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Festival Equilibrio, ecco come balla la Germania

Auditorium Parco della Musica - Roma

Come ogni anno, la Fondazione Musica per Roma presenta il suo Festival della Danza «Equilibrio» all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il programma questa volta nasce da una nuova filosofia di lavoro e con nuovi obiettivi, tra cui l’ampliamento del Festival e la creazione di laboratori e rassegne stabili con la partecipazione dei vertici del balletto e della danza contemporanei, accompagnate da manifestazioni collegate come mostre, proiezioni di film e video-arte, incontri e conferenze. Per l’intero mese di febbraio, l’Equilibrio 2017 è dedicato alla Germania, ed è parte di un programma di più ampio respiro che ogni anno vedrà un Paese scelto come invitato principale e protagonista assoluto. Seguiranno, infatti, la Francia nel 2018 e i Paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia) nel 2019, con l’obiettivo di presentare una panoramica della danza contemporanea europea e mondiale, dando spazio ai territori di contaminazione e alla commistione di generi, con particolare attenzione alle ultime tendenze tanto coreutiche quanto musicali.
La danza contemporanea italiana e i suoi coreografi, sia celebri sia emergenti, potranno contare su uno spazio riservato nell’ambito della programmazione dell’Auditorium Parco della Musica che sarà chiamato «Equilibrio Lab» e si terrà ogni anno a novembre a partire dal 2017. Rimane invariato lo scopo del «Premio Equilibrio», che si propone di incoraggiare e sostenere nuovi progetti coreografici e viene istituito un nuovo premio alla carriera, che sarà assegnato ai grandi protagonisti del mondo della danza.
La scelta di iniziare con la Germania consente alla Fondazione guidata dall’amministratore delegato spagnolo José Dosal Noriega sia di riconoscere il valore stesso della cultura tedesca della danza sia di proporre una lettura obiettiva in chiave storica della danza europea del nostro tempo. Il ruolo fondativo svolto dalla danza moderna tedesca nel Novecento, da Rudolf von Laban a Mary Wigman e Gret Palucca, così come lo sviluppo di compagnie e stili, scuole e grandi nomi molto influenti, fanno della Germania un importante centro culturale europeo e mondiale. Kurt Jooss, Pina Bausch, Susanne Linke, Reinhild Hoffmann e Hans Züllig, sono alcuni dei nomi a cui il festival di febbraio 2017 rende omaggio.
La Frankfurt-Dresden Dance Company (diretta da Jacopo Godani, ballerino nato a La Spezia) presenta (3 febbraio) uno spettacolo realizzato con il patrocinio della città di Dresda, dello Stato della Sassonia, della città di Frankfurt am Main e dello Stato dell’Assia. «The Primate Trilogy» di Godani è un’opera in tre parti organizzata intorno all’idea di evoluzione. Un’altra serata di Godani («Mixed Program»), il 5 febbraio, ha ad oggetto ben quattro sue creazioniche partono da una riflessione artistica affrontata dal punto di vista coreografico e musicale, accostando quattro pièce astratte.
Ambizioso progetto è quello di «Eredità Wuppertal. Omaggio a Pina Bausch attraverso le creazioni dei suoi danzatori» che il 6 febbraio presenta, per la prima volta in Italia, tre opere di ballerini-coreografi plasmati dal Tanztheater Wuppertal, ensemble fondato e diretto dalla coreografa-regista Pina Bausch, «grande madre» del teatrodanza contemporaneo, scomparsa nel 2009. Adozione del gesto quotidiano nel tessuto coreografico, trasversalità dei linguaggi, immaginario onirico, annullamento del diaframma tra il dentro e il fuori del teatro, idea del corpo scenico come erogatore di emozioni, messa a punto di un sistema d’improvvisazione basato anche sul vissuto degli interpreti: gli artisti più condizionati sono stati i suoi danzatori, che qui propongono le coreografie ideate successivamente e in modo indipendente dalla geniale autrice.
«El Circulo Eterno» (10 febbraio) è la prima parte dell’omaggio che DanceLab Berlin rende ad Harald Kreutzberg, uno dei danzatori e coreografi più famosi della danza espressionista tedesca degli anni Venti e Trenta, che impersonava ruoli sia maschili che femminili giocando con l’androginia. Obiettivo dei coreografi Norbert Servos e Jorge Morro non è stato quello di ricostruire l’opera del maestro, ma di utilizzarla come fonte di ispirazione per un nuovo pezzo di danza contemporanea, isolando certi gesti del braccio e della mano tratti dal suo assolo «Der ewige Kreis» (Il cerchio eterno).
Significativo anche iln programma del 20 febbraio: riunire per una serata di danza Reinhild Hoffmann (Sorau, 1943) e Susanne Linke (Lüneburg, 1944), colonne portanti della danza tedesca del Novecento, in una produzione della Akademie der Künste di Berlino e della stessa Linke con il sostegno dello Hauptstadtkulturfonds. Hoffmann e Linke sono due emblemi viventi della generazione che nel secondo dopoguerra è stata testimone della ricostruzione di una Germania nuova, un lungo processo di trasformazioni sociali e politiche culminato con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989. Hoffmann possiede una dialettica implacabile e rigorosa, le sue opere si presentano come profonde e ardite esplorazioni e ha rivendicato l’uso della maschera in scena, mentre Linke ha scelto di dedicarsi a un’inappuntabile analisi del subconscio.
Il 24 febbraio la Linke, dopo 23 anni, da sola rielaborerà con l‘ensemble di Renegade il suo leggendario «Ruhr-Ort», pièce di teatro-danza creata nel 1991 che porta sulla scena il duro lavoro dei minatori. Oggi più di allora, il vecchio bacino della Ruhr, con le miniere di carbone e i minatori, è storia. Altre facce e persone da vedere, lingue e ritmi da sentire: di pari passo con i grandi cambiamenti in cui la Ruhr cerca il proprio futuro, è cambiata anche la danza.   

Tags: Febbraio 2017

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