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dalla fiat alla fca. un secolo di storia d’italia e di auto: mito, lotte sindacali, dinastie industriali, manager

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat Chrysler Automobiles

La più grande azienda di automobili italiana, la Fiat, acronimo di Fabbrica Italiana Automobili Torino, fu fondata l’11 luglio 1899 a Torino da una trentina di imprenditori. Tra i fondatori c’è il proprietario terriero Giovanni Agnelli senior, che ben presto diventò il socio di maggioranza. Nel frattempo, nel 1901, nacque la Fiom, il sindacato degli operai metallurgici che, con l’appoggio della rivista «L’Ordine Nuovo» di Antonio Gramsci, sarà protagonista delle lotte operaie in fabbrica con le quali ottenne la settimana di 48 ore lavorative. Sono passati 115 anni e la Fiat, che si è fusa con l’americana Chrysler trasformandosi la scorsa estate in un’azienda globale con il nome di Fca (Fiat Chrysler Automobiles), con sede legale in Olanda e domicilio fiscale in Gran Bretagna, rappresenta oggi l’azienda che, più di ogni altra, ha accompagnato le vicende storiche e politiche dell’Italia, alleandosi con i vari Governi succedutisi, ma soprattutto, mutando usi e costumi degli italiani, «motorizzandoli» negli anni del boom economico. Aspre e logoranti però, sono state sempre le divergenze tra l’azienda ed il mondo operaio e quindi con le varie sigle sindacali, a cominciare dalla Fiom-Cgil che oggi rappresenta gli impiegati e gli operai metallurgici, guidati dal 2010 dal battagliero segretario generale Maurizio Landini. I suoi diverbi con l’amministratore delegato della Fiat/Fca, Sergio Marchionne, il manager italo canadese che ha risollevato l’azienda da un quasi collasso, non si contano. Ma per comprendere la politica aziendale, è essenziale analizzare le mosse tattiche di Marchionne partendo dal 2004. In quel periodo, infatti, la famiglia Agnelli, proprietaria da sempre dell’azienda e che si stava dividendo su questioni ereditarie dopo la morte dell’Avvocato Gianni e del fratello Umberto, volle come presidente Luca Cordero di Montezemolo, pupillo dell’Avvocato e uomo presente in azienda dai primi anni 70 come assistente di Enzo Ferrari e responsabile della squadra corse, ma volle anche Sergio Marchionne come amministratore delegato.
Sarà proprio quest’ultimo a chiudere l’alleanza con la General Motors, iniziata nel 2000, e a riordinare l’azienda. Negli ultimi 11 anni, fino ad oggi, l’amministratore delegato opera infatti un cambiamento epocale che si attua non solo nei numeri, ma soprattutto nelle relazioni industriali e in quelle con la politica. La vera «rottura» nel campo delle relazioni industriali arriva nell’aprile del 2010, quando la Fiat disdice il contratto nazionale e chiede una serie di concessioni ai sindacati come precondizione per investire nello stabilimento di Pomigliano d’Arco nella produzione della nuova Panda. La maggior parte delle sigle sindacali accettano l’accordo, mentre la Fiom è contraria. In due successivi referendum, prima a Pomigliano d’Arco e poi a Mirafiori, gli operai dicono sì all’intesa. Lo scontro con la Fiom prosegue a lungo in fabbrica e nei tribunali, mentre le polemiche sull’accordo interconfederale sulla rappresentanza portano a fine 2011 anche alla decisione della Fiat di uscire da Confindustria. Nello stesso anno presidente della Fiat diventa John Elkann, nipote dell’Avvocato.
In campo internazionale, complice anche la crisi mondiale, l’azienda è in difficoltà, ma Marchionne nel 2009 contratta con il presidente Usa Barack Obama l’acquisto di una risuscitata Chrysler in cambio della tecnologia del Lingotto e della propria sviluppatissima rete commerciale. Il 29 gennaio 2014, in occasione della presentazione dei dati sul bilancio, viene annunciato il nome della societa post fusione che sarà Fiat Chrysler Automobiles, con il nuovo logo Fca, mentre, nel maggio seguente, a Detroit Marchionne presenta il piano industriale fino al 2018, che prevede un focus sui marchi premium del gruppo: Alfa Romeo, Ferrari e Maserati.
In totale il gruppo stima circa 50 miliardi di euro di investimenti globali in cinque anni con un target di 7 milioni di vetture vendute nell’ultimo anno del piano. Il 1 agosto 2014 l’assemblea straordinaria dei soci della Fiat approva la fusione con la Chrysler e la nascita della Fca, con il voto favorevole dell’84,2 per cento del capitale presente. Si chiudono così i 115 anni della Fiat con il quartier generale a Torino, perché il nuovo gruppo diventa un’azienda globale a tutti gli effetti. A fine agosto arriva sul mercato italiano il nuovo «mini suv», la Jeep Renegade, primo prodotto del marchio fabbricato nello stabilimento lucano di Melfi e fuori dagli Stati Uniti. Dopo 111 anni, venerdì 11 ottobre è l’ultimo giorno di contrattazioni della Fiat a Milano. Il 12 ottobre, invece, ha effetto la fusione ed il 13 la Fca debutta a Milano e a Wall Street, dove sono presenti per l’occasione Marchionne e il presidente John Elkann, che suoneranno la campanella di chiusura delle contrattazioni.
