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Enasarco: un’attività ispettiva meno «poliziesca» e più attenta alle esigenze delle imprese

Carlo Bravi, direttore generale  di Enasarco

L’ attività ispettiva viene oggi svolta, diversamente dal passato, attraverso un atteggiamento decisamente meno «poliziesco» e sanzionatorio, orientato non soltanto a una verifica del rispetto degli obblighi contributivi, ma anche a fornire una piena collaborazione alle imprese, sia per dare loro indicazioni utili per una corretta gestione dei rapporti futuri sia per risolvere le irregolarità emerse in sede di verifica, spesso originate da errate interpretazioni normative piuttosto che da intenti elusivi o evasivi. le imprese non devono più considerare l’ispezione soltanto come un evento negativo: lo stesso accertamento, infatti, può rappresentare un’opportunità per regolarizzare e ricondurre in un circolo virtuoso i comportamenti aziendali, usufruendo della consulenza degli ispettori per impostare al meglio il lavoro futuro.

IL Ministero del Lavoro ha recentemente presentato il rapporto annuale sui risultati delle attività di vigilanza che fotografa la situazione attuale delle imprese italiane: in relazione ai dati dello stesso dicastero, di Inps e di Inail, emerge chiaramente la rilevanza dei risultati raggiunti dagli ispettori della Fondazione Enasarco.
Lo scorso 10 febbraio, la Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza - della quale fanno parte tutti i soggetti che effettuano vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale - si è riunita per la tradizionale valutazione dell’attività svolta lo scorso anno e per pianificare quella del 2015. Dall’incontro è emerso che delle oltre 221 mila aziende ispezionate, ben il 64 per cento di queste sono risultate irregolari, rispetto al 65 per cento rilevato nel 2013.
L’ammontare dell’evasione contributiva nel 2014 è stata pari a circa 1,4 miliardi di euro; il Ministero del Lavoro stima un incassato (questo dato non è invece disponibile per Inps e Inail) pari al 20 per cento dell’accertato. Nel caso degli ispettori Enasarco l’incassato a breve (60 giorni) è risultato pari al 16,40 per cento , mentre il totale dei «crediti certi», se si includono anche gli importi oggetto di rateazioni (quasi 22 milioni di euro, che peraltro comportano il riconoscimento del debito da parte delle aziende), sale al 52,83 per cento dell’accertato.
L’ammontare complessivo dell’incassato e dei crediti certi, oltre a confermare un sostanziale autofinanziamento della vigilanza ispettiva, evidenzia più in generale un elevato livello di redditività. Inoltre tali percentuali non includono quei crediti che vengono poi recuperati nelle fasi del contenzioso amministrativo e giudiziario. È emerso inoltre che ogni ispettore, pur con differenze tra enti e settore di attività, negli scorsi 12 mesi ha compiuto una media di 60 accertamenti annui, di fronte agli 81 realizzati da un ispettore Enasarco.

I risultati del 2014

L’attività di vigilanza svolta dalla Fondazione ha riguardato nel 2014 oltre 4 mila aziende, di cui l’87 per cento irregolari, per un totale di evasione accertata pari ad oltre 54,3 milioni di euro: questo dato rappresenta il massimo valore storico ed è così composto:

L’attività ispettiva è stata alimentata, oltre che dalle eventuali segnalazioni esterne, da liste di aziende elaborate attraverso un lavoro di intelligence basato sia su una pianificazione attivata a livello locale sia sull’incrocio di dati acquisiti presso Pubbliche Amministrazioni; in aggiunta a ciò, già dal 2010 sono stati introdotti strumenti di certificazione delle attività che hanno consentito un miglioramento quali-quantitativo della vigilanza ispettiva, al punto da portare la percentuale di verbali privi di contestazioni ad una soglia fisiologica del 17 per cento circa. Nel 2014 sono stati conclusi 4.041 accertamenti, originati dalle seguenti fonti:

Ha influito notevolmente sul miglioramento del comparto anche una costante e professionale attività di formazione verso tutti gli addetti delle strutture periferiche. Anche gli esiti del correlato contenzioso amministrativo, affidato (in accordo con il decreto legislativo n. 124 del 2004) ad un organo terzo, il Comitato regionale per i rapporti di lavoro della Regione Lazio, evidenziano la qualità del lavoro svolto. La percentuale degli esiti positivi è risultata infatti pari al 93 per cento. È importante sottolineare che l’attività ispettiva viene oggi svolta, diversamente dal passato, attraverso un atteggiamento decisamente meno «poliziesco» e sanzionatorio, orientato non soltanto a una verifica del rispetto degli obblighi contributivi, ma anche a fornire una piena collaborazione alle imprese, sia per dare loro indicazioni utili per una corretta gestione dei rapporti futuri sia per risolvere le irregolarità emerse in sede di verifica, spesso originate da errate interpretazioni normative piuttosto che da intenti elusivi o evasivi.
Le imprese non devono più considerare l’ispezione soltanto come un evento negativo: lo stesso accertamento, infatti, può rappresentare un’opportunità per regolarizzare e ricondurre in un circolo virtuoso i comportamenti aziendali, usufruendo della consulenza degli ispettori per impostare nel modo migliore il lavoro futuro.

Obblighi, tutele e nuove facilitazioni

Gli ispettori Enasarco, come i colleghi degli altri enti previdenziali gestori di forme di previdenza obbligatorie, sono investiti per legge di poteri di vigilanza, accesso ed accertamento. C’è quindi l’obbligo, da parte dei soggetti sottoposti a verifica ispettiva, di esibire tutti i documenti amministrativi e contabili che possano essere utili alla corretta definizione dei rapporti oggetto di indagine; in caso contrario si può incorrere in sanzioni pecuniarie oltre che configurare degli illeciti penalmente rilevanti. Quest’attività viene oggi svolta attraverso un atteggiamento ispettivo improntato alla collaborazione e alla consulenza verso le aziende; è in quest’ottica che vanno inquadrati una serie di istituti e di agevolazioni previsti a tutela delle imprese.
È importante riepilogarne alcuni tra i più significativi:
- l’obbligo di redazione del verbale conclusivo anche nei casi di constatata regolarità (legge n. 335 del 1995, art. 3);
- l’obbligo, previsto dal Collegato lavoro (decreto legislativo n. 186 del 2010), di concludere ogni ispezione con un verbale anche qualora il primo accertamento fosse limitato al reperimento della documentazione aziendale e alla raccolta delle dichiarazioni (verbale di primo accesso ispettivo);
- la necessità di dare indicazione completa delle attività di indagine compiute e dei documenti esaminati fino a quel momento, con l’espresso avvertimento che gli accertamenti sono ancora in corso (Circolare del Ministero del lavoro n. 41 del 2010);
- l’obbligo, per l’ispettore, di avvisare il datore di lavoro della possibilità di farsi assistere da un consulente o altro soggetto abilitato (Circolare del Ministero del lavoro n. 41 del 2010).
In tema di sanzioni e rateazioni, il Regolamento delle attività istituzionali della Fondazione in vigore prevede importanti facilitazioni tese ad una riduzione della sanzione in caso di adempimento immediato, nonché ad una più agevole gestione del debito.
Quanto alle criticità riscontrate, la maggiore difficoltà nella lotta all’evasione dei contributi previdenziali deriva dalla stessa tecnica di definizione della categoria di riferimento sulla base dell’esistenza (o meno) di un contratto/rapporto di agenzia: in pratica si fa ricorso a una pluralità di figure contrattuali atipiche il cui scopo è eludere l’obbligo della contribuzione Enasarco. A ciò si accompagna la resistenza (in precedenza ampiamente diffusa, non solo in dottrina e giurisprudenza) ad interpretare le norme sul contratto di agenzia in termini evolutivi, così da renderle valide e pregnanti anche rispetto alle nuove forme d’intermediazione, fortemente influenzate dall’introduzione di nuovi strumenti tecnologici che consentono di svolgere l’attività di promozione contrattuale con modalità diverse da quelle del passato.
I risultati raggiunti appaiono ampiamente positivi tanto che la Fondazione è, tra gli istituti di previdenza privatizzati, quello che recupera maggiori risorse; sono inoltre il frutto di una strategia che vuole spostare l’obiettivo dalla quantità alla qualità nella quantità, al fine di mantenere elevato il contrasto all’evasione contributiva. Ciò avviene lungo tre direttrici: l’adozione di un modello organizzativo più snello, la ridistribuzione degli uffici e delle risorse in misura proporzionata alla presenza di contribuenti/evasori potenziali, e l’incremento della professionalità ispettiva. Un processo di cambiamento in linea con le formule organizzative più evolute, in stretta coerenza, peraltro, con le modificazioni del tessuto economico e produttivo delle diverse aree del Paese.   

Tags: Aprile 2015 Fondazione Enasarco

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