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ignoranti - l’italia che non sa, l’italia che non va

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Roberto Ippolito, «Ignoranti - L’Italia che non sa, l’Italia che non va» - Edizioni Chiarelettere - 12,90 euro

 

Roberto Ippolito «svela» l’ignoranza italiana. Giornalista e scrittore, già autore di «Evasori» (Bompiani 2008) e de «Il Bel Paese maltrattato» (Bompiani 2010), direttore della comunicazione della Confindustria, direttore delle relazioni esterne dell’Università Luiss di Roma e docente, in questo nuovo libro dal titolo inequivocabile «Ignoranti», fa i nomi e cognomi: Francesco Belsito che, rivolgendosi a Roberto Calderoli, esponente della Lega come lui, lo definisce «asino bardato da generale»; la conduttrice Barbara D’Urso che inciampa sugli accenti («ne’ su Twitter n’è su facebook!!!», «ogni uno e’ libero» ecc.), deputati che parlano male. L’Italia è sempre in coda nelle classifiche per l’istruzione e la cultura, e l’economia arretra: il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media rispetto al 27,3 per cento dell’Europa. Solo 2 italiani su 4 sono diplomati rispetto a 3 inglesi su 4.
È l’Italia ad essere avara: in Europa è 22esima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al prodotto interno. Dai tagli dell’era Berlusconi alla scarsa sensibilità del Governo tecnico di Mario Monti, la culla della cultura e dell’arte non dondola: se nel 2012 la prima priorità indicata dal neo-presidente della Repubblica francese François Hollande è stata la scuola, da noi l’istruzione riveste un ruolo marginale nei programmi politici di chi ci rappresenta, senza nemmeno sapere l’italiano. Ignoranti.
Opportunità sì, ma per i più agiati. Scrive Ippolito: «È l’Ocse a constatare che in Italia sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro. I matrimoni fra persone con condizioni economiche analoghe non sono un’esclusiva nazionale, ma il fenomeno è così ricorrente che l’Organizzazione lo evidenzia nella Nota sul Paese che raccoglie i risultati principali del rapporto tra le diseguaglianze economiche». Cenerentola addio. E aggiunge: «I soldi chiamano ancora e sempre i soldi, e convivono meglio con la cultura, così il solco tra chi ha e sa e coloro che non hanno e non sanno si allarga sempre di più».
E da un lato, se Trenitalia annuncia che, «a causa di lavori» in corso, i treni sono «chiusi alle vendite» e «seguirà nuova comunicazione appena saranno riaperte le vendite, con gli orari di circolazione modificati causa impatto dei suddetti lavori», è lo stesso ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini in una lettera al direttore del Gazzettino a scrivere che «i professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna», e che «allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnata dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto». E se la ministra si è capita da sola, almeno, ci sono speranze. (RC)    

Tags: Aprile 2013

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