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Enasarco, una trasformazione senza precedenti all’insegna della trasparenza e dell’efficienza

La sede della Fondazione Enasarco a Roma, in via Antoniotto Usodimare

Nel corso degli ultimi anni nella Fondazione Enasarco si sono determinati cambiamenti di indirizzo strategico e di gestione operativa senza precedenti. Una trasformazione, questa, che ha valorizzato ciò che di positivo e di valido era stato già avviato o era parte integrante della migliore tradizione dell’istituzione. Ma anche una trasformazione che ha dato un netto e deciso taglio a tutto ciò che di improduttivo o poco trasparente si era sedimentato nel corso dei decenni. È stato avviato e portato avanti, insomma, un processo irreversibile di rottura storica, all’insegna della trasparenza e dell’efficienza, e di radicale mutamento del modus operandi e della governance della Fondazione. È, dunque, opportuno cogliere l’occasione per offrire un quadro sintetico sul lavoro compiuto e su quello che si sta portando avanti con forza e determinazione nel segno del cambiamento e della trasparenza della Fondazione.
Domanda. La dismissione degli immobili Enasarco: come è stata pianificata? Come sta procedendo?
Risposta. La missione primaria della Fondazione è quella di investire nel modo migliore i contributi degli agenti per assicurare servizi e prestazioni adeguate a questi ultimi. Nondimeno gli investimenti realizzati nei decenni passati dalla Fondazione nel settore immobiliare hanno rappresentato la più rilevante esperienza di «social housing» nel nostro Paese: e per questo Enasarco meriterebbe ben diversa considerazione e rispetto da parte di tutti. Venendo al  processo di dismissione del patrimonio immobiliare Enasarco, il Piano Mercurio, nonostante la gravissima crisi economica e lo stallo del mercato immobiliare e dei mutui, procede con rilevante propensione all’acquisto da parte degli inquilini. Ad oggi, infatti, sono circa 6.200 gli inquilini che hanno accettato la proposta di vendita, soprattutto grazie alle convenzioni per l’erogazione di mutui alle condizioni più vantaggiose possibili, e agli accordi intercorsi con tutte le organizzazioni sindacali degli inquilini maggiormente rappresentative. Il piano di dismissione degli immobili Enasarco è l’unico che sta procedendo positivamente, nonostante le difficoltà della crisi, mentre quelli di altre Casse sono totalmente bloccati e la plusvalenza realizzata sulle vendite degli immobili è, comunque, superiore al 30 per cento rispetto al valore di bilancio.
     D. Qual è oggi lo stato di salute della Fondazione? Enasarco potrà pagare le pensioni agli agenti già a riposo e a quelli in attività? Enasarco ha, come è previsto dalla riforma Fornero, una sostenibilità dei propri conti per i prossimi 50 anni?
  R. La Fondazione può vantare una salda e solida tenuta finanziaria, tale da assicurare l’erogazione delle pensioni attuali e di quelle che gli agenti in attività stanno maturando, oltre che di tutte le altre prestazioni previste. Questa non è un’affermazione astratta o generica, ma il risultato di tutte le verifiche alle quali i bilanci annuali e quelli prospettici - addirittura a 50 anni come richiesto dalla riforma Fornero - sono stati sottoposti dalle autorità di vigilanza.
D. Può indicare le cifre più rappresentative del bilancio?
R. Vediamo i numeri. Il saldo previdenziale (contributi e prestazioni) per gli anni 2012 e 2013 supera quanto previsto dal bilancio tecnico: il saldo previdenziale per l’anno 2013 era stato stimato nel bilancio tecnico in 7,4 milioni di euro mentre dal bilancio consuntivo risulta essere di 28 milioni. Gli investimenti 2013 sono stati tutti in prodotti liquidi, che producono rendimenti e con bassi regimi provvisionali. I prodotti liquidi nel portafoglio sono raddoppiati e costituiscono circa il 16 per cento dell’intero patrimonio, e diverranno presumibilmente il 25 per cento circa al termine del 2014. I rendimenti medi proiettati su base annua degli investimenti 2013 superano il 9 per cento.
D. Come avviene la governance degli investimenti: chi decide e con quali criteri?
R. La governance degli investimenti finanziari della Fondazione è stata completamente ristrutturata introducendo, attraverso uno specifico e innovativo regolamento approvato dai Ministeri vigilanti, un sistema di responsabilità autonome, distinte ed incrociate: la proposta degli investimenti è istruita e formulata dal Servizio finanza, controllato dalla Direzione generale; la valutazione del rischio degli investimenti è istruita e formulata dall’Ufficio controllo del rischio, dipendente direttamente dal Consiglio di amministrazione; la valutazione delle singole proposte, con le analisi dei rischi, è poi istruita da un Comitato investimenti composto da un numero ristretto di consiglieri di amministrazione, che possono avvalersi anche di esperti e riferiscono al Consiglio di amministrazione stesso.  Inoltre, per gli investimenti sono previsti anche significativi «limiti di concentrazione», in modo da ridurre l’esposizione verso singoli gestori o per specifici prodotti d’investimento, che troveranno applicazione per tutte le nuove operazioni; mentre per quelle passate che eccedessero uno o più limiti di concentrazione è prevista una progressiva riduzione affinché siano ricondotti all’interno di tali limiti entro pochi anni dallo scadere dei vincoli. 
