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una fiamma che si spegne poi riesplode all’improvviso

di LUCIANO CAGLIOTI professore emerito dell’università sapienza di roma

L'opinione pubblica si comporta spesso come un sistema oscillante, una specie di camino nel quale la fiamma sembra spegnersi per poi riaccendersi in modo irregolare e stravagante. Le idee e i contrasti vengono spesso tenuti in sospeso, per esplodere di nuovo senza un motivo apparente. La sperimentazione animale costituisce, sotto il profilo sopra adombrato, un argomento principe, adattissimo ad innescare polemiche se non proprio risse. È quello che sta accadendo in questo inizio del 2014. Vediamo innanzitutto il contesto nel quale ci muoviamo, con una particolare attenzione al mondo occidentale.
Fra gli aspetti positivi del progresso tecnologico vi è un generalizzato miglioramento delle condizioni di vita. Ci nutriamo meglio, maggiore igiene, minore fatica fisica, elettricità, movimento più facile, cura della persona sia in senso fisico sia in senso estetico. Miglioramento della disponibilità di medicamenti, dovuto ad un generalizzato sviluppo della ricerca chimico-biomedica. Nel bene e nel male, viviamo meglio e di più. Nel bene, se la salute assiste per costituzione, nel male se subentrano malattie degenerative. Si combattono i mali sviluppando medicine sempre più basate sulla conoscenza dei meccanismi di funzionamento degli organismi viventi, meccanismi che sono generalizzati in un quadro sostanzialmente unitario sotto il profilo sia funzionale - i sistemi fondamentali quali respiratorio, digerente, urinario sono pressoché identici fra le varie specie -, sia chimico. I cicli biochimici degli animali di una certa complessità - pensiamo ai mammiferi - sono molto simili fra loro.
Pensiamo ad esempio agli ormoni, molecole che presiedono allo sviluppo, alla sessualità e a tutta una serie di importantissime funzioni. In genere, queste molecole sono intercambiabili fra i vari animali, o al più si differenziano per minime variazioni strutturali. È proprio su questa constatazione che è basata la cosiddetta sperimentazione animale. Quando si mette a punto un nuovo medicamento, occorre essere sicuri di due cose: che la somministrazione del prodotto non sia nociva, né a breve né a lungo termine, e che gli effetti della cura basata su quel prodotto siano manifestamente positivi. Per questo occorre sperimentare in una fase preliminare, per proseguire fino alla eventuale autorizzazione all’immissione in terapia.
Per ottenere informazioni credibili bisogna sperimentare la sostanza sull’uomo o su un modello che sotto il profilo biochimico-biologico sia il più possibile vicino all’uomo. Una frazione molto primaria delle prove può essere svolta su culture di cellule in laboratorio. Questo vale ad esempio per le prove di tossicità, e permette di diminuire fortemente le prove su animali. Ma per rivelare una tossicità più sottile occorre procedere su animali: sui roditori, spesso dotati di un particolare patrimonio genetico ed allevati ad hoc, e, salendo nella scala e avvicinandoci all’uomo, su mammiferi, fino ad arrivare alle scimmie. Con il ricorso, in casi estremi, a volontari umani. Pratica che comporta ovviamente informazione e consenso. Con qualche caso limite. «Faccio la cavia umana per 600 euro»: è questo l’inquietante titolo di un articolo (Corriere della Sera, 5 ottobre 2012) che descrive come un giovane lucano «sbarca il lunario» in questi momenti difficili.
Avendo letto di offerte specifiche da parte di ditte farmaceutiche, trascorre due o tre settimane l’anno in cliniche specialistiche per testare nuove molecole che potrebbero essere commercializzate come farmaci. Questa attività viene svolta con interruzioni che permettono di smaltire la molecola ed essere quindi pronti a nuovi esperimenti. Si è creato un rapporto basato sulla fiducia: «So di essere in mano a scienziati, medici, seri professionisti». In tutto una ventina di giorni l’anno, a 600 euro al giorno. Questo permette in genere di trovare medicamenti che sono positivi in chiave terapeutica ed anche sotto il profilo di possibili aspetti nocivi.
Prendiamo un altro esempio, tempo fa riportato da un primario quotidiano milanese. Alcuni oncologi si sono accorti che, somministrando oppioidi, morfina o derivati a pazienti malati di tumori in fase avanzata, si otteneva un aumento considerevole della sopravvivenza. Estendendo la ricerca a topi geneticamente modificati cui è stato innestato il tumore, in paragone con topi sani, ci si è resi conto che il fenomeno, almeno sui roditori, è riproducibile. Volendo approfondire, si è passati alla sperimentazione su volontari umani. In altri termini, piaccia o no, la sperimentazione animale effettuata su animali transgenici, usando morfina, sembra essenziale nella lotta ai tumori. E man mano che la scienza della terapia genica e della terapia cellulare avanza - vedi le cellule staminali - si intravvede in prospettiva un panorama di strumenti medici vicini all’organismo e meno coinvolti in problemi di controindicazioni.
Può valer la pena di riportare le parole di Gattoski al convegno svoltosi alla Camera il 14 gennaio scorso. «Voi sapete che Christian Barnard fu il primo chirurgo a compiere un trapianto di cuore dando un avvio sistematico all’era dei trapianti in Chirurgia. Andate a leggerne la storia. Prima di dare il via al primo trapianto umano, provò e riprovò per mettere a punto la tecnica su centinaia di cani e decine di scimmie di varie specie. Non poteva essere altrimenti all’epoca. Oggi la pratica chirurgica ha prevalentemente un’altra formazione e già sono messi a punto dei simulatori, ma la via del progresso procede per gradi, e gradatamente gli animali vengono sostituiti laddove hanno esaurito la loro necessità».
Malgrado quanto detto, non sempre, si ottiene un risultato al 100 per cento: incidenti dovuti ad errori o a carenza di conoscenza scientifica accadono, ma la regolamentazione in continua evoluzione privilegia soprattutto tre punti: l’efficienza terapeutica, l’assenza o la minimizzazione delle controindicazioni, la tutela degli animali da esperimento. Le proposte sulla limitazione della sperimentazione animale non sembrano tener conto dell’inevitabile presenza, accanto ad un beneficio, di una frazione inevitabile di rischio. Questo non solo nel caso in oggetto, ma in tutta una serie di strumenti tecnologici. Vogliamo l’elettricità senza costruire le centrali, treni veloci senza la Tav, strade sgombre senza varianti di valico, corrente ovunque senza elettrodotti, eolico senza pale.
La polemica sulla sperimentazione animale non è nuova, molto si è fatto per ridurre la casistica e per un controllo delle condizioni operative. La moderna svolta della medicina, che potrebbe portare vantaggi immani nella lotta a malattie da sempre presenti nel nostro panorama, è in una rilevante frazione legata alla possibilità di approfondire la conoscenza del chimismo di uomo e animali. Cerchiamo di non aggiungere all’eolico senza pale e alla corrente senza elettrodotti la flebo senza medicina.   

Tags: Febbraio 2014

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