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La parola come enigma

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Un uomo solo cammina lungo una strada scavata nei fianchi di una montagna. Il suo nome è Edipo. Forse ancora non lo sa, ma sta per affrontare un mostro, la Sfinge, che pone a tutti un enigma.
Chi non lo risolve, morirà; chi lo risolve, diventerà re di Tebe. Comincia cosí una delle storie piú famose della mitologia antica, la contesa fra Edipo e la Sfinge, destinata a concludersi con la sconfitta, e con la morte, di quest’ultima. Sappiamo anche dove, secondo gli autori antichi, si sarebbe svolto questo dialogo drammatico: il luogo è il Fichio, il monte che sorge nei pressi di Tebe, l’antica capitale della Beozia. Sul quando, gli antichi sono meno precisi, perché il tempo è quello remoto del mito.
Ma se questo racconto è collocato in un passato cosí lontano, fuori dalle coordinate temporali a noi note, è giusto pensare che Edipo, il mitico re di Tebe, l’assassino di suo padre Laio, il marito di sua madre Giocasta, l’uomo che per espiare queste due colpe orribili si sarebbe volontariamente accecato, sia esistito davvero?
 Questo non lo sappiamo, ma sappiamo quello che Edipo e la Sfinge si sarebbero detti nel loro breve incontro. L’enigma della Sfinge è molto famoso, ma non è certo l’unico nella storia della cultura antica, perché i Greci e i Romani amavano molto gli enigmi, e non sono pochi i personaggi che hanno a che fare con un quesito da risolvere, a partire dal poeta Omero, che proprio a causa di un enigma non risolto trovò la morte sulle spiagge dell’isola di Ios.
In questo libro vengono messi in luce i complessi meccanismi dell’enigma, vera e propria metafora dell’esistenza umana, a partire dai suoi rapporti sotterranei, quasi subliminali, con la vita e la morte.
Ma queste misteriose modalità espressive, comuni tanto agli enigmi «seri» quanto agli indovinelli «scherzosi» che venivano proposti durante i banchetti e che potevano assumere le forme piú svariate (compresi i giochi di parole della moderna enigmistica), erano anche tipiche del modo oscuro con il quale le divinità comunicavano con gli uomini. I messaggi criptati degli dei ne riproducevano infatti le medesime strutture linguistiche e logiche: come erano enigmatici gli oracoli che venivano pronunciati nei santuari piú famosi del mondo antico, a cominciare da Delfi, così erano enigmatici i sogni, che potevano essere decifrati solo grazie ad alcune singolari tecniche interpretative ben precise che non tutti conoscevano.       

«Il labirinto della parola»
di Simone Beta
Einaudi Editore - 32 euro

Tags: Aprile 2016

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