Ma il 13 ottobre si ufficializza anche l’uscita di scena di Luca Cordero di Montezemolo dalla Ferrari, che lascia dopo anni 23 anni la presidenza nelle mani di Marchionne, gesto anticipato e seguito da molte polemiche tra i due top manager. Alla fine dello scorso anno, il miglior titolo di Piazza Affari da inizio anno risulta essere proprio Fca, che segna un rialzo del 61 per cento a 9,6 euro, dopo aver preso il posto di Fiat.
Lo scorso 16 gennaio poi, a novant’anni dalla sua nascita, Sava, la finanziaria della Fiat che con il nuovo sistema rateale cui usufruirono milioni di famiglie italiane contribuì alla motorizzazione di massa a partire dagli anni 50, diventa una banca con il nuovo nome di Fca Bank Spa in joint venture con Credit Agricole, ma anche la holding di un gruppo bancario internazionale presente in 16 Paesi europei. A febbraio, invece, Marchionne rilancia il tema delle fusioni tra case automobilistiche, indispensabili per essere competitivi e Fiat Chrysler Automobiles vola a Piazza Affari. Il titolo chiude infatti in crescita del 4,53 per cento e tocca un nuovo massimo a 12,69 euro portando all’80 per cento i guadagni dal debutto di quattro mesi fa. L’amministratore delegato della Fca, parlando recentemente al Financial Times, pur precisando «di non avere in corso colloqui con nessuno», invia un messaggio chiaro dicendo che «le case automobilistiche, finora riluttanti a una fusione, saranno costrette a rivedere la propria posizione sotto il pressing degli investitori attivisti oppure di fondi hedge». Si è subito aperto il toto nomi sul possibile futuro partner, in Europa, in America o in Asia. Il mercato per ora sembra scommettere su Volkswagen e Gm. Sul fronte Ferrari, invece, Marchionne da New York ha recentemente dichiarato che la quotazione in Borsa sarà fattibile entro il terzo trimestre dell’anno e che è già partito il processo di selezione per scegliere le banche advisor, spiegando che ad aprile sarà annunciata la decisione. «L’Ipo della rossa–ha dichiarato–potrebbe essere possibile entro luglio. Non sarà un collocamento difficile, magari fossero tutti così».
Sul piano, invece, dei futuri investimenti la Fca inserirà nei prossimi tre mesi 1.500 nuovi lavoratori nello stabilimento di Melfi dove, con un investimento di oltre un miliardo di euro, vengono prodotte la Jeep Renegade e la Fiat 500X. Fca ha inoltre annunciato ai sindacati la chiusura della Cassa integrazione guadagni straordinaria, con il rientro immediato al lavoro di tutti i 5.418 dipendenti dello stabilimento di Melfi. Il giorno di San Valentino la cronaca sindacale ha registrato invece un vero e proprio flop di uno sciopero proclamato dalla Fiom nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, in occasione del primo dei tre sabati di straordinari decisi dall’azienda per far fronte ad una commessa di circa tremila vetture da consegnare entro la fine del mese. Solo cinque operai dei quasi 1.500 chiamati in fabbrica, infatti, hanno aderito allo sciopero. E sul fronte del mercato i dati indicano che cinque vetture sono nelle prime posizioni della top ten: Panda, 500L, Punto, Ypsilon e 500. La Renegade spinge ancora le vendite di Jeep che, dopo il risultato record del 2014 chiuso oltre quota un milione, registra un balzo del 388,3 per cento e ottiene una quota vicina al 2 per cento. Positivo anche il risultato della 500X che è già tra le più vendute del segmento con una quota dell’11,1 per cento e quello dell’Alfa Romeo che apre l’anno con una crescita del 2,6 per cento.
Ma quale sarà il futuro di Marchionne in azienda? Lo stesso manager ha già anticipato che andrà via dalla Fiat Chrysler nel 2018, quando il piano industriale sarà completato. E proprio in occasione della presentazione del piano industriale ad Auburn Hills, sede americana della Fca, aveva detto: «Nel Gruppo ci sono grandi talenti, posso assicurarvi che la successione non sarà un problema». Ad oggi sono almeno sette i nomi dell’attuale squadra di top manager che possono ambire al posto di amministratore delegato. Sono Richard Tobin, amministratore delegato di Cnh Industrial, Alfredo Altavilla, responsabile dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) e da sempre braccio destro di Marchionne, Mike Manley, responsabile del marchio Jeep, Cledorvino Belini, responsabile della Fiat in Brasile, il Chief Financial Officer Richard Palmer, manager inglese di provenienza Lingotto, Olivier Francois, che ha le redini del brand Fiat e Harald Wester, numero uno di Alfa Romeo Maserati. Sull’argomento, il presidente John Elkann ha detto: «La successione di Sergio è un tema importante ma non attuale». La partita resta molto aperta.   

Tags: Marzo 2015

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