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andrea prandi: edison premia innovazione e sostenibilita'

Andrea Prandi, direttore relazioni esterne e comunicazione di Edison

Edison, l’azienda energetica più antica d’Europa, ha premiato i tre vincitori dell’edizione 2014 di Edison start, un concorso per progetti innovativi e sostenibili, e ha lanciato la seconda edizione del premio che quest’anno si chiamerà Edison pulse.
Il concorso ha visto pervenire 841 progetti da tutta Italia, di cui il 51 per cento sui temi dello sviluppo sociale e culturale, il 33 per cento rivolti alle smart communities e il 16 per cento all’energia. Vincitori dell’edizione 2014 sono risultati la palermitana Green Rail, traversa ferroviaria in plastica e pneumatici riciclati che produce energia al passaggio dei treni; il progetto di turismo etico Fiori di Campo, che in un immobile confiscato alla mafia a Cinisi, in provincia di Palermo, sensibilizza sui temi della legalità e della lotta alle organizzazioni criminali; Park Smart, software catanese in grado di monitorare la disponibilità di parcheggi liberi e di guidarvi l’utente sfruttando anche i sistemi di videosorveglianza già esistenti in città. Una menzione speciale, e con essa il tutoring offerto da Edison e dai partner del progetto, è stata guadagnata dalla start up bolognese TortellinoHPC, grazie a un prototipo di computer a elevate prestazioni costruito con un sistema energetico ad alta efficienza; dal dispositivo assistivo Horus, in grado di aiutare persone cieche e ipovedenti nello svolgimento delle attività quotidiane, creato a Savona; infine, da Putignano, la piattaforma di video marketing turistico Traipler.
Andrea Prandi, direttore delle relazioni esterne e comunicazione di Edison, illustra il concorso che ha assegnato alle tre start up vincitrici 100 mila euro ciascuna oltre all’attività di consulenza e tutoring da parte del management Edison insieme agli esperti dell’Università Bocconi e del MIP Politecnico di Milano.
Domanda. Edison ha da poco compiuto 130 anni, meritandosi il titolo di start up ante litteram. Nell’interesse sempre più evidente che si è generato intorno a queste nuove imprese innovative, che modello volete trasmettere?
Risposta. Con 130 anni di esperienza, Edison è un’azienda che opera in un settore in cui l’innovazione conta tantissimo e i nostri ingegneri rappresentano una scuola importante, non solo nel Paese ma anche a livello internazionale. Grazie alla visione del suo fondatore, Giuseppe Colombo, un vero pioniere e innovatore che capì le enormi potenzialità degli studi che gli scienziati stavano compiendo nel campo dell’elettricità, l’azienda ha dato impulso alla crescita industriale dell’Italia di fine 800, facendole recuperare la distanza con le grandi potenze europee e gli Stati Uniti d’America. La stessa capacità di visione e le stesse caratteristiche dell’approccio imprenditoriale che vogliamo premiare con il nostro concorso. A Edison, come in generale a tutte le grandi aziende, serve non soltanto fare ricerca al proprio interno ma anche confrontarsi con l’innovazione che c’è fuori. Oggi bisogna farsi un’idea chiara delle idee che circolano e favorire uno scambio di conoscenze tra le grandi aziende consolidate e le nuove piccole start up. L’attività di tutoring che abbiamo portato avanti è stata utile anche a noi per trovare nuovi stimoli, Si vedrà solo nei prossimi anni quali tra i progetti pervenuti sono veramente efficaci e sostenibili, nel frattempo Edison ha trasferito know how ai giovani e questi a noi nuova energia.
D. Perché le tre categorie delle smart communities, dell’energia e dello sviluppo sociale e culturale?
