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CONVERTIRE I PREMI AZIENDALI IN BENESSERE

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I sistemi di welfare servono a risparmiare sui costi e sono utili al benessere generale dei lavoratori, a un migliore clima aziendale, alla produttività. E così, le risorse impiegate con le agevolazioni fiscali delle recenti leggi di bilancio stanno contribuendo al miglioramento del sistema produttivo

La normativa delle leggi finanziarie per il 2016 e per il 2017, che ha incentivato i premi aziendali e sancito la possibilità di convertirli in prestazioni di welfare, ha prodotto risultati importanti non solo quantitativamente ma qualitativamente. Gli ultimi dati del Ministero del Lavoro segnalano che dall’avvio della procedura informatica per il deposito dei contratti, finalizzata ad ottenere le agevolazioni fiscali, le dichiarazioni relative sono arrivate a oltre 26 mila, con una platea di 5 milioni di lavoratori dipendenti interessati. Le dichiarazioni riguardanti contratti ancora in vigore sono 13.687, con un valore medio dei premi stimato di poco superiore ai 2 mila euro.
 Un’analisi approfondita dei contenuti di questi contratti, e in particolare dei premi, è in corso a cura del Ministero, in collaborazione con l’Inapp, Anpal e Cnel, i cui primi risultati saranno presentati prima di Natale. Una novità importante è che la negoziazione dei premi non riguarda solo le aziende medio-grandi ma si è estesa alle piccole imprese fin qui poco o nulla toccate da questi istituti.
Secondo l’accordo interconfederale Confindustria-sindacati del luglio 2016 (e secondo un analogo accordo stipulato per il settore del commercio e servizi), le piccole imprese possono usufruire delle agevolazioni sui premi anche senza un accordo aziendale specifico, ma facendo riferimento a uno schema-tipo negoziato fra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali territoriali. Quasi il 20 per cento dei contratti attivi (oltre 2 mila) sono legati a questi schemi-tipo.
Passi avanti si sono fatti anche sul fronte della partecipazione. È questo un tema poco coltivato nella tradizione conflittuale delle nostre relazioni industriali, ma che ora trova un motivo di sviluppo. Oltre 1.600 contratti di secondo livello vigenti prevedono forme paritetiche fra azienda e lavoratori di organizzazione del lavoro. Queste forme paritetiche hanno ricevuto agevolazioni fiscali specifiche già nelle scorse leggi finanziarie. Con la manovrina dell’aprile scorso (decreto 50 del 2017), si è previsto un ulteriore incentivo contributivo consistente nella riduzione di 20 punti percentuali dell’aliquota contributiva a carico delle imprese su una quota dei premi non superiore a 800 euro.
La diffusione dei premi così raggiunta è senza precedenti in Italia e contribuirà a sviluppare anche nelle piccole unità produttive una cultura del «risultato», che è essenziale per stimolare la produttività e per far partecipare i lavoratori alla vita e alle performance aziendali.
La pratica dei premi ha avuto un ulteriore impulso con la stipula, nel dicembre 2016, del contratto collettivo per il settore metalmeccanico. La novità di questo contratto riguarda non solo le dinamiche retributive, ma anche la promozione del welfare aziendale oltre che della formazione professionale. Finora questi istituti sono stati affrontati a livello aziendale in modo diseguale e con poche risorse. Il contratto dei metalmeccanici conferisce loro rilievo e dimensione nazionale, generalizzandone l’applicazione e investendo considerevoli risorse. Le cifre risultanti dalle prime analisi sono rilevanti. Si calcolano circa 91 euro annui in più per la previdenza integrativa; 156 euro annui per prestazioni sanitarie diverse; fino a 100 euro per flexible benefits nel 2017 e fino a 200 nel 2019.
Con questa normativa il contratto nazionale non solo diventa più moderno e flessibile, ma rafforza il suo valore solidaristico sia nella retribuzione di base sia in due materie importanti per rispondere ai bisogni  delle persone e delle aziende. 
A quasi un anno di distanza dalla stipula del contratto, una ricerca della Federmeccanica condotta su un campione di circa mille lavoratori dipendenti ha fornito dati importanti sulla diffusione e sui contenuti degli accordi relativi al welfare aziendale.
In oltre la metà delle imprese italiane (54,2 per cento) è presente almeno un’iniziativa di welfare. Nelle aziende metalmeccaniche la percentuale cresce al 63,4 per cento. Dati simili risultano dall’Osservatorio del welfare di Assolombarda dalle cui rilevazioni risulta che il 52 per cento delle imprese associate hanno un piano di welfare attivo (in forte crescita rispetto a pochi anni fa).
La maggioranza dei premi di welfare viene definito con il coinvolgimento dei sindacati e talora direttamente dei lavoratori. I contenuti sono molteplici e riflettono la specificità delle esigenze delle persone e delle imprese. I più comuni riguardano i sostegni alla previdenza e alla sanità integrativa, alla formazione professionale, alle assicurazioni per dipendenti e familiari e ai buoni spesa. Ma si stanno diffondendo anche misure attinenti alla conciliazione fra lavoro e vita personale, in particolare orari flessibili e forme di organizzazione del lavoro innovative, compreso ora lo smart work.
I lavoratori e le imprese mostrano di apprezzare questi istituti di welfare perché, se ben configurati, possono godere di una totale esenzione fiscale, e quindi risultare molto più convenienti rispetto ai premi in denaro. L’informazione su questi vantaggi fiscali non è però ancora abbastanza generalizzata fra i lavoratori e nelle piccole imprese: migliorarla potrebbe ulteriormente diffondere gli istituti di welfare.
Un altro motivo di apprezzamento è che le agevolazioni del welfare possono essere utilizzate in modo sufficientemente semplice e sono personalizzabili secondo le esigenze dei singoli dipendenti.
La ricerca di Federmeccanica conferma che i sistemi di welfare non servono solo a risparmiare sui costi, ma sono utili al benessere generale dei lavoratori, a promuovere un migliore clima aziendale nonché a stimolare la produttività.
Questi dati, riguardanti la diffusione del welfare in generale e un settore centrale come quello metalmeccanico, testimoniano che le risorse impiegate con le agevolazioni fiscali previste dalle recenti leggi di bilancio sono state ben investite perché contribuiscono al miglioramento complessivo del sistema produttivo.
Il sostegno legislativo è importante anche per la qualità delle nostre relazioni industriali, in quanto ne modifica l’orientamento in senso partecipativo. Inoltre, influisce positivamente anche sul contenuto dei rapporti di lavoro, arricchendo il tradizionale scambio fra lavoro e salario con altre prestazioni, previdenziali e formative, in un’ottica di total reward personalizzato, finalizzato al benessere delle persone.    

Tags: Dicembre 2017

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