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rapporto su criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro

di Antonio Marini

Il 23 ottobre scorso a Strasburgo il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato il rapporto della Commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, istituita con decisione dello stesso Parlamento il 14 marzo 2012 allo scopo di accertare la portata del crimine organizzato e di proporre misure adeguate che consentano di prevenire e contrastare efficacemente tali fenomeni che, avendo assunto una dimensione globale, esigono una risposta di pari portata.
Nel rapporto si rileva, innanzitutto, che la criminalità organizzata tra le proprie modalità operative annovera ormai, oltre alla violenza e all’intimidazione, anche la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, che costituisce una delle attività tipiche delle organizzazioni mafiose, collocandosi in stretta contiguità con la corruzione, la frode fiscale e l’evasione fiscale. Al riguardo si sottolinea che le organizzazioni criminali hanno progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione su scala internazionale, sfruttando le opportunità offerte dall’apertura delle frontiere interne dell’Unione Europea, oltreché dalla globalizzazione economica e dalle nuove tecnologie, nonché diversificando sempre più le loro attività che spaziano dal traffico degli stupefacenti alla tratta degli esseri umani, dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina al traffico di armi.
Sempre più stretti sono poi i legami tra gruppi criminali e gruppi terroristici che, oltre a veri e propri nessi strutturali, dimostrano una fornitura reciproca di servizi e di altre forme di assistenza materiale. Molti di questi gruppi presentano una struttura reticolare caratterizzata da alti livelli di flessibilità e mobilità, accompagnata da una notevole capacità di infiltrazione e mimetismo che le porta ad avvantaggiarsi di una zona grigia di collusione con altri soggetti come imprenditori, funzionari pubblici, uomini politici, istituti bancari, professionisti ecc., che intrecciano con esse rapporti d’affari reciprocamente lucrosi.
In questo contesto l’organizzazione criminale si presenta sempre più simile ad un soggetto economico globale, avente una spiccata vocazione imprenditoriale, specializzato nella fornitura di diverse tipologie di beni e servizi illegali ma in misura crescente anche legali, ed ha un impatto sempre più pesante sull’economia europea e mondiale, con ripercussioni significative sulle entrate fiscali degli Stati membri e dell’Unione nel suo insieme, e con un costo annuo per le imprese stimato a oltre 670 miliardi di euro.
Essa, peraltro, svolge un ruolo importante anche nella distrazione dei fondi europei con le cosiddette frodi comunitarie, e nella falsificazione dell’euro. Dai dati forniti nel rapporto, emerge che le frodi sull’Iva generano mancati introiti all’Unione per un ammontare di 100 miliardi di euro l’anno. Si stima che siano 3.600 le organizzazioni criminali operanti attualmente nell’Unione Europea, e che di queste il 70 per cento abbia una composizione e un raggio d’azione geograficamente eterogenei, mentre il 30 per cento abbia una vocazione policriminale.
Secondo i dati forniti dall’Unodoc, ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine organizzato, i proventi di attività illecite a livello planetario ammontano a circa il 3,6 per cento del prodotto interno globale, mentre i flussi di denaro riciclato si attestano intorno al 2,7 per cento. Per quanto riguarda la corruzione, nel rapporto si puntualizza che essa rappresenta il 5 per cento del prodotto interno mondiale pari a 2,6 miliardi di dollari Usa, con oltre 1 miliardo pagato in tangenti ogni anno.
In particolare, si precisa che la corruzione ammonta al 10 per cento del costo totale dell’attività commerciale a livello globale e al 25 per cento del costo dei contratti d’appalto nei Paesi in via di sviluppo, sottolineando che esistono almeno 20 milioni di casi di piccola corruzione nei settori pubblici dell’Unione Europea. Solo in quest’ultima il costo della corruzione ammonta a circa 120 miliardi di euro l’anno, ovvero l’1 per cento del prodotto interno dell’Unione.
Si tratta di significative risorse sottratte allo sviluppo economico e sociale, alle finanze pubbliche e al benessere dei cittadini attraverso atti di corruttela che si verificano all’interno di tutti i settori della società, alimentati peraltro da un’eccessiva burocrazia che da una parte incentiva la corruzione dei pubblici funzionari, dall’altra scoraggia l’attività economica lecita, compromettendo lo sviluppo economico anche mediante stanziamenti impropri delle risorse, a discapito dei servizi pubblici e in particolare dei servizi sociali e del welfare.
Non v’è dubbio che gli alti tassi di corruzione sistematica, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, rappresentano una seria minaccia per la democrazia. Così come i flussi di denaro sporco creati dai trasferimenti di fondi minano la stabilità del settore finanziario costituendo una minaccia per il mercato interno dell’Unione. La piena tracciabilità dei fondi rappresenta, perciò, uno strumento estremamente prezioso al fine di prevenire, investigare e individuare i casi di riciclaggio di denaro o di finanziamento del terrorismo.
