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LA MENTE SI ACQUIETA CON LA MEDITAZIONE, MENTRE LA FIDUCIA AIUTA A ESSERE OTTIMISTI

Maurizio De Tilla presidente dell’associazione nazionale avvocati italiani

Quando la mente si acquieta nella pratica della meditazione, qualcosa di straordinario sembra avere luogo: per cominciare, la nostra instancabile mente pensante si acquieta in uno stato di immensa pace interiore, ciò che di noi era frammentato e disperso fa ritorno a casa, e ridiventiamo interi. Le voci contraddittorie, i diktat e le sensazioni che lottano per ottenere il controllo sulla nostra vita interiore si placano e si riappacificano.
Soprattutto, attraverso la pratica meditativa, la negatività viene smantellata, la velocità e l’aggressività si placano, la frustrazione, la tensione e le emozioni turbolente si disinnescano e la rudezza, la violenza e il dolore che ci portiamo dentro, vengono eliminati per lasciare il posto al nostro innato «buon cuore», alla bontà e alla gentilezza di fondo che costituiscono la nostra vera natura.
Nel libro «Guarire con la meditazione» si scrive che la meditazione è un vero e proprio disarmo interiore. Ci sentiamo bene nella nostra pelle, soddisfatti e felici di chi siamo e la fiducia, l’autostima e la considerazione che abbiamo di noi stessi aumentano.
Le difficoltà con persone e situazioni, che in altri momenti ci avrebbero fatto soffrire o che avremmo vissuto come un grosso problema, appianano e diventano più facili da gestire. I conflitti si risolvono, e scopriamo che siamo più disposti a creare relazioni armoniose con il prossimo, che è più facile andare d’accordo con gli altri: adesso che la nostra mente è relativamente libera e meno complicata, ci ritroviamo a essere considerati una compagnia piuttosto piacevole.
Con la pratica della meditazione si trasforma l’atmosfera della mente e del cuore, e con ciò anche l’ambiente esterno può cambiare; così, ovunque ci troviamo, possiamo essere felici, appagati e cominciare a vedere la bellezza nelle cose ordinarie. Mentre integriamo gradualmente la pratica della meditazione nella vita quotidiana, mentre attenzione e consapevolezza cominciano a permeare le nostre azioni, parole e pensieri, si creano in noi una certa semplicità, una stabilità, una fiducia, una prontezza con le quali possiamo andare incontro alla vita e alla complessità del mondo con compostezza, compassione, leggerezza e umorismo.
In Giappone (il Paese della meditazione) c’è poca litigiosità. La principale ragione è riferibile all’uso continuo del metodo riflessivo e conciliativo che induce i giapponesi a non promuovere vertenze e contenere al massimo grado le dispute. È importante la meditazione, ma anche la fiducia aiuta. Senza fiducia non riusciremmo nemmeno ad alzarci al mattino. Un’angoscia indeterminata, un panico paralizzante ci assalirebbero. La fiducia fa in modo che molte azioni quotidiane siano compiute senza patemi d’animo.
Solo così le persone, potendo fare affidamento su alcune certezze, riescono a dirigere le loro energie psichiche e razionali verso l’esplorazione di nuove possibilità e l’allargamento delle proprie esperienze. Non ci sarebbero scoperte, né sfide se non potessimo poggiare su qualcosa di sicuro. La fiducia costituisce un elemento strutturale del funzionamento dinamico dei sistemi sociali e ne è condizione di sopravvivenza.
Il sociologo Niklas Luhmann, nel libro «La fiducia», fa rilevare che siffatto meccanismo interpersonale è un dispositivo di riduzione senza rischio della complessità. Fiducia è un sostegno che si regge su se stesso. Una costruzione talvolta fragile, ma senza di essa ci sarebbe il vuoto. Per altro, la necessità della fiducia è un fondamento autentico e certo per la derivazione di regole per un comportamento corretto.
Bisogna avere fiducia nel proprio rappresentante e/o difensore per indurlo a fare meglio e carpirne le migliori qualità professionali. Ma perché la fiducia riduce la complessità? Un amministratore delegato, un professionista e in certi casi un politico non possono essere valutati preventivamente e in assoluto. È possibile solo a posteriori valutare l’efficacia della loro attività. Il successo si manifesta solo al termine dell’azione, mentre l’impegno deve essere preso preliminarmente. Questo problema complesso viene superato solo in base alla fiducia, ferma restando la ponderabilità della scelta iniziale.
Né si può incardinare la fiducia con un atteggiamento diffidente e sospettoso, come talvolta accade nel settore delle professioni. La diffidenza e la sfiducia procurano un effetto deprimente e debordante. Si rischia che chi si percepisca come oggetto di sospetto, dopo un primo atteggiamento di tolleranza e di prudenza, finirà per sentirsi offeso dalla sfiducia che viene esibita contro di lui e sarà demotivato nella propria attività.
Bisogna avere fiducia nella fiducia. E, così, spesso si coglie nel segno giusto. Sul piano più generale, un sistema sociale che non può fare a meno, in talune circostanze, di un comportamento diffidente tra i suoi membri per determinate funzioni, ha bisogno al tempo stesso di meccanismi che impediscono alla sfiducia di prendere il sopravvento, di innescare un processo di reciproca intensificazione, trasformandosi in qualcosa di distruttivo. È quindi necessario che si pongano in essere strategie di comportamento che intercettino e neutralizzino atti di sfiducia rendendoli marginali, casuali e ingiustificati. Una risposta positiva e costruttiva può contribuire fortemente ad allontanare il senso di sfiducia.
Nell’arco della propria esistenza anche l’ottimismo aiuta a vivere. Persone differenti possono avere aspettative diverse sul raggiungimento dei propri scopi e sugli altri eventi futuri. Gli ottimisti hanno un senso generalizzato di fiducia nell’avvenire, accompagnato dalla vaga aspettativa che le cose, alle fine, andranno bene. La docente in psicologia Bona Boniwel, nel libro «La scienza della felicità», indica i vantaggi di un punto di vista ottimistico. Anzitutto, gli ottimisti patiscono meno dei pessimisti le difficoltà della vita.
Per esempio sono molto meno soggetti all’ansia e alla depressione. Inoltre gli ottimisti si adattano meglio agli eventi negativi. Gli ottimisti sono capaci di trarre insegnamenti dalle situazioni negative. Per ciò sono più attrezzati alle difficoltà rispetto ai pessimisti. Gli ottimisti sono più perseveranti nella loro attività e tendono a non darsi per vinti nella convinzione che in un modo o nell’altro riescono a cavarsela. Insomma, per sentirsi bene è meglio essere ottimisti.            

Tags: Settembre 2016

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