D. Perché è stata avvertita l’opportunità di un Regolamento ad hoc per riqualificare la gestione degli investimenti?
R. La Fondazione Enasarco è stata la prima, e per ora l’unica, Cassa di previdenza privatizzata a dotarsi di uno strumento di questo tipo per la gestione delle risorse finanziarie. Così si colma un vuoto legislativo ventennale. In Italia c’è un sistema di regole dettagliate che sorregge l’attività dei fondi pensionistici complementari, mentre è assai più carente la normativa che disciplina l’attività degli enti previdenziali privatizzati, con tutte le conseguenti incertezze e difficoltà che si sono manifestate nella diffusione generalizzata di investimenti in prodotti strutturati e simili. Ecco, quindi, la necessità di autoregolamentazione dal basso. Va segnalato, per di più, che le autorità di vigilanza hanno colto perfettamente che il nuovo Regolamento non è un atto isolato, bensì si colloca in un quadro di scelte tutte «volte ad una complessiva revisione della politica e delle procedure di investimento, tra cui l’adozione degli atti deliberativi in argomento», come rilevato dalla Covip, Autorità di vigilanza sugli enti previdenziali privatizzati.
D. Quali sono le altre regole introdotte per migliorare la gestione delle attività della Fondazione?
R. Senza elencare le decine di misure, interventi e soluzioni nuove attuate, è opportuno dare il senso della complessiva autoriforma in corso circa le grandi aree nelle quali si è svolta e si sta svolgendo. Il primo ambito di azione ha riguardato e riguarda la maggiore efficienza ed efficacia dei processi e dei servizi offerti dalla Fondazione: ne sono un esempio concreto la Carta dei servizi, che certifica i tempi di definizione e liquidazione delle prestazioni, e la revisione della polizza agenti. Il secondo presiede al delicato settore della finanza e, a parte, il regolamento per gli investimenti, ricordo quello del comitato di investimenti, ovvero la struttura all’interno del Consiglio di amministrazione che, come ho ricordato prima, analizza le proposte pervenute dagli uffici; quello dei flussi informativi, ormai a pieno regime, che da un lato ci consente di disciplinare tutte le regole attraverso le quali gli uffici inviano informazioni agli organi (che a loro volta impartiscono indicazioni agli uffici stessi), e dall’altro fissa le regole per dare informazioni all’esterno; infine quello per la gestione dei conflitti di interesse, anch’esso probabilmente unico nel contesto degli enti previdenziali similari. Ma non meno di rilievo è l’azione rivolta alla riorganizzazione interna della Fondazione, con la definizione del nuovo organigramma e delle relative e connesse funzioni e responsabilità, mansioni e compiti, per dirigenti, quadri e impiegati. Un’azione messa in cantiere non solo per recuperare produttività e ridurre i costi di gestione, ma pure per valorizzare nel modo migliore le risorse umane e professionali presenti nella nostra istituzione. Il rispetto delle procedure è vigilato dal Servizio Internal Audit (controllo interno) che dipende dal Consiglio di amministrazione, e dall’Organismo di vigilanza per la prevenzione di reati, anch’esso dipendente dal Consiglio di amministrazione.
D. Come si sta riorganizzando e valorizzando oggi il patrimonio mobiliare di Enasarco?
R. La nuova direzione intrapresa dalla Fondazione sta gradualmente conducendo verso un portafoglio maggiormente investito in strumenti liquidi, trasparenti ed armonizzati alle migliori regole e pratiche internazionali, selezionando, per ciascuna categoria di investimenti, i leader di mercato, come confermato dai rating, ossia le valutazioni ottenute da gestori e prodotti. In particolare, la Fondazione ha riqualificato gli investimenti che non erano in linea con le attuali condizioni di mercato (miglioramento degli asset, riduzione delle provvigioni di gestione, rafforzamento dei poteri di controllo ecc.); ha privilegiato, per i nuovi investimenti, strumenti liquidi (complessivamente, oltre 1.100 milioni di euro), con distribuzione di buoni rendimenti e con bassi regimi provvigionali; ha costituito una provvista di cassa per circa  400 milioni di euro, allocati presso le maggiori banche italiane selezionate, con procedure competitive, sulla base di una valutazione ponderata di solidità e rendimento offerto; ha assunto procedure di selezione e comparazione dei leader di mercato, per ciascuna asset class; ha destinato oltre 370 milioni di euro per investimenti in titoli di Stato (oltre quelli già a protezione del Fondo Europa Plus), con conseguenti rendimenti prudenziali ma buoni, e oltre 100 milioni in titoli azionari e obbligazionari con rendimenti tendenziali su base annua di circa il 9 per cento, attraverso fondi di investimento armonizzati alla normativa UCITS e gestiti da primari operatori quali Amundi, Eurizon e Goldman Sachs; ha affidato la custodia degli investimenti ad un’unica banca depositaria, che ne certifica il valore e adempie a tutti gli altri compiti espressamente specificati dalla legge per tale funzione.    

Tags: Luglio Agosto 2014 Fondazione Enasarco

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