni in via di realizzazione, altri allo studio: quello decennale delle autostrade, il piano poliennale e quello integrativo delle ferrovie dello Stato, entrambi in corso di attuazione; il piano degli aeroporti, quello regionale dei trasporti, il progetto finalizzato del Consiglio nazionale delle ricerche, pure in gestazione. Questa massa di dati, interventi, previsioni, mezzi finanziari dovrebbe trovare nel piano ideato da Signorile non solo un punto di riferimento ma soprattutto una comune finalità: lo sviluppo armonico del territorio.
Perché questa iniziativa? «Basta fare qualche esempio di quel che succede oggi - spiegano al ministero dei Trasporti -: ogni città vuole l’interporto, un centro cioè di raccolta e smistamento delle merci dotato di aeroporto, porto, nodo ferroviario, svincoli stradali e autostradali eccetera. Ebbene, in tutta Italia ne sono sufficienti al massimo 6 o 7; dove ubicarli?». Occorre la «intermodalità» del trasporto: cioè non la creazione di nuove infrastrutture ma la migliore utilizzazione di quelle esistenti. La crisi del porto di Genova, affermano i tecnici del piano, deriva non da quella del centro siderurgico ma dalla mancanza di infrastrutture alle spalle (valichi appeninici) che lo pongano come alternativa a Marsiglia.
In Italia esistono 102 aeroporti perché ogni Comune voleva il proprio e perché si sono sviluppati sulla base dei preesistenti scali militari, creati per motivi strategici e non commerciali. Che fare? «Ristrutturarli: dividerli in internazionali, nazionali e di III livello - dicono i consiglieri di Signorile -. Così per strade e autostrade».
L’occhio è rivolto al ricco mercato emergente costituito dai Paesi nordafricani e mediorientali, bisognosi di merci e servizi. Se l’Italia non provvede in tempo, rischia di essere raggiunta e surclassata nelle infrastrutture da Spagna e Grecia.
Che intende fare il ministro dei Trasporti? Creare una linea diretta di traffico commerciale dal Nord e Centro-Europa all’Africa e al Medio Oriente, in alternativa alla direttrice balcanica che è più lunga, difficoltosa e costosa; un sistema stradale e ferroviario continuo e agevole da Amburgo a Bari-Brindisi-Taranto; dall’area jonico-salentina, attraverso il traghetto «roll off-roll on» (treni che entrano senza locomotiva nella nave) si dovrebbe collegare l’Europa con il Medio Oriente attraverso la Grecia. Il sistema potrebbe smaltire un traffico di 800 tir al giorno, interamente nell’ambito della Comunità senza passare per Paesi terzi e pagare dazi.
E per il Nord-Africa? Il progetto di Signorile prevede una drastica riduzione dei tempi di attraversamento del Mediterraneo: i mezzi pesanti potrebbero attraverso un ponte sullo stretto di Messina o un tunnel subacqueo, prendere il mare a Trapani o Mazara del Vallo, molto più vicino alle coste africane. La traversata sarebbe di appena cinque ore.
Ma cosa occorre per avviare il piano nazionale? «Le strutture di base esistono, anche se vanno migliorate - spiegano al ministero -; alcune realizzazioni sono già previste nei piani delle FF.SS. e autostradale; in preparazione è il piano degli aeroporti, occorre avviare quello dei porti. Ma l’operazione principale è l’integrazione di tutto nel piano nazionale».
Ma se il ponte sullo stretto (o il tunnel) di cui si parla da qualche decennio è l’opera più appariscente da realizzare, il Piano Signorile presuppone altri impegnativi interventi: l’attrezzatura dell’area jonico-salentina, l’adeguamento degli aeroporti di Fiumicino e Malpensa (oggi il Consiglio dei ministri approva il finanziamento); il completamento della direttissima Roma-Firenze, il tunnel del Brennero (nei giorni scorsi Signorile si è dichiarato favorevole al percorso più breve, di 35 chilometri); i collegamenti ferroviari tra gli aeroporti di Punta Raisi e Palermo (in corso di realizzazione), fra Fiumicino e Roma (dato ieri il via ai lavori), e fra Malpensa e Milano.
Per i trasporti nel 1981 sono stati spesi 125.957 miliardi, 17.817 dei quali (l’11,3 per cento della spesa pubblica globale) a carico dello Stato.    

Tags: Ottobre 2017

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa