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FARONI: OPERATO DELLA REGIONE LAZIO VALIDO MA C'È NECESSITÀ DI STABILITÀ

Da settant’anni operativo nel settore della salute, il Gruppo Ini – Istituto neurotraumatologico italiano, è presente con più divisioni in molte aree del Paese: le sedi più note sono quelle di Grottaferrata (Roma) e Canistro (L’Aquila), ma tutte le strutture sono abilitate al ricovero e all’assistenza specialistica ambulatoriale e sono accreditate con il servizio sanitario nazionale. Tra i ricoveri accreditati con il ssn, si annoverano prestazioni di chirurgia generale, ortopedica e traumatologica; microchirurgia della mano; chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica; riabilitazione estensiva di mantenimento; riabilitazione post-acuzie; medicina generale, oncologica, neurologica, cardiologica e reumatologica.

Christopher Faroni ne è direttore generale e così risponde su alcuni temi specifici, inerenti la sanità italiana.

Domanda. Dottor Faroni, lei ha acceso un faro sulla legge di bilancio recentemente approvata dal Governo. Quali sono secondo lei i punti deboli soprattutto all’interno del suo orizzonte deontologico?

Risposta. A mio giudizio il mondo delle disabilità richiedeva un’attenzione maggiore. Bisogna aver ben chiaro che questo settore è mutato, richiede un’attenzione sempre crescente, perché non solo sono cambiate le terapie ma sono cambiate anche le esigenze dei pazienti. Se si vogliono raggiungere dei buoni risultati non si può smettere di investire, e questo i tagli lineari ai budget non lo permettono, proprio dove si stanno scrivendo le regole della riabilitazione e delle terapie. È invece necessario implementare le nuove tecnologie per far sì che il mondo di questi pazienti sia sempre meno chiuso.

D. È possibile tracciare un bilancio del settore sanitario italiano in generale e di quello della Regione Lazio in particolare?

R. Partiamo dall’ultima domanda. Per quanto riguarda la Regione Lazio il lavoro svolto fino ad oggi dal governatore Nicola Zingaretti è stato molto valido soprattutto dal punto di vista della riorganizzazione. La strada è ancora in salita ma la sua riconferma alle passate elezioni gli consente di non interrompere il percorso avviato. È innegabile, però, che anche lo stesso Zingaretti debba dialogare con una Regione dove ci sono molte figure, anche dirigenziali, legate a vecchi sistemi e concezioni politiche che tendono a rallentare questo trend positivo. In ogni caso quello che secondo me è essenziale nel nostro settore, e non solo, è la stabilità. Per quanto riguarda, invece, la prima domanda, nonostante le mille difficoltà note a tutti il sistema sanitario nazionale italiano è tra i primi al mondo. La domanda che andrebbe posta è invece un’altra: “per quanto potremmo continuare a garantirlo?”.

D. Dal 16° Rapporto annuale “Ospedali & salute 2018” promosso dall’Associazione italiana ospedalità privata (AIOP) emerge che le liste d’attesa nel sistema sanitario nazionale sono la bestia nera per 20 milioni di italiani. Si arriva sino a 120 giorni per una prestazione o un ricovero. Come legge questi dati?

R. Una follia, me lo lasci dire! Tenga presente che questo è un problema di budget, non di organizzazione. Inutile dire che basta inserire nuove figure professionali e le liste si accorciano. Il tema centrale sono le poche risorse che vengono erogate a quello che invece è un settore fondamentale per il Paese. Sicuramente un grosso aiuto in questo senso è arrivato da una maggior sinergia tra pubblico e privato accreditato. Nella Regione Lazio per esempio, dove il Gruppo INI opera da oltre settant’anni, è attiva l’unificazione dei sistemi di prenotazione delle visite specialistiche con un notevole abbattimento dei tempi delle liste d’attesa. Questo però non basta e l’ultima ricerca presentata dall’Aiop lo sottolinea molto bene. Bisogna correre quanto prima ai ripari o la situazione sarà irrecuperabile.

 

Tags: sanità ssn disabilità ospedali scuole di specializzazione di area sanitaria professioni sanitarie Regione Lazio Aiop Gennaio 2019 Faroni INI

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