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Egitto, inaugurato il nuovo canale di Suez

Il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi

In occasione delle celebrazioni per l’ampliamento del canale di Suez, inaugurato nel 1869, dopo aver ringraziato Claudio Pacifico, ex ambasciatore italiano al Cairo, e il professor Giovanni Cipriani, curatore della mostra storica «L’Europa e il canale di Suez: il contributo italiano alla sua realizzazione. 1859 - 1869», l’ambasciatore della Repubblica araba d’Egitto in Italia Amr Helmy ha quindi pronunciato il discorso inaugurale.
Il nuovo canale di Suez è un progetto strategico e importante per tutti, che rispecchia la speranza del popolo egiziano in una vita migliore, tanto che viene considerato un regalo dell’Egitto al mondo. In un solo anno di lavoro è stato scavato un tratto nuovo, parallelo al vecchio passaggio che invece è stato ampliato e approfondito. Non si può parlarne senza pensare all’Italia, grazie all’ingegnere trentino Luigi Negrelli che stese il progetto e all’Aida di Giuseppe Verdi che da sempre è legata al canale. Il valore delle relazioni tra Egitto e Italia è anche culturale, non solo politico, per via delle profonde radici storiche: se non si vuole andare troppo indietro nel tempo rievocando Antonio e Cleopatra, si pensi ad esempio all’edificio del Teatro dell’Opera al Cairo, dell’architetto italiano Pietro Avoscani. Ecco quindi che l’Italia rimane sempre nel nostro cuore, poiché ci appoggia sempre in molti progetti.
Il progetto non prevede solo interessi economici per l’Egitto ma sarà molto utile per gli scambi commerciali internazionali. L’intento infatti è trasformare il Mediterraneo nella zona principale nel mondo per il commercio internazionale; ciò si vedrà nei prossimi anni nei porti italiani, che saranno carichi di lavoro a causa del canale di Suez grazie a diminuzione dei tempi, aumento del numero dei passaggi che passano da 49 a 97 giornalieri e cancellazione dei limiti sulle dimensioni.
Va tenuto in considerazione anche il valore nazionale dell’opera che non rappresenta solo all’estero l’orgoglio egiziano: per partecipare al nuovo progetto in una settimana gli egiziani ne hanno comprato le obbligazioni per un valore di 8 miliardi di dollari. È quindi importante che venga reso noto ciò che all’estero talvolta non viene riportato, ossia la grande partecipazione nazionale. La progettazione è totalmente egiziana come anche i lavori, che sono stati eseguiti interamente da egiziani; sono però presenti aziende internazionali specializzate: in tutto 85 aziende egiziane, 4 olandesi, una belga, una americana, una emiratina. Obiettivo è ridurre il tempo del passaggio delle navi nel canale ma il secondo obiettivo è il passaggio di qualunque tipo di mercantile a prescindere dal carico, eliminando quindi la circumnavigazione dell’Africa. Gli scambi commerciali tra Sud Asia e Europa verranno rafforzati e si riscontrerà un effetto positivo anche sui porti dell’est degli Stati Uniti.
Non è quindi solo il progetto di un’infrastruttura ma è accompagnato anche dall’annuncio del presidente Abdel Fatah al Sisi in merito all’istituzione di nuove zone economiche intorno al canale. Ci saranno fino a sette tunnel sotto di esso per collegare la penisola del Sinai con il resto dell’Egitto, a fronte invece dell’unico ponte finora presente costruito con l’aiuto del Giappone.
Le nuove zone economiche comprendono progetti industriali nei settori del petrolio e del gas naturale, magazzini per mais, riso e derrate, servizi logistici per l’edilizia e nell’ambito delle comunicazioni.
L’Egitto sta testimoniando quindi la completa trasformazione in una zona di protezione industriale oltre che il rafforzamento del legame con l’Italia: ricordiamo le visite di Matteo Renzi nell’agosto 2014 e lo scorso marzo in occasione della conferenza economica a Sharm El Sheikh, oltre a quelle di altri ministri italiani; il presidente Al Sisi è stato nel novembre scorso in Italia, il primo ministro Ibrahim Mahlab a luglio, oltre alle ripetute visite di altri esponenti del governo egiziano. Il consiglio di cooperazione si è inoltre riunito due volte in un anno.
Gli investimenti italiani sono raddoppiati in un anno da 5,4 miliardi di dollari a 11 miliardi. Nelle ultime settimane sono stati firmati accordi di progetti in Egitto che valgono 2,9 miliardi. I rapporti economici quindi tra Italia ed Egitto sono in continuo sviluppo parallelamente a quelli politici: il ministro Guidi presto sarà in Egitto accompagnata da una delegazione di aziende italiane per studiare opportunità di investimenti nella zona nuova di Suez.
L’Egitto lascia un grande spazio alle aziende italiane perché investano soprattutto nelle infrastrutture e nella logistica; inoltre si pensa a trasformare la città di Daimietta in un centro internazionale nella fabbricazione di mobili. Inoltre, vorrebbe trasformare la zona in una zona di Produzione industriale mondiale e Suez aprirà nuove possibilità di collaborazione economica, scientifica e culturale.  

Tags: Settembre 2015 Egitto

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