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Rivoluzione digitale

 Quella degli hikkimori, giovani giapponesi che si chiudono in una stanza e decidono di non uscirne più, è la patologia più insidiosa della multimedialità. Non la sola e non limitata a Tokyo e dintorni. La rete, il computer, i videogiochi; il resto non esiste per questi nuovi reclusi sociali, la cui esistenza si annulla in uno scorrere insistente di immagini che comprime personalità fragili nell’involucro di avatar anonimi.
Poco più di 10 anni fa, l’autore di questo libro presentò in un congresso di psichiatria a Roma i primi quattro casi italiani dei dipendenza da internet. Le osservazioni di Cantelmi diedero vita a un vasto percorso di ricerca, che ha avuto come obiettivo l’esplorazione della mente umana proprio mentre iniziava una ineludibile e ancora imprevedibile mutazione antropologica, quella dei «nativi digitali», i veri cittadini del mondo tecnoliquido postmoderno. «La società incessante» è in fondo l’espressione della postmodernità tecnoliquida che è caratterizzata dall’abbraccio ineludibile tra il «mondo liquido», così come annunciato da Zygmunt Bauman, e la «rivoluzione digitale» così come proposta da Steve Jobs.
Tonino Cantelmi, il primo a studiare in Italia la tecnodipendenza e l’impatto della tecnologia digitale sulla mente umana, sostiene in questo lavoro che stiamo vorticosamente precipitando in una «società incessante», sempre attiva, sempre più incapace di staccare la spina, sempre intenta a digitare, a twittare, a condividere, senza differenze tra giorno e notte, tra feriale e festivo, tra casa e ufficio, forse avviata verso una colossale dipendenza dalla «connessione». In tal modo la rivoluzione digitale e la virtualizzazione della realtà intercettano, esaltano e plasmano alcune caratteristiche dell’uomo liquido: il narcisismo, la velocità, l’ambiguità, la ricerca di emozioni e il bisogno di infinite relazioni light; tuttavia la caratteristica fondamentale della socialità tecnoliquida consiste nella pervasiva tecnomediazione della relazione.
In fondo, però, si ha la sensazione che la fine della società di massa e il transito nella tecnoliquidità postmoderna dovranno fare i conti con l’esasperazione della solitudine esistenziale dell’individuo e forse non sarà Facebook, né Twitter o neanche ogni altra forma di «socializzazione virtuale» a placare l’irriducibile bisogno di «incontro con l’altro-da-sé» che è proprio dell’uomo e della donna di ogni epoca: il bisogno di «incontro con l’altro» nell’autenticità è così prepotente e vitale che oltrepasserà il mondo tecnoliquido.  

«Tecnoliquidità»
di Tonino Cantelmi
Edizioni San Paolo - 17 euro

Tags: Marzo 2016

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