R. Sono i temi che toccano l’azienda perché sono i principali ambiti di crescita e sviluppo della società contemporanea: le smart communities perchè ci si confronta con il sistema delle smart cities e con i mutamenti dello stile di vita delle persone, come per esempio, la gestione dei rifiuti, la mobilità, l’architettura sostenibile e la domotica; l’energia perché è uno dei principali fattori di sviluppo dell’economia mondiale, non solo europea, e il sociale per dare spazio alle idee che riguardano il territorio e le realtà locali. Lo faremo in misura ancora maggiore con la nuova edizione Edison pulse, che partirà dal 15 gennaio, anche se le informazioni e il bando si possono scaricare già da ora su edisonpulse.it. Quest’anno ci saranno due categorie: energia e sviluppo del territorio. La prima categoria è dedicata all’innovazione in ambito energetico vero e proprio e l’altra è più legata al tema della responsabilità sociale d’impresa e del rapporto con il territorio, dei valori condivisi con esso. Ci interessa creare e trasferire valore sul territorio in cui operiamo secondo la filosofia del valore condiviso, importata dagli Stati Uniti, sostenendo quelle idee capaci di valorizzare le risorse materiali e immateriali di una azienda e allo stesso tempo generare valore per la società. Un approccio che mette in relazione il successo di una impresa con il progresso sociale attraverso l’integrazione della conoscenza, le competenze e le infrastrutture con i bisogni locali.
D. Come mai l’evoluzione da Edison start a Edison pulse?
R. L’edizione che si è conclusa ora era molto legata ai 130 anni di Edison mentre la prossima ha un respiro più ampio con caratteristiche leggermente diverse anche se continua a coinvolgere aziende e università. Dopo Banca Intesa e Confindustria, stiamo coinvolgendo altri partner. Edison pulse fa tesoro dell’esperienza del passato cercando di valorizzare ancora di più le collaborazioni nella logica della progettazione condivisa. Il nome è stato cambiato per renderlo coerente con il premio internazionale del Gruppo EDF di cui Edison fa parte.
D. Qual è un bilancio di questo primo anno?
R. Si è generato un rapporto molto buono tra tutti i partecipanti al premio. A vincere non sono stati solo i primi tre classificati ma tutti i trenta finalisti ai quali per sei mesi abbiamo offerto un programma di training per l’elaborazione del business plan, affiancati dal management di Edison e dagli altri partner del premio. Il programma ha compreso un ciclo di incontri a Milano e a distanza sui temi del business management e sulla sostenibilità nel tempo delle proposte e un supporto specialistico per la preparazione di un pitch efficace. Banca Intesa li ha aiutati a definire meglio il business plan, la Bocconi ha offerto loro la consulenza strategica e il MIP Politecnico di Milano quella tecnologica. I tre vincitori e coloro che hanno meritato la menzione speciale saranno seguiti per un altro anno.
D. Il maggiore numero di domande presentate proviene dal Nord Italia, ma i vincitori arrivano in prevalenza dal Sud.
R. Il premio del valore di 100 mila euro è stato vinto da tre start up siciliane, quindi la Sicilia ha dimostrato grande capacità imprenditoriale. Il caso vuole che sia stata peraltro la prima regione in cui lo scorso anno abbiamo iniziato il roadshow di presentazione. Dopo la Lombardia, il Lazio e l’Emilia Romagna, la Sicilia è stata la quarta regione per numero di idee presentate, ma nonostante ciò è stata in grado di generare le proposte migliori. A dimostrazione del fatto che, grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie, la lontananza territoriale dai maggiori centri industriali non costituisce più un fattore discriminante.
D. Quali suggerimenti offrite a chi intende sottoporre la propria idea nel 2015?
R. Per avere successo è fondamentale che una start up sia costituita da un team di persone con caratteristiche e competenze eterogenee e complementari. Non solo da tecnici quindi, ma anche da persone in grado di sviluppare un piano commerciale. Oltre alla qualità del progetto, la forza del team è fondamentale. Un altro aspetto molto importante è l’esclusività della tecnologia che si presenta: quest’anno infatti non sono state presentate idee vaghe ma ben 150 tra brevetti e certificazioni. La chiave del successo risiede nella complementarietà dei membri del team; in una tecnologia esclusiva già brevettata e in una prospettiva internazionale che non sia rivolta esclusivamente al mercato italiano anche se il progetto di partenza è pensato per un mercato locale. È importante che ci sia una visione più ampia. Il limite del nostro Paese spesso è che le giovani e piccole imprese non riescono a trovare il modo di sviluppare il proprio business, mentre chi le finanzia predilige quelle realtà in grado di guardare a mercati più ampi.      

Tags: Dicembre 2014

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