Per porre rimedio a una simile situazione, gli autori del rapporto propongono un piano d’azione europeo per il periodo 2014-2019 suggerendo una serie di azioni e iniziative non più rinviabili e di fondamentale importanza. La prima proposta riguarda la realizzazione di un quadro legislativo e giuridico omogeneo e coerente nella lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e al riciclaggio attraverso l’adozione di nuove misure di armonizzazione delle legislazioni nazionali, in virtù del Trattato di Lisbona che impone a tutti gli Stati membri di garantire un’Unione di libertà, sicurezza e giustizia accompagnata da un’efficace rafforzamento della cooperazione giudiziaria di polizia giudiziaria a livello europeo e internazionale.
In questo quadro rientra la definizione comune di criminalità organizzata comprendente, fra l’altro, il reato di partecipazione a un’organizzazione di stampo mafioso, nonché quella di corruzione e di riciclaggio incluso l’autoriciclaggio, sulla base di una relazione in merito all’attuazione della legislazione europea pertinente. Rientra, altresì, il rafforzamento del principio della responsabilità giuridica delle entità giuridiche - in particolare la responsabilità delle holding e delle società madri per le rispettive società figlie - nei casi di criminalità finanziaria; la previsione di una fiscalità d’impresa il più possibile uniforme, equa ed omogenea a livello europeo; la possibilità di avere pieno accesso alle informazioni relative ai titolari effettivi di società, fondazioni e trust, i cosiddetti «beneficial ownership», anche adeguando e collegando opportunamente i registri delle imprese degli Stati membri; nonché la previsione di escludere dalle gare d’appalto pubbliche in tutta l’Unione Europea gli operatori economici condannati in via definitiva per criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio, accompagnata dalla previsione dell’incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche in seguito a condanne definitive per gli stessi reati.
Un’altra proposta rilevante è quella di abolire il segreto bancario, di eliminare i paradisi fiscali dall’Unione Europea e di adottare il principio dell’«origine della ricchezza» raccomandato dall’Ocse, per porre fine all’evasione e all’elusione fiscale. Di notevole interesse è la richiesta alla Commissione europea di presentare una proposta di legge atta a garantire in maniera efficace il reciproco riconoscimento degli ordini di sequestro e di confisca dei proventi e dei patrimoni illeciti, connessi alle misure di prevenzione patrimoniali adottate dalle autorità giudiziarie italiane e ai provvedimenti in materia civile adottati in diversi Stati membri, i quali devono concorrere al rintraccio su tutto il territorio dell’Unione Europea di tali patrimoni ai fini del sequestro e della confisca anche attraverso la piena messa in funzione della Rete degli Assets Recovery Offices e l’accesso rapido alle banche dati nazionali, quali, ad esempio, quelle del fisco, del pubblico registro automobilistico, del catasto e dell’anagrafe bancaria.
Sul punto si richiede, in particolare, di introdurre modelli di confisca non basata sulla condanna nei casi in cui sulla base degli elementi di prova disponibili e subordinatamente alla decisione dell’autorità giudiziaria possa essere stabilito che i beni in questione derivano da attività criminali o sono impiegati per svolgere attività criminali. Insomma, nell’ottica di un efficace contrasto al potere dei sistemi criminali attraverso l’aggressione delle loro ricchezze, v’è la necessità di introdurre tutti gli strumenti utili all’individuazione dei patrimoni criminali e mafiosi, anche attraverso la creazione di registri centralizzati dei conti correnti bancari.
Non poteva mancare, su questo punto, l’incoraggiamento agli Stati membri di promuovere il riutilizzo dei beni criminali confiscati per fini sociali, ad esempio destinando tali proventi alle vittime e alle comunità devastate dalla criminalità organizzata, e a impiegarli per finanziare la lotta alle mafie. Né poteva mancare la raccomandazione che un operatore economico sia escluso per almeno 5 anni dalla partecipazione a un appalto pubblico in tutta l’Unione se ha subito una condanna definitiva per i reati di partecipazione ad organizzazione criminale o mafiosa, riciclaggio, finanziamento del terrorismo, sfruttamento di esseri umani e di lavoro minorile, corruzione ed altri gravi reati contro la pubblica amministrazione, quando essi compromettano la capacità fiscale dello Stato o causino un danno sociale; nonché per gli altri crimini particolarmente gravi che presentano una dimensione transnazionale - cosiddetti eurocrimini -, accompagnata dal suggerimento ad escludere dalla partecipazione agli appalti pubblici gli operatori economici registrati in paradisi fiscali, riconosciuti come tali da organizzazioni internazionali.
Altre proposte riguardano la previsione del reato di manipolazione sportiva al fine di rafforzare la lotta contro le scommesse sportive e illegali; l’incriminazione del voto di scambio anche in presenza di vantaggi immateriali o ad altre persone; la previsione di una fiscalità di impresa il più possibile uniforme, equa ed omogenea a livello europeo; la previsione di definire e sanzionare adeguatamente fattispecie criminose uniformi in materia di criminalità informatica, anche sulla base di segnalazione uniforme.
Di particolare rilevanza è la richiesta dell’immediata attuazione delle recenti proposte legislative concernenti l’istituzione di una Procura europea e l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale. Un obiettivo di estrema importanza che il piano si propone di raggiungere è quello di eliminare la tratta degli esseri umani e il lavoro forzato, in particolare per quanto riguarda i minori e le donne, mediante sanzioni più severe, garantendo nello stesso tempo alle vittime un adeguato sostegno.   

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