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Raggi versus cronisti

FABIO MORABITO, presidente del Sindacato Cronisti Romani

Sembra un paradosso, ma la credibilità dei cronisti esce rafforzata dalle violenti polemiche delle scorse settimane. L’ondata di accuse, di questi tempi dal Movimento 5 Stelle (ma in passato, con toni magari diversi ma sempre con tentazioni di delegittimazione, da destra come da sinistra) hanno alla fine ribadito la centralità - e l’essenzialità - dell’informazione nella società civile. Ed emerge che l’informazione su carta - con tutti i suoi difetti, criticità, errori oggettivi - ha dato ai cittadini gli elementi per capire, o almeno per interrogarsi su quello che succede.
Nella fattispecie il racconto delle vicende del Campidoglio, la confusione, le difficoltà, l’inadeguatezza (sia pure comprensibile per una nuova forza politica, al banco di prova di un’amministrazione molto difficile qual è quella della Capitale) del neo-sindaco Virginia Raggi, sono state efficacemente rappresentate dai giornali. Anche se è oggettivo che con il governo dei 5 Stelle a Roma c’è un’attenzione implacabile, come in passato si era visto solo con il sindaco Ignazio Marino (eletto con il Pd, ma presto in rotta con il suo partito).
Ma questo è un male? Certo è stato un male l’indulgenza del passato, i racconti color pastello durante le amministrazioni precedenti. Quelle amministrazioni che hanno le colpe di un disastro ora sotto gli occhi di tutti, che è l’abbandono e il degrado diventati strutturali nella Capitale. Ma i cronisti, quelli veri, il loro mestiere lo hanno fatto sempre, ieri come oggi, raccontando, denunciando, portando alla luce la polvere nascosta sotto il tappeto.
Contro i 5 Stelle c’è stata, e c’è tuttora, una linea di fuoco da parte della maggior parte della stampa, questo è vero. Ma vanno distinti due aspetti. Un conto sono le linee editoriali dei giornali e tv, che legittimamente esprimono un’opinione e la divulgano (meno legittimamente lo può fare la tv pubblica). Linee editoriali che sono per lo più ostili al Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, perché i 5 Stelle, per motivi diversi (che vanno dal loro programma al loro non essere catalogabili), preoccupano le grandi proprietà dei giornali e gli interessi che rappresentano.
Un altro conto invece è il racconto dei fatti, affidato ai cronisti. Racconto che mai e poi mai si deve piegare a interessi diversi dal riferire la realtà. Ora, pensare che un giornalista si accanisca contro i 5 Stelle perché racconta quello che sa (e, qualche volta, sbagliando in buona fede, quello che crede di sapere) è un errore. I continui attacchi ai cronisti sono un malcostume pericoloso. Perché colpiscono il cronista che è solo un ingranaggio dell’informazione. Il cronista che spesso deve difendere il suo lavoro in redazione, il cronista a volte precario e sottopagato al quale il contratto di lavoro non tutela neanche la firma. Sono autorizzate infatti, quando si «passa» l’articolo di un collaboratore non tutelato, anche le modifiche non concordate se - ma chi lo stabilisce? - non stravolgono il contenuto del pezzo: e in questo c’è una colpa gravissima della Fnsi che ha sottoscritto, per i co.co.co. la legittimità di introdurre «quelle modificazioni di forma che sono richieste dalla natura e dai fini del giornale».
Invece, i cronisti vanno difesi. Non in modo acritico e pregiudiziale, sostenendo che per principio il giornalista non sbaglia mai. Ma va  difeso il loro lavoro, va facilitato nell’accesso alle informazioni (un dovere prima di tutto morale delle amministrazioni pubbliche). E per contrastare il giornalista che sbaglia ci sono gli strumenti di legge, primo fra tutti la rettifica. Vanno respinte, invece, le invettive, le intimidazioni, che finiscono non con il chiarire e spiegare, ma fanno confusione, creano steccati, tolgono legittimità. L’interesse di isolare i colleghi che sacrificano la loro dignità manipolando le notizie - ce ne sono oggi come ieri - è degli stessi cronisti.
La crisi dell’informazione c’è - come crisi della stampa, alla quale l’avvento del web ha tolto l’ossigeno - ma ci sono ancora i cronisti che fanno bene il loro mestiere, che non hanno una tessera politica in tasca ma nemmeno nella testa, che hanno solo voglia di raccontare i fatti come stanno, qualche volta traditi in redazione da titolazioni gridate o faziose, ma realmente responsabili solo di quello che hanno scritto. 
Quando Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e uno dei leader del Movimento 5 Stelle, ha raccolto una serie di articoli (e inevitabilmente di nomi, quelli dei giornalisti che li hanno scritti) per denunciare presunte manipolazioni dell’informazione con l’obiettivo di colpire Virginia Raggi, sindaco di Roma, è stato criticato con coro quasi unanime dalla categoria. 
L’iniziativa di Di Maio era stata - il Sindacato cronisti romani nel suo comunicato lo ha ricordato, per riportare i fatti nel loro reale contesto - in qualche modo sollecitata dall’Ordine dei giornalisti, che di fronte a tante accuse generiche aveva invitato a non colpire nel mucchio, ma a denunciare episodi specifici per attivare - qualora ci fossero gli estremi - i Consigli regionali di disciplina che sono i «tribunali» della deontologia professionale. Solo che Di Maio ha divulgato i nomi, e questo ha dato fuoco alle polveri di nuove polemiche. In effetti, un conto è una denuncia - legittima - al Consiglio di disciplina, un conto è un elenco reso pubblico in base a proprie considerazioni, che quindi può essere percepito come un elenco di giornalisti non graditi, che mette insieme casi e firme diverse, che rischia di essere ingiusto con tutti. 
Nella lista di Di Maio sono finite alcune delle più note firme della cronaca giudiziaria a Roma, accusate di non aver riportato correttamente alcune notizie sul Campidoglio. In particolare la vicenda delle polizze sottoscritte a favore di Virginia Raggi da Salvatore Romeo, dipendente del Comune premiato - per un tempo poi risultato brevissimo - dalla nuova amministrazione con un incarico e uno stipendio quasi triplicato. E va detto, perché ridimensiona tutto, che si tratta di polizze-vita con agevolazioni fiscali, dove il nome del beneficiario può essere indicato all’insaputa dello stesso, e il beneficio è solo in caso di morte di chi ha sottoscritto, in un’ipotesi quindi altamente improbabile nei tempi contenuti di validità di quei contratti (le polizze sono risultate essere ben tre).
Però su questo episodio, peraltro quasi stravagante, i giornali hanno dedicato grande spazio. Una scelta forse non equa rispetto ad altri presunti o veri scandali della politica, ma al cronista, soldato sulla trincea della notizia, non può essere imputata anche la decisione finale della gerarchia da dare ai fatti raccontati sul giornale. Il cronista deve solo raccontare con onestà. Se poi la notizia - certamente inconsueta - meritava tanta attenzione, forse è anche giusto che lo giudichino i lettori. Che si saranno incuriositi, divertiti, annoiati, indispettiti. L’importante è che siano informati.   

Tags: Marzo 2017

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